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Viaggio sotto gli affreschi più suggestivi di Padova

01 novembre 2016

Se ogni città potesse scegliere il pittore per antonomasia, allora Padova sceglierebbe senza dubbio Giotto. Il pittore del cerchio perfetto ha lasciato un’impronta indelebile sulla città: fu proprio Giotto a dare inizio alla storia della pittura a Padova nel Trecento. Dovete sapere infatti che Padova è la città europea che conserva il maggior numero di cicli pittorici del quattordicesimo secolo. Il primo ciclo pittorico, il più famoso e importante, è quello che Giotto dipinse nella Cappella degli Scrovegni. Il secondo, meno conosciuto, è il raffinato ciclo di affreschi di Giusto de’ Menabuoi nel Battistero della Cattedrale. Oggi noi di Nuok vi porteremo proprio da questi due pittori, e vi lasceremo prima sotto una cappella e poi sotto una cupola, con il naso all’insù, per ammirare i due cicli di affreschi più affascinanti di Padova.

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La Cappella degli Scrovegni a Padova (1303-1305) è uno dei più grandi capolavori pittorici di Giotto e di tutto il Trecento. Altri dipinti di Giotto si possono trovare all’interno della Basilica del Santo e del Palazzo della Ragione, ma noi di Nuok abbiamo scelto di condurvi nella celebre Cappella degli Scrovegni perché è una tappa imprescindibile per chiunque sia affascinato dall’arte e dalla cultura. L’edificio si trova all’inizio del centro storico e rischia quasi di passare inosservato fra gli alberi dei Giardini dell’Arena.

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La Cappella fu dedicata alla Vergine della Carità dal ricco padovano Enrico Scrovegni. Per quale motivo un nobile usuraio commissionava un’opera d’arte di tale prestigio, chiedendo a Giotto, pittore più noto dell’epoca, di decorarne le pareti interne? Dovete sapere che il padre di Enrico, Reginaldo Scrovegni, era stato condannato da Dante nella Divina Commedia perché usuraio (Inferno, Canto XVII). Enrico, preoccupato per la salvezza della sua anima e di quella del padre, fece costruire la Cappella e ottenne così l’indulgenza da papa Benedetto XI. Ciò spiega, una volta entrati nella cappella, troverete al centro del Giudizio universale la curiosa immagine di Enrico Scrovegni che dona alla Madonna della Carità il modellino della Cappella. Enrico si fa rappresentare fra le schiere dei beati, vestito di viola in segno di penitenza.

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Con questo ciclo pittorico, Giotto rivoluziona completamente i canoni dell’arte bizantina e medievale del suo tempo. La rivoluzione sta nella vivacità delle scene narrate: per la prima volta nella storia dell’arte, le scene religiose e i personaggi sacri acquistano vita ed espressività. Un esempio evidente è la scena del Cristo deriso, o quella della Strage degli innocenti in cui per la prima volta si vedono dipinte le lacrime sul volto delle madri che assistono alla strage.

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L’intero ciclo di affreschi è pensato per esortare il fedele a seguire la retta via. L’occhio dell’osservatore/fedele termina nel meraviglioso, e terribile, Giudizio universale dipinto nella controfacciata. In entrambe le pareti, decine di scene religiose narrano la Vita di Maria e la Vita di Cristo. Se volete apprezzare al meglio quest’opera unica, vi consigliamo prima di entrare un approfondimento personale con una semplice ricerca nel web. Per motivi di conservazione, le visite durano solamente 15 minuti e non avrete il tempo di consultare guide audio o cartacee. Lasciatevi semplicemente guidare dalle vostre conoscenze e perdetevi sotto la volta di color lapislazzulo.

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Un esempio illustre di come Giotto e la sua Cappella degli Scrovegni abbia influenzato i successivi pittori padovani del Trecento è il Battistero della Cattedrale, opera del pittore Giusto de’ Menabuoi. Terminata la visita agli Scrovegni, attraversate le piazze principali del centro storico per arrivare fino a Piazza Duomo. Sul lato est della Cattedrale, noterete un edificio quadrato coperto da una cupola. Si tratta del Battistero, ben conosciuto dagli studiosi d’arte ma scarsamente segnalato in città. Il suggerimento è di non perdervelo, visto che si tratta di uno dei cicli di affreschi meglio conservati del Trecento!

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Questa volta la commissione degli affreschi ha origini insolite perchè fu ordinata da una nobildonna, Fina Buzzaccarini, per custodire la tomba del marito defunto Francesco il Vecchio da Carrara. Un fatto straordinario se si considera che all’epoca era piuttosto rara la committenza femminile di un’opera religiosa. Una volta entrati per la piccola porticina dell’ingresso, a destra noterete un altare decorato dall’antico polittico di Giusto de’ Menabuoi con la Madonna in trono con il Bambino.

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Lungo tutte le pareti sono narrate le Storie di Maria, di Cristo e di San Giovanni Battista. Giusto de’ Menabuoi ha gusti raffinati, quasi geometrici, e applica la nuova espressività promossa da Giotto solo quando lo ritiene necessario, come per esempio nella scena dinamica delle Nozze di Cana. Tuttavia, la parte più straordinaria del ciclo pittorico si trova sopra le vostre teste! Nella cupola è raffigurato il Paradiso, con l’immagine di Cristo pantocratore circondato da una schiera ipnotica di angeli e beati.

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Ed è sotto questa cupola che vi lasciamo, per terminare stupiti il vostro viaggio sotto le volte e gli affreschi trecenteschi più affascinanti di Padova.

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