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I tre musei di Trieste dedicati al mare

04 luglio 2017

Chi dice “Trieste”, inevitabilmente, dice anche molto altro: Mitteleuropa, Carso, multiculturalismo, Asburgo, caffè, letteratura, osmize, castelli… e, soprattutto, dice mare. Non è un caso che proprio nel capoluogo del Friuli-Venezia Giulia la magnificente piazza Unità sia la più grande d’Europa ad affacciarsi sulla costa. Non è un caso che ai porti di Trieste abbia fatto riferimento per secoli l’impero austroungarico per la sua flotta e non è un caso neppure che una delle più celebri regate veliche internazionali (la Barcolana) si svolga proprio qui, ogni anno, durante la seconda domenica di ottobre.

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Il rapporto fra la città e l’elemento acqua è, dunque, profondo e ancestrale, affascinante e sorprendente, quotidiano e indissolubile – ed ecco perché, nello stesso centro storico, chiunque sia interessato a saperne di più sull’argomento ha ben tre musei civici da scoprire, ciascuno dedicato a uno specifico aspetto del connubio fra Trieste e le sue sponde. I più conosciuti da grandi e bambini sono di certo il Civico Aquario Marino e il Civico Museo di Storia Naturale, ma non meno suggestivo è, a propria volta, il Civico Museo del Mare: scopriamoli insieme.

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L’Aquario – avete letto bene, mantiene la grafia alla latina, senza la “q” dell’italiano contemporaneo – ha molte storie da raccontare, sia per come appare all’esterno, sia per le specie che ospita al suo interno. Collocato sul lato est dell’antica Pescheria, è stato realizzato a partire dal 1933 e include una torre apparentemente solo campanaria, ma che in realtà serve da sistema di pompaggio e viene riempita dell’acqua dello stesso molo su cui si riflette l’edificio – e che, in passato, arrivava fino ai banchi di vendita del pesce fresco.

All’interno, la struttura è distribuita su due piani: il primo dedicato al mondo marino mediterraneo e corallino, il secondo a un eccezionale vivarium della zona carsica e, in generale, europea. Murene, cefali, astici, coralli, mormore e squali nuotano, quindi, a due passi dalle paludi in cui si muovono rospi e insetti, e proprio sotto la teca che ospita un pitone albino giallo e bianco, lungo più di quattro metri e spesso addormentato. Ciliegina sulla torta, una collezione di conchiglie all’insegna del kitsch e una raccolta della fauna del Mediterraneo risalente all’Ottocento, nella quale spiccano i Pesci Argentati di Rossovich.

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La biodiversità è, dunque, il principio che sta alla base del viaggio intorno ai mari suggerito passo dopo passo dalle didascalie dedicate a ogni ospite vivente, e che ha raggiunto il punto più alto di meraviglia con la calorosa accoglienza riservata al pinguino Marco, arrivato dopo una spedizione a Città del Capo nel 1953 e diventato la mascotte della città intera fino al 1985. Durante il suo soggiorno, ha incontrato bambini, capi di Stato, passanti, pesci di diverse dimensioni e anche “pinguine” con cui i suoi responsabili speravano si accoppiasse. Marco ha sempre rifiutato le partner e, solo dopo la sua morte, l’autopsia ne ha poi rivelato il motivo: il simpaticone a due zampe che amava farsi fotografare in compagnia, in realtà, era un esemplare femmina.

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L’Aquario ha stretto da anni un’interessante convenzione con il Civico Museo di Storia Naturale, che d’altronde vanta a propria volta un’incredibile collezione di esemplari del mondo acquatico, notevoli sia per dimensioni sia per varietà. Se, infatti, il cortile che ne consente l’accesso è in comune con il Museo della Guerra per la Pace “Diego De Henriquez” – il che spiega la presenza di un carro armato in esposizione, come da foto –, l’anima del luogo è strettamente collegata, piuttosto, agli altri due musei delle rive.

Con questi ultimi condivide, in primis, un occhio di riguardo ai più piccoli, con giochi interattivi, illustrazioni, spiegazioni intuitive e intere sezioni dedicate alla definizione di concetti-chiave come per la storia dell’evoluzione. In secundis, alla pari dei musei cui è associato, stupisce per la mole di pezzi esposta e per la provenienza di fossili e impagliature da tutto il mondo.

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Inoltre, alla Sala delle Meraviglie dedicata a studio e catalogazione del materiale secondo le usanze del XIX secolo, si affiancano i reperti di Antonio, rinvenuti nella zona di Duino-Aurisina (in provincia di Trieste) e appartenenti a un dinosauro adrosauroide insulare della Tetide, che viveva cioè nel versante occidentale dell’oceano che divideva l’Africa dal nord Europa. E, soprattutto, prima di raggiungere l’ala che raffigura la catena alimentare proponendone i protagonisti più rappresentativi, centinaia di metri quadrati ospitano scheletro e corporatura a dimensioni naturali di balene, squali, orche e numerosi altri antenati di specie marine fra le più imponenti, tali da lasciare a bocca aperta qualsiasi visitatore – uno fra tutti uno squalo femmina, che è al buio al di là di una teca e che viene illuminato solo se si ha abbastanza fegato da premere il pulsante rosso installato lì accanto.

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Per ultimo, a coronare questa insolita triade, il Civico Museo del Mare, fondato nel 1904 e vero e proprio patrimonio della storia dell’intera regione, a partire dalla fondazione in epoca romana e fino ai nostri giorni. Qui, infatti, sono custoditi modelli di ogni foggia che partono dalle triremi e arrivano alle attuali navi da crociera, accompagnati da utensili per la navigazione, da divise militari e civili, da ancore di diversa grandezza e, specialmente, da filmati d’epoca, fotografie, cartine geografiche, plastici e pannelli a parete.

Aggirarsi fra i modelli da cantiere e i modelli di macchina a vapore diventa, dunque, una vera e propria esplorazione sul campo, corredata di curiosità e descrizioni oltremodo puntuali, nonché completata da un’esposizione incentrata sull’attività della pesca nei secoli, sulle sue evoluzioni e strategie, e sul rapporto con il territorio da parte di chi ha fatto delle risorse subacquee la propria fonte di sostentamento.

A rendere la struttura assolutamente esclusiva nel suo genere è, comunque, innanzitutto una sconfinata biblioteca di navalistica, che conserva volumi in più lingue e di più tipologie (riviste, saggi, diari di bordo, ecc…) e che comprende un archivio documentario sconfinato, tanto in versione digitale quanto cartacea. Oltre a ciò, da segnalare un inventario unico al mondo dedicato al Lloyd triestino, composto da una serie di fotografie d’epoca e dai disegni di costruzione dei primi piroscafi del XIX secolo: una testimonianza irrinunciabile per gli appassionati e un’occasione di informazione e approfondimento da non perdere, finché si è nell’antica “capitale navale” dell’impero asburgico e finché si ha un bibliotecario affabile e socievole, disposto a commentarle insieme a voi.

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A facilitare le buone intenzioni dei più intraprendenti, c’è la possibilità di dedicarsi al tour appena descritto in una sola giornata: dopo una passeggiata lungo le rive, infatti, una prima tappa consente entro la mattinata di osservare in lungo e in largo sia i differenti tipi di nodi diffusi nelle imbarcazioni commerciali sia aragoste e vipere in movimento al di là dei vetri, mentre dopo una pausa-pranzo basta ripartire in autobus da piazza della Borsa o a piedi dalla costa stessa per raggiungere il Civico Museo di Storia Naturale in meno di mezz’ora.

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