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Il verde, il fresco e le chiese dell’Aventino

Fa caldo a Roma. Bisognerebbe trovare un posto in alto, dove stare al fresco, magari con un po’ di verde. Ce l’ho, si chiama Aventino.

L’Aventino è uno dei sette colli di Roma, quello più a sud. Ci arrivi da via Marmorata, salendo per via di Porta Lavernale o da piazza Albania, salendo per via di Sant’Anselmo o, poco prima, per via di Santa Prisca. Ci arrivi comunque, quando l’occhio comincia a scorgere torri, laterizi e il naso profumo di cipressi e ciclamini. Anche riso e vestiti bianchi delle spose che scelgono questo colle e queste chiese per dire sì.

Già, perché l’Aventino è un susseguirsi di chiese dove i turisti fanno le foto, i romani si sposano, chi scrive questo articolo ne approfitta per prendere il fresco in compagnia di un frate domenicano della chiesa di Santa Sabina, V secolo dopo Cristo, tra le meglio conservate del periodo paleocristiano.

Fa ancora caldo e dopo Santa Sabina un’altra sosta è d’obbligo, stavolta a Sant’Alessio. In realtà la chiesa che risale al IV secolo era dedicata in origine a San Bonifacio ma chissà perché è nota solo col nome del santo che arrivò dopo. Anche qui, piccioni che beccano il riso lasciato sul cortile da un altro matrimonio.

Il Giardino della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio ospita dal 5 luglio al 7 agosto la rassegna di teatro Pirandelliana, che quest’anno presenta Sei personaggi in cerca d’autore e I giganti della montagna, in scena a giorni alterni. Quest’anno la compagnia teatrale ‘La bottega delle maschere’ compie trent’anni e il compleanno si potrebbe festeggiare insieme, a teatro e all’aperto.
A pochi metri dall’arte c’è la sorpresa, il trucco, lo stupore. E’ il cosiddetto “buco di Roma”, il grande portone che chiude il giardino dell’Ordine dei Cavalieri di Malta e lascia solo vedere, sul fondo di un viale alberato, er cuppolone, cioè San Pietro. Un’accortezza: scattate la foto quando il sole vi è amico, altrimenti si vede il buco ma non la cupola.

E poi, spalle al buco e a quello che succede al di là del Tevere, sempre a piazza dei Cavalieri di Malta c’è la chiesa dedicata a Sant’Anselmo: qui i monaci sono benedettini, la chiesa è in stile neoromanico, il cortile è tra i più silenziosi. 

Eppure si sentono dei suoni particolari, quelli dei canti gregoriani dei monaci nelle messe domenicali, e quelli degli stornelli in romanesco che provengono dal Giardino degli Aranci. Ripercorriamo a piedi via di Santa Sabina ed entriamo nello spazio verde che porta i nomi di attori famosi legati a Roma, Nino Manfredi e Fiorenzo Fiorentini, arriviamo al belvedere e ammiriamo tutta Roma fin dove il nostro sguardo può arrivare.

Al Giardino degli Aranci tutte le sere alle 21.00, quest’anno per l’VIII edizione, l’Estate Romana presenta Ar còre nun se comanna, melodie romane su testo originario e oggi rielaborato di Ettore Petrolini. 

Ecco: ci siamo ritemprati lo spirito e il corpo, abbiamo guardato Roma dall’alto e siamo stati baciati dalla fortuna per aver approfondito la storia e la lingua di una città che ci piace.



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