Urban Safari

Questo ponte s’ha da fare!

Non sarà romantico e affascinante come il Ponte Vecchio a Firenze e il Ponte di Rialto a Venezia, o maestoso come il Golden Gate Bridge di S.Francisco e l’Harbour Bridge a Sydney. E probabilmente non sarà neanche mai famoso come il ponte di Brooklyn a New York o il Tower Bridge a Londra, ma il Ponte della Musica a Roma ha fascino da vendere. E tanto.

Ci avevano già pensato i Romani, da buoni costruttori quali erano, dopo aver consolidato il loro potere, a fare il grosso del lavoro, disseminando lungo il Tevere numerosi collegamenti. Poi è stata la volta dei Papi e infine di architetti e ingegneri attuali, tant’è che Roma consta di più di trenta ponti solo sul Tevere, senza contare quelli sul tratto dell’Aniene.

Allora cos’ha di speciale l’ultimo arrivato? Innanzitutto il suo particolare profilo, una linea che lo distingue da tutti gli altri già presenti in città. Sinuoso, come le forme ricreate dal grande Santiago Calatrava (immediata l’assonanza con il Puente Alameda a Valencia), e un pizzico visionario, quel tanto che basta per essere all’altezza di stare di fronte al Parco della Musica di Renzo Piano e al MAXXI di Zaha Hadid. Ma lo zampino questa volta è di un team inglese, lo studio Buro Happold, vincitore insieme a Powell-Williams Architects del concorso internazionale bandito dal comune di Roma nel 2000.

I lavori sono iniziati nel 2008 e il 31 maggio 2011 c’è stata finalmente l’inaugurazione. Finalmente perché il taglio del nastro è stato rinviato ben due volte: la prima data era fissata il 21 aprile, poi il 21 maggio.

Con un costo complessivo di 8 milioni di euro, l’opera schiera acciaio, cemento e legno per 190 metri di lunghezza, 22 metri di larghezza nella parte centrale e 14 alle estremità. La struttura, costituita da un impalcato sorretto da due archi ribassati, ha richiesto l’utilizzo di 1.400 tonnellate d’acciaio e 600 di calcestruzzo ad alta resistenza. La parte centrale, asfaltata, avrà funzione carrabile, mentre le due corsie laterali, rivestite in doghe di legno bankirai proveniente dall’Indonesia, saranno ad uso esclusivamente pedonale.

Sembra un po’ di essere sul pontile di una nave da crociera, ma una volta a terra vi trovate nel quartiere Flaminio, precisamente in corrispondenza di via Guido Reni e Viale Pinturicchio. Un punto scelto non a caso, che colloca il ponte nel progetto del Parco della Musica e delle Arti: il Palazzetto dello Sport, l’Auditorium di Piano, il Maxxi e il quartiere della Vittoria, dove hanno sede il complesso sportivo del Foro Italico, il Museo del genio e l’Auditorium della Rai.

Un ponte simbolo quindi: simbolo di una Roma proiettata verso la valorizzazione dell’arte e dello sport, simbolo della candidatura olimpica per il 2020. Ma anche un ennesimo segmento Green che, come ha precisato il sindaco Alemanno, prevederà il passaggio di biciclette e mezzi ecologici quali tram o bus elettrici.

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L’entusiasmo per la riuscita del progetto ha stimolato la voglia di fare: una trentina di ponti a Roma sono ancora pochi, parola dell’assessore all’urbanistica Corsini. Il prossimo ad essere inaugurato? Il Ponte della Scienza in zona Ostiense, che collegherà la Città dei Giovani di Rem Koolhas e la Riva Papareschi. Ma questo… è tutto un altro articolo!



Commenti (1)

  1. [...] museale è composta da diversi spazi inseriti nel quartiere Flaminio di Roma, vicinissimo al Ponte della Musica, del quale vi abbiamo narrato la storia, e all’Auditorium creato da Renzo Piano. Ha preso il [...]

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