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Trekking nel Parco Nazionale delle Cinque Terre

17 luglio 2017

“Scarsa lingua di terra che orla il mare, chiude la schiena arida dei monti; scavata da improvvisi fiumi; morsa dal sale come anello d’ancoraggio…”

Con questi versi, nel 1921, Camillo Sbarbaro ci parlava della sua Liguria, di un territorio unico schiacciato tra il mare e le scoscese montagne. Una stretta lingua di terra che con fatica – e precario equilibrio – si è conquistata il suo piccolo spazio tra le distese piemontesi, emiliane e toscane.

Nato a Santa Margherita, il poeta fa senza dubbio riferimento a quella porzione di Liguria che si srotola tra Genova e La Spezia, caratterizzata da minuscole baie, verdi insenature e pareti di roccia. Un territorio dal panorama unico, costellato di borghi di eccezionale fascino.

Costa

Tra tutti, forse l’esempio più rappresentativo della capacità dell’uomo di appropriarsi a tutti i costi di un territorio impervio è il Parco Nazionale delle Cinque Terre.

Terrazzamenti

Con i suoi 3.868 ettari è uno dei Parchi Nazionali più piccoli in Italia e allo stesso tempo il più densamente popolato, con circa 4.000 abitanti suddivisi nei cinque borghi che lo costituiscono: Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare.

Qui l’uomo in più di mille anni ha “modificato” l’ambiente naturale terrazzando gli scoscesi pendii delle colline per ricavarne strisce di terra coltivabili, i cosiddetti ciàn, sorrette dai famosissimi muretti a secco.

Ed è proprio attraversando gli scoscesi pendii, i terrazzamenti e i muretti a secco che oggi andremo a conquistarci questo spettacolo unico nel suo genere, affrontando un meraviglioso trekking che ci condurrà da Portovenere a Manarola, la seconda delle Cinque Terre.

Manarola

Poiché il nostro obiettivo è quello di affrontare un percorso a circuito, abbiamo fissato La Spezia come punto di partenza e di rientro, contando di raggiungere la nostra meta (Manarola) a piedi per poi tornare in treno. Da La Spezia abbiamo quindi preso un autobus che in poco più di mezzora ci ha condotti a Portovenere; seduti lato finestrino ci siamo goduti il susseguirsi di paesini che uno dopo l’altro si affacciano sul Golfo dei Poeti, per poi raggiungere (al capolinea del bus) la vera perla del golfo: Portovenere.

Portovenere_

Dopo aver fatto una rapida, ma doverosa, visita alla chiesa di San Pietro e alla grotta Byron, e dopo aver acquistato della focaccia – tipico spuntino dello sportivo – ci siamo avviati verso l’inizio del percorso, raggiungibile facilmente dalla piazzetta centrale del paese.

Come piccola premessa, va detto che abbiamo affrontato questo trekking con il puro scopo di divertirci e trascorrere una bella giornata in mezzo alla natura, godendoci il panorama da una nuova prospettiva.

Non abbiamo studiato in anticipo l’itinerario, non ci siamo armati di cartine o neppure accodati ad un gruppo di esperti. Con l’obiettivo di raggiungere Manarola passando per Campiglia, ci siamo per lo più affidati al nostro senso dell’orientamento seguendo le indicazioni disseminate un po’ ovunque lungo la strada.

Ci siamo quindi messi in cammino affrontando quello che – a detta di tutti – sarebbe stato il tratto più impegnativo di tutto il percorso: il tratto che ci separa dal mare e ci porta in quota è infatti decisamente ripido e scosceso, ma salendo la vista che si ha di Portovenere, delle isole e del golfo ripaga ogni sforzo. Si sale infatti piuttosto rapidamente di 500 m sul livello del mare costeggiando dapprima il Castello di Portovenere per poi raggiungere il monte Muzzerone.

Portovenere_Palmaria

Da qui, arrivati ad una terrazza panoramica con delle panchine, il sentiero si sdoppia offrendo due opzioni per raggiungere Campiglia, una più breve e difficoltosa, l’altra più lunga e semplice. Imboccato il sentiero più ostico, abbiamo raggiunto quindi Campiglia continuando a salire e salire, per poi arrivare in paese e goderci una sconfinata finestra sul blu, nel quale sembra davvero di essere immersi ed avvolti.

Area_Ristoro

Sconvolti da cotanta bellezza e ormai arrivati all’ora di pranzo, ci siamo concessi una pausa e abbiamo divorato la nostra ottima focaccia, rigorosamente seduti su uno dei tanti muretti a secco che sembrano sostenere l’intero paese.

Rifocillati, abbiamo imboccato una mulattiera di mattoncini rossi seguendo un cartello che indicava “Riomaggiore”. Essendo la prima delle Cinque Terre, ci siamo convinti che una volta arrivati in zona, non ci sarebbe restato che proseguire e raggiungere Manarola. Che illusi!

Ex post, ci sarebbe bastato non abbandonare mai il sentiero numero 1 che è quello che da Portovenere porta fino a Levanto, ma perché non rendere il tutto molto più interessante? Del resto il GPS dell’iphone non prendeva, cartine non ne avevamo, senso dell’orientamento nemmeno a parlarne. Giovani Marmotte, scansatevi! Arrivano i Nuokers!

Litoranea_

Il sentiero che abbiamo scelto si è rivelato essere il più lungo, perché ci ha fatti scendere di parecchio per poi costringerci a risalire notevolmente; ma a posteriori non ci siamo pentiti un secondo di aver fatto quella inconsapevole scelta.

Schiara_

Camminando camminando, ci siamo ritrovati ad attraversare Schiara e Tramonti (Sentiero 4), un miracolo di ingegneria e urbanistica, se così si può definire. Entrambi i “paesi” – per lo più costituiti da case di sasso semi disabitate – sono letteralmente poggiati sui famosi terrazzamenti, contornati da vigne a perdita d’occhio che scendono in picchiata verso il mare. Lo spettacolo più sorprendente ci è stato offerto dalla vista della monorotaia, il mezzo di trasporto tipico delle Cinque Terre che consente di trasportare il raccolto della vendemmia tra le varie piane, e agevolare – per quanto possibile – il lavoro.

Monorotaia_

Grazie all’aiuto di un locale impegnato a lavorare il suo orto, abbiamo avuto modo di orientarci nuovamente e capire in che direzione dirigerci.

Raggiunto il Valico di Sant’Antonio ci siamo concessi una breve pausa sostando nel piazzale alle spalle della chiesa, dove è allestito un piccolo chiosco. Un bicchiere di vermentino fresco e quattro chiacchiere con gli anziani del luogo, prima di ripartire.

Monorotaia

Poco più avanti abbiamo proseguito in direzione Colle del Telegrafo, per poi prendere il sentiero dei Santuari (numero 3) e arrivare sopra, molto sopra, le Cinque Terre.

Dopo svariate ore di cammino alternando zone di ombra e sole, abbiamo affrontato l’ultimo tratto del sentiero unicamente mossi dal desiderio di raggiungere la nostra meta. Il Sentiero dei Santuari è per lo più in una zona ombreggiata, cosa che ci ha permesso di recuperare un po’ di energie e una velocità di crociera dignitosa.

Mulattiera

Ed eccoci al bivio fondamentale, la freccia di legno con su scritto “MANAROLA”. Urla di giubilo e via verso una lunghissima discesa fatta per lo più di scalini (non del tutto ordinati) che ci hanno riportati al livello del mare. Rischiando più volte di rimetterci caviglie e rotule, abbiamo fatto il nostro ingresso trionfale a Manarola. Certo, non abbiamo attraversato un ponte sospeso come nel nostro trekking nella Murgia Materana, ma ci saremmo comunque aspettati la banda del paese o quantomeno un nastro da tagliare al traguardo, insomma, dopo sette ore di cammino non ci meritavamo forse un tale riconoscimento?

Manarola_paese

Tuttavia, dopo aver dato un rapido sguardo al nostro aspetto e ai nostri vestiti non più freschissimi, abbiamo deciso di evitare i luoghi da turisti e veloci come mai prima lungo il cammino siamo andati sul sicuro, certi di trovare ristoro e la meritata ricompensa.

Zio Bramante

Alla Cantina dello Zio Bramante ci siamo infatti ripresi con vino bianco delle Cinque Terre e acciughe a volontà, non avremmo potuto chiedere di meglio! Felici e soddisfatti non ci restava che completare il mosaico con l’ultimo tassello: il treno per La Spezia. Sette ore all’andata contro dieci minuti scarsi al ritorno. Ne era valsa la pena? Sì, senza ombra di dubbio.

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