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Urban Safari

Tra palazzi storici, bizzarre leggende e buon vino a Trento

06 ottobre 2016

Si narra che secoli fa figure nere e incappucciate si muovessero furtive e misteriose fra cunicoli sotterranei e gallerie sottostanti al suolo cittadino, attraverso passaggi segreti che collegavano il Duomo di Trento al Palazzo delle Albere e al Castello del Buonconsiglio.

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Il Palazzo delle Albere è una villa fortezza circondata da un fossato, fatta erigere nel XVI secolo dai principi vescovi Madruzzo, che ne fecero la loro residenza suburbana (il Palazzo è infatti situato in zona Lungadige). Non siamo a conoscenza della data esatta di costruzione dell’edificio e incerta è anche l’identità del suo committente, sicuramente facente parte della nobile famiglia dei Madruzzo: secondo alcuni la villa sarebbe stata fatta edificare da Cristoforo, mentre secondo altri da suo padre Giovanni Gaudenzio. Ad ogni modo, sicuro è che Cristoforo, con lo scopo di far esaminare la struttura ad un occhio esperto e di farvi apporre delle migliorie, invitò a Trento il Palladio, la cui influenza è ben ravvisabile nell’architettura dell’edificio, che nel corso del XVII e del XVIII secolo venne infatti a lui attribuito da diversi cronisti.

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Una lunga parte della storia dell’edificio è estremamente difficile e infelice: a partire dalla seconda metà del Seicento il Palazzo andò incontro a una serie di avvenimenti che ne determinarono il veloce deterioramento. Gran parte degli affreschi vennero rovinati o furono coperti, la cinta muraria venne abbattuta e, verso la fine del Settecento, quando Napoleone occupò Trento, il palazzo fu saccheggiato dalle sue truppe, per poi venir adibito a prigione ed ospedale dopo la riconquista della città da parte delle truppe austriache. Nello stesso anno (siamo nel 1796), la notte di Natale, all’interno dell’edificio divampò un violento incendio che provocò ulteriori danni.

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Oltre che prigione e ospedale, il Palazzo fu anche sede provvisoria delle monache di Sant’Orsola (nel Settecento), modesta dimora di contadini (nell’Ottocento) e alloggio degli operai della Michelin (nel Novecento). Dopo la prima metà del secolo scorso il palazzo passò finalmente sotto l’egida della Provincia di Trento che lo trasformò in una delle sedi espositive del Mart (Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto); nel 1998 il parco del palazzo ospitò inoltre tutte le puntate della ventinovesima edizione della famosa trasmissione Giochi senza frontiere. Oggi il Palazzo delle Albere è visitabile e al suo interno ospita spesso mostre temporanee di diverso genere.

Se dopo aver visitato il Palazzo delle Albere siete ancora in vena di scoperte potete acquistare il biglietto d’ingresso per avventurarvi nel vicino Muse, il Museo delle Scienze di Trento progettato da Renzo Piano.

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Il Muse è situato a pochi passi dal Palazzo delle Albere e per raggiungerlo vi basterà attraversare il verdissimo prato che li separa, che spesso ospita interessanti installazioni e curiose sculture da cui lasciarsi affascinare.

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Una volta saziata la vostra fame di sapere potete rilassare mente e corpo concedendovi una passeggiata attraverso lo splendido quartiere Le Albere.

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Quello delle Albere non è certamente il solo palazzo che potrete visitare se vi trovate a Trento: nel solo centro storico sorgono infatti più di venti palazzi, non tutti aperti al pubblico, ma certamente tutti facilmente raggiungibili se siete curiosi di scoprire le loro storie e se avete voglia di trascorrere un paio d’ore passando da un’epoca all’altra semplicemente cambiando lato del marciapiede.

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Lasciatevi alle spalle Palazzo delle Albere e Muse e dirigetevi verso il Duomo; per farlo potete imboccare con principesca fierezza il lungo viale che in passato era incorniciato da una doppia fila di pioppi (le albere), che vi condurrà sino al cinquecentesco Arco dei Tre Portoni, posto al suo ingresso.

Una volta giunti in piazza Duomo scendendo da piazza Fiera, imboccate via Belenzani e fermatevi davanti a Palazzo Thun (ma non scordatevi di ammirare gli altri!), entrate nel cortiletto interno e scattate una fotografia al Nettuno che troneggia sulla fontana: è lui l’originale, non quello che avete sicuramente fotografato poco fa.

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Durante il Concilio di Trento questo e gli altri palazzi che si affacciano sulla via erano collegati tra loro da un ponte di legno costruito per facilitare gli spostamenti dei cardinali, che pare potessero raggiungere in questo modo anche la chiesa di Santa Maria Maggiore. Palazzo Thun è oggi sede del Municipio e non è visitabile, eccezion fatta per il cortile interno e, occasionalmente, per Cappella Vantini e Torre Mirana.

Giunti al termine di via Belenzani, all’incrocio con via Roma, proseguite verso via Manci e provate a riconoscere il Palazzo del Diavolo (vi diamo un indizio: cercate qualcosa di nero).

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Al ricco banchiere d’Augusta Georg Fugger venne concesso di sposare la più bella fanciulla della città, Elena Madruzzo, ma solo se egli fosse riuscito a costruire per lei un sontuoso palazzo in soli tre giorni. Disperato, Fugger accetta di farsi aiutare dal Diavolo e stringe con lui un patto: a opera compiuta la sua anima sarebbe stata proprietà del Maligno, ma solo se quest’ultimo fosse riuscito a completare l’opera e a raccogliere le due staia di grano disseminate nel palazzo prima della comparsa del sole. Compiuto il prodigio, Georg riesce ad avere la meglio sul Diavolo, che non riuscì a raccogliere tutti i chicchi di grano, e a conservare la sua anima. Dopo aver lanciato un urlo potente, il Diavolo, assieme ai suoi aiutanti, sprofondò nell’oscurità delle viscere infernali e a testimonianza dell’accaduto lasciò un muro completamente annerito (a proposito, lo avete trovato?).

Come ogni leggenda che si rispetti, anche questa ha un suo fondo di verità: il palazzo Fugger-Galasso venne infatti costruito nell’arco di un solo anno da Paolo Carneri da Tierno di Mori su disegno di Pietro Maria Bagnadore. Incise sul maestoso portale d’ingresso vi sono le insegne araldiche della famiglia Fuggher: un giglio, una dama e tre corna di postiglione.

Procedete lungo via Manci per qualche minuto e fermatevi dinnanzi a Palazzo Salvadori, costruito all’inizio del Cinquecento nel luogo in cui sorgeva un’antica sinagoga ebraica. La cosa è estremamente interessante se considerate che i due medaglioni posti sopra i portali d’ingresso (opera dello scultore settecentesco Francesco Oradini) rappresentano il Martirio e la Gloria del Simonino.

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Siamo nel 1475: accade che un bimbo di circa due anni viene trovato morto nei pressi di una casa abitata da ebrei (l’unica a quel tempo). Il principe vescovo Hinderbach, forte del clima di diffuso antisemitismo che si è venuto a creare, appoggia con forza la tesi secondo cui la comunità ebraica trentina avrebbe compiuto un infanticidio rituale ai danni del fanciullo; i quindici ebrei, dopo lunghe e terribili torture, confessano l’omicidio e vengono condannati a morte. Durante il processo, il legato papale si fa portavoce della posizione del Papa, che si esprime apertamente contro l’infondata accusa agli ebrei. Ciò nonostante quello del Simonino diventa un vero e proprio culto (che si estende anche al di fuori delTrentino), tanto che è la stessa Santa Sede a fare un passo indietro e ad ammetterlo come tale, confermando la validità del processo e concedendo l’indulgenza plenaria a tutti coloro che si fossero recati in pellegrinaggio presso le reliquie nel giorno prestabilito. E’ solo nella seconda metà degli anni Novanta che, grazie al Concilio Vaticano II, il culto venne soppresso.

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Oltre che il Palazzo del Diavolo e Palazzo Salvadori, in via Manci vi sarà possibile ammirare anche Palazzo Trentini e Palazzo Saracini Cresseri, e altri palazzi ancora si trovano in via del Suffragio (Palazzo Meli del Monte), in via Oss Mazzeranga (Palazzo Tabarelli e Palazzo Camuffi) e in via Calepina (Palazzo Calepini, Palazzo Sardagna, Palazzo a Prato, Palazzo Lodron).

Si è ormai fatta ora di cena e avete un certo languore, eh? Allora recatevi in via Ss. Trinità, a Palazzo Roccabruna, la Casa dei prodotti trentini, dove, se siete fortunati, potrete concludere la serata in bellezza degustando pregiati vini di origine trentina e assaporando specialità e prodotti tipici. Per evitare di rimanere a bocca asciutta, ricordatevi di consultare il sito ufficiale per informazioni aggiornate su date e orari di eventi e manifestazioni organizzati al suo interno.

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Realizzato nella seconda metà del Cinquecento per iniziativa del canonico Girolamo Roccabruna, l’edificio è uno splendido esempio di architettura manierista. La facciata principale, oltre che lo stemma della famiglia Roccabruna, ospita anche quello cardinalizio di Cristoforo Madruzzo, a riprova dell’esistenza di un legame molto forte fra loro. Il palazzo, già dal 1563 (i lavori di costruzione terminarono nel 1562), fu preso in affitto da Claudio Fernandez de Quiñones conte di Luna, a Trento come ambasciatore di Filippo II re di Spagna in occasione del Concilio. È proprio al conte di Luna, che morì all’interno dell’edificio nel dicembre 1563, che è dedicato il magnifico salone al piano nobile (da lui fatto decorare con soli ad encausto). Le altre stanze che valgono una visita sono l’atrio con i busti ritraenti imperatori romani e la cappella dedicata a San Gerolamo, posta sopra vicolo Gaudenti a mo’ di ponte.

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Palazzo Roccabruna è oggi la sede che la Camera di Commercio di Trento ha deciso di dedicare alla valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti; dal 2007 il palazzo è anche sede dell’Enoteca provinciale del Trentino, che offre a visitatori e appassionati la possibilità di ammirare una ricca collezione storica: sono oltre 600, infatti, le etichette trentine esposte che raccontano la storia del vino a Trento fra gli anni Quaranta e agli anni Ottanta.

Dopo esservi rifocillati concedetevi una passeggiata serale tra le vie del centro e godetevi la pace e la tranquillità che aleggiano nell’aria, poi ricaricate le energie per il prossimo urban safari.

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