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Day Trip

A Muggia ogni sorpresa vale: dall’età del ferro a Kurt Cobain

16 marzo 2017

La storia di Muggia inizia da qui. Siamo a Muggia Vecchia, a un’altezza di circa 100 metri sul livello del mare. Un’antica chiesetta medievale dà al luogo un’atmosfera di pace e serenità. Gli alberi oscillano lievemente al vento, lasciando solo intravvedere il panorama sottostante. Andando verso la chiesa, ecco aprirsi la vista: possiamo osservare tutto il Golfo di Trieste. Sotto c’è Muggia, cittadina dallo spirito forte, nota per il suo Carnevale. Anche quando cade la veste delle maschere carnevalesche, a Muggia però non mancano storie da raccontare, tra cui una molto rock che ci riporta al lontano 1991.

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A Muggia Vecchia, a prima vista, sembra che non ci siano altro che la basilica medievale e la canonica sull’altro lato della strada. Ma non è così: giriamo intorno alla chiesa per ammirare il paesaggio e scopriamo alcuni resti archeologici. Sono i muri di un’antica casa a due piani, che sorgeva presso uno degli incroci principali dell’abitato medioevale. Il Parco Archeologico è piccolino, ma nasconde una storia millenaria. Tra i resti di altre abitazioni scopriamo infatti, presso la zona dell’antica Porta Santa Margherita, i resti di una cava utilizzata addirittura nell’età del ferro (tra VIII e VI sec. a.C.).

Alziamo gli occhi e vediamo le prime colline con cui inizia l’Istria. La Slovenia è lì, a pochi passi, ma il paesaggio continua immutato, ignorando apparentemente il concetto di “confine”. Immaginare che non ci siano nazioni – soprattutto da qui – non è così difficile da fare, ci direbbe John Lennon.

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Ci giriamo e torniamo verso la chiesa. La Basilica di Santa Maria Assunta ci trasmette forte la sua identità medievale, con semplici facciate in pietra grezza. Entriamo attraverso il portico all’ingresso. L’interno, piccolissimo, ci sorprende. Le pareti, i pilastri e gli archi conservano, seppur parzialmente, i colorati affreschi originali. Le storie di santi, artigiani e altri personaggi di un’epoca ormai lontana sembrano riprendere vita e animano uno spazio interno molto raccolto.

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Una figura tra tutte ci racconta qualcosa in più su Muggia: è San Cristoforo, protettore di pellegrini e viaggiatori. La sua presenza ci ricorda di come la cittadina si trovasse, sin dalle sue origini, all’incrocio di vie che univano occidente e oriente, la terra e il mare.

Usciamo e decidiamo di scendere proprio verso il mare. Avvicinandoci al centro vediamo sulla nostra destra un bastione fortificato: è il Castello di Muggia. Per raggiungerlo, saliamo una stradina con ampi scalini in pietra. Il castello stesso è molto piccolo e il robusto torrione principale si trova proprio verso il mare, poiché la sua funzione era difendere il porticciolo sottostante. Oggi l’edificio nasconde la residenza di un noto scultore locale, Villi Bossi, che lo ristrutturò negli anni Novanta e che lo apre al pubblico per incontri di prosa e musica.

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Girato l’angolo, vediamo una stretta scalinata che scende verso il centro. Un campanile spicca tra i tetti delle case e ci ricorda le chiesette istriane.

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Noi però non scendiamo ancora, ma costeggiamo il castello fino alla stradina successiva. I colori delle case e la conformazione della strada ci riportano con il pensiero ancora una volta verso l’Istria.

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Passeggiando ci rendiamo conto di come a Muggia si respiri un’atmosfera diversa rispetto a Trieste, nonostante i pochi chilometri di distanza. Se Trieste ha un carattere più da città europea (o “mitteleuropea” osserverebbe Claudio Magris) dove regna lo stile neoclassico, a Muggia c’è un’aria più mediterranea, che ricorda ora Venezia ora l’Istria. Infatti proprio la penisola istriana e Muggia stessa furono parte delle colonie della Serenissima fino alla fine del Settecento. Il retaggio storico veneziano è molto forte e lo si può osservare se si passa qui il Carnevale, oppure semplicemente leggendo i nomi delle vie.

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Camminando camminando arriviamo alla piazza principale. Qui, tra il Duomo di stile gotico-veneziano e il Municipio, succede sempre qualcosa.

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Il sole ormai sta per calare e noi decidiamo di andare a vedere il tramonto dal porticciolo. La vista che ci colpisce di più, da qui, però è un’altra.

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C’è ancora una parte di Muggia che non abbiamo esplorato ed è proprio dove si sono fermati Kurt Cobain e i Nirvana. Andiamo verso il centro e prendiamo Via Roma. Qui troviamo il Museo d’Arte Moderna Ugo Carà, realizzato su progetto dello studio Starassociati nel 2006: uno dei pochi esempi di architettura contemporanea presenti nell’intero territorio di Trieste.

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Dall’altro lato della strada scopriamo la nuova biblioteca di Muggia, concepito quale luogo pubblico di incontro, tra il piccolo parco verde e il campetto di basket. Kurt Cobain però non venne a Muggia per leggere o giocare a pallacanestro.

Era il 16 novembre del 1991 e circa cinquecento persone si riunirono al Teatro Verdi per assistere al piccolo concerto di una gruppo grunge di Seattle. Erano i Nirvana ed erano ancora pressoché sconosciuti in Italia nonostante negli USA fosse uscito da poco il loro nuovo album, destinato a cambiare la storia della musica: Nevermind. Ad accompagnarli, gli Urge Overkill con una canzone molto pulp, ovvero Girl, You’ll Be A Woman Soon. Il concerto sarebbe dovuto essere in Slovenia, ma venne spostato qui per lo scoppio del primo capitolo della guerra in Jugoslavia. Smells Like Teen Spirit venne suonata così, per la prima volta dal vivo in Italia, proprio al Teatro Verdi di Muggia.

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Le luci delle strade si accendono: è arrivata l’ora di andare. Muggia, famosa per le sue maschere, ci ha mostrato tanti volti che difficilmente scorderemo.

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