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Viaggio nei secoli sulle tracce del Genio di Palermo

24 ottobre 2014

Certe domande prevedono una risposta diversa in base alla città in cui vengono poste. Provate a chiedere a un toscano che cos’è il genio. Vi sentirete rispondere, con sicurezza, che il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione. Questa definizione è sicuramente efficace, e potrebbe avere valore assoluto anche nel resto d’Italia, tanta è la reverenza che ciascuno di noi porta, nel suo piccolo, ai personaggi di Amici Miei e al loro stile di vita. Ma Palermo – si sa – è un mondo a sé, con le sue regole e le sue definizioni. Qui il genio è tutta un’altra cosa, e la vera domanda da porsi non è cosa esso sia, ma chi sia veramente e – cosa ancora più difficile da definire – quanti ce ne siano nascosti in città. Noi abbiamo provato a stanarli tutti, ma andiamo con ordine.

geniopiccolo

Con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni, a Palermo non bastava la santuzza (Santa Rosalia), né i suoi quattro compatroni (Sant’ Agata, Santa Ninfa, Santa Cristina, Santa Oliva e San Benedetto) per proteggere la città e i cittadini: dal neopaganesimo ecco arrivare allora, a sostegno delle divinità religiose, il genius loci, entità soprannaturale a cui, da secoli, è affidata la tutela della città. Infischiandosi di quanto affermato dai romani, ossia che non è dato sapere se sia maschio o femmina, il Genio di Palermo è da sempre rappresentato come un anziano re, con tanto di corona, che stringe al petto un serpente, simbolo di prudenza, fertilità e rinnovamento, oltre che di conoscenza e forza fisica. Col passare dei secoli, al serpente sono stati aggiunti altri elementi caratteristici, come il cane, simbolo di fedeltà, lo scettro – a confermare la sua virile regalità – e l’aquila senatoriale, simbolo di fierezza e di libertà, nonché della stessa Palermo.

La rappresentazione del Genio meglio conservata, e sicuramente la più maestosa ed elegante, è quella in marmo di Carrara della fontana del Marabitti a Villa Giulia, di cui vi avevamo già parlato qui. La riproduzione di questa statua, risalente al 1778, è stata utilizzata anche sulle banconote da 500 e 1000 lire emesse alla fine dell’Ottocento dal Banco di Sicilia.

geniovillagiulia

Molto più antico (del 1483) è “Palermo ‘u grandi”, ossia Palermo il Grande, conosciuto meglio come il Genio della Vucciria, opera di Pietro de Bonitate. Originariamente collocata al di sopra dei cinque cannoli della fontana del Garraffo (posta nel piano che gli arabi definirono gharraf, ossia abbondante d’acqua, nei pressi della Vucciria), la statua del Genio venne spostata a metà del ‘600 nell’edicola dove si trova tutt’ora, in via Argenteria. Si dice che la statua sia stata commissionata dai mercanti stranieri già presenti con le loro attività all’interno del mercato in segno di riconoscenza verso una città così accogliente.

geniogrande

Quello del Garraffo, però, non è il solo Genio legato in qualche modo agli stranieri presenti a Palermo; sul lato del cippo rivolto verso Monte Pellegrino, all’ingresso del porto di Palermo, è ancora visibile il deteriorato bassorilievo del Genio realizzato nel XVII secolo da Vincenzo Di Giovanni. Il serpente attaccato al petto del sovrano rappresenterebbe Scipione l’Africano, che sconfisse i cartaginesi di Annibale anche grazie all’aiuto dei palermitani. Come segno di gratitudine, Scipione donò alla città una conca aurea (da qui il nome di Conca d’oro con cui ancora si chiama il territorio palermitano), ponendovi in mezzo il genius loci.

genioporto

Lo straniero, dunque, trarrebbe nutrimento dal cuore di Palermo, spinto dagli stessi cittadini. E’ quanto affermato anche nell’iscrizione che decora la vasca ai piedi di “Palermo ‘u nicu” (Palermo il Piccolo), la statua del genio posta all’interno di Palazzo delle Aquile, sede del Comune. Inciso sul marmo si legge “Panormus conca aurea suos devorat alienos nutrit” , ossia “Palermo, conca d’oro, divora i suoi e nutre gli stranieri”. La piccola statua di autore anonimo, ritrovata nelle cantine del Palazzo a fine Seicento, è messa in risalto da una colonna in porfido e marmo di Billiemi, sotto cui si trovano due paggi scolpiti da Gagini e Di Battista.

geniopretorio

Non tutti i visitatori che entrano per ammirarla, però, sanno che non è l’unico genio che veglia sull’operato degli amministratori comunali: osservando la facciata del palazzo in direzione di Via Maqueda, in alto tra due finestre, un altro piccolo Genio si gode il panorama della splendida fontana, comodamente posto sopra la corona che campeggia sull’aquila, simbolo di Palermo.

geniorivoluzione

Molto più visibile, invece, è sicuramente il Genio di Piazza Rivoluzione, assiso con lo sguardo verso il cielo sulla fontana al centro dell’area da cui partirono i moti del 1848. La folla era solita riunirsi attorno alla fontana tardo-cinquecentesca per protestare, finché – il 12 gennaio – la moglie di un patriota pose il tricolore sulle spalle del Genio, dando il via ai moti contro la dominazione borbonica. Da allora esso divenne simbolo di libertà e di riscatto per i palermitani. Altre piccole rappresentazioni del Genio si trovano – sotto forma di sculture poco conosciute perché lontane dagli itinerari turistici – in Via Oreto (all’altezza del civico 108) ed all’ingresso di Villa Fernandez a Villagrazia, una frazione a circa quattro km da Palermo.

geniopalatina

Ma del Genio esistono anche rappresentazioni non scultoree di epoche diverse: la più famosa è, senza dubbio, quella a mosaico sulla porta della Cappella Palatina all’interno di Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana. Il sovrano stavolta è vestito da una corazza da guerriero e appare molto più giovane e muscoloso rispetto alle rappresentazioni scultoree. Oltre ai classici elementi (il cane, l’aquila, la corona e il serpente), spiccano i volti di Ferdinando III e della moglie Maria Carolina, sovrani borbonici committenti di parte dei mosaici che decorano la Cappella.

genioisnello

Anziano è invece il Genio al centro dell’Apoteosi di Palermo, capolavoro del barocco siciliano che decora il soffitto di Palazzo Isnello, nei pressi della Cattedrale. L’autore di tale affresco, Vito D’Anna, doveva essere evidentemente legato a tale figura laica, tanto che la pose anche nel suo dipinto raffigurante “Santa Rosalia che sconfigge la peste”, collocato all’interno della Chiesa del Gesù a Casa Professa (nella cappella dedicata alla santuzza).

geniovucciria

Ma il Genio continua ad avere un grande fascino anche tra gli artisti contemporanei. Fabrice de Nola ha realizzato un’immagine pixelata del Genio della Vucciria inserendovi un QR code da cui scaricare informazioni sulla storia della statua. Sempre alla Vucciria, fino a qualche anno fa, era visibile un bellissimo e coloratissimo sticker del Genio che ricopriva un’intera saracinesca, realizzato dal collettivo transnazionale Fare Ala, di cui vi avevamo già accennato qui.

Insomma, sin dai tempi in cui su Monte Pellegrino veniva venerato il dio punico Ba’al Hammon (diventato Kronos per i greci e Saturno per i romani, di cui sarebbe una delle rappresentazioni), il Genio continua a proteggere la città. Del resto lo avevamo già capito: Palermo è Genio e sregolatezza!

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