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Skyros, l’isola greca dove riscoprire l’Iliade e Alessandro Magno

25 settembre 2016

Prima di diventare l’eroe che noi tutti conosciamo, Achille non era così sicuro di voler andare in guerra e sua madre, la ninfa Teti, fece di tutto per proteggerlo dal suo funesto destino. Teti prese il figlio, lo portò su un’isola greca, lo fece vestire da donna e lo mise al servizio del re locale, sicura che non sarebbe stato trovato da Agamennone che tanto lo desiderava come alleato. Sfortunatamente la scaltrezza di Ulisse ebbe la meglio, Achille fu smascherato e dovette partire, facendo la fine che noi tutti sappiamo. Non lasciò l’isola però prima di aver avuto un figlio dalla principessa Deiadamia e avere una spiaggia che, nominata in suo onore, indica ancora oggi il luogo da cui l’eroe acheo salpò verso la Turchia. La spiaggia si chiama Achilli, e l’isola di cui fa parte è Skyros, nota anche come Sciro, la più grande delle Sporadi Settentrionali, nel mare Egeo.

OLTRE LA LEGGENDA

Con una dimensione totale di 209 chilometri quadrati e circa tremila abitanti, l’isola fa parte della regione dell’Eubea ed è raggiungibile sia via aereo, da Atene, che per mare.

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Il traghetto della Skyros Shipping Co. parte ogni giorno da Kymi (raggiungibile da Atene in tre ore di autobus) e dopo una traversata di un’ora e quaranta minuti approda a Linarià, porto dell’isola e piccolo complesso cittadino.

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Che si arrivi dal cielo o dal mare, è subito chiara una delle caratteristiche che rendono questo territorio speciale. Nata dall’unione di due isole molto diverse tra loro e a forma di clessidra, Skyros presenta due ambienti naturali diversissimi in uno spazio piuttosto ristretto: il nord è florido e verdeggiante, coperto di boschi e vegetazione, mentre il sud è brullo e arido. Verde e marrone, quindi, sono i colori che accolgono i suoi visitatori.

Per spostarsi agevolmente sull’isola, non si può fare affidamento ai trasporti pubblici: pochi autobus al giorno  percorrono solo le tratte più battute. I taxi sono diffusi ma ovviamente costosi, per cui avere un’auto di proprietà o affittarne una sul luogo è l’opzione scelta dalla maggior parte dei turisti. Sono presenti almeno quattro agenzie di car rental, che, indifferentemente da dove si trova il loro deposito, possono venire a prendere e riportare a casa i clienti.

Le auto più diffuse sono le piccole Atos o i comodi Jimmy, con tariffe dai 40 euro al giorno fino a tre giorni per poi scendere di prezzo per affitti più lunghi. L’unico tasto dolente, se si sceglie questa opzione, è la benzina, molto più costosa che sul continente.

NORD, SUD, SPIAGGE E NATURA

Dirigendosi a sud sarà subito chiaro che questa è la parte dell’isola meno trafficata e meno turistica. Dall’affollata spiaggia di Kalamitsa, una sola strada si arrampica puntando a sud, lasciando dietro di sé edifici e vegetazione. Questa parte dell’isola però vale una visita per i panorami mozzafiato che il percorso regala e per la presenza di una curiosa tomba tra gli ulivi. Superati un po’ di cartelli che invitano a non fare foto, data la presenza di basi militari della marina greca, aguzzando la vista si potrà scorgere un monumento bianco e verde a sinistra della strada.

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Si tratta della tomba del poeta inglese Rupert Brooke, morto al largo dell’isola durante la prima guerra mondiale e seppellito qui. Brooke è famoso per la sua poesia “Soldiers” i cui versi “Se dovessi morire pensa solo questo di me/ Che c’è un angolo di terra straniera/ Che sarà per sempre Inghilterra” sembrano essersi funestamente avverati. Circondata da ulivi e capre al pascolo, il monumento vale una visita anche per giocare un poco a caccia al tesoro: tra le fessura del marmo ammiratori e nostalgici hanno lasciato poesie e doni a questo artista che risposa così lontano da casa.

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Si è dopo poco però costretti a tornare indietro, in quanto questa strana finisce dritta in una delle basi militari. È viaggiando in direzione nord invece che si incontrano le spiagge più famose e le località più frequentate.

Il porto di Linarià, nella parte in cui l’isola è più stretta, non offre molte attrattive, se non qualche ristorante e negozietto, ma vale una visita se ci si vuole imbarcare sull’Apollon II per una crociera con tanto di visita alle grotte e  pranzo a base di aragosta per 25 euro, o per fare un salto da Kavòs.

Questo bar, costruito a picco su una scogliera, ha una piccola piattaforma privata da cui si può fare il bagno, guardare le barche attraccare a poca distanza, e poi tornare al tavolo rinfrancati a bere una delle bevande tipiche dell’estate, immancabilmente in mano a ogni greco che si rispetti: il freddo espresso.

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Caffé con ghiaccio e acqua fredda, è un vero toccasana nelle giornate calde, e si può chiedere skietos, senza zucchero, metrios, medio, o glicò, molto dolce.

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Aspous è una spiaggia a ridosso di un piccolo villaggio, che offre un bagnasciuga sabbioso ma forse troppe alghe in mare. Il personale del bar della spiaggia, per 9 euro a testa, con una moto d’acqua trascina tra le onde i turisti comodamente seduti su delle poltrone gonfiabili o delle enormi banane.

Superata poi Skyros, o Chora, la città principale arrampicata sulla montagna, si entra nella località più turistica di tutta l’isola. Magazia e Molos sono due villaggi ormai fusi in uno solo e la loro lunghissima spiaggia sabbiosa attira giovani e famiglie che passano l’intera giornata coricati sotto gli ombrelloni del Juicy Bar, che offre anche servizio bar e ristorante e l’ormai fondamentale wi-fi.

L’estremità nord di Molos è famosa per il suo mulino.

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Ormai in disuso, ospita un bar da cui si possono ammirare le onde infrangersi contro gli scogli data la perenne ventosità della zona.

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Alle spalle del bar, una chiesa scavata nella roccia aspetta di essere visitata.

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Proseguendo in direzione nord non resta che l’imbarazzo della scelta per dove fare un bel bagno. Aghios Petros è forse la più impegnativa da raggiungere, dati i pochi chilometri di strada sterrata percorribili in auto che la separano dalla strada principale, ma poi offre un’esperienza unica: spiaggia anche per nudisti e soprannominata “la spiaggia degli hippie”, molte persone campeggiano qui per tutta l’estate accendendo falò di notte e facendo festa.

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Poco lontano, per i veri esploratori, si può raggiungere a piedi la “spiaggia segreta”. Meglio chiedere indicazioni a qualcuno del luogo e prepararsi ad arrampicarsi: certi punti sono così ripidi che sono state tese delle corde affinché ci si possa aggrappare.

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Pefkos invece offre un panorama da cartolina. Situata in un’ansa circondata da conifere e alture, ricorda le vedute aeree del Canada. Dopo un bagno nella sua acqua cristallina ci si può riposare al bar o pranzare alla taverna a due passi dal mare.

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Atsista è tanto famosa quanto piccola, con una bellissima vista su una torre costruita nell’acqua e un piccolo pontile in legno, ma anch’essa nasconde molti segreti.

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Percorrendo infatti a piedi la spiaggia e arrampicandosi poi sugli scogli, dopo una brevissima passeggiata nel bosco, si può raggiungere una piccola spiaggia che ospita anche l’accademia di surf di Windy Bob, le cui vele riposano sotto gli alberi.

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Per chi invece preferisce le escursioni, l’isola è disseminata di sentieri percorribili che portano in cima alle numerose colline o addirittura, in molte ore, permettono di attraversare l’isola. Questi percorsi sono numerati e annunciati da specifici cartelli che ne indicano anche la difficoltà e la durata.

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Uno di questi si trova proprio all’estremità destra della spiaggia di Achilli e conduce a due chiese, mentre un altro, nella zona in cui l’isola si stringe di più, in meno di un’ora vi porta in cima a a una montagna fino alla Ecclisia Ai Lias, che è un ottimo posto da cui ammirare l’alba.  

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I VECCHI ABITANTI

Ma il nord non è solo spiagge e vegetazione, oltre a ospitare il piccolo aeroporto dell’isola, è anche il luogo in cui sorge Palamari, un sito archeologico risalente al 2300 a.C..

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Aperto al pubblico gratuitamente, offre una piccola stanza con pannelli esplicativi sul lavoro di scavo e sulle popolazioni che hanno abitato l’area, ma la parte senza dubbio più interessante è il sito stesso a picco sul mare. Come su tutto il resto dell’isola, il leggero vento che soffia costantemente rende più fruibile la visita anche nelle ore più calde. Numerosi cartelli posti lungo il percorso aiutano i visitatori a orientarsi tra le vie circondate dai resti della piccola città, mentre se si vogliono ammirare i ritrovamenti archeologici dell’isola bisogna dirigersi verso Chora, al museo archeologico.

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Pagando quattro euro di ingresso, si potranno vedere esposti vasi, monili, statue e steli ritrovate su tutto il territorio di Skyros, mentre una stanza del museo è dedicata alla ricostruzione della tipica casa skiriana, con tanto di tappeti appesi alle pareti e icone religiose.

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Poco distante, l’originale musei Faltaits merita sicuramente una visita. La casa di Manos Faltais, reporter di guerra e pittore originario dell’isola morto a metà del secolo scorso, per soli due euro si apre ai turisti che possono ammirare la collezione di quadri, statue, stampe e libri antichi del proprietario in un atmosfera quasi boehemiene.

Parte del piano di sopra è invece organizzata come museo folkloristico, dove si possono trovare i tipici e un po’ spaventosi costumi skiriani. In onore del Carnevale, gli uomini dell’isola partecipano a una processione indossando le tipiche calzature della zona e una pelle di capretto sul viso. Così indistinguibili l’uno dall’altro, ognuno di loro indossa un particolare foulard che ne permette il riconoscimento.

Uscendo poi dai musei, ci si ritrova davanti una vecchia conoscenza: la statua di Rupert Brooke, infatti, troneggia sul mare.

LA PICCOLA “CAPITALE”

Skyros, come ogni villaggio greco del nostro immaginario che si rispetti, sorge su un ripido promontorio, e la sua vista è assolutamente da cartolina. Arrivando in auto non si può evitare di resta colpiti dal nugolo di casette bianche che si arrampica sulla montagna culminando con una curiosa costruzione in pietra cuboidale.

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Si tratta del castello, retaggio dell’occupazione veneziana, che sorge poco sopra il famoso monastero della città. Inerpicandosi tra i vicoli, dei cartelli indicano la direzione per il castello e il monastero, ma intanto vale la pena di fermarsi qua e là e dare un’occhiata alle innumerevoli chiesette che si trovano lungo il percorso. Per chi è abituato alle cappelle cattoliche, questi luoghi di culto ortodossi saranno di sicuro una sorpresa.

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Il monastero di San Giorgio è visitabile; costruito nel 962 d.C., ancora oggi ospita dei monaci, che possono essere avvistati dato che, indossando la tipica tunica nera, escono per fare suonare ancora a mano la campana.

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Chi non soffre di vertigini può avventurarsi sopra il tetto del monastero e godere di una vista a quasi 360° della città e della spiaggia di Molos.

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Ma le attrattive della città non si limitano solo all’ambito culturale. Skyros pullula infatti di bar e locali come Oino o Rodon in cui ci si può sedere per un caffè o una birra, e ristoranti dai più eleganti a quelli più economici.

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Tappa immancabile è Mouza, dove si possono mangiare delle deliziose pita con carne o vegetariane a meno di tre euro. I negozietti di souvenir vendono la merce più disparata, da vestiti e tutto l’occorrente per andare in spiaggia, a marionette e ceramiche o ancora campanacci per il bestiame e i tipici bastoni ricurvi che i pastori utilizzano ancora oggi.

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Aguzzando la vista, per le vie della città o in mezzo ai campi, si potranno ancora incontrare questi caratteristici personaggi. Visitando Skyros bisogna però fare attenzione agli orari. Se la mattina tutti i negozi e i locali sono aperti, nel pomeriggio tutta la città rispetta una siesta quasi religiosa. Le strade saranno deserte da dopo le tre fino alle sette circa, e sono pochi i bar e i negozi che non chiudono durante queste ore.

Dall’ora di cena in poi, però, la città si anima. Gran parte dei turisti dell’isola (che sono in maggioranza greci) gravita verso questo centro abitato, popolando i ristoranti, i bar e la piazza principale.

UN ASSAGGIO DELLA TRADIZIONE

Tenete d’occhio i volantini che trovate appesi ai pali! Quasi tutte le sere i locali sparsi per l’isola propongono concerti di musica tradizionale o rielaborata in chiave moderna.

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Il nostro consiglio è di imparare almeno a leggere i nomi della settimana in greco, in modo tale da non perdervi le date di questi eventi.

Per sentire invece il vero spirito di festa dell’isola e mischiarvi un po’ con i locali, imperdibili sono i panighiri. Feste dedicate a un determinato santo che hanno luogo nei cortili delle innumerevoli chiese sparse sull’isola, ai partecipanti vengono offerti vino e riso con carne gratis e in grande quantità. Bisogna però essere pronti a camminare, perché molte di queste chiese sono raggiungibili solo tramite strade sterrate non sempre percorribili dalle automobili. Seduti tutti insieme su lunghe panche, queste sono occasioni per conoscere gli autoctoni e sentirli cantare e ballare musiche e canti tradizionali.

L’unica pecca di queste feste è che non sono pubblicizzate, ma viaggiano col passaparola. Tenete il calendario sottomano, e quando vedete che si avvicina il giorno dedicato a qualche santo importante, iniziate a chiedere in giro. Ferragosto è molto sentito, quindi attorno a questa data troverete di sicuro qualcosa.

SCOZIA, ALESSANDRO MAGNO E GELSI

Cosa hanno in comune la Scozia e Alessandro Magno? È con questa domanda che chiudiamo il nostro viaggio, e la risposta è una: i cavalli. Skyros infatti ospita una razza di cavalli (anche se dovremmo definirli pony o cavallini, vista la loro bassa statura) definiti per l’appunto “skiriani”, di cui si dice facessero parte i cavalli dell’esercito di Alessandro Magno. Una volta diffusi in tutta Europa, ora pochissimi esemplari sono ancora presenti in Scozia, mentre il resto risiede su questa isola. Distribuiti tra due principali centri equestri dedicati alla protezione di questa razza e tra qualche proprietario privato, il numero totale di questi animali non supera le duecento unità.

È proprio per questo che la fattoria Mouries, grazie ai numerosi volontari che arrivano da tutto il mondo per dare una mano e lavorare coi cavalli, si dedica alla conservazione della razza skiriana.

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Con una cinquantina di esemplari, il centro si trova nel punto più stretto dell’isola ed è visitato da molti turisti in quanto offre passeggiate a cavallo per i più piccoli. Accompagnati da un volontario e un genitore, i bambini possono effettuare passeggiate di una ventina di minuti attorno alla fattoria.

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Per chi fosse troppo pesante per cavalcare, i cavalli liberi dentro i recinti offrono comunque un’attrattiva diversa dalle solite spiagge, in particolare quando uno dei puledrini si lascia accarezzare e ammirare.

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Mouries però non è solo cavalli. Se la parte dedicata alla fattoria è gestita da Marion, ragazza bretone ormai trasferitasi in Grecia, il suo compagno Manolis invece gestisce la vicina taverna omonima.

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Seduti sotto imponenti alberi di gelso (mouries significa infatti ‘gelsi’) qui si possono gustare i piatti della tradizione greca come i gemista e la feta,  tantissimi tipi di verdure e carni, ma anche piatti tipici dell’isola, come la famosa skirian pie, un pane simile all’impasto della pizza fritto e servito con formaggio di capra.

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Se siete fortunati, potreste capitare durante i festeggiamenti di un matrimonio e assistere a emozionanti  danze e rituali in puro stile greco! Ah, se vedete qualche ragazzo fare l’autostop, caricatelo. Si tratta quasi sicuramente di uno dei volontari di Mouries, che non hanno altro modo per viaggiare attraverso l’isola nelle loro ore di libertà!

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