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Capodanno lunare nel quartiere cinese di Singapore

10 marzo 2017

Singapore è una città cosmopolita; un terzo degli abitanti è formata da espatriati mentre la popolazione locale è composta da tre etnie: cinese (largamente maggioritaria), malese e indiana. Tale varietà culturale viene accuratamente valorizzata dando importanza alle ricorrenze e festività religiose di ogni gruppo, il che permette ai singaporiani di dedicarsi di frequente alla passione largamente condivisa di addobbare la città. Con questo urban safari ci addentreremo nelle vie del quartiere cinese, o Chinatown, per scoprire usanze e costumi di quella che è considerata la festività più importante di Singapore: il capodanno lunare, che ha da poco segnato l’inizio dell’anno del Gallo.

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Chinatown deve il suo nome al piano urbanistico del fondatore di Singapore, Sir Raffles, che nel 1828, con l’intento di favorire la coesistenza pacifica (ma anche la segregazione) delle diverse etnie assegnò ad ognuna una diversa zona della città, lasciando quella a sud-ovest del fiume ai commercianti cinesi.

Il punto di partenza ideale per la nostra passeggiata è l’uscita A della fermata “Chinatown” della metropolitana (cui si può arrivare con la downtown line o con la north-east line) che permette di immergersi subito nell’atmosfera caotica del quartiere.

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Vi troverete in Pagoda Street, una lunga via costeggiata dalle tipiche case a due piani di Singapore, le shophouse, dove in passato si trovavano, una sopra l’altra, un’attività commerciale e la dimora del suo proprietario. Se un tempo questa via era famosa per le fumerie d’oppio, oggi lo è per i vivaci negozi di souvenir di ogni genere e di abiti a poco prezzo (non potete lasciare Singapore senza un paio di pantaloni di cotone decorati con elefantini o un set di bacchette per sushi del vostro segno cinese).

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Durante questo periodo al colorato disordine dei negozi si aggiungono festose decorazioni con richiami all’animale festeggiato (il gallo, appunto), un esemplare del quale, alto tredici metri e con la coda lunga più di cento metri, è stato eretto al confine nord di Chinatown, in New Bridge road.

Questa festività ha come tema il tentativo (speriamo fruttuoso!) di sfuggire ad un mostro chiamato Nian, il quale nella mitologia cinese ogni dodici mesi si risvegliava e usciva dal proprio rifugio per attaccare gli esseri umani: per allontanarlo è necessario contornarsi di ciò che lo spaventa di più, ossia oggetti luminosi, rumorosi e di colore rosso. La leggendaria abilità dei commercianti cinesi ha fatto di questa tradizione un fiorente business. Per l’occasione si moltiplicano quindi bancarelle che vendono i prodotti tipici indispensabili per iniziare l’anno in modo propizio. I più diffusi sono le lanterne rosse dalle forme e dimensioni più varie, che vengono anche appese come decorazione per le strade (nella sola Chinatown se ne contano più di 4000).

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Ma ogni decorazione di colore rosso può servire allo scopo: se ne trovano di molto fantasiose, ad esempio a forma di carpa (il pesce) o di ‘tael’ (sembra una specie di barchetta ma è la forma che avevano gli antichi dobloni cinesi). Ognuna di esse è rigorosamente provvista di sonagli, per cui appendendola in un luogo ventilato il suo rumore allontanerà il mostro Nian e le sventure di cui è portatore.

In fondo a Pagoda Street si trova il tempio hindu Sri Mariamman la cui coloratissima torre (gopuram) ricorda, a quanto si dice, una pagoda, da cui il nome della strada. Anch’esso è decorato per l’occasione con lanterne rosse, nonostante i fedeli hindu (per la maggior parte di origine indiana) non festeggino il capodanno lunare, ma comincino l’anno a ottobre con la festa del Diwali. Si tratta però di un bel segnale di amicizia, simpatia e dialogo tra comunità religiose.

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Date una veloce occhiata all’interno del tempio, rigorosamente a piedi scalzi, poi svoltate a destra fino a raggiungere una via parallela a Pagoda Street, chiamata Temple Street. Lì, all’angolo con Trenagganu Street, troverete uno stand di frutta piuttosto rinomato da cui è possibile acquistare, tra le altre cose, il famosissimo Durian. Questo frutto è molto famoso in tutto il Sud Est asiatico, ma è particolarmente apprezzato dai singaporiani, al punto che la sua forma ha ispirato il più importante teatro della città, l’Esplanade, costruito alla fine degli anni novanta e conosciuto dai locali anche come ‘big durian’. Assaggiarlo è quasi obbligatorio ma vi avvisiamo che l’esperienza sarà piacevole solo per pochi: si tratta di un alimento dal sapore forte e molto particolare che non ammette mezze misure: o lo si ama, o lo si odia.

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Evitate comunque di acquistare un frutto intero in quanto (e ciò la dice lunga) è vietato trasportarlo in quasi tutti gli alberghi di Singapore, nonché sui mezzi pubblici, a causa del suo odore pungente e, per molti, nauseante. Meglio orientarsi verso una delle vaschette in cui lo trovate già pulito. Per i meno coraggiosi lo stand offre deliziosa frutta già tagliata oppure un rinfrescante succo di canna da zucchero fatto sul momento: le lunghe canne vengono pressate all’interno di una grossa macchina che ne estrae un succo giallo, molto dolce e saporito.

Tra gli altri snack tipici di questa zona spiccano i bakkwa, “fogli” di carne di maiale o di manzo essiccata, speziata e poi cotta alla griglia. Si tratta di un vero e proprio must durante il capodanno (di fronte ai negozi si formano fin dalla mattina lunghe file), ma molto apprezzata anche durante il resto dell’anno. Particolarissimi anche i biscotti augurali dagli aromi più vari: dal “cappuccino e formaggio” al pollo arrosto.

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Non tutto però durante il capodanno cinese ruota intorno al cibo. Una tradizione molto amata è quella degli ang pao: si tratta di buste di colore rosso decorate con caratteri dorati che vanno riempite con denaro (scegliendo bene le cifre perché il quattro porta sventura, mentre il cinque e l’otto sono benauguranti) e vengono donati dalle coppie sposate agli scapoli come augurio di felicità, cioè mettere su famiglia, per l’anno nuovo. Quando invece le buste vengono regalate ai bambini, le monete sono di cioccolato.

Per augurare prosperità economica si aggiungono di solito alla busta rossa due arance, due mandarini o un pomelo (grosso agrume giallo e poco saporito), oppure in alternativa una piccola zucca, perché i loro colori caldi richiamano l’oro delle monete e le attirano verso il fortunato destinatario.

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Esplorando negozi e bancarelle svoltate in Sago street, che prende il nome da un particolare amido estratto dalla palma che un tempo veniva venduto solo in questa zona. Dopo pochi passi vi troverete davanti al monumentale Tempio del dente di Buddha. Inaugurato nel 2008, anche se pare molto più antico dall’aspetto, è il tempio più grande di Singapore e racchiude nei suoi cinque piani due grandi sale di preghiera, una galleria dedicata ai monaci buddisti più virtuosi, un museo di arte sacra con opere provenienti da tutta l’Asia, un piccolo punto di ristoro che prepara cucina vegana dei templi, un giardino pensile e una grandissima ruota della preghiera di tradizione tibetana.

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Al pian terreno si trova una grande sala di culto, detta stanza dei cento Buddha per via delle altrettante statue che lo raffigurano. La tradizione vuole che durante il capodanno cinese si debba porgere un’offerta, fare un inchino e dire una breve preghiera davanti ad ognuna delle statue. Questo crea un’affascinante coda di persone che, dotate di molti spiccioli (all’ingresso c’è un banchetto che fornisce, a fronte di una banconota da dieci dollari, una ciotolina contenente cento monetine da dieci centesimi) pregano silenziosamente guidati dal ritmico tintinnare delle monete.

Al quarto piano si trova la sala più solenne, dove si può entrare solo scalzi: qui è custodito, dietro un grande vetro, lo stupa contenente la reliquia, ossia il canino sinistro del Buddha. Purtroppo è possibile vederla da vicino soltanto durante il capodanno cinese perché per il resto dell’anno è chiuso dentro il pesantissimo ostentorio (in tutto pesa tremilacinquecento chili, di cui trecentoventi d’oro) che vale comunque la pena ammirare.

Lasciata la sala della reliquia salite le scale fino ad arrivare al giardino pensile, dove potrete godere di qualche minuto di pace e di ombra tra piante tropicali molto rigogliose, per poi scoprire la pagoda dei diecimila Buddha con al suo interno una ruota della preghiera finemente decorata.

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Se la cucina vegana del tempio non vi attira, vi consigliamo di uscire su South Bridge road e, attraversata la strada, imboccare Ann Siang road. Vi troverete in una via molto vivace piena di locali in stile europeo che danno il meglio la sera, quando il caldo diventa meno opprimente e tutti si concedono una birra con un po’ di musica di sottofondo. Uno dei primi locali è Oxwell and co. ed offre alternative per ogni gusto: succhi e caffè al piano terra, ristorante al primo piano, fino ad arrivare al bellissimo bar sulla terrazza, dove ammirando la magnifica vista sul monumentale grattacielo Pinnacle@Duxton e sul tempio di Buddha potrete concedervi ottime birre o speciali cocktail a base di gin ed erbe aromatiche coltivate sul posto!

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