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	<title>nuok &#187; pubblicità</title>
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		<title>So cool: The Upper West App</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 21:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Masoero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono modi di dire che, attraverso i media, entrano nella cultura e nel nostro agire quotidiano. Pensate al celeberrimo &#8220;Tu gust is mei che uan&#8221; (MaxiBon); al quasi dimenticato ma sempre efficace &#8220;Buonaseeeeeeeera&#8221; (Fiat Punto); all&#8217;usatissimo &#8220;Ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto, c&#8217;è Mastercard&#8221; (Mastercard); al super sexy [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ci sono modi di dire che, attraverso i media, entrano nella cultura e nel nostro agire quotidiano. </strong>Pensate al celeberrimo &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=fKHbscGAy98">Tu gust is mei che uan</a>&#8221; (MaxiBon); al quasi dimenticato ma sempre efficace &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=b8JkzYFFYPs">Buonaseeeeeeeera</a>&#8221; (Fiat Punto); all&#8217;usatissimo &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=csaSuJaOoew">Ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto, c&#8217;è Mastercard</a>&#8221; (Mastercard); al super sexy &#8220;Questa sera, non ho fame&#8221; (Pino Silvestre); e al motto dei beoni &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=sn-7f3jGaow">Cosa vuoi di più dalla vita? Un lucano</a>&#8221; (Amaro Lucano).</p>
<p>Per quanto però queste locuzioni siano riuscite a sedimentarsi nei gerghi e nel parlare, <strong>nessuna è oggi in grado di battere la diffusione e lo charme (globali) di un piccolo, breve slogan</strong> che da qualche anno fa capolino all&#8217;interno delle conversazioni dei giovani nativi digitali: &#8220;<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=szrsfeyLzyg">There&#8217;s an App for that</a></strong>&#8221; (Apple).</p>
<p>L&#8217;efficacia sta nella sintesi tra claim e mission:<strong> Apple promette App per tutte le occasioni e per tutti i momenti. </strong>App capaci di risponde alle esigenze più recondite così come a quelle più basiche. E non si tratta di falsa modestia, perchè <strong>esistono in effetti App di ogni tipo, capaci di accompagnarci, sorreggerci, stuzzicarci e divertirci </strong>in tutti i momenti del giorno e della notte.</p>
<p>Per dire, siete a New York e volete fare un tour ponderato, raffinato e fuori dagli schemi? <strong>Volete lasciar perdere Midtown, Wall Street e il glamour di Park Avenue per -magari- andare a curiosare tra le strade e gli edifici più belli dell&#8217;Upper West Side?</strong></p>
<p>Beh, <em>ça va sans dire</em>, <em>there&#8217;s an App for that</em>, e si chiama <a href="http://itunes.apple.com/us/app/landmark-west-walking-tour/id408498230?mt=8">Landmark West Walking Tour</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-18810 aligncenter" title="mzl.pyszdirs.320x480-75" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2011/01/mzl.pyszdirs.320x480-75.jpg" alt="mzl.pyszdirs.320x480 75 So cool: The Upper West App" width="320" height="480" /></p>
<p><strong>Creata da <a href="http://www.facebook.com/pages/Landmark-West/154054751960">Landmark West</a>, un collettivo di abitanti dell&#8217;UWS (Upper West Side), </strong>e costruita  grazie ai consigli e ai contributi di esperti in architettura, design, moda, cucina ma anche di famiglie e semplici fruitori del neighborhood, <strong><a href="http://landmarkwest.blogspot.com/2010/12/appetite-for-architecture-launch-of.html">Landmark West Walking Tour</a> contiene consigli, indicazioni, curiosità, passeggiate e fotografie che raccontano l&#8217;evoluzione e la storia dell&#8217;UWS dal XIX secolo in poi. </strong>Una mini guida portatile e &#8220;dal basso&#8221; creata da chi vive questo interessante eppure poco battuto quartiere, con l&#8217;obiettivo di celebrarne la bellezza e le peculiarità.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-18811 aligncenter" title="mzl.wkwhqwby.320x480-75" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2011/01/mzl.wkwhqwby.320x480-75.jpg" alt="mzl.wkwhqwby.320x480 75 So cool: The Upper West App" width="320" height="480" /></p>
<p>Inoltre, come le migliori App, anche Landmark West Walking Tour ha una componente di interattività e coinvolgimento: <strong>i fruitori possono contribuire alla preservazione, al mantenimento e alla cura di alcuni importanti landmark siti all&#8217;interno dell&#8217;UWS district</strong>, come Central Park e la New York Historical Society, e possono condividere con lo staff editoriale i propri suggerimenti e le proprie esperienze.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-18812 aligncenter" title="mzl.czivrcch.320x480-75" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2011/01/mzl.czivrcch.320x480-75.jpg" alt="mzl.czivrcch.320x480 75 So cool: The Upper West App" width="320" height="480" /></p>
<p>Così, Landmark West Walking Tour, da semplice App si trasforma in un tributo alla zona ad ovest del parco -quella del Museum of Natural History e dello Strawberry Fields Memorial- e, <strong>grazie alla tecnologia, permette alla storia e alla cultura di persistere e diffondersi.</strong></p>
<p>Non so voi, ma <strong>I&#8217;m loving it</strong> (McDonalds).<br />
</p>
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		<title>STELLE E STRISCE: Paolo Monico</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 19:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo Staglianò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto di Sergio Bosatra Paolo Monico è un regista pubblicitario e televisivo. Ha diretto alcuni degli spot più famosi degli ultimi anni, lavorando – fra gli altri – per MTV, Coca-Cola, Fox, Playstation, Tuborg, Citroen, Honda. Da qualche anno vive a New York, dove continua a raccogliere soddisfazioni personali e lavorative. Nuok lo ha incontrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-15304" title="paolo_monico" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/10/paolo_monico.jpg" alt="paolo monico STELLE E STRISCE: Paolo Monico" width="580" height="387" /><br />
<span style="color: #888888;"><em><strong>Foto di Sergio Bosatra</strong></em></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Paolo Monico</strong> è un regista pubblicitario e televisivo. Ha diretto alcuni degli spot più famosi degli ultimi anni, lavorando – fra gli altri – per MTV, Coca-Cola, Fox, Playstation, Tuborg, Citroen, Honda. Da qualche anno vive a New York, dove continua a raccogliere soddisfazioni personali e lavorative. Nuok lo ha incontrato per voi.</span></p>
<h3><strong>:: Ciao Paolo, benvenuto su Nuok! Iniziamo subito con una domanda diretta: come mai hai deciso di lasciare l&#8217;Italia?</strong></h3>
<p>E’ stato un processo lungo che è cominciato negli anni dell’università con il programma Erasmus. Mentre studiavo Architettura andai per un anno in Danimarca. Esplosione nucleare! In quei mesi capii che non avrei mai fatto l’architetto, che volevo diventare un regista e soprattutto cosa mi faceva arrabbiare del mio paese: la mancanza assoluta di un progetto collettivo, quel desiderio condiviso e apprezzato di costruire qualcosa per se stessi e per gli altri. L’Italia è un paese meraviglioso, ma è cinico, disilluso, pessimista. Un clima così ammorba chi ha voglia di cambiare, di disfare e rifare. Ci sguazza chi si accontenta o si compiace dello status quo. Io mi sono sempre sentito un pesce fuor d’acqua, più vicino a Calvino che a Sant’Ambrogio o San Gennaro (con rispetto parlando, ovvio!). Tornato dalla Danimarca, non mi sono più sentito nemmeno a casa.</p>
<h3>:: Perché la tua scelta è caduta sull&#8217;America, e New York in particolare?</h3>
<p>Fin da bambino sono sempre stato attratto dalla cultura Americana. Mio padre, che lavorava nella gloriosa IBM-Italia degli anni ’70, mi parlava di “ruoli” e “meritocrazia”. Ma ciò che mi interessava erano i jeans, i KISS, Rocky Horror e tutto il cinema Americano, da Biancaneve a Iena Plissken. Poi, quella che era nata come pura attrazione superficiale, legata a simboli, musiche e films, è pian piano diventata vera e propria ammirazione. Ancora oggi mi stupisce la capacità di rinnovamento di questo popolo, il suo sapersi mettere in discussione e ricominciare. Nonostante gli errori commessi, la superficialità o l’ingenuità di certe decisioni, l’America che amo è quella che guarda avanti. E New York è il motore di questa visione, la forza propulsiva di questa nazione, un concentrato di energia che ti travolge o ti coinvolge, a seconda di come sei fatto. Per me, quando qualche anno fa ci sono capitato per girare uno spot, è stato un colpo di fulmine, amore a prima vista! Ho venduto casa, auto, tutto. Ho preso tutto ciò che avevo e mi sono trasferito qui con la mia famiglia. La carica devastante di questa città mi serve, ne ho bisogno, me ne voglio circondare ogni giorno. Più che una scelta lavorativa si tratta di una scelta di vita.</p>
<h3>:: Ormai da diversi anni vivi e lavori negli Stati Uniti, pur mantenendo i contatti aperti con l&#8217;Italia: dal punto di vista lavorativo, quali sono le differenze che hai riscontrato e che più ti hanno colpito?</h3>
<p>I tempi di lavoro sono sicuramente più umani, anche se qui ci si lamenta perché si dice che prima fosse molto meglio! Poi, la divisione sistematica dei ruoli fa si che ciascuno faccia il proprio “piccolo” al meglio. In Italia vediamo questa divisione come un limite. Contrapponiamo alla scientificità dei compartimenti stagni all’americana, la nostra famosa “creatività” e la nostra ancor più famosa “Arte-di-Arrangiarci”. Ma la verità è che questa divisione dei ruoli funziona e funziona anche molto bene. Ciascuno tende a eccellere nel suo piccolo e l’intera macchina ne giova e, proprio per questo funziona a meraviglia. In Italia, l’arte di arrangiarsi, anziché rimanere quel guizzo creativo che sopperisce ad una mancanza momentanea, purtroppo è diventata la normalità, il modus operandi di un intero paese. E i risultati si vedono.<br />
Un’altra cosa che ho notato è che qui, nel lavoro, non esiste l’invidia. O meglio, esiste, ma è un invidia sana: chi lavora bene e fa bene è visto con ammirazione, non con invidia. E’ qualcuno che ce l’ha fatta, qualcuno a cui guardare come esempio. In Italia c’è il tiro al piccione, un’invidia piccolina da “contrada”. Chi vuole di più si è montato la testa e chi ha successo viene visto quasi con sospetto.</p>
<h3>:: Nel tuo ambito, il cinema e la pubblicità, cosa invidi agli Americani e cosa invece pensi che loro invidino a noi?</h3>
<p>Negli Stati Uniti si realizza il cinema che piace a me. E’ quello delle storie che ruotano intorno al “quest”, la ricerca di qualcosa, quelle dove il protagonista parte, suo malgrado e sempre reticente, alla ricerca della soluzione di un problema. Sono le storie dove, banalmente, ci sono ostacoli apparentemente insormontabili, dove ci sono i cattivi, dove c’è lo scontro finale!<br />
Qui c’è un’industria vera e propria, c’è il rispetto per i ruoli, ci sono sceneggiatori che vogliono fare gli sceneggiatori, e non sono solo talentuosi ma sono anche e soprattutto preparati. Ci sono i registi che non amano essere scambiati per autori. Sono professionisti che creano la propria visione della storia, assolutamente rispettosi di chi l’ha creata in primis. E’, come dicevo, una macchina rodata che viaggia a meraviglia.<br />
Ad ogni modo, più che il cinema o la pubblicità, agli Americani invidio la televisione seriale. Negli Stati Uniti, in questo momento, si realizzano le migliori serie televisive di sempre: sono scritte in modo impeccabile e i personaggi sono meravigliosi, sono girate e recitate divinamente. L’intera confezione è talmente universale che le serie americane vengono vendute e apprezzate ovunque. E’ decisamente il mondo a cui guardo in questo momento e in cui mi vedo nei prossimi anni.<br />
Di contro, purtroppo, non credo che gli Americani invidino nulla al nostro cinema, né tantomeno alla nostra televisione.</p>
<h3>:: Più in generale, parlando di cultura e stile di vita, cosa importeresti dall&#8217;Italia all&#8217;America, e viceversa?</h3>
<p>Il cibo in Italia è cultura e stile di vita. E’ una cosa che io adoro e che qui manca quasi completamente. Ultimamente ci si sta iniziando a muovere: si parla di “organic” e grass-fed beef, di cucinare cibi freschi e comprare “local”, ecc. Ma ho l’impressione che sia più una cosa specifica newyorkese che Americana in genere. La strada è ancora lunga.<br />
So che può sembrare una contraddizione, ma della cultura e dello stile di vita Americano invece esporterei l’utilizzo del tempo. In una normale giornata infra-settimanale, qui ci si alza prestissimo, l’orario di lavoro è continuato, dalle 9 alle 5, la cena è più o meno alle 7, i bambini vanno a letto alle 8. Il vantaggio, anche se può sembrare strano, è che si guadagna in qualità della vita: alle 5 la gente lascia gli uffici e fa altro, si fa una passeggiata, va in palestra, sta coi figli. In Italia l’orario di lavoro tende ormai a dilatarsi a dismisura, con pause pranzo interminabili e gente che lascia l’ufficio verso le 7 di sera. Qui se si prova a chiamare una casa di produzione, un’agenzia pubblicitaria o una post-produzione dopo le 5 di pomeriggio si trova la segreteria telefonica!</p>
<h3>:: Sappiamo che vivi a Brooklyn. Ci racconti qualcosa della tua vita lì?</h3>
<p>Quando non sono via per lavoro, la mia vita a Brooklyn è la vita più “normale” che uno possa immaginare: mi alzo e, se riesco a trovare la forza e la voglia, vado a correre, faccio colazione e porto i bambini a scuola. Il resto della giornata lo dedico al lavoro: progetti pubblicitari per cui sono stato contattato o, nel caso abbia del tempo libero a disposizione, lavoro sui miei progetti di cinema e televisione. Ogni quattro settimane faccio il mio shift alla Food Coop, un supermercato-cooperativa autogestito dai soci. Vado alle proiezioni del Directors Guild e “studio” i piccoli capolavori dei miei colleghi, sperando un giorno di realizzare anch’io qualcosa che venga proiettato al Directors Guild e “studiato” a sua volta!</p>
<h3>:: Esiste ancora il sogno americano?</h3>
<p>Esiste eccome. Non siamo forse tutti qui per questo? : )<br />
</p>
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		<title>Quella pubblicità dipinta sui muri di Brooklyn e Manhattan</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 11:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Avallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose pazze]]></category>
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		<description><![CDATA[A Brooklyn, soprattutto nella zona di Williamsburg, è molto comune vedere le insegne dei negozi e pubblicità dipinte a mano sui muri. Fior fiore di artisti, riproducono perfettamente il visual della campagna pubblicitaria: abbozzano i contorni, disegnano le forme e poi colorano. Fino nei minimi particolari. Anche a Manhattan ogni tanto spuntano giganteschi dipinti, soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-11551" title="P1020551" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/P1020551.jpg" alt="P1020551 Quella pubblicità dipinta sui muri di Brooklyn e Manhattan" width="480" height="360" /></p>
<p>A Brooklyn, soprattutto nella zona di Williamsburg, è molto comune vedere le insegne dei negozi e pubblicità dipinte a mano sui muri.<strong> </strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11552" title="P1020552" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/P1020552.jpg" alt="P1020552 Quella pubblicità dipinta sui muri di Brooklyn e Manhattan" width="480" height="359" /></p>
<p>Fior fiore di artisti, riproducono perfettamente il visual della campagna pubblicitaria: <strong>abbozzano i contorni, disegnano le forme e poi colorano.</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11557" title="P1030939" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/P1030939.jpg" alt="P1030939 Quella pubblicità dipinta sui muri di Brooklyn e Manhattan" width="480" height="360" /></p>
<p>Fino nei minimi particolari.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11558" title="P1030941" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/P1030941.jpg" alt="P1030941 Quella pubblicità dipinta sui muri di Brooklyn e Manhattan" width="480" height="360" /></p>
<p><strong>Anche a Manhattan ogni tanto spuntano giganteschi dipinti,</strong> soprattutto dedicati ad eventi e brand importanti. Ecco un murales pubblicitario all&#8217;altezza di West 4th.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11556" title="P1030632" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/P1030632.jpg" alt="P1030632 Quella pubblicità dipinta sui muri di Brooklyn e Manhattan" width="480" height="360" /></p>
<p>Ecco allora che si passa <strong>dal lancio di Sex and The City II alla birra!</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-11561" title="P1030633" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/P1030633.jpg" alt="P1030633 Quella pubblicità dipinta sui muri di Brooklyn e Manhattan" width="580" height="435" /></strong></p>
<p><a href="http://uptherefilm.com"><strong>Up There</strong></a> è il progetto video di Stella Artois che racconta questo magico lavoro. Ecco uno dei trailer!</p>
<p><object id="upThere" width="500" height="281" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="author=Stella Artois&amp;file=Trailer1_720p.f4v&amp;image=http://content.theritualproject.com/trailer1_thumb.png&amp;title=Up There Trailer 1&amp;skin=http://content.theritualproject.com/modieus.swf&amp;bufferlength=3&amp;plugins=sharing-1&amp;streamer=rtmp://video.theritualproject.com/cfx/st&amp;controlbar=over&amp;sharing.link=http://www.uptherefilm.com/film.aspx&amp;provider=rtmp" /><param name="src" value="http://content.theritualproject.com/player.swf" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="upThere" width="500" height="281" type="application/x-shockwave-flash" src="http://content.theritualproject.com/player.swf" flashvars="author=Stella Artois&amp;file=Trailer1_720p.f4v&amp;image=http://content.theritualproject.com/trailer1_thumb.png&amp;title=Up There Trailer 1&amp;skin=http://content.theritualproject.com/modieus.swf&amp;bufferlength=3&amp;plugins=sharing-1&amp;streamer=rtmp://video.theritualproject.com/cfx/st&amp;controlbar=over&amp;sharing.link=http://www.uptherefilm.com/film.aspx&amp;provider=rtmp" wmode="transparent" allowfullscreen="true" /></object><br />
</p>
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		<title>Levi&#8217;s: Live unbuttoned in New York</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 18:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa è la campagna pubblicitatia Levi&#8217;s dello scorso aprile, dal celebre claim Live unbuttoned. La città alle spalle del modello è inconfondibile. L&#8217;Empire, lo skyline di Downtown, il ponte di Brooklyn (dove è appeso il ragazzo nella seconda foto), Manhattan ed il New Jersey oltre l&#8217;Hudson..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2678" title="levisledge.preview" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/levisledge.preview.jpg" alt="levisledge.preview Levis: Live unbuttoned in New York" width="531" height="348" /></p>
<p>Questa è la campagna pubblicitatia <strong>Levi&#8217;s</strong> dello scorso aprile, dal celebre claim <strong>Live unbuttoned</strong>. La città alle spalle del modello è inconfondibile. L&#8217;Empire, lo skyline di Downtown, il ponte di Brooklyn (dove è appeso il ragazzo nella seconda foto), Manhattan ed il New Jersey oltre l&#8217;Hudson..</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2680" title="levisbridge.preview" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/levisbridge.preview.jpg" alt="levisbridge.preview Levis: Live unbuttoned in New York" width="531" height="348" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2681" title="levisjump.preview" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/levisjump.preview.jpg" alt="levisjump.preview Levis: Live unbuttoned in New York" width="531" height="348" /><br />
</p>
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		<title>Seno procace per le New York Fries: Fake</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 12:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[french fries]]></category>
		<category><![CDATA[patatine]]></category>
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		<description><![CDATA[Campagna pubblicitaria per New York Fries, una compagnia canadese che vende le patatine di New York. Ecco come raccontano la storia della loro azienda sul sito: In 1983, while on a trip to New York City, the Gould&#8217;s stopped into the South Street Seaport to search out &#8220;the best french fries&#8221; which they had learned [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2586" title="NYF_Busty.preview" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/NYF_Busty.preview.jpg" alt="NYF Busty.preview Seno procace per le New York Fries: Fake" width="414" height="590" /></p>
<p>Campagna pubblicitaria per <strong>New York Fries</strong>, una compagnia canadese che vende le patatine di New York. Ecco come raccontano la storia della loro azienda sul sito:</p>
<p><em>In 1983, while on a trip to New York City, the Gould&#8217;s stopped into the South Street Seaport to search out &#8220;<strong>the best french fries</strong>&#8221; which they had learned of in a New York Times restaurant review. What they found was nothing short of amazing. Fresh, hot french Fries flying across the counter being received by a line up of anxious customers. These were no ordinary french fries. No mashed up re-constituted french fry wannabe&#8217;s – New York Fries were fresh cut, made from real potatoes and served in generous portions, hot and crisp.</em><br />
</p>
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		<title>The One Club: New York State of Mind</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 13:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[campagna]]></category>
		<category><![CDATA[dvd]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
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		<category><![CDATA[venditori]]></category>

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		<description><![CDATA[Campagna pubblicitaria del 2008 dedicata alla mostra The One Club: New York State of Mind. La campagna è stata incentrata su una quintessenza di New York: i venditori di DVD per strada. Sono stati progettati un poster (l&#8217;immagine qui sopra) ed una serie di copertine artistiche di quindici DVD, simil copie fake di film noti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2381" title="Immagine 6" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-66.png" alt="Immagine 66 The One Club: New York State of Mind" width="475" height="379" /></p>
<p>Campagna pubblicitaria del 2008 dedicata alla mostra The One Club: New York State of Mind. La campagna è stata incentrata su una quintessenza di New York: i venditori di DVD per strada. Sono stati progettati un poster (l&#8217;immagine qui sopra) ed una serie di copertine artistiche di quindici DVD, simil copie fake di film noti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2383" title="Immagine 7" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-71.png" alt="Immagine 71 The One Club: New York State of Mind" width="370" height="276" /></p>
<p><strong>Advertising Agency: BBDO New York, USA<br />
Chief Creative Officers: David Lubars, Bill Bruce<br />
Associate Creative Director: Chuck Tso<br />
Art Directors: Chuck Tso, Joe Daoud<br />
Copywriter: Julissa Ortiz<br />
Released: December 2008</strong><br />
</p>
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		<title>I love NWE YROK</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 02:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[reading]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa la campagna affissione di questo mese in New York di Jumpstart. Ecco chi sono e di cosa si occupano. At Jumpstart, we know that every child is born with the potential to succeed in school and in life. We also know that the foundation for that success is established in the early years, before [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-215" title="21102009(013)" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2009/10/21102009013-300x225.jpg" alt="21102009013 300x225 I love NWE YROK" width="300" height="225" /></p>
<p><strong>Questa la campagna affissione di questo mese in New York di <a href="http://www.jstart.org">Jumpstart</a>. Ecco chi sono e di cosa si occupano.</strong></p>
<p><em><span style="font-family: Arial;">At Jumpstart, we know that every child is born with the potential to succeed in school and in life. We also know that the foundation for that success is established in the early years, before a child enters kindergarten.</span></em></p>
<p><em>To cultivate a child’s social, emotional and intellectual readiness, Jumpstart brings college students and community volunteers together with preschool children for year long, individualized tutoring and mentoring.</em></p>
<p><em>Since 1993, more than 70,000 preschool children across America have benefited from millions of hours of Jumpstart service. This year alone, Jumpstart volunteers are serving more than one million hours with 15,000 preschool children in 80 communities across America.</em></p>
<p><em>Today, Jumpstart is recognized as a one of the nation’s leading nonprofit organization in the field of early childhood education. Support us as we work toward the day every child in America enters school prepared to succeed.</em><br />
</p>
]]></content:encoded>
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