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Day Trip

Tomba Brion e birre artigianali a San Vito di Altivole

18 settembre 2016

Siamo a Castelfranco Veneto, cittadina nella provincia di Treviso e terra natale del noto pittore Giorgione. Si trova nel mezzo della Pianura Padana, in una posizione strategica grazie alla vicinanza con Padova, Vicenza e Venezia, ed è contornata da campagne e paesini. Il centro della città si sviluppa intorno alle mura del castello medievale, dove si trova la splendida Piazza Giorgione, una vasta piazza contornata da portici con piccoli locali e botteghe ma purtroppo utilizzata come parcheggio.

Oggi, per scoprire questa zona affascinante, dove tra le campagne ci si può facilmente imbattere in ville Palladiane, noi di Nuok ci spingiamo a qualche chilometro da Castelfranco in direzione Asolo, uno dei borghi più belli d’Italia, fermandoci però a San Vito di Altivole. Paesino di qualche migliaio di anime a cui uno tra più grandi architetti italiani del Novecento ha regalato una delle sue maggiori opere: Tomba Brion. Nel 1969 viene infatti commissionato al noto architetto Carlo Scarpa un complesso funebre in onore di Giuseppe Brion, ricco imprenditore locale, e di sua moglie; l’opera ha un tale significato per l’architetto che lui stesso vi si è fatto seppellire.

Raggiungiamo questo luogo nel tardo pomeriggio, il sole sulla via del tramonto e il silenzio sono una cornice perfetta per immergersi nell’atmosfera mistica di questo luogo. Si accede al propileo del complesso attraversando il cimitero comunale e ci si imbatte immediatamente in una magnifica creazione dell’artista: sulla parete di cemento sono infatti disegnati due cerchi che si intrecciano, decorati con tessere rosso uno, blu l’altro. I due cerchi creano una composizione che ti cattura e ti inizia a fare interrogare sul significato dei diversi componenti del complesso; in questo caso i due cerchi rappresentano probabilmente l’amore, le anime dei due coniugi intrecciate nel corso della vita e ora della morte.

Avvicinandosi verso i due cerchi, si ha la possibilità di proseguire verso destra o verso sinistra. Scegliamo di esplorare a sinistra e, passeggiando per un corridoio pavimentato con piastroni di cemento che camminandoci sopra rimbombano nel silenzio, si accede al cortile centrale. Nel mezzo è situato l’arcosolio sotto il quale troviamo i due sarcofagi dei defunti. Coperti da una parete mosaicata con tessere verdi, blu e gialle, i due sarcofagi stanno uno al fianco dell’altro, le due pareti sono oblique e tendono romanticamente una verso l’altra. Una linea di piastrelle bianche e nere passa per il centro delle due tombe congiungendole e rappresenta ancora il messaggio di unione tra i due defunti.

tomba_brion_sarcofagi

Ci si rende immediatamente conto che questo è un luogo particolare, da visitare lentamente e silenziosamente, interrogandosi sulle scelte dell’artista e sul significato di queste. Le diverse componenti del complesso, i giochi di luci e di acqua, questi blocchi di cemento e le decorazioni ricorrenti come i mosaici o gli angoli scalettati lo rendono un’opera piena di mistero.

tomba_brion_mosaico

Successivamente, attraverso un stretto percorso tra mura di cemento, che sottolinea ancora il tema delle scelte e del mistero, si accede alla cappella. Questa è circondata su tre lati dall’acqua e su un lato dall’isola dei cipressi, al suo interno troviamo un altare per le funzioni e qualche piccola finestra quadrata a far entrare i raggi del sole. Sulle pareti interne ed esterne del tempietto si può notare la tanto ricorrente quanto enigmatica decorazione a scalette sugli spigoli.

tomba_brion_tempietto

Torniamo al corridoio rimbombante e ai due cerchi intrecciati, continuando questa volta nella direzione opposta. Si attraversa un cancello di cristallo regolato da un meccanismo che lo fa automaticamente abbassare e sprofondare nell’acqua sotto di noi, lasciando libero il passaggio. Arriviamo così nella zona più mistica del complesso, il padiglione della meditazione. Separato dal cortile centrale da una zona d’acqua decorata da ninfee, ci appare come un isolotto coperto da una struttura cubica in legno. L’atmosfera che si respira su questo padiglione è decisamente orientale, la calma, il silenzio, lo scorrere dell’acqua lungo stretti canali di cemento. Dal padiglione lo sguardo torna immancabilmente verso il resto del complesso, circondato da mura di cemento inclinate verso l’interno, alcune decorate da una delicata linea di tessere colorate; alzando lo sguardo invece, ci si perde tra le montagne all’orizzonte.

tomba_brion_vista

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Al termine di questa intensa immersione nell’arte non c’è niente di meglio di una pausa e una birretta. Ci dirigiamo quindi verso il vicino Il Principe in Bicicletta, un’amata birrosteria, come si definiscono loro, della zona.

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È un locale particolarmente accogliente composto da due stanze e arredato in modo casalingo, le pareti tappezzate con poggia bicchieri, poster e un inequivocabile avviso ai clienti: qui no se fa spriss!

Qui si possono assaporare birre artigianali da una vasta e sempre aggiornata selezione fatta dal gestore, la passione con cui ci vengono consigliate le birre è davvero rara. Il Principe in bicicletta è inoltre noto per preparare deliziose bruschette, con prodotti tipici e di qualità elevata. Questa volta ne proviamo una con pomodoro porchetta veneta e funghi, per accompagnare una pale ale californiana, la Sierra Nevada.

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Questo pub è sicuramente il posto giusto per chi cerca una serata tranquilla in un ambiente famigliare e giovane dove gustarsi birra e cibo di qualità ascoltando vecchi vinili rock riprodotti da un giradischi d’epoca.

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