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Uorld

Un incredibile ski-tour panoramico delle Dolomiti

02 aprile 2016

Uniche, spigolose e frastagliate, diverse da tutte le altre e protagoniste di un paesaggio mutevole, che offre sempre nuovi scorci a chi lo visita. Non bastava chiamarle “montagne”, serviva un nome proprio per identificare questo territorio che comprende val di Fassa, val Gardena, val Badia, val Pusteria e le Alpi veneziane, e fu così che nel 1837 la denominazione Dolomiti comparve per la prima volta in una guida inglese. Da quel momento in poi, ogni volta che si parla di Dolomiti non possiamo fare a meno di pensare a queste rocce pallide che Le Corbusier definiva “la più bella architettura naturale al mondo” e che dal 2009 sono state riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio Naturale dell’Umanità.

dolomiti

Noi di Nuok abbiamo avuto l’occasione di visitarle già durante l’estate e questa volta siamo ritornati per godercele in versione invernale grazie a uno ski-tour organizzato da Dolomiti Superski. Non c’è modo migliore per comprendere la vastità di questo territorio che assaggiarlo discesa dopo discesa con gli sci ai piedi e appropriarsi fugacemente e con rispetto delle sue cime e delle sue valli. Ci vorrebbero settimane per percorrere tutti i mille e passa chilometri di piste o pensare di utilizzare anche solo un decimo dei 450 impianti di risalita ma da qualche parte bisognava pur cominciare. Così in tre giorni d’intensissime sciate e altrettanto intensi aperitivi, pranzi e cene, siamo andati alla scoperta di Pozza di Fassa e il Gruppo del Sella, San Martino di Castrozza e San Pellegrino: mete vicine ma molto diverse tra loro. Noi ve le raccontiamo in questo articolo, ma starà a voi trovare il vostro posto del cuore.

mappa

Pozza di Fassa e Sellaronda

L’inizio del tour è decisamente grintoso: appena scesi dalla funivia Buffaure – Ciampac scopriamo che come prima pista della giornata –nonché seconda sciata dell’anno per noi- ci aspetta la Vulcano, una nera bella lunga che riporta dritti dritti alla partenza dell’impianto. Fortuna vuole che ad accompagnarci ci sia una guida d’eccezione: Peter Runggaldier, super campione italiano di sci degli anni Ottanta-Novanta che faceva parte della squadra soprannominata Italjet. Il fatto che Peter fosse un discesista ci fa pensare che la sua definizione di “pista vivace” sia un po’ diversa dalla nostra ma ormai non possiamo più tirarci indietro. In effetti la pista è molto bella, impegnativa ma divertente e la neve è trattata talmente bene che durante la discesa ogni paura scompare.

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Dopo aver rotto il ghiaccio possiamo finalmente dare al paesaggio tutta l’attenzione che merita: ci troviamo nel cuore delle Dolomiti, in un vero e proprio paradiso dello sciatore. Sopra di noi, inconfondibile, c’è il massiccio roccioso del Sella che dà il nome a uno dei tour più famoso delle Alpi. La Sellaronda è un percorso panoramico di 40 chilometri, di cui 26 percorribili sugli sci, che abbraccia i quattro passi che girano attorno al massiccio e si snoda tra la val di Fassa, la val Gardena, la val Badia e Arabba. Un mito per gli amanti dello sci di tutti i livelli che sognano di poter trascorrere una giornata intera senza mai ripetere la stessa pista.

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Raggiungere il Passo Sella da Buffaure-Ciampac, dove ci troviamo, è facile: basta andare sci ai piedi alla nuova stazione di Alba e risalire fino al comprensorio del Belvedere. Provate a immaginare lo spettacolo e la soddisfazione che proviamo nel poter cambiare panorama a nostro piacimento, semplicemente decidendo di scendere da un versante o dall’altro.

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Se non fosse per le nostre guide che ci richiamano all’ordine, potremmo continuare a perderci piacevolmente pista dopo pista senza sapere davvero dove stiamo andando ma lasciandoci trasportare dall’entusiasmo della scoperta. Ciò non vuol dire che tutti gli sciatori siano abbandonati al destino di flâneur, anzi, se volete pianificare in corsa la vostra giornata sugli sci, vi consigliamo di utilizzare l’app di Dolomiti Superski che vi permette di sapere sempre dove vi trovate grazie al GPS e controllare la difficoltà delle piste in tempo reale.

rifugio_Friedrich-August

L’alternativa analogica è quella di entrare in un rifugio a chiedere indicazioni e magari approfittare della situazione per bere un bombardino o assaggiare una delle tante specialità del posto. Noi per questo primo pranzo in quota ci diamo alla tartare di highlander al rifugio Friedrich August. Detta così sembreremmo in cerca di una pozione di lunga vita, in realtà gli highlander sono bovini adatti a sopravvivere a temperature bassissime e vengono allevati direttamente dai proprietari del rifugio.

friedrisch_august_piatti

Se invece preferite stare sui primi, vi consigliamo di scegliere tra i numerosi piatti a base di rapa rossa. In entrambi i casi vi garantiamo che non sarà facile alzarvi da tavola e riprendere a sciare… ma del resto siamo in vacanza, perché non prendersela comoda?!

San Martino di Castrozza

Sciare a San Martino significa dover continuamente decidere se guardare in basso la pista o rimanere con il naso all’insù e perdersi nella vista delle Pale, onnipresente in qualsiasi punto del comprensorio ci si trovi. Se pensate a una qualunque immagine pubblicitaria o cartolina delle Dolomiti, siamo sicuri che vi ricorderete la forma inconfondibile di queste cime maestose che sfiorano i tremila metri di altezza e che costituiscono il gruppo più esteso delle Dolomiti. Ciò che forse non sapete è che queste circondano un altopiano di ben cinquanta chilometri quadrati, un vero e proprio deserto in alta quota modellato dall’acqua e dal tempo.

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Ma queste non sono le uniche meraviglie del Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino: qui, infatti, sorge una fittissima foresta di abeti rossi, abeti bianchi, larici e pini cembro che fanno subito pensare ai paesaggi nordici. Gli abeti rossi sono quasi il 90% della foresta e sono famosi per essere tra i migliori materiali per la costruzione di violini. Si dice che Paganini in persona si aggirasse da queste parti in cerca dei legni più elastici per costruire le casse armoniche dei suoi strumenti.

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Tutte queste particolarità fanno di San Martino di Castrozza la meta ideale per chi vede nello sci più di un semplice sport, un mezzo per esplorare la natura in modo intimo e rispettoso, assecondando i suoi ritmi. Per questo la pista che ci è rimasta più nel cuore è la Tognola 3, una rossa che parte dalla cima e vi accompagna fino a valle in una lunga discesa all’interno del bosco. Se invece gli sci ai piedi vi mettono a disagio, potete godervi lo spettacolo stando comodamente seduti in prima fila in uno dei rifugi in alta quota o fermarvi a prendere il sole a valle e aspettare gli sciatori a fine giornata.

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Nel primo caso vi consigliamo di fare un giro al rifugio Tognola e gustarvi un aperitivo con vista – sia l’uno che l’altra meritano davvero-  nel secondo concedetevi un pranzo luculliano alla Malga Ces, alla fine della pista Colbricon, forti del fatto che tanto poi non dovrete riprendere a sciare.

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San Pellegrino

San Pellegrino è la tappa ideale per chiudere il nostro tour: ampio e soleggiato, garantisce sciate tranquille e relax in compagnia. Arriviamo in cima al Col Margherita con la funivia e ci troviamo di fronte a un panorama che non dimenticheremo tanto facilmente: fate una giravolta su voi stessi e vedrete la Cima Uomo e la Marmolada, le Cime d’Auta, il Civetta e Moiazza, le Pale di San Martino e la catena del Lagorai.  Se aveste solo dieci secondi per assaporare le Dolomiti, probabilmente vi consiglieremmo di venire fin qui, dare una grande occhiata a trecentossesanta gradi e fare un bel respiro visto che secondo i rilevatori qui l’aria è pura come quella dell’Antartide.

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In questo ultimo giorno siamo un po’ più rilassati e anche i muscoli della gambe non sono proprio al top, così dopo esser scesi dalla lunghissima Col Margherita che porta fino a Falcade siamo ben contenti di togliere gli sci e sederci nella cabinovia. Questo impianto è la grande novità della stagione 2015/2016 ed è accolto da noi con particolare gioia e grande sollievo dei nostri quadricipiti indolenziti. La mattinata prosegue con qualche pista in meno e qualche chiacchiera in più, fino all’ora di pranzo in cui dobbiamo spostarci dall’altra parte della valle, cogliendo l’occasione per farci ancora qualche bella discesa sotto il sole.

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Il rifugio Cima Uomo è una baita chic: linee pulite, legno chiaro e cervi di ceramica rossa alle pareti; se avete un cuore che batte per il design, scatterà l’amore a prima vista.

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Ma il meglio viene a tavola: ottimi l’antipasto e il riso, così come il vino e i dolci che sembrano non finire mai. Per una buona mezz’ora, infatti, andiamo avanti a suon di “però questo è l’ultimo” ma accogliamo con gioia ogni nuova inaspettata delizia che appare i tavola. Nel frattempo le parole scorrono a fiumi (insieme agli amari) e le nostre simpatiche accompagnatrici di Dolomiti Superski ci raccontano dell’attaccamento dei local a questa zona e della scelta di molti giovani come loro di tornare sulle Dolomiti per mettere a frutto tutto ciò che hanno imparato in giro per il mondo.

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Uscendo dal rifugio intuiamo il perché di questa decisione. Il sole sta cominciando a calare e la luce abbagliante del mattino viene sostituita da una più morbida, arancio. Le nostre montagne pallide a quest’ora del giorno si trasformano in rocce dai colori infuocati e noi facciamo l’ultima discesa su un manto dorato. Eravamo così presi dal pranzo da non accorgerci che il paesaggio attorno a noi stava cambiando e anche adesso che la pista è finita le Dolomiti si preparano già ad assumere un nuovo aspetto: quello al tempo stesso immenso e pacato della sera.

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