Bronx Zoo: gli animali li aggiungete voi!

Il più grande zoo degli Stati Uniti: The Bronx Zoo.

E’ con questa premessa che dalla 99th strada di Madison Avenue abbiamo preso il bus espresso speciale BxM11. Il percorso è stato relativamente veloce e si è rivelato un buona scusa per vedere Harlem ed il Bronx da una prospettiva nuova: dietro un vetro antiproiettili.

Dopo una ventina di minuti l’autista, senza tante spiegazioni, ci ha scaricati nel bel mezzo di un incrocio trafficatissimo, indicandoci sbrigativamente un cartellone verde gigante – sì, di quelli che troviamo in Italia in autostrada – che ci segnalava la direzione per la nostra meta. Pochi minuti a piedi e questo è ciò che abbiamo iniziato ad intravedere.

Il Bronx Zoo è stato inaugurato l’8 novembre 1899 e conteneva – mai come in questo caso il passato è d’obbligo – 843 animali in 22 aree protette. La mission dichiarata è quella di studiare la zoologia, proteggere gli animali (un po’ un controsenso per uno zoo che invece li tiene in cattività) e soprattutto educare il pubblico diffondendo l’amore per la natura.

Il biglietto costa 16 dollari. Il mercoledì è il giorno in cui è possibile accedere allo zoo con una semplice donazione dell’entità desiderata, anche un dollaro. In verità, i custodi sono stati molto gentili e non hanno chiesto nulla.

Curioso il gran numero di ebrei ortodossi in visita!

La prima area in cui vi imbatterete sarà quella dei bisonti americani. Il suo habitat tipico è la grande prateria nordamericana – qui allo zoo perfettamente ricreata! – che un tempo il bisonte abitava in giganteschi branchi. La sua distribuzione andava dal nord del Messico al sud del Canada. Con l’arrivo dei colonizzatori europei, che lo chiamarono suggestivamente “Buffalo”, iniziò una spietata caccia al bisonte, che veniva effettuata anche per privare gli indiani di un’importante fonte di nutrimento.

Qui nello zoo c’è qualche esemplare. Noi ne abbiamo visti una decina stesi a godersi la vista dei palazzoni popolari del Bronx ed uno solo in piedi tremante. Che desolazione.

L’area adiacente è invece esclusiva dei cervi canadesi, qui comunemente chiamati wapiti. Purtroppo lo zoom della nostra macchina fotografica non è bastato, ma se guardate bene qui sotto forse qualcosa riuscirete a vedere in lontananza.

E’ impressionante come intendono i rapporti di coppia questi animali. C’è da sapere che i maschi custodiscono i gruppi di femmine durante tutto il periodo degli amori – da agosto all’inizio dell’inverno – tenendo alla larga i giovani o i maschi meno forti: un harem può contare 20 o più femmine! I maschi occupati nella protezione del proprio harem raramente si nutrono, perdendo in questo periodo fino al 20% del peso.

Pare che questi cervi raggiungono i 590 kg: purtroppo ci è stato impossibile riuscire a verificare il dato.

Ad ogni bivio dello zoo c’è la possibilità di scegliere in quale direzione andare, a seconda dei musi degli animali esposti sui cartelli a forma di freccia. Inutile dire che dopo la delusione delle prime aree, la tigre è stata quella che ha catturato immediatamente la nostra attenzione. La giungla non potrà essere peggiore della steppa, no?

Nello squallore più assoluto, è stato ricostruito un fintissimo campo di caccia dove i bambini possono scoprire la vita del cacciatore nella giungla. Alla fine del breve percorso, ci si poteva avvicinare alle grandi vetrate, a caccia (metaforicamente parlando) dell’animale.

Davanti a noi, uno stagno con pesci più morti che vivi…

Bambini appicicati al vetro…

E lei, magrissima e nervosissima: la tigre reale del Bengala.

La tigre della Esso e quella dei cereali Frosties della Kellogg’s sono molto più credibili come simbolo di regalità, rispetto a questo esemplare. In India, la tigre è il simbolo del potere divino. Che fine indegna.

Dalla foresta al polo, ecco uno dei miti di grandi e piccini: l’orso polare. Piccola premessa: è proprio in questo zoo che è stato ambientato il cartone aminato “Madagascar”. Ve li ricordate il leone Alex, la zebra Marty, l’ippopotamo Gloria e la giraffa ipocondriaca Melman? Non troverete nessuno di loro, se non l’orso polare Ted che sbatte la testa ripetutamente contro la roccia (che sia una tecnica di caccia newyorkese?).

Una caratteristica interessante della sua pelliccia è che, fotografata con luce ultravioletta, compare nera, a significare che la pelliccia dell’orso assorbe la luce e quindi il calore pur essendo bianca. Gli orsi polari sono isolati termicamente dal freddo molto bene, ma il loro corpo si surriscalda a temperature sopra i 10 °C.  Cosa succede dunque quando si arriva ad agosto e c’è quella “deliziosa” temperatura sui 40°C all’ombra?

Lo spazio a lui riservato è fatiscente: una pozza di acqua, un cubo di plastica a mo’ di pezzo di ghiaccio ed un gigantesco fossato che divide il pubblico e l’animale.

Ma quando sembra che più nulla possa essere peggio di quello che si è appena visto… Eccoci all’area del maestoso leopardo delle nevi. Così maestoso che l’abbiamo trovato piegato su se stesso a lamentarsi come un indiavolato: meaaaaooo meaaooo (sì, il leopardo delle nevi emette un suono molto simile a quello del nostro gatto, solo molto più forte). Ma quali atroci sofferenze sta vivendo questa povera bestia?

Non serve essere un veterinario per capire dalla sua pelliccia mal ridotta che qualcosa non va davvero.

C’è un happy ending per voi lettori. Dopo una decina di minuti, si è rialzato anchilosato e con passo poco felino si è allontanato dalle vetrate.

Passiamo al Congo? (inutile dirlo, che in tutta questa prima parte di percorso avremo incontrato a dirla grossa 10 esseri umani e visto un numero inferiore di animali).

Non sappiamo per quale singolare scelta la zona dedicata al Congo aveva come animali i pavoni. Originario delle foreste dell’India, questo animale è stato importato in Europa dai Romani, i quali lo allevavano non solo per la sua bellezza, ma anche per la prelibatezza delle sue carni.

Dunque, la domanda sorge spontanea, cosa c’entra l’Africa nera?

Ma è proprio grazie a questi colorati pennuti che scopriamo un altro punto di forza del Bronx Zoo: la sicurezza. Abbiamo incontrato lungo il nostro percorso pavoni evasi che passeggiavano noncuranti degli sguardi attoniti dei visitatori nella zona pedonale.

Come se fossimo stati catapultati dentro Jurassic Park…

Siamo arrivati alla gabbia dei gorilla.

Non siamo riusciti a vederne uno. Qui lo zoo non poteva giocare la carta de “L’Animale è in letargo” ed allora, che fine hanno fatto gli scimmioni?

Niente paura, hanno pensato a tutto quelli dello zoo.

Sotto i binocoli gratuiti troverete le schede di Zuri (unico maschio, che pacchia!), Julia, Holli, Tuti e Sufi. Scoprirete così, per esempio, che il papà di Julia è un vip allo zoo di Los Angeles. E’ importante per conoscere meglio gli animali.

Qualche decina di metro più in là, una rappresentazione dell’evoluzione del cranio da animale ad umano. Che tra questi resti ci siano anche i gorilla che non abbiamo visto?

Lasciamo i mammiferi per i fenicotteri rosa. Questo il loro habitat nel Bronx. Indovinate! Nemmeno uno, nemmeno per sbaglio. Sono uccelli sociali di palude, dalle dimensioni che vanno da 1 metro a 1 metro e mezzo d’altezza: non dovrebbero passare inosservati, eppure!

Nei cartelli vicino al laghetto artificiale sono riprodotte alcune foto di “come avremmo voluto che fosse questo spazio, ma non avevamo abbastanza soldi per comprare gli animali e renderlo un posto gradevole“.

Il cartello successivo indicava farfalle ed insetti. Abbiamo pensato: non potranno non esserci! Peccato la delusione poi nello scoprire che per “bugs” intendevano una mastodontica giostra a carosello in funzione ed illuminata senza bigliettaglio e senza bambini, ma con una inquietante musichetta allegra che si diffondeva nell’aria.

A Dario Argento questi del Bronx gli fanno un baffo!

Altro bivio, altra sorpresa: l’area pic-nic accanto alla gabbia dell’orso bruno, proprio come ne L’orso Yoghi.

Lui è l’unico assente veramente giustificato per letargo. Ma che postaccio casa sua.

Quante domande vi baleneranno in testa: dove è in questo momento? E’ sotto la pavimentazione simil roccia? E’ dentro la caverna con la porta di metallo? E se volesse uscire?

Da questo punto in poi, non abbiamo più visto nessun animale, se non qualche scoiattolo (ce ne sono comunque di più a Central Park) e gli immancabili pavoni scappati dalla loro recinzione.

Ultima area: il safari.

La sensazione è quella di essere stati catapultati all’interno di una delle scene iniziali de La Città Incantata di Hayao Miyazaki. Tra meraviglia e spavento, ci avventuriamo all’interno di questo villaggio abbandonato.

Siamo riusciti ad intravedere per sbaglio i cammelli del Camel Ride – un piccolo percorso per bambini – chiusi in un recinto piccolissimo, ammassati tutti insieme. Che pena. (no, Nuok non c’entra niente con il WWF!)

Poteva mancare anche qui un pavone?

Questi gli animali che avremmo dovuto vedere in questo chilometro quadrato.

Alla fine, ci siamo rassegnati ed abbiamo dato retta al pennuto: siamo scappati anche noi!



Commenti (12)

  1. caramella

    La civile America! In Italia, un luogo del genere, avrebbe chiuso da tempo! Io ricordo lo zoo di Torino, era esattamente come nella descrizione di questo del Bronx; li differenzia il fatto, che quello italiano, lo hanno chiuso 30 anni fa, proprio per evitare la sofferenza degli animali rinchiusi. La civiltà di un popolo. si misura anche dal rispetto con cui si rapporta con gli animali.

  2. francesca

    Ho letto questo articolo perché quando ero a NY sono stata anch’io allo zoo del Bronx. Premetto che non sono una sostenitrice degli zoo e credo che gli animali dovrebbero vivere solamente nel loro habitat naturale, ma questa descrizione mi sembra un pò esagerata. Prima di tutto è uno zoo, che cosa vi aspettavate? Gli animale negli zoo sono in gabbia e proprio come il micione che avete a casa vostra se la dormono tutto il giorno -non hanno neanche bisogno di cacciare perché la pappa gli arriva bella che pronta-. Detto questo ho un paio di osservazioni da fare su animali che non ci sono o pavoni in libertà e anche sullo spazio dedicato agli animali. Di zoo ne ho visti altri quando ero bambina e devo dire che lo spazio all’aria aperta riservata a questi animali è molto dignitoso – sempre in termini di confronto-. Io ci sono stata ad ottobre e alcuni animali che voi non avete visto (la giraffa, i leoni o le zebre) c’erano e avevano un’ampio spazio dove poter “passare le loro giornate”. Nessuno di questi animali mi è sembrato deperito, tantomeno i gorilla nella zona Congo (dove ho apprezzato l’idea di pagare 5 euro in più che tu stesso alla fine del percorso puoi decidere a chi donare nei parchi protetti in Africa). I pavoni non c’erano quando ci sono andata io è vero però che giravano liberamente per lo zoo (non ci ho visto niente di male non essendo un animale aggressivo). Se a marzo i gorilla, i leoni e le giraffe non ci sono è probabile che il motivo sia legato alle temperature polari che raggiunge la città in questo periodo dell’anno (si trovano cartelli per il parco che spiegano la ragione dell’assenza degli animali). Lo stesso vale per i fenicotteri, che quando ho visitato io lo zoo, c’erano e anche in grande quantità. Siccome se non ricordo male, non sono vincolati da reti (!), può essere che siano migrati (come fanno tutti gli uccelli nella stagione invernale). Direi: niente di più naturale.
    Daltro canto ho anch’io alcune critiche da fare. Anche a me lo zoo è sembrato piuttosto abbandonato, a causa probabilmente delle aree ristoro tutte chiuse. Ripeto non sono sostenitrice degli zoo, anzi penso che siano l’esempio dell’idea di “uomo dominatore”, ma credo che questo zoo in particolare (e forse proprio per essere nato nell’800) sia un buon compromesso tra la gabbia e la savana. Purtroppo è di compromessi che bisogna parlare perchè se lo scopo degli zoo è mettere in mostra animali selvatici (che ormai non lo saranno più e aggiungo per fortuna), agli animali non gli si può certo chiedere il permesso.
    Credo sia giusto assicurarsi che questi animali – che ormai sono in gabbia- siano rispettati il più possibile secondo le loro esigenze da animali, garantendo allo stesso modo che “servano” allo scopo per il quale sono stati messi in gabbia: informare. (a questo proposito ci sono molti punti informativi nelle varie aree di osservazione). è giusto che la gente realizzi di quali bellezze stiamo privando la natura. Solo che rilegarla tra quattro mura e guardarla da dietro un vetro, è vero che non è mai un bello spettacolo.

  3. Redazione

    EHM. L’articolo era *palesemente* ironico.
    Beata te che sei andata in un periodo migliore del nostro!

  4. Luca

    Alice, come sempre ottimo articolo! Rispecchio a pieno ciò che rappresenta oggi il Bronx zoo! ahimè :(
    Una piccola precisazione, e mi scuso per questo: il film Madagascar era ambientato al Central Park Zoo! (più adatto alle scolaresche e ai bambini)
    Ciaoooo

  5. francesca

    Io l’ironia l’ho colta nel descrivere certe situazioni, ma mi sembra, anche dagli altri commenti, che si colga soprattutto l’aspetto critico. Penso che il mio commento sia piuttosto coerente con l’articolo, anche se non della stessa opinione …

  6. Andrea

    Anche io, come Francesca sono stato a quanto pare piu fortunato di Alice.
    La visita al Bronx Zoo è stata molto piacevole tanto che ci tornerei. I pesci erano vivi, i bambini sulle giostre e l’orso polare giocava nell’acqua, nonostante i “40 gradi all’ombra”. Le area ristoro erano tutte aperte e lo zoo affollato.
    Insomma completamente un’altra esperienza.
    Credevo sia giusto, ironia o no, aggiungere la mia testimonianza. Magari le cose sono cambiate (in peggio) negli ultimi due anni.

  7. Chiara

    Conoscendo Francesca e il suo amore per gli animali, se dice che questo zoo non è una situazione tragica allora non lo è di sicuro. Io dall’articolo scorgo molto di più la critica che l’aspetto ironico e credo anche altri visto che il primo commento di caramella ha come oggetto l’articolo in quanto denuncia di una situazione triste e spiacevole. L’ironia mi sembra strumentalizzata *palesemente* alla critica..ma la mia non vuole essere una critica( ; ) ) piuttosto un commento costruttivo (forse un pò ironico..) per dirti che cosa arriva dall’articolo.
    ciaoo

  8. caramella

    Avete frainteso! L’articolo e’ stato molto divertente e si capisce che e’ referito al solo periodo invernale. Un po’ di gioia per tutti e bravo Nuok!

  9. Giacomo

    All’inizio non volevo rispondere, perchè l’articolo mi sembrava chiaro e anche le posizioni delle risposte , ma qui stiamo sfiorando il ridicolo. Si sprecano caratteri per decidere se la recensione è critica o su cosa è ironica.
    Mi sembra un accanimento singolare per un semplice articolo che parla di uno Zoo, almeno, la razionalità mi induce a pensarlo. Ho avuto la SFORTUNA e sottolineo SFORTUNA anche io in questi di giorni di visitare il suddetto Zoo. Senza farla lunga lo Zoo era in condizioni fatiscenti, mi sento di poter esagerare e dire che imbarazzava i turisti. Le persone presente erano come me incredibilmente stupite. Pochissimi animali , ma non solo, quelli che c’erano stavano visibilmente male. Soffrivano oppure dimostravano di essere completamente fuori di testa. Il famoso orso , (sono rimasto a guardarlo per una decina di minuti) continuava a cercare di entrare in due porte sbarrate. Credetemi , io non sono un animalista,ma quell’orso comunicava davvero tristezza. Potrei fare altri mille esempi , ma la cosa che ancora una volta mi lascia perplesso, è che questa non è un aula di tribunale, il giornalista ha un etica, oltre al taglio dell’articolo o lo scegliere se esporre o no il propio punto di vista deve descrivere quello che vede. Ritengo che sia inappellabile che lo Zoo in questo momento soffre, e molto. Se invece una settimana fà avete visto pegasus, una fenice, e due chimere, sono veramente felice per voi, ma questo non mi distoglie dalla verità di questo momento. Concludo dicendo, e chiedo scusa per la circonlocuzione, che gli articoli si possono approvare , possono essere distanti dal vostro modo di vedere le cose, ed è democratico affermarlo. Ritengo pero’ piu’ che altro inutile “spergiurare” su fatti conclamati, mi chiedo anzi perchè una persona dovrebbe farlo. Perchè qualcuno dovrebbe sacrificare tempo e testa per asserire una verita che è palesemente cambiata non presente o verificabile solo d’estate? mi rispondo, pronto a cambiare idea, forse c è un altro motivo.
    Saluti

  10. francesca

    Caro Giacomo, non siamo d’accordo. Ho trovato utile dire la mia per il semplice motivo che di punti di vista ce ne possono essere diversi anche se partono dallo stesso presupposto ed è giusto che vengano messi a nudo, così chi non sa, possa prenderli in considerazione entrambi. Ti ringrazio per la preoccupazione ma ti assicuro che non mi ha richiesto troppo tempo o troppo sforzo scrivere di una cosa che ho sinceramente sentito di dover esprimere avendola, anch’io, vissuta in prima persona (e non solo d’estate) ma in modo totalmente diverso.
    Per quanto riguarda lo spreco di caratteri sull’ironia o sulla critica, ti do ragione, ma siccome il mio commento è stato, a mio dire, malamente risposto, dicendo che l’articolo era *palesemente* ironico, che è sembrato un pò come dire che *non avevo capito niente*, mi è sembrato giusto ribadire che così palese non era.

  11. Giacomo

    Come dicevo (non ho voluto insistere subito) lo Zoo e’ lasciato a se stesso. Non tanto per il fatto che un serpente e’ scappato,(adesso ritrovato), ma piuttosto per quello che molti testimoni hanno visto poche settimane fa’. Le ultime notizie , lasciano poco spazio a interpretazioni diverse dalla mia e da quella di Nuok, anche se sarebbe bastata una passeggiata per capire in maniera chiara che i pavoni in liberta’,non sono un problema , ma solo uno dei tantissimi sintomi di incuria.
    Lo spirito critico indica in maniera assoluta che qualcosa non sta funzionando dentro questo Zoo, possiamo parlare quanto volete ma i dati sono chiari. Qualcuno azzardo’ ” che male fa’ qualche pavone in liberta’?’ vediamo cosa rispondete alla stessa domanda, cambiando il soggetto con
    “un serpente velenoso”. Poverino, mi rispondo da solo, una boccata d’aria se la meritava propio, per come trattano gli animali li’ dentro….

  12. [...] danno segni di sofferenza come allo zoo del Bronx che abbiamo visitato tempo fa e per di più ci sono solo animali che ben si adattano al clima della città, dunque nessun orso [...]

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