trent

Urban Safari

Colazione, pranzo e visita al Castello a Trento

09 febbraio 2017

Natale è (ahinoi!) ormai un lontano ricordo, ma questa mattina, quando ancora assonnati vi siete pigramente avvicinati alla finestra, stiracchiandovi avete potuto constatare con piacere (?) che, durante la notte, un soffice manto bianco si è steso, silenzioso, sulla città. Quale più magica occasione per visitare uno dei monumenti simbolo della città di Trento, il Castello del Buonconsiglio? Abbandonate il piumone, il pigiama e le pantofole ed equipaggiatevi a dovere, con guanti, sciarpa e berretto, per affrontare al meglio il turbinio di fiocchi di neve che vi inghiottirà avvolgendovi nel suo candore.

Prima di partire alla volta del Castello, però, concedetevi un’abbondante e deliziosa colazione al nuovissimo Urban Coffee Lab, a pochissimi passi da Piazza Duomo.

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Gli spazi sono ristretti e potrebbe capitarvi di dover attendere qualche minuto prima di potervi accomodare al tavolo, ma visto l’innovativo concept del locale e la bontà dei prodotti che vi potete trovare è vivamente consigliata l’attesa (che sarà comunque breve).

Appena entrati, lasciatevi sedurre da tutto il ben di Dio che fa bella mostra di sé dalla vetrinetta: brioche, brownie, cookie, ciambelle glassate e muffins (e a proposito di muffin, provate assolutamente quello con il cuore di cioccolato bianco e il red velvet con cuoricini di zucchero) sembrano aspettare solo voi. Prima di ordinare buttate l’occhio anche sulla grande lavagna nera che ospita il menù e decidete con che cosa accompagnare le delizie di cui sopra: Chai latte o Cappuccione? O forse… mmm, sì, meglio un Espresso Patronum!

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Spoiler alert: la lavagna potrebbe stravolgere drasticamente i vostri piani perché, ebbene sì, ci sono anche i pancake (sia dolci che salati).

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Se siete tipi che non perdono tempo potete anche ordinare un cappuccio da passeggio e sorseggiarlo lentamente mentre vi dirigete verso i più principeschi lidi cui siete destinati oggi. In ogni caso, meglio farsi incartare anche quel succulento muffin ai mirtilli che vi sta facendo l’occhiolino da quando siete entrati.

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Dopo una breve passeggiata fra le morbide e ovattate vie della città, vi ritroverete, in men che non si dica, ai piedi del Castello, dinnanzi all’imponente portone d’ingresso.

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Come scoprirete a breve, il Castello del Buonconsiglio racchiude al suo interno secoli e secoli di storia e anche i più esigenti, una volta terminata la visita, sentiranno appagata la loro sete di sapere.

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La visita ha inizio a partire dall’edificio identificato come Castelvecchio, che assieme alla Torre d’Augusto rappresenta la parte più antica del Castello. Una misteriosa e oscura leggenda (una delle pochissime legate al Castello del Buonconsiglio) narra che, in tempi remoti, fu proprio la Torre d’Augusto ad ospitare le malefiche streghe che, in compagnia del Diavolo, si divertivano a scagliare ogni sorta di cataclisma sulla città e che indussero gli abitanti a denominare il castello “del Malconsiglio”. Solo durante il Concilio di Trento vennero presi dei seri provvedimenti per scacciare le oscure creature, che oggi dovrebbero risiedere in Val di Sole…

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Le stanze del Castelvecchio ospitano una mostra dedicata agli Egizi, che, siamo sicuri, farà impazzire tutti i gattari che vi si addentreranno. Vi diciamo solo questo: mummia di gatto. Andate e imparate come adorare una divinità.

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Proseguendo la visita vi renderete conto che l’evoluzione temporale non riguarda solo gli edifici, ma anche le mostre e le collezioni al loro interno, la cui epoca storica di riferimento scorre assieme alle sale che vi lasciate alle spalle.

A questo punto potrete attraversare la graziosissima Giunta Albertiana, voluta nel Seicento dal vescovo Francesco Alberto Poia proprio per collegare le due porzioni del Castello, per poi raggiungere il Magno Palazzo, fatto erigere da Bernardo Clesio, principe vescovo della città durante il Concilio di Trento.

Lo scorcio non vi sembra uscire direttamente dal Gran Burrone di Tolkien?

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La Cappella, la Stua della Famea, la Camera del Camin Nero, la Sala delle Udienze, la Stua delle figure, la Camera terrena del Torrion da basso, la Sala Grande, la sala degli Specchi, la Stua Grande, la Camera degli scarlatti, l’appartamento di Bernardo Clesio e la Biblioteca sono tutte le stanze del Magno Palazzo che potete visitare e che ospitano al loro interno dipinti e documenti antichi. Se vi piacciono le sfide potrete provate a contare quanti sono gli stemmi e gli emblemi fatti disseminare in questa parte del Castello da Bernardo Clesio.

L’atmosfera è così densa di storia che c’è addirittura chi è pronto a giurare di aver visto l’evanescente figura di una dama bianca impegnata nel lavaggio dei suoi panni presso una fontana, fontana che, alla scomparsa della donna, sarebbe rimasta bagnata…

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Oltre che dimora di fantasmi, streghe e principi vescovi il Castello è stato teatro anche di vicende legate alla Prima Guerra Mondiale: mentre visitate la Stua della Famea, detta anche “del Tribunale”, tenete a mente che  in quella stanza gli irredentisti Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa ricevettero la loro condanna a morte con l’accusa di alto tradimento. Scendendo ad ammirare il bellissimo giardino, che poco rispecchia l’assetto originario tanto curato da Bernardo Clesio, visitate anche la loggia, che, adibita a prigione dagli austriaci, ospita le piccole e scarne celle dove i tre uomini passarono gli ultimi giorni delle loro vite.

giardino_buonconsiglio

Salendo la scalinata attigua alla stupefacente Loggia del Romanino (che vi terrà con il naso all’insù per molto tempo) potrete visitare Torre Aquila, posta sopra l’omonima porta della città che conduce verso la Valsugana e Venezia e così chiamata perché orientata verso Aquileia. La torre venne edificata per la prima volta nel XIII secolo, ma tra XIV e XV secolo venne fatta ricostruire da Giorgio I di Lichtenstein. Se in un primo momento essa rivestì una funzione difensiva, verso la fine del XVI secolo venne adibita a prigione.

loggia_del_romanino

sottoscala_romanino

Dopo aver percorso, proprio come soldati medievali, lo stretto passaggio che collega il Magno Palazzo alla Torre del Falco e a Torre Aquila, verrete catapultati nel mondo cortese della nobiltà e del popolo trentino di fine Trecento – inizio Quattrocento grazie all’interessantissimo Ciclo dei mesi, che è stato riconosciuto, a livello, europeo, come uno dei più importanti esempi di gotico internazionale e che non mancherà di stupirvi con qualche dettaglio inaspettato (ma la persona a braccetto con il vescovo è un uomo o una donna?).

Infine, per godere di una bella vista sulla città, salite fino in cima al palazzo e raggiungete la terrazza panoramica da dove potrete scattare foto degne di Henri Cartier – Bresson (o quasi).

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E così, dopo aver visitato in lungo e in largo (e dalle fondamenta alla cima) l’intero maniero, oltre che esservi ormai lasciati alle spalle la sensazione di spaesamento iniziale tipica di chi, accingendosi a fare il suo ingresso al Castello, cerca di appuntarsi mentalmente la miriade di indicazioni ricevute, con scarsi risultati (della serie, dopo essere usciti dalla biglietteria, avevano detto di girare a destra o a sinistra?), vi sentite parecchio affamati.

Attraversate la strada e raggiungete, in una manciata di minuti, il Ristorante – Pizzeria Alla Grotta. Di qualsiasi cosa abbiate voglia non vi preoccupate: il menu è ricchissimo e gustosissimo. Se siete veramente affamati potreste pensare di concedervi una pizza (fateci poi sapere se siete riusciti a terminarla) o un bel piatto di pasta fumante (ce n’è per tutti i gusti + 1), se invece avete voglia di cucina tipica buttatevi sugli strangolapreti al burro fuso e salvia o sui canederli in zuppa di zucca.

strangolapreti

Infine, dopo pranzo, una passeggiata per smaltire qualsiasi cosa abbiate deciso di mangiare è d’obbligo (soprattutto se c’è la neve)!

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