New York è una città dove si beve molto. Se esistessero statistiche di questo tipo, probabilmente Manhattan risulterebbe l’isola con il più alto numero di baristi pro capite, tanta è l’abbondanza di locali di ogni genere che possiamo trovare in ogni angolo, a qualsiasi ora.

New York è anche una città dove si beve bene, soprattutto quando parliamo di cocktails. Se l’Italia è tradizionalmente nota per la cultura del vino, gli Stati Uniti lo sono infatti per la cultura del cocktail.
I primi drinks di cui si ha notizia nascono alla fine del XIX secolo, anche se raramente è possibile individuarne l’origine precisa che il più delle volte, come vedrete, è affidata alla leggenda.

Durante gli anni del proibizionismo, paradossalmente, si assiste al fiorire del consumo e della popolarità dei cocktails, in parte per l’esigenza di mascherare il sapore mediocre di molti degli alcolici prodotti clandestinamente e serviti negli speakeasies. Molti drinks sono stati proprio inventati in questi bar illegali, mentre dopo la fine del proibizionismo l’abidudine di bere cocktails si è affermata nell’opinione comune come tipologia di svago propria del ceto benestante.
Sia la letteratura che il cinema hanno contribuito a consolidare l’immagine di eleganza e classe associata al consumo di cocktails nel tempo libero sia nei locali pubblici che nei contesti privati, fino a farne un’usanza comune a tutte le classi sociali.

New York vanta un ruolo da protagonista in questo immaginario filmico/letterario legato al cocktail così come nella “buona pratica”: lo dimostra il fatto che due dei drink più conosciuti tra i cocktails ufficiali della International Bartenders Association portino rispettivamente il nome di Manhattan e a Long Island.
Vi vogliamo quindi portare con noi in un piacevole tour (a puntate: non vorremmo essere i responsabili di fastidiosi hangover facendovi assaggiare troppi drinks in una volta!) alla scoperta dei cocktails simbolo della Grande Mela: saprete così scegliere senza sbagliare il bar dove gustare al meglio il vostro drink preferito, ne saprete di più su cosa state bevendo e sulle tecniche del bartending, e magari avrete occasione di raccontare ai vostri compagni di bevuta la storia del cocktail che state sorseggiando.

I lettori che non si trovano a New York non disperino: con la ricetta giusta, Cosmopolitan e Martini vi faranno sentire tra le luci scintillanti della Grande Mela anche seduti sul vostro divano…
Siete pronti dunque? Ogni serata all’insegna del buon bere deve iniziare con un buon aperitivo, che ci prepari il palato con il suo sapore amarognolo in vista di una bella cenetta, e il nostro tour comincia infatti con un pre-dinner dei più famosi:
Manhattan
Un classico. Considerato da molti il “re dei cocktails”, questo drink potente e corposo prende il nome dal Manhattan Club di New York, dove sembra sia nato intorno al 1870, servito per la prima volta durante un party organizzato dalla madre di Winston Churchill, e abbia poi preso piede nei circoli più altolocati ed elitari di New York. In realtà questa versione della storia non è confermata, e ci sono altre versioni secondo le quali il Manhattan sarebbe stato inventato nel 1860 (più o meno dunque nello stesso periodo) da un barista chiamato Black in un bar sulla Brodway nei pressi di Houston street. Ecco la ricetta attuale secondo l’IBA:
5.0 cl di Rye (whiskey di segale) o whiskey canadese
2.0 cl di vermouth rosso
1 goccia di angostura
ciliegia al maraschino come guarnizione
Il Manhattan si prepara mescolando (senza agitare) gli ingredienti all’interno del “mixing glass” pieno di ghiaccio per due terzi. Va servito “straight up”, ovvero filtrato del ghiaccio, nel caratteristico “cocktail glass” di forma conica (quello del martini cocktail, per intenderci), anche se non è raro trovarlo anche “on the rocks” (cioè con ghiaccio) nel cosiddetto “old-fashioned glass” (bicchiere da whiskey). Il risultato è una bevanda dall’aroma duro e pungente. Come per tutti i drink più famosi, esistono numerose variazioni a seconda che si preferisca un drink più secco (come la ricetta che vi proponiamo) o più dolce (con meno whiskey e più vermouth), ma l’annosa questione che divide gli appassionati è soprattutto sul tipo di whiskey utilizzato: i puristi vogliono solo Rye americano come impone la tradizione, ma sono molto usati anche il whiskey canadese e il bourbon.
Nuok consiglia:
ABC kitchen, che promuove l’utilizzo di alimenti locali, biologici, e prodotti seguendo tecniche tradizionali, rispetta questa regola anche nella preparazione dei cocktails. Il Manhattan proposto dal bar è infatti servito alla maniera classica: cocktail glass, straight up, e utilizzando solo Rye whiskey originale addolcito da un ottimo vermouth italiano leggermente aromatizzato all’anice.
Long Island Iced Tea

Concluso il pasto che avrete gustato dopo il vostro Manhattan, vi aspetta un long drink adatto teoricamente ad ogni momento della giornata, ma che vi consigliamo di gustare in seconda serata, magari in discoteca o quando avete intenzione di fare festa fino a tardi. Il Long Island Iced Tea è infatti uno dei cocktails con la gradazione alcolica più elevata, dal momento che la sua composizione prevede l’utilizzo di ben cinque alcolici diversi. Come molti sapranno, in questo drink non c’è alcuna traccia di tè freddo, ma se preparato correttamente, rispettando la giusta dose di ogni ingrediente, esso risulta molto simile alla bevanda analcolica sia per l’aspetto che per il sapore.
A causa di questa sua caratteristica, si racconta che il Long Island Iced Tea sia nato durante il proibizionismo per eludere i controlli della polizia, ma anche questa versione dei fatti sembra appartenere alla leggenda. Si sa invece di certo che il primo Long Island “ufficiale” è stato servito molti anni dopo, nel 1970, da un barman del Oak Beach Inn a Babylon, Long Island.
Il Long Island è un drink un po’ più difficile da preparare rispetto agli altri, proprio per il numero di ingredienti che vanno saputi dosare correttamente:
1.5 cl di vodka
1.5 cl di tequila
1.5 cl di rum bianco
1.5 cl di triple sec
1.5 cl di gin
2.5 cl di succo di limone
3 cl di sciroppo zucchero
spruzzatina di cola
fettina di limone come guarnizione
Gli ingredienti, tranne la cola che si aggiunge all’ultimo momento per dare colore al composto, vanno mescolati in un bicchiere con ghiaccio e serviti in un “highball” (bicchiere alto da bibita). Anche su questa ricetta, che è quella approvata dall’IBA, ci sono molte opinioni discordi, specie per quanto riguarda l’utilizzo della tequila che è da molti considerata poco adatta al conseguimento del risultato ottimale.
Nuok consiglia:
Beh, al di là del locale, perfetto per far decollare una serata tra una disco e l’altra del Meatpacking District, e che meriterebbe una descrizione a parte (tre parole per incuriosirvi: motociclisti, reggiseni, altoparlanti – altro che Coyote Ugly!), sul Long Island c’è poco da dire: è perfetto. Bicchiere enorme, colore cristallino, sapore delicato. Si beve così piacevolmente che ne vorrete subito un altro, ma se poi l’ambiente inizia a perdere definizione nei contorni dopo non dite che non vi avevamo avvertiti.


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