Coolture

Oggi a Rimini Loreprod

Una pittura materica e ricca. Un gesto brusco, ma anche preciso e sinuoso, condito di messaggi altamente provocatori. Questo è quello che si trova nei lavori di Loreprod, pittore catolghino che con ironia presenta opere a cavallo tra la denuncia sociale e l’irriverente, tra il sacro e il profano. Che toccano e incidono la pelle fino a segnarla… diventando tatuaggio d’artista. Ma Who is Loreprod?

:: Benvenuto Loreprod! Chi è veramente Loreprod?

Benvenuti a voi! Su chi sia Loreprod me lo chiedo appunto pure io. Loreprod è solo un ragazzo che dipinge… cose, concetti, provocazioni, almeno credo… importante è che comunichi e lanci messaggi, è una cosa che sento la necessità di fare.

:: Come nascono i tuoi pezzi? Da cosa trai ispirazione?

Il termine “pezzi” mi piace un casino eheheh.. Comunque sia le mie visioni e che i miei lavori nascono da un’osservazione quotidiana della vita, mescolo parole e concetti apparentemente differenti per reinterpretarli in quello che poi diventa il mio favoloso mondo. Sono molto attento alla società che ci appartiene, ne critico le gesta e i costumi – la disapprovazione mi contraddistingue. Cerco di non filtrare le tematiche per partito preso ma semplicemente come spettatore di questo teatro moderno. Da qualsiasi cosa si può trarre ispirazione, dipende solo da te se sei intenzionato a riceverla.

:: Chi sono i tuoi punti di rifermento nel mondo dell’arte?

È palese che all’occhio la somiglianza dei miei lavori si abbracci a quella di un artista mooooooolto contradditorio nel suo essere geniale, tale Jean Michel Basquiat, nonostante le tematiche siano diverse e ci sia un differente utilizzo del segno e del colore. Cerco di assorbire da ogni artista qualcosa (sempre che mi piaccia), filtrandolo poi con la mia visione. La street art mi ammalia un casino, artisti come Banksy, Anthony Lister e gli esponenti dell’espressionismo tedesco… Faccio fatica a fare nomi nello specifico, ma credo che anche un rivolo di sangue dipinto da Caravaggio mi abbia ispirato quando il colore cola “sui miei pezzi”.

:: Tra i tuoi lavori c’è una serie di Social Design Posters, alcuni dei quali sono stati scelti dal progetto di comunicazione sociale Good 50×70. Che rapporto c’è, secondo te, tra il design e queste tematiche?

C’è un rapporto assoluto. Il design si evolve e si presta in funzione delle esigenze dell’uomo. Perchè non convertire pure la comunicazione a questo scopo? Credo che comunicare, comunicare bene sia importante, come importante è saper apprendere determinati messaggi che vengono sparati. Diventa un bel gioco… L’inconveniente è quello di non essere facilmente compresi, ma sinceramente poco importa.

:: Hai studiato all’Isia di Urbino e poi sei tornato nel riminese. Come si concilia la vita di un creativo con un mercato soprattutto turistico?

Volete sapere da isiota come concilio la vita in riviera?! Scaricando l’acqua per bar, ristoranti e alberghi.. (ride) Disegno da quando ho 3 anni, bene o male è relativo, ma sono 24 anni che ho le matite e i pennelli in mano e qualche cosina avrò imparat no?! Inoltre una volta entrato all’Isia ho dato sfogo e modo alla mia passione per la grafica di prendere piede, vincendo anche diversi concorsi. La grafica per qualche annetto è stato un buon modo per esprimere la creatività garantendomi uno stipendio.. (se dovessi fare affidamento ai quadri non mangerei tanto, percui progettare manifesti e brochure può diventare un buon compromesso) e invece no! Mi sono presto reso conto che la vita in studio e il lavoro a servizio del “cliente medio” che si livella al mercato non mi soddisfa (con cliente medio non voglio fare del classismo sia chiaro), e la mia passione si è trasformata presto in incubo. Come grafico mi sento più artista che esecutore, e se conosci gli artisti sai bene che bisogna lasciar loro fare… per cui mi sono licenziato dalla mia occupazione per curare una delle mie passioni che racchiude il disegno nella sua essenza – il tatuaggio – iscrivendomi a una accademia a Roma per un mese e imparare la disciplina dell’omino che inchiostra le pelli. Seppur sia all’inizio di quello che voglio si trasformi nel mio lavoro, sono veramente felice. Già che siamo costretti a lavorare, che almeno sia bello!

:: La tua performance “Grazie” in collaborazione con Enriko K. è stata portata anche oltreoceano. Di cosa si tratta? Quali sono state le risposte al tuo progetto a New York rispetto a quelle in Italia?

Grazie è un lavoro nato una notte nel mio mini macro studio, in preda ai fumi etilici col mio carissimo amico Enriko K. nonchè deus ex machina dei miei spostamenti e progressi in campo artistico. Si ragionava random su una serie di cose (siamo soliti chiaccherare molto e di tutto) finchè a un certo punto iniziai su un cartone a fare la scritta tipica di chi chiede l’elemosina, ma non apportando la negazione tipica su ogni richiesta. Da li il passo è stato brevissimo, e ho iniziato a scrivere. Il lavoro è concettuale nel suo essere, gestuale nella sua espressione visiva, ma estremamente provocatorio e contemporaneo nel suo impatto sociale. Raccontare di aver soldi, non aver bisogno di aiuto, avere una casa, un lavoro, stare bene e volerlo ostentare in una piazza, ben vestito e impassibile, sulla gente ha creato non poche reazioni, dall’incomprensione alla stima. Lo scopo era quello di stimolare, provocare e direi sia a Milano, a New York e a Ferrara di aver ampiamente raggiunto l’obiettivo. Ah, ci tengo a precisare che la recitazione di Enriko K. nel tenere in mano il cartello è formidabile!

:: Il miglior consiglio ricevuto da un riminese?

“Tu Lore devi prendere e andartene perchè qui sei sprecato!” (e mi sento di dover dare ragione alle persone che me lo dicono).

:: Il tuo posto preferito in riviera?

Il mio mini studio, li creo il mio mondo e sto bene… anche se sono un girandolone che non si perde una festa! Un po’ autistica come condizione ma a me va bene così : )

:: Quali sono i tuoi progetti futuri?

Tatuare. Tatuare e dipingere.

:: Se Rimini fosse un tuo lavoro, sarebbe..

Potrebbe essere una cozzaglia di scritte e insegne dipinte. O punterei su un tatuaggio d’artista. È quello che mi riesce meglio. Questo lo vedremo tra qualche tempo, ma almeno mentalmente sono proiettato verso quest’arte.



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