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Urban Safari

Cosa fare in 24 ore a Trieste in inverno?

04 marzo 2016

Una piazza che si affaccia sul mare, il profumo delle onde trasportato dal vento, persone che si innamorano sul molo: questa è Triest. Quante cose si possono vedere in appena 24 ore, in inverno?

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Tante, un po’ meno delle barche ancorate al molo, un po’ di più dei luoghi caldi e riparati dal vento.

Noi di Nuok non ci siamo lasciati intimorire dal poco tempo, dalla pioggia e nemmeno dal freddo, anzi, zaino in spalla abbiamo girato come trottole per godere della città il più possibile.

Il nostro tour inizia da Canal Grande, un canale navigabile che ospita in file ordinate barchette di tutte le dimensioni e di tutti i colori. Quando c’è bel tempo è anche possibile prendere il caffè o fare l’aperitivo su una delle piattaforme che galleggiano lungo i margini.

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Costeggiando la riva del Canale troviamo il
palazzo Gopcevich, la chiesa neoclassica Sant’Antonio Taumaturgo e, in fondo, uno dei caffè storici: Caffé Stella Polare.

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Il canale può anche essere attraversato, grazie a tre passarelle. Noi abbiamo deciso di attraversare il Ponte Rosso, il primo a essere costruito, e lì abbiamo incontrato James Joyce. O, almeno, la sua statua.

Inoltrandoci nel centro, in via della Madonna del Mare 13, ci siamo affrettati a raggiungere il museo Sveviano e Joyciano. Nonostante fosse l’orario di chiusura, siamo stati accolti con gentilezza e cortesia dal curatore, che ci ha permesso di rimanere. La piccola esposizione racconta la vita di Svevo e di Joyce a Trieste: tra foto, lettere e mobili appartenuti ai grandi scrittori, si riesce a rivivere la loro esperienza e le loro emozioni. Da non perdere è il video finale sulla vita di Joyce. Bisogna chiedere al personale di avviarlo, ma ne vale la pena soprattutto per l’ipotetico e improbabile dialetto triestino del letterato irlandese.

Dopo un rapido pranzo rifocillante nella zona del ghetto ebraico, ci siamo diretti verso il colle San Giusto. Arrivarci può sembrare un’esperienza faticosa, tra salite, parchi verdi e scale, ma appena si arriva al cospetto della Basilica chiamata con lo stesso nome del colle, il sudore viene ripagato dalla bellezza del rosone di pietra carsica.
All’interno la luce entra soffusa dalle finestre e i giochi di ombre valorizzano l’abside, rendendo ancora più mistica l’esperienza.

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Uscendo dalla Basilica, sulla destra, delle rovine accompagnano verso la fortezza di San Giusto, che oggi è, solo in parte, un museo visitabile. 

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Quando si decide di ritornare, le faticose salite diventano piacevoli discese: per non perdersi basta prendere la strada che scende e ritrovarsi ai piedi del colle. Noi abbiamo scelto di prendere via delle Rimembranze e proseguire per via dei Monti, per arrivare al Teatro romano.

Tappa imperdibile, perché le rovine storiche nel pieno centro di Triest creano una dicotomia temporale suggestiva. Seppellito dalla città antica, rivide la luce nella prima metà del ‘900. Oggi è addirittura sede di eventi estivi.

Inoltrandosi in via di Tor Bandena e continuando per via del Ponte, si arriva a Piazza Borsa. Qui, lo stile Liberty dei palazzi si accosta allo stile rinascimentale della Borsa ”Vecchia”. Al centro, la Fontana di Nettuno, riportata a Piazza Borsa solo nel 2008, dopo un lungo periodo in Piazza Venezia. Visitando il centro, perdendoci tra le viette interne, arriviamo in piazza Attilio Hortis e questo volta incontriamo la statua di Italo Svevo, intento ad andare alla Biblioteca Civica.

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A differenza di Italo, noi decidiamo di procedere verso il mare, che dista meno di 200 m, per goderci le luci della città che cambiano al tramonto.  Il lungo mare di Trieste è elegante e raffinato e nel Molo Audace esprime il suo meglio.

Costruito sul relitto della nave San Carlo nel 1743, adesso non è più utilizzato per l’attacco delle navi mercantili, ma una passerella dove godersi una rilassante passeggiata di 246 metri. Alla sua estremità, si trova la Rosa dei Venti, eretta nel 1925 in onore della prima nave della Marina Italiana ad attraccare nel porto: il cacciatorpediniere Audace.

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Guardare il mare dal molo è uno spettacolo unico nel suo genere, ma appena ci si volta per tornare indietro, la piazza più grande d’Europa che si affaccia sul mare ci dà il vero benvenuto a Triest. In piazza Unità d’Italia troviamo il municipio, la Fontana dei Quattro Continenti e Palazzo Stratti, sede del delizioso Caffè degli specchi.  

La Scala Reale si trova nella parte della piazza che si affaccia sul mare, ed è stata costruita nel 1922 in occasione dell’arrivo del Re Vittorio Emanuele III. Oggi ospita due meravigliose statue, sempre affollate da turisti che fanno la fila per farsi un selfie. La statua di sinistra rappresenta un Bersagliere che sventola il tricolore, per ricordare la prima redenzione di Triest all’Italia e, sul lato opposto, due giovani sarte intente a cucire la bandiera, costruite in occasione della seconda redenzione.

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Da Piazza dell’Unità si è in pochi metri in Piazza Giuseppe Verdi. Qui si affaccia uno dei bar storici: Giardino Tergesteo, che di recente ha cambiato gestione e offre delizie vegane. Questi profumi sono un po’ insoliti per la città che ama mangiare la carne, in tutti i modi più prelibati, ma comunque apprezzati e valorizzati. Ottima la Veg Sacher.

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La città è così viva, pulsante e la pioggia non la ferma, infatti si fa teatro di una serie di eventi e di
flash mob, come il One Billion Rising a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare.

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In via Dante incontriamo, tra il caffè letterario dove era solito andare e la libreria antiquaria dove ha lavorato più di trent’anni, un’ultima statua. Umberto Saba è lì, intento a fumare la sua adorata pipa. Purtroppo, però, non è molto fortunato: capita che, sia la sua pipa che il suo bastone da passaggio siano oggetto di atti vandalici.

Quando il sole tramonta, si potrebbe avvertire un leggero senso di appetito, ma scegliere dove andare a cenare è davvero difficile: tanti, troppi, i buoni ristoranti e i locali carini che offrono sapori tipici. 

Alla fine andiamo da Siora Rosa, catturati dai suoi profumi. Il posto rustico accoglie insieme alle sue specialità messe in mostra sul bancone, e le tante altre persone, che come noi, sono in attesa di addentarle.

Dopo non molto siamo già seduti in una saletta interna: un menù ricco, che non trascura nemmeno le bevande. Scegliamo una birra bianca e l’accompagniamo con un piatto vegano a base di zucca, carciofi e zucchine. Lo staff, disponibile e gentile, si è premurato che il piatto fosse preparato secondo le esigenze vegane.

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Una volta pieni e soddisfatti, ci siamo lasciati incantare da piazza dell’Unità d’Italia per l’ultima volta. Il rumore delle onde era reso meno tenebroso dalle risate delle persone che passeggiavano e il blu del cielo, filtrato dalle nuvole di pioggia, valorizzava le luci della piazza che come lucciole agghindavano il grande spazio.

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Triest è molto più di palazzi e architettura, è cultura, persone, storie.

Il consiglio di noi Nuoker è andare, camminare e lasciarsi trasportare, come se a guidarti fossero le onde del mare. La città saprà sorprenderti e farti innamorare.

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