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Let's Eat

Cena alla Fiaschetteria La Pace di Pistoia

21 settembre 2013

Ma i fiaschi non si erano estinti? Cosi pareva (purtroppo) fino a qualche mese fa. A rilanciare uno dei simboli della toscanità che fu, ci hanno pensato due giovani ragazzi pistoiesi che da qualche mese hanno aperto la Fiaschetteria La Pace. Il locale, lo sottolineiamo subito, è atipico per i tempi moderni: si mangia come al ristorante, ma si può anche sedere ad uno dei tavoli per conversare di fronte a un calice di vino senza che nessuno vi guardi male o vi inviti ad ordinare qualcosa. E nel dopo cena si anima come punto di riferimento della vita notturna pistoiese.

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Posizionato nel cuore del centro storico cittadino, tra Piazza della Sala e Via degli Orafi, la “Fiasche” – come ormai è stata ribattezzata dai più giovani – ha il pregio di essere “bella fuori e bella dentro”: gli interni sono molto curati, sia dal punto di vista stilistico che architettonico, e all’esterno è possibile sedere su dei veri e propri banconi in pietra posizionati alla base dell’edificio. Sin dal ‘500 infatti, la vicina Piazza della Sala era la zona della città dove si trovavano le principali botteghe ed il mercato, proprio come oggi.

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La prima cosa che ci colpisce appena varcata la soglia sono le lavagne, identiche a quelle che eravamo abituati a vedere nelle scuole elementari di un tempo. Ce ne sono due con elencate le liste dei vini – da fiasco, con la particolarità di poter ordinare anche un economico “gottino“, e in bottiglia – una terza lavagna con indicato il menu (che ci seguirà al tavolo) e una gigante a parete; anche il bagno non è esentato dalla lavagna, stavolta in versione scorrevole. Specialmente durante il weekend la goliardia (e l’alcool) prendono il sopravvento; le lavagne vengono prese d’assalto con disegni, sfottò, prezzi modificati… e il giorno dopo è una grande confusione con il caffè che a volte passa da 1 a 100 euro! ; )

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All’ingresso ci imbattiamo in uno splendido bancone composto da un collage di vecchie porte in legno lavorate con un effetto vintage, accostate tra di loro in modo volutamente disordinato, e da un piano in marmo bianco. Attorno, gli immancabili sgabelli ormai preda dalle dediche e dei disegni vari dei clienti (chiedete un pennarello se anche voi volete dire la vostra).

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Lo stile è molto newyorkese, come uno di quei locali che spopolano tra Little Italy e Soho. Non solo l’uso della lavagna a parete, già vista nella Grande Mela, ma anche tavolini e sedie diversi tra loro riesumati dai magazzini dei rigattieri; appesi al muro troviamo vecchi poster dei passati Pistoia Blues, foto della città oltre e tanti altri particolari che fanno della Fiaschetteria un posto estremamente gioviale e accogliente.

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Ci sediamo e mentre aspettiamo ordiniamo subito un fiasco di rosso San Gimignano. Oltre alla qualità dei vini, mediamente alta, ci piace sottolineare la cura per i dettagli: il cestino del pane ricavato da un sacchetto in cartoncino leggero, come quelli usati dai panettieri, l’acqua imbottigliata nel classico formato da vino in vetro trasparente e le due splendide affettatrici che si intravedono di fronte a noi.

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Come vi avevamo anticipato, oltre alla lavagna-menù, abbiamo anche la versione incorniciata che si siede accanto a noi al tavolo. Una trovata semplice e abbastanza insolita, ma efficace e piacevole per i clienti un po’ “ciecati” come noi. Il menù è scritto su un foglio A4 bianco ed è un mix di proposte toscane e non, con un ascendente particolare verso la carne, i salumi e i formaggi: immancabile la pappa al pomodoro e la tagliata (di scamone), mentre per gli amanti del prosciutto troviamo anche il pregiato pata negra accompagnato da pane e pomodoro.

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Il “menu degustazione” è il pezzo forte del ristorante: sei portate di assaggi che variano dai salumi ai formaggi. Bresaola, prosciutto toscano, arista al forno, salsiccia fresca, sott’oli fatti in casa con alici marinate, sono i primi che giungono al tavolo. Piatti molto semplici, quasi insoliti ormai; la materia prima, di primissima qualità, può variare in base alla disponibilità e ai periodi dell’anno. Difficile da trovare di meglio in città: un ambiente rilassato, vino e assaggi da gustare tra un chiacchiera e l’altra.

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Quasi contemporaneamente arrivano i “rinforzi”: pecorino di varie stagionature accompagnato da una marmellatina agrodolce con noci e un piatto di coppa toscana.

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Impossibile resistere al dolce! Su di noi ha prevalso l’anima golosa e ci siamo concessi un tiramisù, egregiamente presentato all’interno di un bicchiere di vino. Se invece preferite rimanere in tema di tradizioni regionali ordinate dei biscottini di Prato, magari da abbinare ad un buon Vin Santo.

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Per concludere degnamente la serata, caffè e grappa rigorosamente al bancone. Per la grappa ci siamo fatti consigliare una barricata di amarone di livello ottimo. La Fiaschetteria, se non lo avevate ancora capito, ci piace molto: sa unire un animo antico – tradizioni e semplicità – ad uno stile giovane, vivace, “di passaggio”. Se aggiungiamo che abbiamo speso 25 euro per un’ottima cena annaffiata da un rispettabile rosso toscano non possiamo che tornare a casa soddisfatti.

P.S. Può essere che dopo cena vi capiti di vedere una fila di persone che chiede con insistenza Long Island al bancone; il motivo è che Karim, uno dei ragazzi che prepara i cocktail, è famoso per fare il più buon Long Island della città. Se avete pazienza per affrontare la coda, provate per credere…

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