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Go Green

Il giardino inglese, polmone verde nel cuore di Palermo

26 aprile 2015

Già nella nostra infanzia abbiamo imparato dalle barzellette gli stereotipi legati alle varie nazionalità: è indiscutibile la tirchieria degli scozzesi, così come la rigidità dei tedeschi e la puntigliosità degli inglesi, contrapposta al disordine tipico di noi italiani. C’è un campo, però, in cui questi luoghi comuni vengono completamente rovesciati, ed è quello – strano a dirsi – del giardinaggio.

Giardino Inglese 3

Nell’arte degli ornamenti con piante e fiori, infatti, gli italiani sono stati eccezionalmente maestri di formalità e rigore geometrico; già nel Medioevo, ma soprattutto nel Rinascimento, i paesaggisti italiani hanno fatto scuola, portando alla ribalta il loro modello di giardino dalle forme geometriche definite grazie a siepi, aiuole e alberi potati e disposti in modo studiato e sicuramente innaturale. L’antesignano degli attuali green designer fu un certo Niccolò Pericoli, detto il Tribolo, a cui si devono i disegni dei più famosi giardini all’italiana, tra cui quello dei Semplici e quello di Boboli a Firenze, e quello di Poggio a Caiano, sempre nella campagna toscana. Con Nuok vi abbiamo parlato anche di un altro famoso giardino all’italiana, il Giardino Giusti di Verona, nonché di altri esempi dello stesso stile sparsi per il mondo (a Berlino, Barcellona e San Pietroburgo), ma stavolta dobbiamo abbandonare lo spirito patriottico per riconoscere il fascino di un altro tipo di giardino molto in voga a partire dalla fine del Settecento, ossia il giardino all’inglese.

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Spariti gli schemi forzatamente geometrici, questo tipo di giardino segue di solito le caratteristiche del terreno, ed è ricco di elementi naturali come alberi, ruscelli, grotte e piccoli stagni, a cui vengono di solito accostate strutture ornamentali di scarso impatto architettonico, come false rovine e tempietti. Uno dei giardini inglesi più importanti d’Italia è proprio nel cuore di Palermo, nel bel mezzo della centralissima Via Libertà.

Giardino Inglese 2

Progettato a metà Ottocento da Giovan Battista Filippo Basile (padre di Ernesto, che come abbiamo visto portò a compimento la realizzazione del Teatro Massimo) ed esteso su un’area di circa 60.000 metri quadri, il giardino più conosciuto e frequentato dai cittadini – proprio in virtù della sua posizione centrale – è ricco di piante secolari (come gli immancabili ficus che abbiamo trovato in altre ville di Palermo e a Piazza Marina) e di piante esotiche provenienti dall’Africa e dall’Asia, che Basile volle inserire nel suo progetto originale, come tributo al leggendario giardino delle delizie dell’emiro Ibn Hawqal.

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Entrando da uno dei quattro ingressi posti in corrispondenza dei punti cardinali (il principale è quello di Via Libertà) possiamo avventurarci percorrendo uno dei vialetti, per una passeggiata all’ombra dei grandi alberi su e giù tra sette colline e dieci avvallamenti, sotto l’occhio vigile di uno dei busti di personaggi celebri – che però sono stati posti nell’area verde solo nel secolo scorso. Pirandello e De Amicis danno il benvenuto a chi entra dall’ingresso principale; nei pressi di quest’ultimo, quasi nascosta da un’aiuola, è sdraiato il monumento che ricorda la piccola vedetta lombarda, a cui De Amicis ha dedicato uno dei capitoli più celebri del suo romanzo “Cuore”.

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Ma, sparsi nel verde, sono numerosi i monumenti legati a eroi e imprese militari: troviamo una grande scultura in cui sono incisi i nomi delle medaglie d’oro al valor militare di Palermo e provincia, una lapide che commemora i caduti di Cefalonia e i busti di Nino Bixio e Benedetto Cairoli. Altri celebri palermitani, come Mariano Stabile e Benedetto Civiletti vigilano sui ragazzini che spesso si rifugiano tra le collinette di questa villa quando decidono di concedersi “una vacanza non programmata” dalla scuola. Queste stesse colline, e i vialetti che le solcano, furono apprezzati sin dall’apertura della villa dalla nobiltà cittadina, che a fine Ottocento – nella florida epoca della belle epoque palermitana – amava raggiungere in carrozza questo tratto di Via Libertà per utilizzare il giardino inglese come luogo di incontri mondani ed amorosi, e di passerella per le mode del tempo.

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Di certo i signorotti del tempo non potevano trovare ristoro su una delle panchine che oggi segnano i percorsi alberati, né al bar del grande piazzale in cemento realizzato a scapito di una vasta area del giardino negli anni Ottanta, e che, soprattutto in estate, ospita concerti e manifestazioni. Un po’ di frescura, però, l’avranno trovata già in quel periodo sotto le fronde del maestoso ficus o nei pressi della grande fontana centrale; gli altissimi getti d’acqua, spinti dalla brezza più leggera, nebulizzano chi vi si trova nei paraggi, donando una sensazione di freschezza e divertendo ancora oggi grandi e piccini. Al centro della fontana spicca un gruppo in bronzo realizzato da Mario Rutelli (le cui sculture ornano anche il teatro Massimo e il Politeama), che rappresenta dei bambini che giocano tra gli scogli.

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Di fronte alla fontana spicca una costruzione, voluta dal Basile, che ricorda un tempietto in stile arabo-normanno; al suo interno è possibile ammirare la scultura di marmo di Benedetto Civiletti che raffigura i fratelli Canaris a Sciò, realizzata per celebrare l’indipendenza greca. Tale scultura venne presentata all’Esposizione Universale di Parigi nel 1878, dove ricevette una medaglia d’oro e successivamente venne acquistata dal re Umberto, che la donò al Municipio di Palermo. Fino a qualche anno fa la scultura era protetta da bellissime vetrate colorate, purtroppo oggi andate distrutte dai vandali.

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Stessa sorte, purtroppo è toccata anche ai vetri della grande serra in stile liberty che troviamo, nascosta tra la vegetazione, dirigendoci verso l’ingresso di Via Duca della Verdura. Realizzata in vetro e ghisa su progetto del celebre Ernesto Basile – figlio del progettista del giardino – è il classico esempio di ”architettura del ferro” che ha caratterizzato l’epoca della Rivoluzione Industriale. Nei paraggi è possibile ammirare anche la pista di pattinaggio, un’area di circa 800 metri quadrati in cui professionisti e dilettanti possono allenarsi liberamente sulle rotelle, che in inverno viene coperta da una tensostruttura e trasformata in una pista per il pattinaggio sul ghiaccio. Dalla parte opposta (proprio all’ingresso sul lato di Via delle Croci), sin dal 1924 un’area del giardino è stata adibita a parco giochi per i più piccoli: le antiche altalene sono state sostituite, nei decenni, da tappeti elastici, piscine con palline, giostrine classiche – come l’immancabile brucomela – e una sorta di catapulta, molto amata dai ragazzi più grandi.

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Attraversando Via Libertà è possibile visitare quello che fu progettato come il parterre del giardino inglese, ossia l’antico giardino “Garibaldi”, un’altra area verde oggi dedicata ai giudici Falcone e Morvillo, uccisi a Capaci nel 1992. Il parchetto, meno ombroso e pertanto meno frequentato rispetto al giardino principale, è arricchito dall’imponente monumento equestre che celebra l’eroe dei due mondi, inaugurato in occasione dell’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891. La base del monumento è decorata dalla statua di un leone e da due bassorilievi – tutte opere di Rutelli – raffiguranti l’arrivo a Marsala e la battaglia delle truppe di Garibaldi contro i Borboni avvenuta nei pressi del ponte dell’Ammiraglio nel 1860.

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Se aveste voglia di scoprire altri giardini all’inglese, vi consigliamo di leggere cosa ne abbiamo scritto parlando di Roma, Milano e Madrid… resta a voi decidere quale sia il più bello!

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