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Longobarda ma non troppo. 1/2

Dici Pavia e pensi subito a quella che fu la civiltà longobarda in Italia tra il 568 e il 774 d.C. In realtà solo pochi mesi fa, a giugno, l’Unesco ha nominato le città longobarde italiane per eccellenza, e Pavia ne è esclusa. Sette città del Sud e del Nord, senza distinzione, fanno ora parte di un progetto che esalta questa lontana civiltà: “Longobardi in Italia, i luoghi del potere”.

Mentre i cittadini più accaniti minacciavano ricorso, l’Unesco sottolineava come il titolo di antica capitale longobarda non fosse sufficiente a considerare la città un patrimonio, ma che è invece necessario tener conto della capacità delle città stesse, e dei loro amministratori, di conservare i tesori ben curati e protetti. Visibili. Armati di sana curiosità siamo andati a ricercare queste ricchezze longobarde, constatando personalmente cosa rimane.

Il nostro itinerario parte da Piazza Leonardo da Vinci, centro nevralgico della città e polo universitario. Lì, proprio sotto le Torri, giace uno dei resti di un’antica chiesa longobarda. Sotto una tettoia, tra i viali alberati, troviamo la Cripta di Sant’Eusebio.

Inizialmente dedita al culto ariano, fu costruita per volontà di re Rotari intorno al VII secolo, e si racconta ci fosse una sola campana, per ricordarne l’origine. Divenne cattolica a seguito delle conversioni della regina longobarda Teodolinda e del vescovo ariano Anastasio, successivamente divenuto Santo.


photo credit: Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Milano, Electa 1985

In seguito a  sovrapposizioni di varie epoche, distruzioni, terremoti, umidità e decisioni napoleoniche, la Cripta è l’unica parte rimasta dell’originale struttura longobarda. Al momento non è possibile visitarla, se non tramite un accordo preventivo con L’Ufficio dei Musei Civici di Pavia. Ci sembra che la cripta sia stata abbandonata a se stessa, e che davvero poco sia stato fatto per mantenerla in buono stato, e soprattutto visitabile.

Il nostro itinerario si snoda per le viuzze del centro storico. In dieci minuti arriviamo in via San Michele, e precisamente nella Piazzetta Vincenzo Azzani, da dove è possibile vedere il campanile d’origine longobarda, sovrastato dalla facciata della Basilica di San Michele Maggiore, che è invece in stile Romanico.

In questo luogo furono incoronati numerosi re, e non solo longobardi. L’Angelo guerriero, San Michele appunto, era venerato dalla maggior parte dei Re longobardi e d’Italia. Numerose leggende spiegano l’importanza di questa Basilica per la storia della città di Pavia. L’aria che si respira in questa piccola piazza nascosta è quasi surreale.

Il campanile è stato successivamente innalzato, e quindi rimane solo una base dell’originaria struttura longobarda. Base che è possibile vedere bene da un cortile privato, a cui si accede da una via laterale, a sinistra della piazzetta. Arrivarci richiede un po’ d’intuito, ma la ricerca vale la sorpresa.

Itinerario alla mano, ci dirigiamo verso Corso Garibaldi, percorriamo via Cardano e in quindici minuti arriviamo in Via Menocchio 26, che ora ospita la sede del Seminario Vescovile.

Un tempo qui sorgeva una cappella intitolata a San Michele, poi trasformata in monastero benedettino femminile dedicato a Teodote, amante di re Cuniperto. La leggenda narra che il re longobardo fece costruire questo monastero per rinchiuderci Teodote, dopo averla violata. In seguito fu chiamato semplicemente Santa Maria “alla Pusterla” (nome di un’antica porta minore della città, nelle vicinanze).

Ciò che rimane all’interno dell’elegante chiostro quattrocentesco è parte di un’antica torre campanaria di origine longobarda della chiesa di San Michele. Sulla parete nord del chiostro è ancora visibile la decorazione con tre croci in rilievo.

Scavi eseguiti anni fa hanno portato alla luce parte delle absidi della Chiesa di San Michele, ma al momento non è possibile visitare nulla, tutto è stato ricoperto e degli scavi rimane qualche foto in bianco e nero. Davvero un peccato che non si sia valorizzata questa perla nascosta. Un incredibile silenzio, alternato a echi di canti liturgici, sovrasta questo chiostro completamente nascosto e poco conosciuto.

Sono stati ritrovati qui i bellissimi Plutei di Teodote, ora conservati presso i Musei Civici. Ma di queste rare testimonianze d’arte longobarda ne parleremo nella seconda parte del nostro itinerario. Stay tuned!



Commenti (1)

  1. [...] Qualche settimana fa abbiamo iniziato la nostra piccola avventura alla ricerca di ciò che rimane della civiltà longobarda a Pawia. Itinerario alla mano abbiamo battuto le strade più conosciute notando quanto effettivamente sia rimasto dell’arte longobarda in quella che per molti anni fu la ricca capitale del suo regno. [...]

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