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E’ tutto così bello che sembra di essere in un film!

19 novembre 2010

Vi è mai capitato, passeggiando per i boulevards di Parigi, di guardarvi intorno disorientati e chiedervi…”Ma dove ho già visto questo posto? Mi sembra di esserci già stato!”. Se non siete vittime di uno strano déjà-vu, allora sicuramente vi trovate in un luogo della Ville Lumière reso ancor più indimenticabile da qualche regista che ha deciso di girarvi una scena così famosa… che vi pare di credere di esserne stati voi i protagonisti!

Se i vostri sonni sono ancora turbati dalla visione della splendida Eva Green, basco rosso fuoco e sigaretta all’angolo della bocca, incatenata alle sbarre della Cinémathèque Française occupata dagli studenti nella primavera del ’68… non vi resta che recarvi al Palais de Chaillot (M: Trocadéro) che ospita la fondazione dal 1963 e sperare di poter incontrare l’affascinante Isabelle di “The Dreamers” di Bernardo Bertolucci, senza il possessivo fratello gemello Theo.

Se invece il vostro ideale di donna si incarna nel caschetto corvino e nel sorriso ingenuo di Audrey Tautou, allora Montmartre è il posto che fa per voi, ma vi deluderà. Avete in mente le stradine inondate di sole che solo a guardarle sembra che profumino di cannella, dove la dolce Amélie Poulain è prodiga di buone azioni e si innamora del misterioso Nino? Del “favoloso mondo” pieno di piccoli piaceri come rompere la crosta caramellata della crème brûlée, qui ci sono solo il “Café des deux Moulins” (15, rue Lepic), dove la protagonista lavora, e la drogheria dell’arrogante Collignon (rue des Trois Frères). Naturalmente, entrambi hanno perso quasi tutta la magia poiché sono praticamente ricoperti dai manifesti della celebre pellicola. Per assaporare un po’ dello spirito del film, invece vi consiglio una passeggiata lungo il Canal Saint-Martin, luogo preferito da Amélie per far rimbalzare i sassi sull’acqua. (M: République, Jaurès o Goncourt)

Vi ricordate Marlon Brando che in “Ultimo Tango a Parigi” si tappa le orecchie per ripararsi dall’assordante sferragliare della metropolitana? Il ponte sotto il quale l’affascinante Paul di Bertolucci sta passeggiando è Bir-Hakeim (metropolitana omonima o Passy) e poco distante (1, Rue de l’Alboni) si trova l’appartamento dove Marlon Brando e Maria Schneider intrecciano la loro torbida relazione. Se avete voglia di una Parigi malinconica e insolita, vi consiglio inoltre di spingervi un po’ più a ovest e di entrare nell’ Île aux Cygnes, una strada… in mezzo alla Senna. E’ come un ponte, ma nell’altro senso! E’ molto suggestivo.

Per una cenetta romantica -e costosa-, l’indirizzo giusto è il numero 2 di rue Vivienne: è qui, infatti, al ristorante “Le Grand Colbert”, che Diane Keaton capisce di preferire Jack Nicholson a Keanu Reeves in “Tutto può succedere”. D’obbligo, una passeggiata digestiva mano nella mano nei favolosi giardini del Palais Royal e per finire uno dei posti che preferisco di Parigi: la Galerie Vivienne che sembra appartenere al passato. Fermatevi ad ammirare l’entrata del numero 70, in puro stile art nouveau: la scala a chiocciola voluttuosa che si arrampica verso l’alto accompagnata dal suo corrimano in ferro battuto, l’elegante lampadario di vetro… tutto è ricoperto da una patina d’altri tempi che lascia senza fiato.

E a proposito di problemi respiratori, “A’ bout de souffle” di Jean-Luc Godard! Dirigetevi verso gli Champs-Élysées e immaginate la magnetica Jean Seberg con il suo fascio di giornali in mano che urla “New York Herald Tribuuune!”. Deliziosa vero? Jean-Luc Godard non ne sbaglia una. Ricordate la rocambolesca corsa all’interno del Louvre in “Bande à part”?

E se questo tour cinematografico di Parigi ancora non vi è bastato, vi consiglio di guardare “Paris je t’aime. Petites Romances de quartiers”, un film diviso a episodi ognuno dei quali è dedicato a un particolare arrondissement della città.

Ed è proprio il caso di dirlo… Parigi, ti amo!

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