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Let's Eat

Taverna Rabarbaro: pranzo in una vecchia lavanderia a Piacenza

02 marzo 2016

Andiamo a mangiare in lavanderia? Se credete che la domanda sia perlomeno strana vuol dire che non siete mai passati a Piacenza davanti a Palazzo Farnese, ma se vi incuriosisce venite a rifocillarvi con noi alla Taverna Rabarbaro.

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Per arrivare bisogna passare davanti al maestoso e severo palazzo fatto costruire nella seconda metà del ‘500 dalla duchessa Margherita d’Austria come residenza ducale simbolo della potenza della famiglia Farnese; recuperato nel ‘900 dopo anni di abbandono, è oggi sede dei Musei Civici.  Vale la pena affacciarsi anche solo nel cortile del palazzo, infatti viene spesso utilizzato per concerti, eventi, persino per una edizione della cena bianca.
Attraversata Piazza della Cittadella, il cui nome ricorda che un tempo lì sorgeva la Cittadella Viscontea, noterete due vetrate oltre le quali si vedono diversi tavoli e il cartello “tintoria”: siete arrivati nel posto giusto.

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Rabarbaro è infatti una taverna aperta nei locali di una vecchia lavanderia, di cui ha conservato in parte la struttura. Il gestore ha un passato da studente di architettura e ha usato i suoi studi per recuperare i locali originari e adattarli alla nuova funzione.
Ad accogliervi all’ingresso troverete una grande insegna con scritto “lavanderia”, piastrelle bianche ai muri, pareti alle quali solo in parte è stata data una nuova mano di pittura per mantenere la suggestione di trovarsi davvero in una vecchia tintoria, ma le sedie in ferro bianche, verdi o viola e i tavoli di legno apparecchiati in stile shabby chic non lasciano dubbi sul fatto che si tratti di un ristorante. Il nome poi richiama la pianta erbacea rossa utilizzata per crostate e per un famoso alcolico.

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Il locale è molto luminoso grazie alle grandi vetrate sulla piazza e sul cortile retrostante il locale. Una delle cose che ci piace di più però è la cucina a vista, così è possibile assistere alla preparazione delle delizie che ci verranno servite, in particolare le paste sono tutte fatte in casa.
Vengono proposti molti piatti della tradizione, ma rivisitati con accostamenti nuovi o alternativi, un esempio sono i pisarei (gnocchetti di farina, pane secco grattugiato e acqua) normalmente serviti con un sugo di fagioli secondo la ricetta piacentina, qui vengono accostati ad una dadolata di pesce e olive taggiasche oppure con un sugo di anatra e verza rossa. Buonissimi anche la vellutata di zucca con polipo e l’insalata calda di straccetti di maiale con sedano, capperi, carote e radicchio.

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Il menù varia ogni giorno, così vengono proposti piatti con ingredienti di stagione sempre diversi. A pranzo poi la formula è fissa: per 12 euro vengono serviti bruschetta o insalata di stagione, ad esempio di misticanza e arancia, un piatto a scelta, biscotti, caffè, pane, acqua e vino. Per i più golosi, con soli 3 euro in più, è possibile aggiungere anche un dolce.

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Oltre a essere una taverna aperta a pranzo e a cena, da poco ha adibito i suoi locali anche a spazio espositivo. Perchè non proporsi se siete artisti? Se invece l’arte preferite osservarla  basterà riattraversare la piazza e recarsi ai Musei Civici, dove reperti etruschi, affreschi medievali, fasti farnesiani, il museo del risorgimento e la pinateca che racchiude un famoso tondo di Botticelli vi attendono.

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