Coolture

Nella moschea più bella del reame

Di tutte le moschee che con i loro minareti punteggiano Istanbul, una delle più affascinanti è sicuramente la moschea di Solimano il Magnifico (Sülemaniye camii in Turco).

La sua silhouette svetta carismatica e si affaccia maestosa sull’animato quartiere di Eminönü, da uno dei sette colli stambulani. Lo sapevate che Istanbul è detta, proprio come Roma, la città dei sette colli? Proprio così, sette alture circondate da un intricato dedalo di viuzze, particolarmente tortuose qui, nel cuore della città vecchia.

Dal colle numero tre, proprio dove sorge questa moschea, si ammira uno dei panorami più belli della città, specie la sera, quando migliaia di luci si specchiano sul Bosforo e il clamore della vita diurna si spegne un po’. Si arriva alla Sülemaniye camii dal ponte di Galata, quello che unisce la vecchia Stambul con i nuovi quartieri di Galata e Beyoğlu, passando attraverso il Corno d’Oro. Da qui, tra le canne dei pescatori che a tutte le ore affollano le due rive del ponte, si gode della vista perfetta della moschea: quasi un gigantesco gufo di pietra, appollaiato sulla sua altura.

Raggiungerla a piedi non è difficile. Dalla riva destra di Eminönü basta arrampicarsi su per le ripide stradine che dai piedi del ponte portano in cima al colle, seguendo i cartelli o le scritte graffitate sui muri dagli stambullers, per aiutare i turisti a orientarsi nel labirinto di viuzze in salita. In cima al colle c’è lei, la Sülemaniye, costruita nel 1550 dal famoso architetto Sinan per il Sultano Solimano il Magnifico; con i suoi numerosi edifici annessi (cucina per i poveri, cortile, scuole pubbliche, perfino uno splendido hammam ancora in uso), costituisce ancora oggi un vero e proprio quartiere.

Attorno a lei c’è sempre un gran traffico durante il giorno: i turisti accorrono per vedere lei, da poco (magnificamente) restaurata e tornata a splendere. In mezzo alle torme di visitatori, ai lustrascarpe e ai venditori ambulanti, al susseguirsi dei taxi e dei commercianti del Gran Bazar, è impossibile cogliere il suo aspetto veramente spirituale e solenne. Per farlo bisogna arrivare qui di sera, tra i canti dei mufti: è possibile (e consigliatissimo) visitarla al tramonto, durante la preghiera.

Il marmo consunto dei gradini conduce all’entrata della moschea, e sembra davvero di stare in un altro dove, e in un altro quando. Ci si sente lontani, in una fiaba o in una rêverie ottomana, a sbirciare tra le pesanti grate delle finestre da cui si intravedono grandi candelieri scintillanti.

Gli interni sono davvero magnifici: i tappeti rossi, divisi in cellette che rappresentano ognuna un posto di preghiera, sono lucidissimi e fiammanti.


Non ci sono molti orpelli, né vetrate sontuose, e nemmeno troppe decorazioni, maioliche o azuleios, come nella più famosa Moschea Blu.

Sobria ed elegante, la moschea è molto tranquilla. Una vera gemma.

All’uscita, non dimenticatevi di ammirare le mille luci di Istanbul riflesse sul Bosforo: non sono in molti a saperlo, ma la vista dal cortile sul retro della moschea è una delle più belle della città!



Lascia un commento