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	<title>Nuok &#187; MOVIE</title>
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	<description>Alla scoperta di New York e delle città più belle del mondo</description>
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		<title>E’ tutto così bello che sembra di essere in un film!</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 01:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Depentor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi è mai capitato, passeggiando per i boulevards di Parigi, di guardarvi intorno disorientati e chiedervi&#8230;”Ma dove ho già visto questo posto? Mi sembra di esserci già stato!”. Se non siete vittime di uno strano déjà-vu, allora sicuramente vi trovate in un luogo della Ville Lumière reso ancor più indimenticabile da qualche regista che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vi è mai capitato, passeggiando per i boulevards di Parigi, di guardarvi intorno disorientati e chiedervi&#8230;</strong>”Ma dove ho già visto questo posto? Mi sembra di esserci già stato!”. Se non siete vittime di uno strano déjà-vu, allora sicuramente vi trovate in un luogo della Ville Lumière <strong>reso ancor più indimenticabile da qualche regista che ha deciso di girarvi una scena così famosa&#8230; </strong>che vi pare di credere di esserne stati voi i protagonisti!</p>
<p>Se i vostri sonni sono ancora turbati dalla visione della splendida Eva Green, <strong>basco rosso fuoco e sigaretta all’angolo della bocca, incatenata alle sbarre della <a href="http://www.cinematheque.fr">Cinémathèque Française</a></strong> occupata dagli studenti nella primavera del ’68&#8230; non vi resta che recarvi al Palais de Chaillot (M: Trocadéro) che ospita la fondazione dal 1963 e <strong>sperare di poter incontrare l’affascinante Isabelle di “The Dreamers” di Bernardo Bertolucci,</strong> senza il possessivo fratello gemello Theo.</p>
<p><object width="480" height="385" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/9j5_6lBsX_I?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="385" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/9j5_6lBsX_I?fs=1&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong>Se invece il vostro ideale di donna si incarna nel caschetto corvino e nel sorriso ingenuo di Audrey Tautou</strong>, allora Montmartre è il posto che fa per voi, ma vi deluderà. Avete in mente le stradine inondate di sole che solo a guardarle sembra che profumino di cannella, <strong>dove la dolce Amélie Poulain è prodiga di buone azioni e si innamora del misterioso Nino?</strong> Del “favoloso mondo” pieno di piccoli piaceri come rompere la crosta caramellata della crème brûlée, qui ci sono solo il “Café des deux Moulins” (15, rue Lepic), <strong>dove la protagonista lavora, e la drogheria dell’arrogante Collignon</strong> (rue des Trois Frères). Naturalmente, entrambi hanno perso quasi tutta la magia poiché sono praticamente ricoperti dai manifesti della celebre pellicola. <strong>Per assaporare un po’ dello spirito del film, invece vi consiglio una passeggiata lungo il Canal Saint-Martin,</strong> luogo preferito da Amélie per far rimbalzare i sassi sull’acqua. (M: République, Jaurès o Goncourt)</p>
<p><object width="480" height="385" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/T-kY7JEGrNI?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="385" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/T-kY7JEGrNI?fs=1&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong>Vi ricordate Marlon Brando che in “Ultimo Tango a Parigi” si tappa le orecchie per ripararsi dall’assordante sferragliare della metropolitana?</strong> Il ponte sotto il quale l’affascinante Paul di Bertolucci sta passeggiando è Bir-Hakeim (metropolitana omonima o Passy) e poco distante (1, Rue de l’Alboni) si trova <strong>l’appartamento dove Marlon Brando e Maria Schneider intrecciano la loro torbida relazione.</strong> Se avete voglia di una Parigi malinconica e insolita, vi consiglio inoltre di spingervi un po’ più a ovest e di entrare nell’ Île aux Cygnes, una strada&#8230; in mezzo alla Senna. <strong>E’ come un ponte, ma nell’altro senso! E’ molto suggestivo.</strong></p>
<p><object width="480" height="385" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/vIZ3s3iZDzc?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="385" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/vIZ3s3iZDzc?fs=1&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong>Per una cenetta romantica -e costosa-, l’indirizzo giusto è il numero 2 di rue Vivienne: </strong>è qui, infatti, al ristorante <a href="http://www.legrandcolbert.fr"><strong>“Le Grand Colbert”</strong></a>, che Diane Keaton capisce di preferire Jack Nicholson a Keanu Reeves in “Tutto può succedere”. D’obbligo, <strong>una passeggiata digestiva mano nella mano nei favolosi giardini del Palais Royal e per finire uno dei posti che preferisco di Parigi: </strong>la <a href="http://www.galerie-vivienne.com"><strong>Galerie Vivienne</strong></a> che sembra appartenere al passato. Fermatevi ad ammirare l’entrata del numero 70, in puro stile art nouveau: la scala a chiocciola voluttuosa che si arrampica verso l’alto accompagnata dal suo corrimano in ferro battuto, l’elegante lampadario di vetro&#8230; <strong>tutto è ricoperto da una patina d’altri tempi che lascia senza fiato.</strong></p>
<p><object width="560" height="340" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/QKcaY2jJTFQ?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="340" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/QKcaY2jJTFQ?fs=1&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong>E a proposito di problemi respiratori</strong>, “A’ bout de souffle” di Jean-Luc Godard! Dirigetevi verso gli Champs-Élysées e immaginate la magnetica Jean Seberg con il suo fascio di giornali in mano che urla “New York Herald Tribuuune!”. Deliziosa vero? <strong>Jean-Luc Godard non ne sbaglia una. Ricordate la rocambolesca corsa all’interno del Louvre in “Bande à part”?</strong></p>
<p><object width="480" height="385" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/c4l00kP2XWM?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="385" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/c4l00kP2XWM?fs=1&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>E se questo tour cinematografico di Parigi ancora non vi è bastato, vi consiglio di guardare “Paris je t’aime. Petites Romances de quartiers”, <strong>un film diviso a episodi ognuno dei quali è dedicato a un particolare arrondissement della città.</strong></p>
<p><object width="480" height="385" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/LkrqtxogmME?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="385" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/LkrqtxogmME?fs=1&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong>Ed è proprio il caso di dirlo&#8230; Parigi, ti amo!</strong></p>
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		<title>Zombie, fantasmi, vampiri e demoni a New York!</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 03:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Martino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Halloween è l’occasione giusta per una bella maratona di film, da godersi spaparanzati sul divano, che diano la scossa dopo l’intorpidimento ipoglicemico da dolcetti scofanati a più non posso per tutta la notte del 31 ottobre. Di solito però si finisce sempre per vedere qualche episodio della saga omonima oppure qualche horror-movie con assassino mascherato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Halloween è l’occasione giusta per una bella maratona di film</strong>, da godersi spaparanzati sul divano, che diano la scossa dopo l’intorpidimento ipoglicemico da <strong>dolcetti scofanati a più non posso per tutta la notte del 31 ottobre.</strong><br />
Di solito però si finisce sempre per vedere qualche episodio della saga omonima oppure  qualche horror-movie  con assassino mascherato in agguato.<br />
Quest’anno, tanto per cambiare un po’, <strong>ecco tre Top 3 di film sui mostri più noti che tornano in vita, cioè zombie, fantasmi e vampiri&amp;demoni. </strong>In fondo, è o non è la notte dei morti viventi?<br />
Per ogni categoria, per mantenere il tono da “scherzetto”, <strong>ecco per voi un suggerimento “fuori dal coro”.</strong><br />
<strong>Molti dei film segnalati, </strong>come Ghost e Rosemary’s baby (con il famoso e inquietante Dakota Building) <strong>sono ambientati a New York.</strong> Mentre Romero, regista della saga sui morti viventi è nato proprio nella Grande Mela.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-15658" title="441858611_ebef2c9a65" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/10/441858611_ebef2c9a65.jpg" alt="" width="500" height="343" /><br />
<span style="color: #888888;"><em>photo: </em></span><a href="http://www.flickr.com/photos/g205/"><span style="color: #888888;"><em>Mark Lobo</em></span><br />
</a></p>
<h3>Top 3 film sugli Zombie</h3>
<p><strong>La notte dei morti viventi </strong>di George A. Romero del 1968<br />
<strong>Dead Snow</strong> di Tommy Wirkola del 2009<br />
<strong>La terra dei morti viventi</strong> di George A. Romero del 2005</p>
<p>Outsider: <strong>La notte dei morti dementi</strong> di Edgar Wright del 2004<br />
+ video di <strong>Thriller</strong> di John Landis del 1982 &#8211; in memoria di Michael Jackson</p>
<h3>Top 3 film sui Fantasmi</h3>
<p><strong>The Others </strong>di Alejandro Amenàbar del 2001<br />
<strong>Sospesi nel tempo </strong>di Peter Jackson del 1996<br />
<strong>Il sesto senso</strong> di M. Night Shyamalan del 1999</p>
<p>Outsider: <strong>Ghost </strong>di Jerry Zucker del 1990 &#8211; in memoria di Patrick Swayze</p>
<h3>Top 3 film su Vampiri (van tanto di moda!) &amp; demoni</h3>
<p><strong>Dracula</strong> di Bram Stocker di Francis Ford Coppola del 1992<br />
<strong>Rosemary’s Baby </strong>di Roman Polanski del 1968<br />
<strong>La casa del diavolo</strong> di Rob Zombie del 2006</p>
<p>Outsider: <strong>Fracchia contro Dracula </strong>di Neri Parenti del 1985<br />
&amp; <strong>Piccolo Diavolo</strong> di Roberto Benigni del 1988</p>
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		<title>Movie Tour a New York: i luoghi dei film</title>
		<link>http://www.nuok.it/nuok/movie-tour-a-new-york-i-luoghi-dei-film/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[nuok]]></category>
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		<category><![CDATA[luoghi dei film]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri Matteo ci ha presentato i dieci film essenziali per conoscere New York dal vostro salotto di casa. Oggi rispolveriamo un vecchio articolo del 2004 apparso sul New York Mag: Top 25 Movie Shots in New York Moments. Riprendiamo qui i nostri film preferiti tra quelli segnalati! 34th St. and 5th Ave &#8211; Manhttan King [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri Matteo ci ha presentato i <strong><a href="http://www.nuok.it/2010/07/new-york-city-in-dieci-film-da-non-perdere/">dieci film essenziali per conoscere New York</a></strong> dal vostro salotto di casa. Oggi rispolveriamo un vecchio articolo del 2004 apparso sul New York Mag: <strong><a href="http://nymag.com/visitorsguide/sightseeing/movies.htm">Top 25 Movie Shots in New York Moments</a></strong>. Riprendiamo qui i nostri film preferiti tra quelli segnalati!</p>
<p style="text-align: center;"><strong>34th St. and 5th Ave &#8211; Manhttan</strong><br />
<strong>King Kong (1933)</strong></p>
<p style="text-align: left;">King Kong raggiunge il punto più alto della città con la &#8220;sua&#8221; bella Anna, l&#8217;Empire State Building (allora l&#8217;edificio più alto del mondo), ma purtroppo il suo destino è segnato: una pattuglia di aerei biplani dell&#8217;aviazione americana lo assale e lo colpisce a morte, ma non prima che egli abbia deposto delicatamente Anna su un cornicione del grattacielo, per poi cadere nel vuoto</p>
<p style="text-align: center;"><strong>34th St. and 6th/7th Aves &#8211; Manhattan</strong><br />
<strong>Miracle on 34th Street (1947)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-12035 aligncenter" title="Immagine 53" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-53.png" alt="" width="440" height="290" /></p>
<p>Susan Walker, 6 anni, nutre dei dubbi su uno dei più duraturi miracoli dell&#8217;infanzia: Babbo Natale. Sua madre le raccontò il segreto di Babbo Natale molto tempo prima, così Susan non si aspetta di ricevere i regali più importanti della sua lista. E&#8217; proprio ai grandi magazzini Macy&#8217;s che incontra uno speciale Babbo Natale convinto di essere quello reale, Susan riceve il dono più prezioso: qualcosa in cui credere.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Hudson River<br />
On the Waterfront (1954)</strong></p>
<p>Terry Malloy, scaricatore di porto ed ex pugile, è il fratello di un boss che controlla il sindacato dei portuali di New York. Una faticosa crisi di coscienza lo spinge però a testimoniare contro la sua corruzione criminale&#8230; Fronte del Porto è l&#8217;unico film in cui si vede il transatlantico italiano Andrea Doria, affondato nel 1956 in seguito a una collisione nell&#8217;Atlantico con una nave svedese. In una scena, Marlon Brando osserva la nave mentre discende il fiume Hudson.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>34th St. and 5th Ave, Manhattan<br />
An Affair to Remember (1957)</strong></p>
<p>Nickie Ferrante (Cary Grant) è un artista che vive alle spalle delle sue varie successive fidanzate, aiutato in questo dal suo charme. Ora è in crociera, da solo, consapevole che qualsiasi donna potrebbe essere vittima del suo fascino. Sta tornando a New York, dove a breve sposerà un&#8217;affascinante attrice. Sulla nave, però, incontra una bellissima donna anch&#8217;essa fidanzata. Si rincontreranno sei mesi dopo proprio qui, sulla cime dell&#8217;Empire.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>52nd St. and Lexington Ave, Manhattan<br />
The Seven-Year Itch (1955)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-12034 aligncenter" title="ma" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/ma.png" alt="" width="440" height="290" /></p>
<p>Dopo aver mandato moglie e figlio in vacanza nel Maine per farli sfuggire all&#8217;afa estiva cittadina, Richard Sherman conosce la giovane annunciatrice televisiva che ha affittato l&#8217;appartamento sopra il suo. La commedia gioca sul contrasto che vive il protagonista, tra la volontà di essere fedele alla moglie nonostante la temporanea solitudine e la tentazione di approfittare dell&#8217;occasione fortuita per sedurre l&#8217;affascinante vicina &#8211; caso vuole che egli abbia appena letto che la maggior parte delle infedeltà coniugali si consumi entro i primi sette anni dal matrimonio, da cui il titolo originale, che si può tradurre con &#8220;il prurito del settimo anno&#8221;. E&#8217; in questo film la leggendaria scena con la gonna di Marilyn Monroe che si alza, proprio sulla grata della metropolitana tra la 52nd strada e Lexington Ave.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Hell&#8217;s Kitchen, Manhattan<br />
West Side Story (1961)</strong></p>
<p>Maria e Tony si incontrano durante un ballo, si innamorano, iniziano ad incontrarsi in segreto e progettano di fuggire insieme e di sposarsi. Tuttavia le due bande rivali decidono di risolvere una volta per tutte le loro controversie e si danno un appuntamento notturno per suonarsele di santa ragione fino a che una delle due dovrà lasciare il campo all&#8217;altra. La storia è ispirata ad una vera guerra di bande di Hell&#8217;s Kitchen, e la tragedia inizia proprio con spettacolari vedute aeree della City.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>5th Ave. and 56th St, Manhattan<br />
Breakfast at Tiffany&#8217;s (1961)</strong></p>
<p><a href="http://www.nuok.it/2010/07/new-york-city-in-dieci-film-da-non-perdere/">Ne ha già parlato ieri Matteo tra i film da non perdere</a>, ma chi può non pensare a Holly Golightly (Audrey Hepburn) stare in piedi davanti alle vetrine di Tiffany? Qualche curiosità. La gioielleria Tiffany aprì di domenica per la prima volta nella sua storia, per permettere le riprese del film. Audrey Hepburn odiava i danesi, dolcetti che il suo personaggio mangia a colazione, il che rese le riprese della scena iniziale piuttosto ardue per lei. L&#8217;abito da sera nero indossato da Audrey Hepburn è stato venduto all&#8217;asta per 467.200 sterline.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Times Square, Manhattan<br />
Midnight Cowboy (1969)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-12036 aligncenter" title="Immagine 54" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-541.png" alt="" width="440" height="291" /></p>
<p>E&#8217; la storia di un giovane texano, Joe Buck (Jon Voight), il quale, stanco della sua vita noiosa e piena di brutti ricordi e del suo lavoro di lavapiatti in una tavola calda, decide di partire per New York. Nella Grande Mela Joe, nelle vesti di un cowboy da rodeo, spera di guadagnarsi da vivere facendo il gigolò, in quanto, per sua stessa ammissione, l&#8217;unica cosa che gli riesce bene è fare l&#8217;amore (è un ragazzone alto, biondo, e con un certo fascino, molto bravo a letto). I primi tempi a New York si rivelano però poco soddisfacenti: il fare lo spaccone lo rende ridicolo, e l&#8217;incapacità di approcciarsi alle clienti, non gli procurano soldi. E&#8217; a Times Square che incontrerà Ratso Rizzo (Dustin Hoffman)..</p>
<p style="text-align: center;"><strong>86th St, Brooklyn<br />
The French Connection (1971)</strong></p>
<p>Due poliziotti  della squadra narcotici di New York dalla vita sregolata, solitaria e dai metodi assai violenti, sono in difficoltà con i superiori a causa di alcune operazioni fallite. Basandosi unicamente su vaghi indizi, riescono ad intercettare un’importante spedizione di stupefacenti proveniente da Marsiglia, coordinata da un misterioso e raffinato trafficante francese. Ci sarà una spettacolare corsa di macchine giù per la 86th strada di Brooklyn, che ha ispirato numerosi film successivi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Park Slope, Brooklyn<br />
Dog Day Afternoon (1975)</strong></p>
<p>Con un giovanissimo Al Pacino, il film è basato sugli eventi di una vera rapina tentata in una banca di New York, nel quartiere di Brooklyn di Park Slope, avvenuta il 22 agosto del 1972  ed è incentrato su uno dei due rapinatori, Sonny Wortzik, che, con il complice Salvatore Naturile, tenne in ostaggio i dipendenti dell&#8217;istituto. Molte scene con i dipendenti della banca facevano intendere che faceva abbastanza caldo durante la rapina, ma molte sequenze esterne sono state fatte in inverno, con molto freddo, e per ovviare a questo problema gli attori hanno dovuto recitare con del ghiaccio in bocca per non far vedere il vapore alle telecamere. Le riprese esterne sono state filmate al Prospect Park West di Brooklyn fra la 17° e la 18° strada al Windor Terrace mentre gli interni sono stati ripresi in un magazzino.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Fourth Ave, Brooklyn<br />
Saturday Night Fever (1977)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-551.png"><img class="alignnone size-full wp-image-12040" title="Immagine 55" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-551.png" alt="" width="440" height="291" /></a></p>
<p>La febbre del sabato sera è il film che più rappresenta lo spirito che aleggiava negli anni settanta. In questo film viene raccontata la vita dei giovani dell&#8217;epoca dal punto di vista di Tony Manero (interpretato da John Travolta), un ragazzo di origini italiane che vive in un sobborgo di New York, nella zona di Bay Ridge. La sua vita è basata sul ballo e sul sabato sera, quando si scatena in pista; nelle discoteche da lui frequentate Tony è il re: tutte le ragazze impazziscono solo a vederlo, e gode del rispetto di tutti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>4th St. and Waverly Pl, Manhattan<br />
Annie Hall (1977)</strong></p>
<p>Dopo che il comico Alvy Singer si è lasciato con Annie dopo un anno circa di relazione, si ritrova ora a raccontare la storia del loro rapporto, cercando di capire quali suoi problemi sviluppati durante l&#8217;infanzia (depressione, nevrosi) possano essere stati complici della fine della storia. Partendo dal loro primo incontro, Alvy spiega l&#8217;evoluzione del loro amore, dalle prime fasi di felicità al deterioramento, fino alla definitiva rottura. Durante il film si vedono numerosi scorci di Washington Square Park ed infinite altre perle di Manhattan.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>5th Ave. &amp; E. 58th St, Manhattan<br />
Big (1988)</strong></p>
<p>Vi ricordate Tom Hanks in Big, mentre suonava rimbalzando sui tasti della tastiera gigante da Fao? Potrete farlo anche voi. Entrate nel negozio di giocattoli più famoso di New York FAO Schwarz, al 767 Fifth Avenue, all’altezza della 58esima strada. All’ultimo piano, dopo essere passati attraverso file e file di pelusche giganti, troverete questo super pianoforte a piedi di sei metri! Dance-On Piano funziona attraverso sensori e può essere suonato saltando da un tasto all’altro. Il prezzo di questo gioco? Appena, si fa per dire, 250 mila dollari.</p>
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		<title>New York City in dieci film da non perdere</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 11:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Harry ti presento Sally]]></category>
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		<description><![CDATA[Vivere a New York è come vivere in una televisione accesa ventiquattro ore su ventiquattro: è tutto come nei film. Tutti siamo stati a New York, almeno una volta nella vita &#8211; anche semplicemente rimanendo a seimila km di distanza. Oggi Nuok ha il piacere di ospitare un nuovo collaboratore: Matteo Girardi, 33 anni, Bolognese, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vivere a New York è come vivere in una televisione accesa ventiquattro ore su ventiquattro: <strong>è tutto come nei film. </strong>Tutti siamo stati a New York, almeno una volta nella vita &#8211; anche semplicemente rimanendo a seimila km di distanza.</p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi Nuok ha il piacere di ospitare un nuovo collaboratore: <strong>Matteo Girardi</strong>,  33 anni, Bolognese, malato di cinema.. e di tante altre cose.  Un giorno spera di potersi trasferire a New York; per ora ci torna appena può e placa la distanza con film, Blog, amici e i  New York Knicks. Con Matteo, <strong>partiamo alla scoperta della Grande Mela</strong> &#8211; comodamente seduti davanti alla televisione di casa!<strong><br />
</strong></span></p>
<h3>•	Harry ti presento Sally</h3>
<p><img class="size-full wp-image-11953 alignnone" title="Immagine 65" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-65.png" alt="" width="441" height="290" /></p>
<p>Un film emblematico su New York, a partire dal fatto che i due protagonisti a New York decidono di andarci a stare o perlomeno ci finiscono, come la maggior parte dei new yorkesi. Il film segue le stagioni, la complessità delle relazioni ed il culto verso la ristorazione. Allo stesso modo il film ha letteralmente lanciato il locale “<a href="http://www.katzdeli.com/">Katz Deli</a>”, dove è ambientata la famosa scena del finto orgasmo di Meg Ryan.</p>
<h3>•	I Guerrieri della Notte</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11954" title="Immagine 66" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-66.png" alt="" width="440" height="268" /></p>
<p>Il film è una pietra miliare del cinema, diretto da un maestro quale Walter Hill. Nello specifico i “Warriors”, traditi durante un raduno di bande al <a href="http://www.nuok.it/2010/04/nuok-from-the-block-the-bronx-dalla-138-alla-161/">Bronx</a>, devono attraversare tutta Manhattan per tornare a Coney Island. Durante questa movimentata fuga, tra corse e pericolose imboscate , i “Warriors” arrivano al duello finale a <a href="http://www.nuok.it/2010/04/coney-island-l-isola-dei-conigli-1/">Coney Island</a>. Memorabile l’inizio del film, con tutte le bande che accorrono in metropolitana nelle rispettive uniformi.</p>
<h3>•	Taxi Driver</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11955" title="Immagine 67" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-67.png" alt="" width="440" height="284" /></p>
<p>Taxi Driver, indiscutibile successo di Martin Scorsese e film che lanciò la carriera di Jodie Foster ed Harvey Keitel, oltre alla conferma De Niro, più che un film è un’esperienza. Scorrendo le immagini sembra quasi di stare seduti nel taxi di De Niro ed odorare la città, le sue strade, la sua gente.  Ma allo stesso modo fa venire ben poca voglia di scendere dal taxi, per tuffarsi in una città troppo spesso dipinta come un luogo paradisiaco, ma allo stesso tempo abitata da più o meno reali demoni. La pazzia che porta un poco alla volta De Niro all’estremo gesto finale rappresenta quel seme di follia forse presente in ogni abitante di quella incredibilie città che è New York.</p>
<h3>•	Sex and The City</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11956" title="Immagine 68" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-68.png" alt="" width="440" height="290" /></p>
<p>La serie TV ne ha decretato un successo globale, forse il maggiore per la emittente Tv Newyorkese HBO, giustificandone la realizzazione di ben due film. Ma cose c’è di New Yok in queso film? Beh, tutto: i suoi quartieri, i suoi Starbucks usati come ufficio, la costante crisi rispetto alla propria vita e le fantastiche penthouse viste parco dell’Upper West Side. Ma soprattutto una delle più riuscite rappresentazioni delle stagioni a New York: da un Capodanno pieno di neve, ad un autunno con stupende foglie che cadono dai rami degli alberi in città.</p>
<h3>•	Manhattan</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11957" title="Immagine 69" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-69.png" alt="" width="440" height="292" /></p>
<p>Atto d’amore verso New York;  Woody Allen ne crea un quadro di rara bellezza ed intensità. Mentre Sex and The City ne racconta la convulsione, superficialità e globalizzazione, Allen ne crea qualcosa di completamente diverso ma altrettanto newyorkese; bianco e nero, piccoli caffè e non Starbucks, crisi raccontate sottovoce rispetto a quelle urlate nei blackberry. Manhattan è così, un qualcosa di sospeso , resa ancora più irreale dalla scela cromatica del regista.</p>
<h3>•	La 25°  Ora</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11958" title="Immagine 70" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-70.png" alt="" width="440" height="293" /></p>
<p>L’amore ed ossessione di Spike Lee per New York è paragonabile a quella di Woody Allen per Manhattan; mentre tanti suoi film newyorkesi sono più dedicati a singoli quartieri che alla città in generale (He’s Got Game e Coney Island, Fa’ la Cosa Giusta e Brooklyn, Jungle Fever e Harlem e Benshonurst ), La 25° Ora rappresenta la metropoli newyorkese appena ferita dall’11 Settembre (la vista dall’attico di Barry Pepper è da brividi) e preannuncia il prossimo crollo borsistico di Settembre 2008, citando appunto la spregiudicatezza e l’avidità di società come la  Worldcom o la Enron. Ma la parte davvero memorabile è il monologo di fronte allo specchio di Edward Norton, arrabbiato contro tutte le communità e tipologie di newyorkese possibile, a cui augura di venire bruciati e spazzati via da una inondazione.</p>
<h3>•	Die Hard 3</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11959" title="Immagine 72" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-72.png" alt="" width="440" height="290" /></p>
<p>Die Hard 3 fa parte di quella categoria di film su New York in cui la città viene presa da mira da attentati terroristici ( “Attacco al Potere”, una quasi premonizione sull’11 Settembre , il futuristico “1997 – Fuga da New York”) o amenità di vario genere, atmosferiche (“The Day After Tomorrow”) ed extraterrestri (“Ghostbusters”, “Cloverfield”, “Godzilla”). Ma Die Hard 3 sfrutta al meglio la città, nelle sue smisurate dimensioni: un terrorista, “Simon”, ha seminato ordigni pronti ad esplodere per tutta New York. L’unica possibilità di fermarlo è fare quello che ordina e rispondere ai suoi indovinelli. Due newyorkesi che non potrebbero essere più diversi (lo sbirro proletario Willis, ed il razzista Jackson) corrono letteralmente da Wall Street al Giants Stadium per fermare il piano del pazzo terrorista. Imperdibile la prima richiesta di Simon,  che spedisce Bruce Willis direttamente ad Harlem, con un cartello per cui gli sarà difficile passare inosservato.</p>
<h3>•	Colazione da Tiffany</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11960" title="Immagine 73" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-73.png" alt="" width="440" height="296" /></p>
<p>Altro da aggiungere?</p>
<h3>•	Il Falò delle Vanità</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11961" title="Immagine 74" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-74.png" alt="" width="440" height="267" /></p>
<p>Un romanzo ed un autore di successo (Tom Wolfe), un regista in ascesa ed in odore di Oscar (Briand De Palma) ed un terzetto di prime scelte quali Bruce Willis, Tom Hanks e Melanie Griffith, per uno dei più grossi disastri commerciali della Warner Brothers. Ma questo il film, una satira su New York, sugli anni Ottanta e sul suo razzismo e rampantismo, raffigura una città piena di caste e di regole non scritte. Di ricchi che diventano sempre più ricchi e protetti nei loro loft ed attici a Park Avenue, al ghetto nero di New York, dove sembra non ci sia scampo, soprattutto per i giovani. La Manhattan di De Palma è anche la parabola di un uomo dato per finito (Willis) che diventa uomo dell’anno, a discapito dell’uomo dell’anno (Hanks) che in una città improvvisamente a caccia di un colpevole bianco, ne diventa il bersaglio principale. De Palma usa la città come fosse uno dei suoi attori: i titoli di apertura del film mostrano una città ed il suo ritmo frenetico spiata da un gargoyle in alto su un grattacielo, la Park Avenue di Tom Hanks, il ghetto del reverendo Beacon (ogni riferimento a Jesse Jackson è assolutamente voluto), i ristoranti in centro ed il verde fuori città rappresentano un ritratto di New York anni ’80, ma  forse più vicina di quel che sembra. Una battuta ne raccoglie l’essenza: “Pensate che un povero non sia in grado di attraversare un ponte?”.</p>
<h3>•	Guida per riconoscere i tuoi santi</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11962" title="Immagine 75" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-75.png" alt="" width="440" height="273" /></p>
<p>Il romanzo di <a href="http://www.nuok.it/2009/11/la-astoria-di-dito-montiel/">Dito Montiel</a> è assolutamente trascinante e spaccacuore, ed è un omaggio all’infanzia dell’autore trascorsa nel Queens di New York. Potrebbe essere un film come tanti che celebra la fine dell’adolescenza e la durezza dell’età adulta come “Sleepers”, ma “Guida per riconoscere i tuoi Santi” è diverso. Parla di quanto può essere soffocante e sonnolenta l’estate a New York, del baseball giocato per le strade deserte, di una metropolitana presa anche solo per raggiungere il capolinea dall’altra parte della città, e vedere cosa c’è fuori. La scena bellissima, in cui Shia LaBouf (Dito da giovane) prende la metro con un amico, e si trascina fino a Manhattan, senza mai scendere veramente, ma osservando la città, le sue persone, dal finestrino del vagone. Una gita che forse tutti una volta nella vita dovremmo fare a New York.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Matteo Girardi</strong></p>
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		<title>La Grande Mela distrutta ed altre storie</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 14:47:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Godzilla]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi è online il nostro terzo articolo per MarcoPolo.tv sulla New York cinematografica. Eccone un estretto! Se nell&#8217;apocalittica Fuga da New York di Carpenter l&#8217;isola di Manhattan è stata trasformata in un enorme penitenziario, molti altri registi non si sono fatti scappare l&#8217;occasione di immaginare una New York distrutta (ma prontamente ricostruita in molti casi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5779" title="movie_newyork1s" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/movie_newyork1s.jpg" alt="" width="504" height="350" /></p>
<p>Oggi è online il nostro terzo articolo per <a href="http://www.marcopolo.tv/articolo/newyork-cinema-set-film"><strong>MarcoPolo.tv</strong></a> sulla New York cinematografica. Eccone un estretto!</p>
<blockquote><p><em>Se nell&#8217;apocalittica <strong>Fuga da New York di Carpenter</strong> l&#8217;isola di Manhattan è stata trasformata in un enorme penitenziario,  molti altri registi non si sono fatti scappare l&#8217;occasione di immaginare  una New York distrutta (ma prontamente ricostruita in molti casi dalle  forze armate americane!). Risale al 1933 il primo film che vede una New  York City distrutta, in Deluge. Con il passare degli anni, abbiamo visto  la Grande Mela ridotta all&#8217;osso in decine e decine di film: in Planet  of the Apes nel &#8217;68, in Escape from New York nell&#8217;81, in Mars Attacks!  ed Independence Day nel &#8217;96, in <strong>Godzilla</strong> nel &#8217;98, in  The Matrix &#8217;99 ed in Artificial Intelligence nel 2001 – solo per citare i  più famosi!</em></p></blockquote>
<p><a href="http://www.marcopolo.tv/articolo/newyork-cinema-set-film"><strong>Continua a leggere qui!</strong></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Shutter Island – E la neve cade, sui vivi e sui morti</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 11:06:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo Staglianò</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scorsese]]></category>
		<category><![CDATA[Shutter Island]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel cinema esistono delle convenzioni che difficilmente cambieranno poiché hanno a che fare con il nostro inconscio, la parte più animalesca del nostro essere. Quando in un film – I mean, in un buon film – piove, ci sentiamo insieme sollevati e inquieti. Ciò che ci inquieta è la sensazione di sporco implicita nella pioggia: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5286" title="Immagine 2" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-28.png" alt="" width="560" height="261" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5287" title="Immagine 3" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-35.png" alt="" width="560" height="257" /></p>
<p>Nel cinema esistono delle convenzioni che difficilmente cambieranno poiché hanno a che fare con il nostro inconscio, la parte più animalesca del nostro essere. <strong>Quando in un film</strong> – I mean, in un buon film – <strong>piove, ci sentiamo insieme sollevati e inquieti. </strong>Ciò che ci inquieta è la sensazione di <em>sporco</em> implicita nella pioggia: <strong>l’acqua che cade<em> </em> dal cielo suggerisce, in maniera del tutto irrazionale, che c’è dello sporco (del male?) da <em>lavare</em></strong>. Allo stesso tempo, siamo sollevati dalla consapevolezza – altrettanto istintiva e immotivata – che dopo la pioggia verrà il sereno. L’acqua all’inizio rende tutto più complicato (abbiamo difficoltà a camminare, i vestiti sono più pesanti…), ma alla lunga <em>purifica</em>. <strong>Uno degli esempi più famosi è “Blade Runner”.</strong> Nel film di Ridley Scott piove sempre, praticamente fino alla fine, e infatti ci muoviamo in un mondo di bugie, violenza e dolore. Ma l’ultima sequenza è speranza allo stato puro, ed e è anche l’unico giorno di sole in tutta la storia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5288" title="Immagine 4" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-42.png" alt="" width="560" height="258" /></p>
<p>In “Shutter Island”, l’ultima fatica di Martin Scorsese, <strong>cadono continuamente cose dal cielo.</strong> Per proseguire nella metafora, è un mondo <em>sporchissimo</em>, lo stesso in cui si muove Teddy Daniels, un eccezionale – e ribadisco, eccezionale – Leonardo Di Caprio. <strong>Siamo nel 1954. Teddy è un federal marshal, un investigatore che si occupa di casi che coinvolgono detenuti</strong>, e in questa qualità viene inviato nell’isola cui fa riferimento il titolo, un ameno atollo al di là delle coste del Massachusetts. <strong>A Shutter Island c’è un penitenziario, ma si tratta di una prigione molto particolare</strong>: come ricorda il direttore, un inquietante Ben Kingsley, <strong>nel loro istituto vi sono “pazienti”, non carcerati</strong>. Si tratta di un luogo in cui vengono inviate persone che non solo sono state riconosciute colpevoli di un crimine, ma anche <strong>bisognose di aiuto psichiatrico</strong>. Kingsley stesso è uno psichiatra, e lo è pure il suo principale collaboratore, un medico di origine tedesca interpretato da un sempre efficace Max Von Sidow.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5289" title="Immagine 5" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-53.png" alt="" width="560" height="260" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5290" title="Immagine 6" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-63.png" alt="" width="560" height="257" /></p>
<p>Teddy è accompagnato da Chuck (Mark Ruffalo), un collega che non sembra avere grande esperienza:<strong> in ogni battuta lo chiama “boss”, a ricordare la gerarchia</strong>, e non c’è scena in cui non stia dietro al suo capo aspettando di sapere cosa intenda fare. <strong>L’indagine riguarda una detenuta</strong> (una paziente…) che a quanto pare è scomparsa nel nulla. Di lei si sa che era rinchiusa per aver ucciso i figli, affogandoli in un lago, e poco altro; <strong>era una tipa solitaria</strong>. La sua cella è stata trovata vuota, ma <strong>la porta era chiusa e la finestra sbarrata</strong>. Nessuno ha visto niente. <strong>Il direttore del carcere non è molto collaborativo, e pazienti e infermieri appaiono reticenti e spaventati.</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5291" title="Immagine 7" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-71.png" alt="" width="560" height="262" /></strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5292" title="Immagine 8" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-83.png" alt="" width="560" height="257" /><br />
</strong></p>
<p><strong>Ma accanto al mistero della donna scomparsa ce n’è un altro, forse ancora più cupo</strong>. Teddy ha perso la moglie, in un incendio. E, scopriremo presto, non è un caso che lui sia lì, a Shutter Island. <strong>La persona che ha scatenato l’incendio era un malato di mente</strong>, rilasciato proprio da questo istituto: Teddy ha fatto in modo che il caso della donna scomparsa fosse assegnato a lui. Per cui, accanto alle motivazioni ufficiale, il federal marshal ha un interesse più forte e privato per essere sull’isola. Infine, c’è un altro elemento che rende ancora più complessa la psiche del nostro eroe: <strong>è un reduce dalla Guerra</strong>. In particolare, <strong>era fra i soldati che hanno liberato gli ebrei rinchiusi ad Auschwitz</strong>: è stato tra coloro che hanno scoperto – con orrore immenso e stupore assoluto – <strong>la realtà dei campi di concentramento, e questa esperienza lo ha segnato, come emerge nei suoi nervosi scambi di battute con lo psichiatra tedesco</strong>. Sia il ricordo della moglie che quello degli ebrei trovati morti nel campo tormentano Teddy: nei suoi sogni chiede scusa più volte per essere arrivato tardi, per non aver impedito che <em>il male </em> accadesse. <strong>Se fosse arrivato prima, avrebbe portato via la moglie dalla casa in fiamme</strong>. O avrebbe trovato un ebreo in più ancora in vita, anziché morto assiderato a causa delle neve. E per inciso, nelle 48 ore circa della storia Teddy dorme – e sogna – molto spesso: <strong>la sua pena è continua e lacerante.</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5295" title="Immagine 10" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-10.png" alt="" width="560" height="263" /><br />
</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5294" title="Immagine 9" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-91.png" alt="" width="560" height="261" /><br />
</strong></p>
<p>In questo film, dicevamo all’inizio,<strong> il cielo non è mai terso</strong>, ma anzi scarica la sua rabbia su un mondo che ha bisogno di essere ripulito, e questo vale soprattutto per il personaggio di Di Caprio. <strong>C’è sempre qualcosa che cade, o ricade, sulla sua testa. </strong>Sull’isola piove giorno e notte, c’è addirittura un tornado, e l’investigatore rischia la vita a causa della furia della natura. Nei sogni in cui Teddy ricorda la moglie, tutto brucia, e la cenere nera vola leggera intorno al suo capo. In quelli legati ad Auschwitz abbiamo due tipi di “piogge”:<strong> la prima è fortemente simbolica e avviene in una delle casupole dei tedeschi</strong>; vari documenti volano sopra il corpo di un nazista morente, e il soldato Daniels, pur potendo accorciare la sua agonia, nega ogni aiuto. La seconda pioggia è all’esterno, ed è molto più fisica, materica: <strong>una vera e propria nevicata, che sembra cadere <em>sui vivi e sui morti </em> per appaiarli, per unirli nel dolore</strong>, come nel finale del meraviglioso racconto di Joyce, “The Dead” (I morti).</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5298" title="Immagine 12" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-123.png" alt="" width="560" height="256" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5297" title="Immagine 11" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-112.png" alt="" width="560" height="261" /></p>
<p><strong>Di Caprio è come bombardato di incubi, angosce e dolori</strong>, ma le sue spalle (di attore) sono decisamente larghe, e dopo vari film insieme è altrettanto chiaro che Scorsese sa cosa chiedergli e come ottenerlo. Tra le varie fonti d’ispirazione per il ruolo di Teddy Daniels c’è anche “Out of the Past”,<strong> un raffinato noir degli anni ’40 di Jaques Tourneur</strong>, e questo è solo un esempio che aiuta a dare l’idea di come l’esperienza e la cultura cinematografica di Scorsese possano tirare fuori il meglio da un talento puro come quello di Di Caprio.<strong> Io non ricordo di averlo mai visto così <em>umano</em>, così sinceramente “rotto” dentro</strong>, e non ho pudore di ammettere che sono uscito dal cinema con gli occhi lucidi, carico del suo dolore, ed è una cosa rara per un noir (o thriller psicologico).<strong> Ancor più rara se il regista è un tipo tosto come Scorsese.</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5301" title="Immagine 15" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-151.png" alt="" width="560" height="261" /><br />
</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5300" title="Immagine 14" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-141.png" alt="" width="560" height="262" /><br />
</strong></p>
<p><strong>Parlando della regia, accanto a un editing (visivo e sonoro) impeccabile</strong>, bisogna ammettere che c’è qualche piccola caduta di stile: <strong>un paio di (facili) colpi ad effetto</strong>, <strong>una fotografia che – soprattutto nei sogni – perde in raffinatezza</strong>, e a dirla tutta anche alcuni passaggi della sceneggiatura sono discutibili. Ma il mio invito è quello di godervi questo film di pancia, <strong>come fosse un racconto di Dostoevskij</strong>. Come lo scrittore russo, Scorsese a volte perde in chiarezza logica, ma quello che vi presenta è un grumo di passioni completamente umane, e ad istinto – come per la pioggia – ne sarete inquietati e sollevati: <strong>vi turberà vedere le vostre angosce rappresentate nella fiction</strong>, ma sarà anche catartico. E come accade leggendo il finale del racconto di Joyce, uscirete dal cinema consapevoli che <em>la neve</em> che avete visto cadere presto si scioglierà, facendo rinascere le differenze:<strong> i vivi e i morti; i pazzi e i sani; gli innocenti e i colpevoli.</strong> Ma questo avverrà solo quando arriveranno i titoli di coda: <strong>fino ad allora <em>Shutter Island </em> vi terrà incollati alle vostre sedie. E ai vostri fantasmi.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nuok.it/team/leonardo-stagliano/"><strong>Leonardo Staglianò</strong></a></p>
<p style="text-align: left;"><img class="alignnone size-full wp-image-5302" title="Immagine 16" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/Immagine-161.png" alt="" width="560" height="260" /></p>
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		<title>I tre schermi del Film Forum</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 15:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I generi mainstream cinematografici non fanno per voi? Film Forum, tra la Sixth Avenue e Varick Street vi offre tre schermi con pellicole di film contemporanei d&#8217;assai, oltre ad un vasto repertorio di retrospettive. Tra l&#8217;altro, quest&#8217;anno Film Forum festeggia il suo quarantesimo. Per cinema  d&#8217;essai (dal francese, letteralmente &#8220;cinema di prova&#8221; o &#8220;di sperimentazione&#8221;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5118" title="cinemaindipendente" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/cinemaindipendente.png" alt="cinemaindipendente" width="487" height="435" /></p>
<p><strong>I generi mainstream cinematografici non fanno per voi?</strong> <a href="http://filmforum.org/"><strong>Film Forum</strong></a>, tra la Sixth Avenue e Varick Street vi offre tre schermi con pellicole di film contemporanei d&#8217;assai, oltre ad un vasto repertorio di retrospettive.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, quest&#8217;anno<strong> Film Forum</strong> festeggia il suo quarantesimo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5119" title="filmforum" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/filmforum.jpg" alt="filmforum" width="500" height="369" /></p>
<p><span style="color: #888888;"><em>Per cinema  d&#8217;essai (dal francese, letteralmente &#8220;cinema di prova&#8221; o &#8220;di sperimentazione&#8221;, noto anche come cinema d&#8217;autore), si intende una sala cinematografica  che proietti pellicole  destinate ad un pubblico non di massa. Indica in generale quella cinematografia rivolta a chi delle opere cinematografiche privilegia aspetti che vanno oltre il mero intrattenimento, come, ad esempio, il valore artistico, formale, di sperimentazione sul linguaggio cinematografico, oppure di impegno sociale.</em></span></p>
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		<title>Il ferro da stiro di Manhattan</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 13:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tappa obbligatoria per tutti i turisti, il Fuller Building, meglio noto come Flatiron Building (Ferro da stiro) è alto 86,9 metri e fu progettato dall&#8217;architetto di Chicago Daniel Burnham in stile Beaux-Arts, su un lotto triangolare compreso tra la 23esima strada, la 5th Avenue e Broadway guardando su Madison Square. I newyorkesi furono subito attratti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3234" title="5614_274469135592_679005592_8514175_4075135_n" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/02/5614_274469135592_679005592_8514175_4075135_n.jpg" alt="flatiron" width="453" height="604" /></p>
<p>Tappa obbligatoria per tutti i turisti, il <strong>Fuller Building</strong>, meglio noto come <strong>Flatiron Building</strong> (<em>Ferro da stiro</em>) è alto 86,9 metri e fu progettato dall&#8217;architetto di Chicago Daniel Burnham in stile Beaux-Arts, su un lotto triangolare compreso tra la 23esima strada, la 5th Avenue e Broadway guardando su Madison Square. I newyorkesi furono subito attratti dall&#8217;edificio tanto da scommettere quanto a lungo sarebbe riuscito a resistere alle forti raffiche di vento che soffiano dove sorge.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-3235" title="Immagine 78" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/02/Immagine-78-1024x703.png" alt="Immagine 78" width="442" height="304" /></p>
<p>Godzilla, Armageddon,<strong> SpiderMan</strong> (fa da sede del quotidiano Daily Bugle), Shark Tale, Hitch, Io sono leggenda, Il curioso caso di Benjamin Button.. sono solo alcune delle sue apparizioni sui grandi schermi.</p>
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		<title>ESCLUSIVA: Staten Island di James DeMonaco</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 08:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo Staglianò</dc:creator>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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		<description><![CDATA[STATEN ISLAND, New York. Sully (Ethan Hawke) si guadagna da vivere ripulendo fosse biologiche. Ogni sera torna a casa e deve farsi almeno due lunghe docce, se non di più, perché sua moglie Mary possa abbracciarlo senza tapparsi il naso. Mary ama Sully, vuole anche avere un bambino con lui, ma questo non evita che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-2057 alignleft" title="Immagine 56" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-56.png" alt="Immagine 56" width="216" height="167" />STATEN ISLAND, New York. <strong>S</strong><strong>ully</strong> (Ethan Hawke) <strong>si guadagna da vivere ripulendo fosse biologiche.</strong> Ogni sera torna a casa e deve farsi almeno due lunghe docce, se non di più, perché sua moglie Mary possa abbracciarlo senza tapparsi il naso. Mary ama Sully, vuole anche avere un bambino con lui, ma questo non evita che lo annusi. È proprio che Sully, poverino, puzza. E, in cuor suo, il nostro se ne vergogna. Sully è un bravo ragazzo, si vede. <strong>Non dev’essere molto istruito, e non è neanche un furbacchione.</strong> È un tipo un po’ naive, ma una cosa ce l’ha ben chiara in mente: suo figlio non sarà come lui. Costi quel che costi, dovrà essere migliore del padre. Ebbene, in città c’è una clinica che sperimenta un programma genetico: l’obiettivo è far nascere bambini più intelligenti della norma. Quando lo scopre, Sully è affascinato; Mary un po’ meno, anche perché c’è un grosso ostacolo: il trattamento costa parecchi soldi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2059" title="Immagine 59" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-59.png" alt="Immagine 59" width="474" height="257" /></p>
<p>Sully ha un amico, <strong>Jasper</strong> (Seymour Cassel), <strong>un macellaio muto</strong>, e ogni tanto si confida con lui. Jasper ama il suo lavoro. <strong>Quando affetta il prosciutto e lo offre ai clienti sembra che danzi</strong>: i suoi gesti sono leggeri, il sorriso radioso. Ma ci sono giorni in cui, di colpo, si rabbuia. Periodicamente in negozio fa la sua comparsa un tipo alto e grosso, con occhialoni quadrati e un lungo impermeabile scuro. Quando lo vede, Jasper sa già cosa fare. Si ritira nel retrobottega e lascia che il tizio depositi un sacco nero sul suo tavolo da macellaio.<strong> Dentro quel sacco, ogni volta, c’è un nuovo cadavere.</strong> Jasper, con grande pena, taglia a pezzi il cadavere e cancella ogni prova della sua esistenza. Neanche Jasper sembra essere un tipo troppo svelto, e anche lui – come Sully – desidera una vita migliore. E per ottenerla trascorre tutto il suo tempo libero a fare calcoli per individuare il cavallo giusto su cui scommettere.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2060" title="Immagine 58" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-58.png" alt="Immagine 58" width="474" height="259" /></p>
<p>L’uomo occhialuto, alto e scuro che affida i cadaveri a Jasper si chiama <strong>Parmie </strong> (Vincent D’Onofrio), ed è un piccolo mafioso italoamericano. Parmie, lo abbiamo già capito, è capace di vera violenza, ma è anche una persona soggetta a improvvisi sbalzi emotivi. <strong>Ha una sola vera confidente, la madre, e quando le parla dei suoi sogni ha spesso gli occhi lucidi. </strong> Già, anche lui, come gli altri due protagonisti della storia, ha un sogno. Parmie vuole diventare il boss più potente dell’isola. Siamo a New York, ma l’isola in questione, signori, non è la wonderful Manhattan, bensì la sfigatissima Staten Island. Quella, per intenderci, <strong>dei pendolari che ogni giorno vanno al lavoro col traghetto</strong>, come faceva Melanie Griffith in “Una bionda in carriera”. O, se siete stati a New York, il quinto dei Five Boroughs, quello di cui si dimenticano sempre tutti, compresi gli stessi newyorkesi (Manhattan, Brooklyn, Bronx, Queens and… Oh, yes, Staten Island!). <strong>Appunto: the forgotten island.</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2062" title="Immagine 60" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-60.png" alt="Immagine 60" width="474" height="240" /></p>
<p>Lo scrittore e regista di questo sorprendente esordio è <strong>James DeMonaco, uno “statenislandiano” puro</strong>, e la cosa non stupisce: la sua capacità di descrivere i luoghi e i personaggi è veramente efficace. Un esempio su tutti: Manhattan vista dai tre personaggi. Sia Sully che Jaspers che Parmie, almeno una volta nel film, guardano l’altra isola, e tutti e tre con un senso di invidia e – in fondo – di resa. <strong>Tutti e tre hanno dei sogni e lottano per realizzarli, e tuttavia sono anche coscienti che le loro saranno imprese piccole, confinate al microcosmo del loro mondo dimenticato.</strong> Ognuno dei tre osserva i grattacieli di Wall Street, e ognuno con una diversa tonalità emotiva, e da un diverso punto dell’isola. Si tratta di nuances, ma piace evidenziarle perché danno l’idea di quanto bene DeMonaco conosca quel posto e la vita delle persone che lo abitano.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2063" title="Immagine 61" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-61.png" alt="Immagine 61" width="474" height="252" /></p>
<p>Come avrete potuto intuire dalla presentazione dei tre protagonisti, però, il regista non vuole portarci a Staten Island per <em>cantare </em>romanticamente la sua terra: tutt’altro! L’<strong>originalità del film</strong> non risiede tanto nella sua ambientazione, quanto nella sua <strong>struttura narrativa</strong> e nella coraggiosa scelta di <strong>mischiare diversi generi</strong> cinematografici. DeMonaco, con intelligenza, ha scelto un luogo che conosceva bene per raccontare una storia inedita in maniera inusuale. È quella la sua vera sfida, e – lo anticipiamo subito – a nostro avviso l’ha vinta. Proviamo a essere più chiari.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2064" title="Immagine 63" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-63.png" alt="Immagine 63" width="474" height="254" /></p>
<p>Il film ha una struttura a episodi, per cui è come guardare tre cortometraggi, uno dopo l’altro: <strong>tre storie piccole, ognuna con un tono e un protagonista diverso. </strong>Dapprima seguiamo Parmie e il suo tentativo di ascesa al potere, e qui siamo decisamente nel filone dei gangster movies, ma virato in una tonalità sottilmente surreale e sopra le righe. Si potrebbe pensare a Tarantino, ma la relativa lentezza del ritmo, unita alla non semplice psicologia del personaggio (resa bene da un ottimo Vincent D’Onofrio), ci ha fatto venire in mente l’ironia di Wes Anderson più che l’autore di Pulp Fiction. La seconda storia è quella di Sully, e – con un certo stupore – ci ritroviamo nel territorio del melodramma. Sembrerebbe un gran salto, ma Ethan Hawke è sincero e credibile come non lo vedevamo da tempo; ci lasciamo coinvolgere dalla sua storia, e il senso di unità è comunque garantito dal fatto che anche la sua vicenda ha un risvolto criminale. Infine c’è Jasper, e – se ancora avevamo dubbi – la sua prova ci convince definitivamente che questo è un film speciale. L’episodio di Jasper è ispirato alle commedie dell’epoca del muto, e la grazia e la leggerezza dell’interpretazione di Cassel è davvero una meraviglia per gli occhi. <strong>C’è una scena che è un esplicito omaggio al “Grande Dittatore” di Chaplin: la riconoscerete subito, e vi rapirà, ne siamo certi.</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2065" title="Immagine 62" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-62.png" alt="Immagine 62" width="474" height="254" /></p>
<p>La seconda peculiarità della struttura del film è che i tre corti si intersecano, per cui è come seguire tre versioni parziali di un’unica storia. Sotto questo aspetto <strong>DeMonaco è sicuramente debitore di Tarantino</strong>, poiché le tre vicende avvengono in archi temporali differenti, e questo rende il film un piccolo puzzle: in ogni episodio abbiamo anticipazioni riguardo gli altri due, oppure scopriamo cose che erano successe prima e di cui non eravamo a conoscenza. Allo scopo di rendere più esplicito e comprensibile il meccanismo, l’autore inserisce un chiaro punto di riferimento: una scena, una sola, in cui compaiono tutti e tre i protagonisti. La scena è rivista più volte nel film, dal punto di vista di ognuno dei nostri tre eroi, e questo ci aiuta a mettere definitivamente ordine nella trama. Anche il <strong>gioco di rimandi temporali</strong>, dunque, è gestito in maniera soddisfacente, e contribuisce al fascino del film: non sono solo le nostre emozioni a essere stimolate, ma anche il nostro cervello, e il tutto in maniera misurata, <strong>senza cadere nell’intellettualismo</strong>.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-2061 alignleft" title="Immagine 55" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-55-300x231.png" alt="Immagine 55" width="240" height="185" /><strong>Un’ultima annotazione. Il film non è una produzione americana, come si potrebbe pensare, ma francese</strong>: è l’EuropaCorp di Luc Besson ad averlo voluto e finanziato, e se avrete modo di ascoltare il commento del regista e degli attori nel dvd del film (sì, esatto, in America è già passato dai cinema, e c’è già il dvd! Come corrono qui, eh?) avrete un assaggio della loro sincera meraviglia per la libertà creativa di cui hanno potuto godere. Siamo cresciuti con l’idea che siano le danarose produzioni americane a cercare professionisti europei da inserire nel loro mercato, adeguandoli agli standard hollywoodiani. Questo film, relativamente piccolo, sembra suggerire che sia possibile fare anche il contrario: garantire la libertà creativa dell’autore europeo ai professionisti americani, per educazione e tradizione sensibili alle esigenze del pubblico, e ottenere un risultato valido. <strong>Che sia questa la giusta sintesi fra l’intellettualismo europeo e la praticità – spesso spicciola – degli americani?</strong></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nuok.it/team/leonardo-stagliano/"><strong>Leonardo Staglianò</strong></a></p>
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		<title>Il Sundance Film Festival a Brooklyn</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 17:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Sundance Film Festival è l&#8217;importante festival cinematografico dedicato al cinema indipendente, che quest&#8217;anno si svolgerà dal 21 al 31 gennaio 2010 a Park City (Utah). Grazie ad una collaborazione con il colosso dei video online di Google, i film potranno essere visti in alta definizione anche &#8220;a noleggio&#8221; su Youtube per pochi dollari. Segnatevi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://festival.sundance.org"><strong>Sundance Film Festival</strong></a> è l&#8217;importante festival cinematografico dedicato al cinema indipendente, che quest&#8217;anno si svolgerà dal 21 al 31 gennaio 2010 a Park City (Utah). Grazie ad una collaborazione con il colosso dei video online di Google, i film potranno essere visti in alta definizione anche &#8220;<em>a noleggio</em>&#8221; su<strong> Youtube</strong> per pochi dollari.</p>
<p>Segnatevi sull&#8217;agenda la sera del <strong>28 gennaio 2010</strong>. Se vi trovate a New York, più precisamente a Brooklyn, potrete andare a vedere uno dei film proposti al Festival: <strong>Daddy Longlegs</strong>. La proiezione &#8211; ospitata dal BAM, Brooklyn Academy of Music &#8211; è alle 7 pm e segue un momento di domande e risposte con i due registi, Benny Safdie e Josh Safdie.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1944" title="viewdocument" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/viewdocument.jpg" alt="viewdocument" width="456" height="304" /></p>
<p><span id="result_box"><span style="background-color: #ffffff;" title="With Daddy Longlegs (formerly known as Go Get Some Rosemary), Josh and Benny Safdie have crafted a realistic fairy tale that captures the magic of parenthood, invoking memories of their inventive dad from their own childhood." onmouseover="this.style.backgroundColor='#ebeff9'" onmouseout="this.style.backgroundColor='#fff'">Con <strong>Longlegs Daddy</strong> (letteralmente <em>Papà Gambelunghe</em>) Josh e Benny hanno realizzato una storia realistica e divertente, che cattura la magia della paternità. <a href="http://sundance.bside.com/2010/films/daddylonglegs_sundance2010#screenings">QUI il trailer ufficiale!</a></span></span></p>
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