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Dentro la storia di Trento: Tridentum, la città sotterranea

06 novembre 2016

Se questa mattina vi siete svegliati con lo spirito avventuriero di un archeologo esploratore affamato di scoperte, siete nel posto giusto: oggi noi di Nuok vi faremo da bussola fra i resti della Tridentum sotterranea, più di 1.700 mq ricchi di arcaico fascino e di curiose rivelazioni. Se siete pronti a scoprire che cosa nasconde il sottosuolo del centro storico di Trento e a osservare la città da un altro, più profondo (!), punto di vista, non potrete non apprezzare questo viaggio attraverso la storia più antica e meno nota di Trento.

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La nostra spedizione ha inizio nel cuore di Trento, in Piazza Cesare Battisti, dove si trova il S.A.S.S., lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas. Se prima di imboccare le scalette che vi condurranno all’ambita meta vi girate verso sinistra, potrete ammirare l’ottocentesco Teatro Sociale, che è la vera ragione per cui oggi potete scendere le scalette di cui sopra: nel 1983, quando l’edificio venne ristrutturato ed ampliato, riemerse alla luce quest’ampio quartiere dell’antica Tridentum, città fondata dai Romani per motivi strategici intorno alla metà del I secolo a.C. circa e definita splendidum municipium dell’imperatore Claudio nel 46 d.C.

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Una volta all’interno del sito archeologico, lasciatevi pervadere dal senso di piacevole stupore che avvolge ogni visitatore che si addentra alla scoperta del suggestivo allestimento e divertitevi a scovare i resti di un’antica torre e quelli della bottega di un vetraio, individuate il vecchio pozzo perfettamente conservato e gli ingegnosi impianti di riscaldamento a pavimento.

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Per vivere fino infondo l’avventura e per trasformare l’esperienza in qualche cosa di indimenticabile è d’obbligo indossare gli occhiali per la visione 3D e lasciarsi trasportare nell’antica Tridentum dei Romani: potrete percorrere le vie e le strade cittadine, perdervi tra le bottegucce artigiane ed entrate educatamente in una domus impreziosita da fini mosaici.

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Passando per via del Simonino e via Mantova, spostatevi ora verso la vicina Piazza Lodron, dove, sotto l’omonimo palazzo, potrete visitare una parte del quartiere sud dell’antica città e approfondire diversi temi legati alla quotidianità del tempo. Potrete scoprire cos’è una caupona e ammirare una parte della cinta muraria meridionale, i resti di una torre e quelli di una latrina a seduta.

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La terza tappa del nostro viaggio alla scoperta della Tridentum sotterranea prosegue all’interno della splendida piazza Duomo, dove si trovano ben due dei quattro siti archeologici che riportano alla luce una parte dello splendore e della magnificenza dell’antica città.

Nell’area sottostante all’atrio d’ingresso del Museo Diocesano Tridentino, sotto la Torre Civica, è possibile ammirare i resti della monumentale Porta Veronensis, la principale porta di accesso meridionale alla città romana, edificata intorno alla metà del I secolo d.C. forse su ordine dell’imperatore Tiberio Claudio. Le prime rovine della porta urbica vennero alla luce in modo del tutto casuale nel 1920, nel corso di lavori fognari operati nella piazza soprastante, ma fu solo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta che si è provveduto a rimettere in luce quanto scoperto precedentemente.

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Da questa porta si dipartiva la principale strada interna diretta da sud verso nord, ma in epoca altomedievale  essa cadde in disuso a causa del nuovo assetto assunto dalla città e subì un lento processo di degrado. In epoche successive, sull’area prima  occupata dalla porta vennero eretti il Palazzo Pretorio e la Torre Civica, che venne costruita anche reimpiegando alcune parti della Porta Veronensis.

Spostatevi ora nella vicina Cattedrale di San Vigilio dove, scendendo sotto l’altare maggiore attraverso scalini piccoli e stretti, potrete visitare i resti della Basilica Paleocristiana di San Vigilio, riportati alla luce tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta. Eretta presumibilmente verso la fine del IV secolo per ospitare i corpi di Sisinio, Martirio e Alessandro, i martiri uccisi nel 397 dai pagani, e poi, qualche anno dopo, anche quello di Vigilio, terzo vescovo di Trento, nonché patrono della città, la basilica aveva in principio una funzione essenzialmente commemorativa e divenne chiesa cattedrale solo tra il IX e il X secolo, quando fu trasferito nelle sue immediate vicinanze il palazzo vescovile.

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Non lasciatevi turbare troppo dal senso di inquietudine che si impadronirà di voi se vi ritroverete soli soletti a vagare tra tombe terragne, lastre commemorative e monumenti funebri: il sito è ricco di fascino e di mistero.

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Non penserete che sia finita qui? Riaffiorate in superficie e cercate altre tracce dell’antica Tridentum: raggiungete via Belenzani e scovate l’inscrizione latina “Montes argentum mihi dant nomenque tridentum” (i monti mi danno l’argento e il nome di Trento), che rimanda all’origine etimologica del nome e che viene attribuita a Fra’ Bartolomeo da Trento.

Buona esplorazione!

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