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The Real World, un oracolo al Rockefeller Park di NY

New York ha sempre qualche magia nascosta nel suo cappello a cilindro. Riesce a regalarci improvvise emozioni come quando, durante una bella passeggiata a Battery Park, ci imbattiamo nel Rockefeller Park. Questo spazio delimita il confine orientale del parco che si snoda lungo l’Hudson. Qui scopriamo, tra i sentierini e il grande prato adiacente all’area giochi, The Real World, un’interessante installazione di Tom Otterness (di lui ve ne avevamo già parlato, vi ricordate?).

Inaugurato nel 1992, dopo ben quattro anni di pianificazioni e lavori, The Real World è una brillante metafora del mondo, una visione lucida e ironica della società americana, e delle differenze economiche e sociali della società.

L’intento di Otterness, artista conosciuto per le sue numerose installazioni in luoghi pubblici (metropolitana, parchi, musei, e biblioteche) è quello di rendere visibili le forti contraddizioni del potere, sottolineando le differenze enormi tra semplici cittadini e finanza, attraverso figure all’apparenza giocose e infantili.

Un po’ Lewis Carroll e un po’ Tim Burton, Otterness riesce nel suo intento. È strano vedere bambini e mamme aggirarsi e giocare in questo piccolo parco dalle sculture strane e a volte inquietanti. Interessante come l’arte contemporanea con un significato così forte e riflessivo, faccia da sfondo alla più disincantata e spensierata quotidianità.

Le scimmie sono l’inizio del percorso e diventano le custodi di una verità difficile da rivelare. Da lì ci si avvia un po’ straniti per l’itinerario prestabilito. Le sculture serpeggiano lungo un binario immaginario che forza il pedone a tappe obbligate fatte di metafore su risparmiatori e luoghi del risparmio. Tra sacrifici e ricatti, i piccoli risparmiatori bronzei, incautamente felici, portano i loro carretti pieni di monetine verso la grande banca centrale.

Al centro del parco e dell’installazione, c’è proprio la scultura bronzea proiettata verso l’alto: un grattacielo immaginario o una torre di Babele che come una grande banca raccoglie i piccoli risparmi ed evidenzia una società fatta di gradi e differenze. I piani alti sono riservati a delle figure paffute, con panciotti e sguardi ammiccanti.

Da quasi tutte le sculture disseminate nel parco si evince una predominante filosofia di vincitori e vinti, carnefici e prede, ed è percepibile una quasi rassegnazione di quest’ultime.

Il destino è così un fato ineluttabile che non concede possibilità di riscatto e che convoglia i guadagni e sacrifici della società povera verso un unico grande potere assoluto: una testa dalle sembianze dittatoriali.

Questo spazio pubblico va ben oltre il parco giochi. Secondo lo stesso Otterness i bambini adorano questo genere di storie, vere e sincere, dove il mondo è rappresentato per quel che è, ma lascia comunque al visitatore la sua personale interpretazione.

Questa rappresentazione sociale ed economica sembra nascondere una precoce intuizione. Alla luce delle attuali vicende mondiali, crisi finanziaria e movimento di indignatos, le sculture bronzee di Otterness restano, nella loro immediatezza infantile, quasi un oracolo cristallizzato.

 




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