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	<title>Nuok &#187; libri</title>
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	<description>Alla scoperta di New York e delle città più belle del mondo</description>
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		<title>Un giro in centro tra saldi, giocattoli e poesie</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Sala</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gennaio è da sempre un mese freddo e triste, dove si spegne il periodo festivo e si (ri)accende la routine quotidiana; non ci resta dunque che affogare la nostra depressione in un mare di saldi. Se siete in cerca di veri affari, quest’anno sembra essere quello giusto. La crisi ha contribuito ad abbassare drasticamente i consumi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gennaio è da sempre un mese freddo e triste, dove si spegne il periodo festivo e si (ri)accende la routine quotidiana; non ci resta dunque che <strong>affogare la nostra depressione in un mare di saldi</strong>. Se siete in cerca di veri affari, quest’anno sembra essere quello giusto. La crisi ha contribuito ad abbassare drasticamente i consumi, tanto che “a saldo” è facile trovare molti capi a prezzi stracciati. I soliti noti, ovvero i negozi di abbigliamento e calzature, dominano lo shopping del centro di Pistoia: <strong><a title="Tricomi " href="http://www.tricomicalzature.com/home.html" target="_blank">Tricomi</a></strong>, <strong>Guercini Evergreen, Corso 26, <a title="Fagni" href="http://www.fagni.com/" target="_blank">Fagni</a></strong> e <strong>Principe</strong> sono le nostre prime scelte. Nel caso in cui il pazzo shopping di vestiti e i saldi non facessero per voi,<strong> corriamo in vostro aiuto segnalandovi altri due posti</strong> davvero particolari. Innanzitutto, al civico 20 di Via del Can Bianco vi troverete di fronte al faccione del bimbo sorridente de<strong> Il Mago di Oz</strong>: un posto magico, pieno di giocattoli in legno e in latta, dove tutto sembra essersi fermato a un secolo fa e dove la libertà di <strong>sognare diventa un obbligo anche per un adulto</strong>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-38065" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2012/01/pistoia_1.jpg" alt="" width="480" height="640" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-38066" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2012/01/pistoia_2.jpg" alt="" width="480" height="640" /></p>
<p><strong>Che ne dite di una moto?</strong> Non ha cavalli, ma è in legno e dondola!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-38067" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2012/01/pistoia_3.jpg" alt="" width="480" height="640" /></p>
<p>Se invece<strong> preferite la vita domestica</strong>, ci sono cucina e ferro da stiro in legno stile anni Settanta, molto old school!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-38068" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2012/01/pistoia_4.jpg" alt="" width="480" height="640" /></p>
<p>Siamo sicuri che dopo un paio d’ore di acquisti “al gelo” di questi giorni <strong>avrete bisogno di un caloroso riparo</strong>. Non abbiate paura di addentrarvi nelle piccole stradine del centro e spingetevi fino a Via dell’Ospizio 26: <strong>qui</strong> <strong>troverete</strong> <strong>Lo Spazio di Via dell’Ospizio</strong>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-38069" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2012/01/pistoia_5.jpg" alt="" width="480" height="640" /></p>
<p>Ci accorgiamo subito della particolarità di questo “spazio culturale” dalla presenza dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_Quindici"><strong>I Q</strong><strong>uindic</strong></a><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_Quindici">i</a>, anche se in realtà Lo Spazio si rivela</strong> <strong>molto più di una semplice libreria</strong>: è un luogo silenzioso dove poter ammirare opere di giovani artisti, leggere un libro, ma anche semplicemente rilassarsi sorseggiando un tè o un caffè.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-38070" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2012/01/pistoia_6.jpg" alt="" width="480" height="360" /></p>
<p>All’interno de Lo Spazio di Via dell’Ospizio vi potrebbe capitare di incontrare giovani artisti, clienti curiosi, disperati in cerca di un regalo “last second” o addirittura un <strong>poeta di fama nazionale e internazionale come <a title="Roberto Carifi" href="http://www.poesia2punto0.com/2010/08/18/roberto-carifi-scheda-autore/" target="_blank">Roberto Carifi</a></strong>, proprio come è successo a noi. Dopo una splendida chiacchierata con questo geniale scrittore pistoiese, <strong>vi dedichiamo una sua poesia, tratta dalla raccolta <em>Il Figlio</em></strong>.</p>
<blockquote><p><strong>Inverno</strong></p>
<p><em>Una lampada, tra noi, una lanterna fredda<br />
febbraio oppure capodanno, tesse qualcosa la tua mano<br />
o forse disfa, rovina qualcosa la tua mano<br />
e tesse. Ch filo, che filo di lana,<br />
che pianto porta la tramontana.<br />
Chi tesse, chi disfa con la sua mano,<br />
qualcuno tiene la lampada,<br />
il sangue dorato della lucerna,<br />
qualcuno è andato e c’è chi torna<br />
con un buio mortale sulla bocca.<br />
Una lampada, tra noi, una lanterna fredda,<br />
narra qualcosa la parola, qualcosa che si consuma.<br />
Chi porta questa parola consumata,<br />
chi parla, chi parla in questa lingua arata.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em>Quando per te decide il desolato<br />
è giallo questo mattino<br />
restano i tuoi capelli a indicare<br />
perchè qualcuno indossi il tuo vestito<br />
stringa le mani, le accarezzi,<br />
uno inatteso più della morte<br />
quando si arrischia la porta di casa<br />
verso i tralicci coperti di neve<br />
e stanno sospesi nel più desolato<br />
il pane e la brocca,<br />
incontro a un vecchio con le tue iniziali<br />
se la più disadorna delle notti<br />
è la tua cena.</em></p></blockquote>
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		<title>Il fascino delle piccole librerie dell&#8217;Upper East Side</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 18:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[nuok]]></category>
		<category><![CDATA[BOOK]]></category>
		<category><![CDATA[libreria]]></category>
		<category><![CDATA[libreria nell'Upper East Side]]></category>
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		<description><![CDATA[Per chi ancora non sente il richiamo ipnotico di Amazon.com, apprezza il profumo della carta stampata e l’atmosfera delle piccole librerie. Per tutti quelli a cui piace sedersi su una poltroncina in mezzo agli scaffali e leggere la prima pagina di un libro per capire se la copertina inganna… ecco una piccola guida ad alcune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-23096" title="interno" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2011/04/interno.jpg" alt="" width="480" height="359" /></p>
<p>Per chi ancora non sente il richiamo ipnotico di <a href="http://www.Amazon.com">Amazon.com</a>, apprezza il profumo della carta stampata e l’atmosfera delle piccole librerie. Per tutti quelli a cui piace sedersi su una poltroncina in mezzo agli scaffali e<strong> leggere la prima pagina di un libro per capire se la copertina inganna… </strong>ecco una piccola guida ad alcune delle più deliziose piccole librerie indipendenti dell’Upper East Side, la zona di New York conosciuta per i suoi eleganti negozi e ristoranti, ma <strong>che offre anche cibo per gli affamati di arte e letteratura.</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-23091" title="interno2" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2011/04/interno2.jpg" alt="" width="480" height="359" /></p>
<p>Vicino alla fermata 68th Street della linea 6 della metropolitana, al numero 939 di Lexington Avenue incontriamo <a href="http://www.shakeandco.com">Shakespeare &amp; Co. Booksellers</a>. Anche se non comparabile ai negozi di catene come Barnes&amp;Noble, questa libreria è piuttosto grande e offre una vasta scelta di titoli che spaziano dal romanzo, alle bibliografie, ai libri di arte, cucina e per bambini.<strong> I diari sono tantissimi. Il personale è gentile e l’atmosfera quieta e accogliente.</strong> Shakespeare &amp; Co. ha altre tre sedi a Manhattan (Gramercy, Downtown e Financial District) e due a Brooklyn.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-23090" title="shak" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2011/04/shak.jpg" alt="" width="480" height="359" /></p>
<p>Proseguendo su Lexington Avenue in direzione nord, troviamo in sequenza <strong>Bookberries</strong> (tra Lexington Avenue e 71st Street) e <strong>Archivia Books</strong> (tra 71st e 72nd Street). La prima è una minuscola e deliziosa libreria indipendente, che offre una selezione di titoli, prevalentemente romanzi, saggistica e storia, accuratamente scelti dai titolari e disposti sui due piccoli piani del negozio.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-23092" title="berries" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2011/04/berries.jpg" alt="" width="480" height="359" /></p>
<p><a href="http://www.archiviabooks.com">Archivia Books</a>, invece, è una libreria indipendente specializzata in libri illustrati, in particolare di architettura, arte, design e arti decorative. Il negozio è stato aperto nel 2007 da Chyntia Conigliaro, che lo ha anche personalmente progettato e arredato.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-23093" title="archivia" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2011/04/archivia.jpg" alt="" width="480" height="359" /></p>
<p>Spostandoci verso Central Park, all’angolo tra Madison Avenue e la 93th Strada troviamo la nostra scelta n. 1: <strong>The Corner Bookstore</strong>. Questa piccola gemma sembra proprio pensata per gli amanti dei libri. Appeso sulla pesante porta di ingresso, un cartello invita i clienti a spegnere i propri telefoni cellulari prima di entrare.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-23095" title="cornerb" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2011/04/cornerb.jpg" alt="" width="480" height="360" /></p>
<p><strong>L’ambiente è piccolo ma ben organizzato.</strong> Ai lati della porta due larghe panchine accolgono chi si vuole sedere a leggere qualcuno dei titoli che offre la libreria. Per lo più si tratta di saggi e romanzi. <strong>Il titolare si aggira silenzioso per il negozio, seguito dal gatto Murphy</strong>, che solitamente va poi a sedersi proprio sulla cassa ogni qualvolta un cliente si avvicina per pagare. Se dovete fare un regalo speciale, vi consigliamo senza riserve questa libreria: la confezione è davvero particolare ed elegante, e include il bigliettino di accompagnamento.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-23094" title="corner" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2011/04/corner.jpg" alt="" width="480" height="360" /></p>
<p>Per ulteriori suggerimenti sulle migliori librerie indipendenti di New York, vi segnaliamo anche <a href="http://travel.nytimes.com/2007/01/07/travel/07weekend.html">questo interessante articolo del New York Times</a>.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Barbara Bottalico</strong></p>
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		<title>Do you read me?!</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 23:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ola Kozlowska</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Girando per Mitte, uno del quartieri più alla moda e chic della Berlino di oggi, non si può perdere l’occasione, anzi il piacere, di visitare il negozio do you read me?!. Un posto dall’atmosfera particolare a metà tra una libreria, una caffetteria e il salotto di un amico. do you read me?! è senza dubbio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Girando per Mitte, <strong>uno del quartieri più alla moda e chic della Berlino di oggi</strong>, non si può perdere l’occasione, anzi il piacere, di visitare il negozio <a href="http://www.doyoureadme.de/"><strong>do you read me?!</strong></a>. Un posto dall’atmosfera particolare a metà tra <strong>una libreria, una caffetteria e il salotto di un amico.</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-15702" title="20100428_242-Wand-frontal" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/10/20100428_242-Wand-frontal.jpg" alt="" width="580" height="387" /><br />
</strong></p>
<p><strong>do you read me?!</strong> è senza dubbio un punto obbligatorio per chi ama <strong>la moda, la fotografia, l’arte, l’archittettura, il design e la cultura.</strong> E’ proprio su tutti questi argomenti che verte l’ampio spettro di riviste, magazines e cataloghi offerti dal negozio. Non si tratta solo di titoli tedeschi, do you read me?! propone anche<strong> una grande scelta di titoli internazionali di alta qualità</strong>, sia a livello visivo che a livello testuale. Cercavate l’Appartamento &#8211; rivista spagnola di arredamento- o forse non trovavate da nessun’altra parte la rivista australiana Doingbird? <strong>Allora do you read me?! è il posto che fa per voi!</strong> Consulenti esperti ti sapranno guidare tra i titoli e ti aiuteranno a spulciare tra le riviste dell’archivio. Do you read me?! è un luogo che vale la pena di visitare, ma se proprio non si ha voglia di uscire di casa,<strong> tutti i titoli si possono acquistare anche on line.</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-15703" title="20100428_235-Wand-Mode" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/10/20100428_235-Wand-Mode.jpg" alt="" width="580" height="387" /><br />
</strong></p>
<p><strong>Questa edicola speciale è stata aperta nel 2008</strong> (infatti ad ottobre festeggia il suo secondo anniversario, accompagnato da una serie di eventi speciali), e dopo soli due anni gode della fama di un negozio unico e particolare. <strong>L’arredamento è molto semplice e di buon gusto</strong>, gli scaffali neri sui quali sono esposte le riviste sono minimal, in modo da far spostare l’attenzione dei fruitori sulle numerose meraviglie editoriali. Attraversando la soglia di do you read me?! si nota subito che <strong>l’idea di questo posto è nata dall’amore per i print media e per la cultura.</strong> I due proprietari sono il designer Mark Kiessling e la libraia Jessica Reitz, due esperti e amanti dell’arte, del design, della moda e della cultura in generale.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-15704" title="20100428_233-Wand-Raum" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/10/20100428_233-Wand-Raum.jpg" alt="" width="580" height="387" /></p>
<p>Un altro plus di do you read me?! ? Beh: <strong>dopo aver acquistato qualche bella e inusuale rivista, potrete anche godervi una passeggiata tra tutte le gallerie d’arte</strong> della bella zona di Auguststrasse per poi prendere un caffè o un te in uno dei numerosi locali nelle vicinanze e rilassarvi sfogliando i vostri nuovi magazines.<strong> Insomma: buon appetito e buona lettura!</strong></p>
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		<title>826 Valencia: San Francisco tra pirati e parole</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 03:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Maffei</dc:creator>
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		<category><![CDATA[826 Valencia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Se state cercando la vera atmosfera, vitale e creativa, di San Francisco; se amate i libri e credete nell&#8217;importanza di saper comunicare con le parole; se siete curiosi di scoprire dove i pirati si riforniscono di vestiti e provviste, 826 Valencia è – letteralmente – l&#8217;indirizzo per voi. Nel cuore del Mission District, dove i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Se state cercando la vera atmosfera, vitale e creativa, di San Francisco</strong>; se amate i libri e credete nell&#8217;importanza di saper comunicare con le parole; <strong>se siete curiosi di scoprire dove i pirati si riforniscono di vestiti e provviste,</strong> <a href="http://www.826valencia.org/"><strong>826 Valencia</strong></a> è – letteralmente – l&#8217;indirizzo per voi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-14994" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/10/826-Valencia-1.jpg" alt="" width="580" height="387" /></p>
<p>Nel cuore del Mission District, dove i salon de belezas, le taquerias e i murales segnalano <strong>la fortissima presenza della comunità latino-americana, fra librerie, locali di tendenza e boutique nate a seguito della gentrification del quartiere</strong> (iniziata negli anni Novanta), il civico 826 di Valencia Street ospita un edificio speciale sin dalla facciata. Sopra l&#8217;insegna, <strong>un’illustrazione del geniale artista Chris Ware racconta lo sviluppo parallelo dell&#8217;uomo e della comunicazione.</strong> Per cogliere ogni dettaglio dell&#8217;opera è necessaria una lettura attenta ma anche una buona dose di coraggio: dicono che la posizione privilegiata <strong>per godere di questo capolavoro sia il centro della strada, macchine in corsa permettendo!</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-14995" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/10/826-Valencia-2.jpg" alt="" width="580" height="387" /><br />
</strong></p>
<p>Dietro la facciata, 826 Valencia è innanzitutto una scuola di scrittura no-profit fondata dallo scrittore, <strong>editor e sceneggiatore Dave Eggers e dall&#8217;educatrice Nínive Calegari.</strong> L&#8217;obiettivo è quello di esercitare e stimolare le capacità di scrittura dei giovani studenti, spesso provenienti da famiglie in cui<strong> l&#8217;inglese è la seconda lingua e da scuole con scarsi finanziamenti, </strong>nella convinzione che lavorare <strong>a stretto contatto con un tutor </strong>permetta a ogni ragazzo di maturare competenze fondamentali per la sua crescita e il suo successo futuro.</p>
<p>Nella sede di Valencia Street il lavoro di insegnamento procede parallelamente a quello di <a href="http://www.mcsweeneys.net/"><strong>McSweeney&#8217;s</strong></a>,<strong> la casa editrice fondata dallo stesso Eggers</strong>: ogni giorno un team di professionisti, molti dei quali (a centinaia!) sono volontari, offre aiuto per i compiti a casa, organizza workshop, <strong>supporta le scuole nello sviluppo di progetti e coinvolge i ragazzi nella realizzazione di vere e proprie iniziative editoriali. </strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-14996" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/10/826-Valencia–3.jpg" alt="" width="580" height="387" /><br />
</strong></p>
<p><strong>Non finisce qui. </strong>Le classi destinate ad accogliere ragazzi di tutta San Francisco sono infatti nascoste alla vista da un locale decisamente sui generis: <strong>una volta varcata la porta d&#8217;ingresso i visitatori si trovano catapultati in un vero e proprio negozio per pirati,</strong> dove è possibile leggere buffi consigli per il corsaro perfetto, scoprire tesori nascosti e acquistare – oltre alle pubblicazioni McSweeney&#8217;s e dei ragazzi di 826 Valencia –<strong> coloratissime bende per gli occhi, gambe di legno e tutto l&#8217;equipaggiamento necessario ad affrontare la vita in mare.</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-14997" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/10/826-Valencia-4.jpg" alt="" width="580" height="387" /><br />
</strong></p>
<p>Il successo della filosofia di 826 Valencia e del suo Pirate Store ha permesso la nascita di 826 National: <strong>un network con nove sedi in tutti gli Stati Uniti, </strong>ognuna delle quali divide gli spazi con una bizzarra attività commerciale che finanzia la scuola di scrittura e rende i ragazzi infinitamente più entusiasti all&#8217;idea dei compiti a casa. <strong>A Los Angeles si può trovare tutto il necessario per viaggiare nel tempo; i commessi di Ann Arbor riparano robot; Chicago ha una selezionatissima clientela di agenti segreti e a 826NYK, con la sua Superhero Supply Company</strong>, <a href="http://www.nuok.it/2009/10/brooklyn-superhero-supply-co/">NUOK ha già dedicato un articolo in passato</a>.</p>
<p>Per i vostri prossimi giri tra le strade San Francisco e di New York, come soluzione al traffico e agli imprevisti della metropoli, <strong>consigliamo un tesoro pieno di pazienza o una bevanda antigravità!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Sfoglia una cupcake, mentre mangi un libro!</title>
		<link>http://www.nuok.it/uncategorized/sfoglia-una-cupcake-mentre-mangi-un-libro/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 01:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Avallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[Vedete questa meraviglia di zucchero e burro? E&#8217; una delle cupcakes fiorite di Cupcake Cafe, al 18 W della 18th strada (e come dimenticarlo?). I gusti sono solo tre: cioccolato su cioccolato, vaniglia su cioccolato, caffé su cioccolato. Le dimensioni due: grande da 4 dollari, piccola da 2 dollari e mezzo. Il caffè ha un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10235" title="P1030827" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030827.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><strong>Vedete questa meraviglia di zucchero e burro?</strong> E&#8217; una delle cupcakes fiorite di <a href="http://www.cupcakecafe-nyc.com/">Cupcake Cafe</a>, al 18 W della 18th strada (e come dimenticarlo?).</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10236" title="P1030822" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030822.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><strong>I gusti sono solo tre:</strong> cioccolato su cioccolato, vaniglia su cioccolato, caffé su cioccolato. <strong>Le dimensioni due</strong>: grande da 4 dollari, piccola da 2 dollari e mezzo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10237" title="P1030823" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030823.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><strong>Il caffè ha un buon aroma</strong>, ma molto forte. Ma le protagoniste sono loro, queste tortine dai boccioli colorati e cremosissimi (sì, è crema, non glassa!).<strong> Siamo sicuri che ne sarete rapiti!</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10238" title="P1030828" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030828.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p>La pasticceria ha <strong>poltroncine e divanetti con coccinelle ricamate</strong>, tavoli di legno sostenuti da animali e tanti, tantissimi libri per bambini &#8211; della confinante libreria <a href="http://www.booksofwonder.com/">Books of Wonder</a>. Non per niente, sembra di essere davvero caduti nel Paese delle Meraviglie!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10239" title="P1030824" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030824.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><strong>Pasticceria e libreria non hanno niente a che fare</strong> l&#8217;una con l&#8217;altra, semplicemente hanno pensato: <strong>perché tenere il muro in mezzo? </strong>Ed ecco allora, questo gustoso &#8211; per palato, occhi e cuore &#8211; openspace.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10240" title="P1030830" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030830.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p>Nella sala in fondo in fondo in questo periodo troverete una mostra dedicata alle più belle illustrazioni tratte da libri per bambini. <strong>Vanno dai 200 ai 1600 dollari, come quella qui sotto!</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10241" title="P1030832" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030832.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p>L&#8217;autore di queste illustrazioni è <a href="http://www.roccoart.com">John Rocco</a> &#8211; che vive a Brooklyn con moglie, figlia e cagnolino &#8211; ma cresciuto a Barrington, Rhode Island.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10242" title="P1030834" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030834.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><strong>Una più bella dell&#8217;altra.</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10243" title="P1030835" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030835.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><strong>Ma Books of Wonder riserva un&#8217;altra meraviglia.</strong> Ci sono intere vetrinette sotto chiave dedicate ai libri antichi ed alle prime edizioni dei grandi classici. <strong>Il Mago di Oz? 40 mila dollari!</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10244" title="P1030838" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030838.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><strong>Ma non è il più caro! </strong>Date uno sguardo a questa raccolta di poesie del 1898 &#8220;<em>By the Candelabra&#8217;s Glare</em>&#8221; di L. Frank Baum. <strong>Ben 75.000 dollari!</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10245" title="P1030840" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030840.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><strong>Anche io ho avuto la mia meraviglia. </strong>Ho ritrovato tra gli scaffali uno dei libri che ha accompagnato la mia infanzia: The Very Hungry Caterpillar. Da piccola lo odiavo, <strong>soprattutto quando da super ciccione, diventava una orrenda farfalla. </strong>Ora ho scoperto che questo libro illustrato di Eric Carle risale al 1969 ed è vincitore di numerosi premi. <a href="http://www.guardian.co.uk/books/2009/mar/14/eric-carle-author">Pare che abbia venduto più di 30 milioni di copie.</a> Mah.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10246" title="P1030843" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030843.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p>Una piccola sezione è dedicata ai libri per bambini in italiano.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10247" title="P1030851" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030851.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p>Girovagate tra questi libri e <strong>lasciatevi conquistare dalle divertentissime copertine.</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10248" title="P1030852" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030852.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p><strong>Coraggio!</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10249" title="P1030854" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030854.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p>Una cosa è certa: <strong>solo a New York un piccione può trovare un hot dog per strada!</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-10250" title="P1030858" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/P1030858.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
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		<title>Diari newyorkesi: Simone Marchesi traduce Walt Whitman</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 01:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[tradurre]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[walt whitman]]></category>
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		<description><![CDATA[Whitman, il poeta che, come New York, contiene moltitudini e si contraddice («Do I contradict myself? / Very well, then, I contradict myself; / (I am large – I contain multitudes)»), ci dona oggi nelle belle traduzioni di Simone Marchesi un antico ma ancora vivo ritratto di questa città che contraccambia amore («[…] as I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-thumbnail wp-image-1499 alignleft" title="n" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/n-150x150.jpg" alt="n" width="150" height="150" />Whitman, il poeta che, come New York, contiene moltitudini e si contraddice («Do I contradict myself? / Very well, then, I contradict myself; / (I am large – I contain multitudes)»), ci dona oggi nelle belle traduzioni di Simone Marchesi un antico ma ancora vivo ritratto di questa città che contraccambia amore («[…] as I pass O Manhattan, your frequent and swift flash of eyes offering me love») e poi dà brividi se si attraversano le sue parti ignote e inesplorate come, del resto, accade anche quando si attraversa l’immenso libro-città <em>Leaves of Grass</em> («But you ye untold latencies will thrill to every page») tutto edificato sull’io universale di Walt. Pubblicato nel 1855 a Brooklyn è certamente ancora attualissimo, oltre ad essere uno dei grandi libri newyorkesi della letteratura Americana.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nuok.it/team/alessandro-polcri"><strong>Alessandro Polcri</strong></a></p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>***</strong></h3>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Simone Marchesi<br />
Un corpo a New York: da Walt Whitman.</strong></h3>
<p><em><strong>Mannahatta: </strong>I WAS asking for something specific and perfect for my city, Whereupon lo! upsprang the aboriginal name.   Now I see what there is in a name, a word, liquid, sane, unruly, musical, self-sufficient, I see that the word of my city is that word from of old.</em></p>
<p>La storia dell’incontro tra il mio corpo e New York ha due inizi.<br />
Il primo, fugace, è dell’inverno del 1996: alla fine di un interminabile viaggio in treno da South Bend a Manhattan, ho vissuto per una settimana in una città assurdamente sepolta dalla neve e spopolata. I ricordi sono due, separati da un netto gradiente termico: l’immagine di rari sciatori sulle Avenue deserte dal traffico e un tempio di arenaria calda affacciato, attraverso la grande vetrata della sala egizia, su di un mondo incongruamente bianco.<br />
Il secondo, più intimo, risale al 2002, quando per un anno sono stato pendolare tra il New Jersey e Sarah Lawrence College a Bronxville, percorrendo tre volte alla settimana il corridoio sotterraneo tra Penn Station e Grand Central. Questa volta il paesaggio che lasciava traccia era umano: persone e cose in movimento, e cose solo in quanto fatte per contenere, trasportare, sostenere, limitare, dirigere il movimento delle persone. Nessuna di queste due tappe ha avuto bisogno di parole. Il corpo, trasportato, traslato, tradotto a New York era un luogo sufficientemente chiaro per svolgere qualsiasi transazione tra me e la città: quello che c’era da dire, bastava dirselo dentro.<br />
Le cose sono cambiate nel 2007, quando con mia figlia –nata in America, cittadina di questo grande paese a est dell’Est, e con tutto il diritto di appartenergli– è nato anche il bisogno di trovare un modo per dirle qualcosa di vero sulle cose intorno a noi. Per non venire meno al dovere di un padre di provarsi almeno a spiegare, con onestà, un paese che non è il suo, ho cercato un luogo di incontro tra lingue, memorie e culture. Alla domanda di onestà ho risposto nel solo modo che sapevo: traducendo le parole altrui –che erano vere perché interne agli oggetti che costruivano– in una lingua che fosse altrettanto vera, per me, e condivisa con mia figlia.<br />
Alla fine di questo progetto è venuta la traduzione, insieme a Simone Lenzi, del lungo poema di Robert Pinsky <em>An explanation of America</em>. Ma prima di questa a rispondere a quel bisogno sono venute le traduzioni da alcuni dei testi più newyorkesi di Whitman. Erano un necessario apprendistato alla resa della voce stratificata di Pinsky e un’altrettanto necessaria restrizione di campo sul primo e più immediato dei molti possibili paesaggi umani d’America. Whitman mi aiutava a non produrre –con una lente che si è accostata all’America e alla Città troppo tardi per non distorcerle– un’immagine non vera di New York. E Whitman andava tradotto: mi sembrava altrettanto un errore indicare <em>Leaves of Grass</em> a mia figlia (con un “<em>tolle, lege</em>” asettico e deresponsabilizzato) e lasciare a una lingua che non è la mia le parole che erano divenute veicolo di quella verità ed esperienza, sperando che suonassero vere per lei.<br />
Whitman, dunque, e “la mia New York” (una realtà negoziata, contesa e infine condivisa tra uno <em>ius soli</em>, che era solo suo, e uno <em>ius sanguinis</em>, del quale, traducendo, mi andavo appropriando): l’onestà sfaccettata del suo modo di vedere la città e le parole sulle quali non poneva ipoteche semantiche evidenti mi attraevano. La sua era una verità delle cose, quella intrinseca allo sguardo, che faceva interagire in ogni oggetto memoria culturale, attività semiotica e potenzialità linguistica. In quella verità mi sembrava poter trovare spazio anche la mia.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>***</strong></h3>
<p><strong>Proem</strong><br />
Come, said my soul,<br />
Such verses for my body let us write, (for we are one),<br />
That should I after death invisibly return,<br />
Or, long, long hence, in other spheres,<br />
There to some group of mates the chants resuming,<br />
(tallying earth&#8217;s soil, trees, winds, tumultuous waves,)<br />
Ever with pleas&#8217;d smile I may keep on,<br />
Ever and ever yet the verses owning&#8211;as, first, I here and now,<br />
Signing for soul and body, set to them my name<br />
Walt Whitman</p>
<p><strong>Proemio</strong><br />
Vieni, disse l’Animo mio: scriviamo versi per il Corpo<br />
(non siamo forse noi una cosa sola?)—versi<br />
che se mai tornassi, invisibile, di là dalla morte,<br />
o, molto, molto più in là, in altre sfere,<br />
a riprendere con altre schiere di mortali il canto<br />
(riconciliando il suolo della terra, gli alberi, i venti, e le onde inquiete),<br />
io possa, sempre con un sorriso compiaciuto,<br />
riconoscere, per sempre—sempre—come miei, come io qui e ora<br />
firmando per anima e corpo, li ascrivo a me,<br />
Walt Whitman.</p>
<p><strong>What is it then between us?</strong><br />
What is it then between us?<br />
What is the count of the scores or hundreds of years between us?</p>
<p>Whatever it is, it avails not &#8211; distance avails not, and place avails not,<br />
I too lived, Brooklyn of ample hills was mine,<br />
I too walk&#8217;d the streets of Manhattan island, and bathed in the waters around it,<br />
I too felt the curious abrupt questionings stir within me,<br />
In the day among crowds of people sometimes they came upon me,<br />
In my walks home late at night or as I lay in my bed they came upon me,<br />
I too had been struck from the float forever held in solution,<br />
I too had receiv&#8217;d identity by my body,<br />
That I was I knew was of my body, and what I should be I knew I should be of my body.</p>
<p><strong>Che cosa c’è, dunque, fra noi?</strong><br />
Che cosa c’è, dunque, fra noi?<br />
A cosa ammontano gli anni –decine o centinaia– fra noi?</p>
<p>Sia quel che sia, non basta:  la distanza non basta né lo spazio.<br />
Anch’io ho vissuto, e Brooklyn  con le sue dolci dune è stata mia,<br />
anch’io ho camminato per le strade  dell’Isola e mi sono bagnato nelle acque intorno a lei,<br />
anch’io ho sentito nascere dentro me inquieti ed improvvisi i dubbi;<br />
di giorno, fra la gente, è quando a volte quelli mi hanno preso,<br />
di notte, tardi, mentre tornavo a casa, o a letto, mi hanno preso;<br />
anche in me si è fissata l’eterna sospensione di un frammento,<br />
anche in me è stato il corpo a dare identità,<br />
il fatto che io esista so che appartiene al corpo; e ciò che dovrei essere io so che dovrò esserlo di lui.</p>
<p><strong>To Foreign Lands</strong><br />
I HEARD that you ask&#8217;d for something to prove this puzzle the New World,<br />
And to define America, her athletic Democracy,<br />
Therefore I send you my poems that you behold in them what you wanted.</p>
<p><strong>Per l’estero</strong><br />
Mi han detto che chiedevi qualcosa con cui sciogliere l’arcano di questo mondo nuovo<br />
e spiegarti l’America davanti agli occhi—la sua asciutta democrazia.<br />
Prendi le mie poesie: in loro c&#8217;è riflesso ogni tuo sogno.</p>
<p><strong>Behold this Swarthy Face</strong><br />
BEHOLD this swarthy face, these gray eyes,<br />
This beard, the white wool unclipt upon my neck,<br />
My brown hands and the silent manner of me without charm;<br />
Yet comes one a Manhattanese and ever at parting kisses me lightly on the lips with robust love,<br />
And I on the crossing of the street or on the ship&#8217;s deck give a kiss in return,<br />
We observe that salute of American comrades land and sea,<br />
We are those two natural and nonchalant persons.</p>
<p><strong>Anche se io offro</strong><br />
Anche se io offro a tutti un volto che il sole ha reso bruno,<br />
degli occhi grigi ed una barba che è come lana, cresciuta<br />
intatta sul mio collo, e le mie mani scure e quel silenzio aspro che mi fa chi sono,<br />
c’è sempre chi in quest’isola, al congedo, mi lascia un bacio  leggero sulle labbra, in segno di un amore intero;<br />
ed io, nel traversare di una strada o sul ponte di una nave, mi congedo con un bacio da lui, lo stesso.<br />
È il saluto dei compagni americani—da terra o mare—<br />
che ci affratella: due persone che sprezzano ciò che non è natura.</p>
<p><strong>City of Orgies</strong><br />
CITY of orgies, walks and joys,<br />
City whom that I have lived and sung in your midst will one day make you illustrious,<br />
Not the pageants of you, not your shifting tableaus, your  spectacles, repay me,<br />
Not the interminable rows of your houses, nor the ships at the  wharves,<br />
Nor the processions in the streets, nor the bright windows with  goods in them,<br />
Nor to converse with learn&#8217;d persons, or bear my share in the soiree or feast;<br />
Not those, but as I pass O Manhattan, your frequent and swift flash of eyes offering me love,<br />
Offering response to my own &#8211; these repay me,<br />
Lovers, continual lovers, only repay me.</p>
<p><strong>Città di orge</strong><br />
Città di orge, flaneurie e gioie—<br />
città che un giorno l’avere io abitato in te e cantato dal centro del tuo cuore farà esser più bella:<br />
non è la mostra che ora fai di te, non sono i tuoi sfondi cangianti, i tuoi spettacoli, che mi ripagheranno;<br />
non le schiere interminabili di case, né le navi in sosta ai moli,<br />
né le processioni in strada, né le vetrine accese di cose da comprare,<br />
e neppure il conversare coi tuoi pochi, e recitare la parte che mi spetta, nelle tue sere in festa.<br />
Non tutto questo, ma quegli occhi, che al mio passaggio<br />
—per un istante appena—mi offrono amore,<br />
amore in contraccambio al mio per te: gli amanti valgono ciò che io ti do.<br />
Solo gli amanti che non hanno tregua, quelli sí, valgono ciò che io ti do.</p>
<p><strong>I Am He That Aches with Love</strong><br />
I AM he that aches with amorous love;<br />
Does the earth gravitate? does not all matter, aching, attract<br />
all matter?<br />
So the body of me to all I meet or know.</p>
<p><strong>Sono io questo che soffre</strong><br />
Sono io questo che soffre di un amore innamorato e amaro;<br />
Non è la terra il punto a cui si trae —e la materia non attrae, soffrendo—<br />
ogni altro peso?<br />
Così il corpo che è me a tutto ciò che incontro o so.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9105" title="simgen2010" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/05/simgen2010.jpg" alt="" width="194" height="233" /><strong>Nota bio-bibliografica</strong><br />
Simone Marchesi, nato a Orbetello (GR) nel 1968, si è trasferito negli Stati Uniti nel 1995 e dal 1997 vive e lavora a Princeton, in New Jersey, dove insegna letteratura italiana medievale. Nel 2004 ha pubblicato Stratigrafie decameroniane, un volume di studi su Boccaccio e la cultura classica, e ha in uscita con The University of Toronto Press una monografia intitolata Dante and Augustine: Linguistics, Poetics, Hermeneutics. Con la firma Simone Lenzi e Marchesi è uscita nel 2009 Un&#8217;America, edizione italiana del poema An Explanation of America di Robert Pinsky. Dalla collaborazione con Simone Lenzi è nato anche Traccia fantasma: testi e contesti per le canzoni dei Virginiana Miller (2005).</p>
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		<title>Strand and the City</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 03:36:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[libreria]]></category>
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		<description><![CDATA[Per chi ama i libri lo Strand 105 più che un nome è quasi un indirizzo. Di certo, per chi vive in Città, lo Strand non è soltanto una libreria, ma un luogo di frequentazione particolare, un’interpretazione dell’oggetto libro e, ancor più, un modo di essere di New York. Fondata nel 1927 da Ben Bass [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9067" title="P1030361" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/05/P1030361.jpg" alt="" width="580" height="435" /></p>
<p>Per chi ama i libri lo <a href="http://http://www.strandpublishing.co.uk/"><strong>Strand 105</strong></a> più che un nome è quasi un indirizzo. Di certo, per chi vive in Città, lo Strand non è soltanto una libreria, ma un luogo di frequentazione particolare, un’interpretazione dell’oggetto libro e, ancor più, un modo di essere di New York. <strong>Fondata nel 1927 da Ben Bass e situata oggi all’angolo tra Broadway e dodicesima strada</strong>, lo Strand attira anche l’attenzione dei distratti: la tenda rossa che corre intorno ai carrelli esterni coi libri in offerta a un dollaro è il segno inconfondibile di questo luogo: <strong><a href="http://www.strandbooks.com/app/www/p/aboutus/">18 miles of books</a> contenuti su piani e falsi piani, tra libri nuovi offerti al 50 per cento e libri usati, rari</strong> (lo Strand 105 possiede la collezione più grande della Città), reminder e occasioni speciali. Una misura impressionante, quasi 29 chilometri di libri, un cartaceo percorso le cui cifre sono riportate tanto sulla tenda quanto sui gadget di questa libreria-culto. Non è un caso che una marca altrettanto cult del mondo dell’abbigliamento come American Apparel, da sempre celebre per le sue linee monocromatiche, accolga tra le sue tinte unite il marchio Strand 105.</p>
<p>Per chi se lo fosse chiesto, <strong>il nome di questo bookstore rimanda a una celebre strada londinese che va da Trafalgar Square e si snoda verso est</strong> fino a raggiungere Fleet Street all’altezza di Temple Bar. A questa strada, <a href="http://www.nonsenselit.org/Lear/BoN/">Edward Lear</a> dedicò uno dei suoi celebri nonsense in cui un rozzo abitante di Anerley se ne va a spasso con due maiali in mano per ritornarsene via, senza che nulla sia accaduto veramente, a fine giornata:</p>
<p><em>“There was an Old Person of Anerley, / Whose conduct was strange and unmannerly; / He rushed down the Strand / With a pig in each hand, / But returned in the evening to Anerley.”</em></p>
<p>Il contrasto che si crea tra le maniere poco signorili dell’uomo di Anerley e la prescelta location è certamente voluto da Lear, dato che nel secolo XIX l’anglosassone Strand era un luogo ben noto della City:<strong> publishing street e ritrovo di intellettuali inglesi, una sorta di rive gauche anglaise</strong>, stando anche al significato del termine strand, “the land bordering a sea, lake or river.” Se si considera, infatti, la vicinanza della strada alle sponde del Tamigi, sembra esser questo il più probabile dei quattro lemmi riportati dall’Oxford English Dictionary. Di un tale carattere à la page, la libreria della Città sembra davvero aver trattenuto qualcosa:<strong> lo Strand rappresenta non soltanto una meta attualissima, ma anche l’unico sopravvissuto di una storia del passato </strong>che ha il suo inizio alla fine del secolo XIX sulla 4th Avenue. Lungo quel “meridiano” si sviluppava la cosiddetta Book Row, una fila di quarantotto librerie estesa per sei isolati che andava da Union Square. ad Astor Place e di cui lo Strand entrò a far parte nel 1927: all’epoca una vera e propria Book City dentro New York.</p>
<p>Per trovare la tenda rossa dello Strand 105 serve prima di tutto la formula seguente: <strong>14 St-Union Sq L-N-Q-R-W-4-5-6</strong>. Si tratta delle linee della metropolitana che fermano a Union Sq., uno dei centri nevralgici della scacchiera. Ritrovata la superficie e imboccata Broadway, basta camminare per due isolati vero sud perché alla coda dell’occhio non sfugga l’impressione di una grande e continua superficie rossa che ripara vetrine e carrelli.</p>
<p><strong>Raggiunta oggi la veneranda età di 83 anni,</strong> lo Strand 105 non dimostra affatto la sua età. Basta entrare e perdersi per un po’ tra file e piani di volumi per cogliere l’aspetto più elegante del luogo: una vicenda di colori e segni grafici che rendono lo Strand 105 un’istallazione degna di un graphic designer. Forse è per questo che la libreria <strong>offre al pubblico books by the foot, un’originale trovata </strong>che permette di affittare o comperare libri al “piede”, ossia ogni trenta centimetri circa, con tanto di specifiche richieste tematiche. Una sorta di vanitas vanitatum che non appare per nulla vana alla Città.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nuok.it/team/diego-bertelli"><strong>Diego Bertelli </strong></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vegetariani per un libro? Grazie a “Eating Animals”!</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 16:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Corsellini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un mondo ideale la letteratura cambia il mondo. È quello che si propone di fare il giovane scrittore americano Jonathan Safran Foer con “Eating Animals”, edito in Italia con il titolo “Se niente importa”(Guanda) . Dopo i romanzi “Ogni cosa è illuminata” e “Molto forte incredibilmente vicino”, Jonathan, arrivato alle soglie della paternità, parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8664" title="Immagine 32" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/05/Immagine-32.png" alt="" width="214" height="349" />In un mondo ideale la letteratura cambia il mondo. È quello che si propone di fare il giovane scrittore americano Jonathan Safran Foer con “<strong>Eating Animals</strong>”, edito in Italia con il titolo “Se niente importa”(Guanda) .</p>
<p>Dopo i romanzi “<strong>Ogni cosa è illuminata</strong>” e “<strong>Molto forte incredibilmente vicino</strong>”, Jonathan, arrivato alle soglie della paternità, parte all’esplorazione del grande cibo-simbolo dell’America: la carne.</p>
<p><strong>Nel paese degli hamburger e degli hot dog</strong>, lo scrittore compie un viaggio nell’orrore e nella barbarie degli allevamenti animali per smantellare attraverso filosofia, letteratura e scienza le convinzioni che usiamo per giustificare le nostre abitudini alimentari.</p>
<p><strong>Esplorando la nostra supposta superiorità di essere umani rispetto agli animali</strong>, lo scrittore riflette sulla crudeltà applicata nell’allevamento e nella pesca per arrivare a un concetto filosofico più ampio. “<strong>Crudeltà non è solo la volontà di procurare sofferenza, </strong>- scrive Safran Foer-<strong> ma anche l’indifferenza a quella volontà. Dipende dalla capacità di comprenderla e dalla scelta di combatterla o di ignorarla</strong>”.</p>
<p>Grande successo di vendite e caso editoriale, i<strong>l libro sta smuovendo le coscienze e convertendo orme di lettori a un nuovo vegetarianesimo</strong>. Nel blog dedicato al libro (<a href="http://www.eatinganimals.com">www.eatinganimals.com</a>) fioccano le confessioni di carnivori pentiti, vegani redenti e amanti degli animali. Non mancano i proseliti famosi: dopo aver letto il libro, <strong>l’attrice vegetariana Natalie Portman si è fatta vegana rifiutando latte e uova.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8667" title="stopeating" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/05/stopeating.jpg" alt="" width="232" height="350" />C’è da chiedersi se durerà o se il fenomeno avrà la vita della <strong>promozione del libro e delle relative interviste che da mesi Jonathan elargisce ai giornali di tutto il mondo</strong>.  C’è da domandarsi come mai migliaia di persone non si siano mai chieste prima l’origine di quello che mangiavano. Certo, come nelle migliori storie, qualche volta serve un bambino per accorgersi che il re è nudo. <strong>Ma non preoccupiamoci, passerà.</strong> Presto qualcuno scriverà un libro sulla tortura dei vegetali da parte degli agricoltori e allora tutti ritorneranno a mangiare carne cruda. <strong>In fondo è solo letteratura.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nuok.it/team/camilla-corsellini"><strong>Camilla Corsellini</strong></a></p>
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		<title>STELLE E STRISCE: Silvia Pareschi</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 17:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo Staglianò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[BOOK]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Pareschi]]></category>
		<category><![CDATA[traduttrice]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
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		<description><![CDATA[:: Benvenuta su Nuok, Silvia! Per iniziare vorremmo sapere cos’hai provato la prima volta che hai messo piede a New York. Era come te l’aspettavi? La prima volta avevo sedici anni. Era l’estate del 1985, ed ero andata a New York con una vacanza studio. Ben presto io e un’amica abbandonammo del tutto illegalmente il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5356" title="pareschi" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/pareschi.png" alt="" width="556" height="416" /></p>
<p><strong>:: Benvenuta su Nuok, Silvia! Per iniziare vorremmo sapere cos’hai provato la prima volta che hai messo piede a New York. Era come te l’aspettavi?</strong> La prima volta avevo sedici anni. Era l’estate del 1985, ed ero andata a New York con una vacanza studio. Ben presto io e un’amica abbandonammo del tutto illegalmente il gruppone di altri adolescenti e cominciammo a girare la città per conto nostro, a tutte le ore del giorno e della notte, usando il college solo come dormitorio. Inutile dire che ci divertimmo come pazze. La prima volta a New York, per un mese, praticamente da sola, a sedici anni: una cotta violentissima, un’esperienza che mi ha cambiato la vita.</p>
<p><strong>:: Sei una delle più affermate traduttrici italiane di narrativa contemporanea americana. Come nasce il tuo amore per l’America e i suoi scrittori?</strong> A quel punto, dopo la mia cotta adolescenziale per New York, decisi molto coerentemente di laurearmi in letteratura russa, solo per scoprire che io e la Russia avevamo ben poco in comune. In realtà ero convinta di voler fare la traduttrice letteraria, solo che avevo sbagliato lingua. La correzione arrivò solo più tardi, quando frequentai un master di scrittura creativa e lì venni “scoperta” da un’importante traduttrice. Dall’inglese, naturalmente.</p>
<p><strong>:: Molti degli autori americani che hai tradotto (Jonathan Franzen, Don DeLillo, Nathan Englander) sono newyorkesi di nascita o di adozione: hai trovato in loro qualcosa in comune, che potresti riferire proprio alla loro frequentazione con questa città? Insomma, c’è qualcosa che identifica gli scrittori newyorkesi?</strong> I newyorkesi amano profondamente la loro città, e gli scrittori non fanno eccezione. La città è spesso presente nei loro libri, uno scenario perfetto perché al contempo multiforme e immediatamente riconoscibile. Poi, naturalmente, ogni scrittore la vive e la vede a modo suo. Don DeLillo è il classico intellettuale newyorkese che ha sempre vissuto a New York (anche se da un po’ si è trasferito fuori città) e la metropoli ce l’ha nel sangue. Jonathan Franzen, che viene dal Midwest, ha mantenuto uno sguardo più distaccato e ironico sulla grande metropoli. Nathan Englander, invece, pur avendo vissuto per anni in Israele, per certi versi rimane il tipico scrittore ebreo newyorkese, che tuttora risiede nell’antico bastione dell’intellighenzia ebraica cittadina, l’Upper West Side (“Sono uno dei pochi scrittori che non si è ancora trasferito a Brooklyn”, dice).</p>
<p><strong>:: Molti giovani italiani guardano all’America come a una terra di opportunità: esiste ancora il sogno americano? E gli stessi americani, secondo te, ci credono ancora?</strong> Certo che esiste ancora il sogno americano! Non è solo una questione di ricchezza, ma di atteggiamento nei confronti della vita, di apertura, ottimismo e voglia di fare, tutte cose che da noi purtroppo scarseggiano. E sì, gli americani ci credono ancora. Se smettessero di crederci sarebbe un vero guaio.</p>
<p><strong>:: Il tuo lavoro ti porta a viaggiare molto fra l’Italia e gli Stati Uniti, e sappiamo che oltre a New York frequenti anche San Francisco. La East e la West Coast sono davvero due mondi completamente diversi? Dicci cosa ti piace dell’una e dell’altra.</strong> Sì, le due coste sono mondi molto diversi. New York però non può essere identificata con l’intera East Coast, così come non può essere identificata con il resto degli USA. È un mondo a sé, e mi piace proprio per questo, oltre che per il fatto che ci si può trovare davvero di tutto, e quindi non è troppo difficile sentirsi a proprio agio. La West Coast è molto, molto bella, ma in genere i californiani sorridono un po’ troppo per i miei gusti.</p>
<p><strong>:: La cosa più folle che hai visto, o fatto, a New York.</strong> Dobbiamo tornare all’estate del 1985. Allora New York era una città molto meno sicura di adesso. Anzi, era proprio pericolosa. Ma io a sedici anni non me ne rendevo conto, e forse fu proprio per questo che per tutto quell’incredibile mese non mi successe mai niente di sgradevole. Una notte, verso le tre, io e la mia amica incontrammo un ragazzo simpatico che, dopo averci comprato due birre (eravamo minorenni!), permettendoci di provare l’ebbrezza di bere per la strada da una bottiglia nascosta dentro un sacchetto di carta, ci invitò a far colazione a casa sua. Dove? Nel Bronx! Ma certo, perché no? Il ragazzo, per fortuna, viveva nel North Bronx, la parte meno malfamata del quartiere, ma il lungo viaggio in metropolitana alle quattro del mattino, per andare a far colazione a casa di uno sconosciuto (nel Bronx!), fu un momento davvero memorabile. Come andò a finire? Ricordo vagamente che mangiammo qualcosa all’aperto, in un parchetto spelacchiato, e poi io e la mia amica tornammo al college a dormire.</p>
<p><strong>:: Il tuo posto segreto a New York.</strong> Premesso che per molte cose preferisco Brooklyn a Manhattan (Park Slope, con il bel Prospect Park, e Carrol Gardens, per esempio, sono due zone dove abiterei molto volentieri, mentre di Manhattan tendo a evitare le zone turistiche e soprattutto Midtown), quando sono a New York mi piace esplorare posti insoliti, a volte poco conosciuti anche dagli stessi newyorchesi, come Inwood, i Cloisters e, il più sconosciuto di tutti, City Island, un’isola all’estremità nord di Manhattan dove sembra di stare in un paesino di pescatori del New England. Ma il mio posto preferito in assoluto è la Promenade di Brooklyn Heights. Anche lì abiterei molto volentieri, se potessi!</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nuok.it/team/leonardo-stagliano/"><strong>Leonardo Staglianò</strong></a></p>
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		<title>Ancora LEGO, ancora su New York!</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 14:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è la prima volta che vi parliamo dei mattoncini LEGO e la città di New York. Vi avevamo presentato Sean Kenney ed i suoi modellini in miniatura, ricordate? Qualche giorno fa abbiamo scoperto, dal profilo Facebook dal nostro Carmine, un&#8217;altra chicca! Si tratta dell&#8217;illustratore Christoph Niemann, oltre ad avere una rubrica sul New York [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è la prima volta che vi parliamo dei mattoncini <strong>LEGO</strong> e la città di New York. Vi avevamo presentato <a href="http://www.nuok.it/2010/01/sean-kenney-new-york-city-in-lego/"><strong>Sean Kenney</strong></a> ed i suoi modellini in miniatura, ricordate? Qualche giorno fa abbiamo scoperto, dal profilo <em>Facebook</em> dal nostro <a href="http://www.nuok.it/team/carmine-savarese/">Carmine</a>, un&#8217;altra chicca!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5331" title="segnalazione" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/segnalazione.png" alt="" width="450" height="154" /></p>
<p>Si tratta dell&#8217;illustratore <a href="http://niemann.blogs.nytimes.com"><strong>Christoph Niemann</strong></a>, oltre ad avere una rubrica sul New York Times, è noto per le sue copertine su The New Yorker, Newsweek, Wired, The New York Times Magazine e American Illustration. I suoi lavori hanno vinto numerosi premi dall&#8217;American Institute of Graphic Arts, the Art Directors Club e American Illustration. E&#8217; anche l&#8217;autore di “<strong><a href="http://www.amazon.com/Pet-Dragon-Adventure-Friendship-Characters/dp/0061577766/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1219085700&amp;sr=1-1">The Pet Dragon</a></strong>” che insegna i caratteri cinesi ai giovani lettori.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5340" title="05a1c060ada0ab9c8affb110.L" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/05a1c060ada0ab9c8affb110.L.jpg" alt="" width="450" height="293" /></p>
<p>E non solo. E&#8217; l&#8217;autore di questo splendido progetto / board book &#8211; <a href="http://www.amazon.com/I-LEGO-N-Y-Christoph-Niemann/dp/0810984903"><strong>I LEGO N.Y.</strong></a> Ecco qualche estratto del suo originalissimo lavoro, che vi farà capire qualcosa in più sulla meravigliosa città di New York! Il suo sito è <strong><a href="http://christophniemann.com/">christophniemann.com</a></strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5333" title="02empirestate" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/02empirestate.jpg" alt="" width="500" height="332" /></strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5335" title="07manhattan" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/07manhattan1.jpg" alt="" width="500" height="332" /></strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5336" title="09fries" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/09fries.jpg" alt="" width="500" height="332" /><br />
</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5337" title="13taxi" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/13taxi.jpg" alt="" width="500" height="332" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5338" title="14sidewalk" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/03/14sidewalk.jpg" alt="" width="500" height="332" /></p>
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