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Nuovo motivo per andare a Bacoli: La locanda del testardo

06 agosto 2015

È estate e in estate tutti desideriamo spostarci verso il mare, fosse pure a pochi chilometri dalla città. Di soluzioni, noi di Napule ve ne abbiamo suggerite parecchie: Ischia, il Granatello di Portici. Ma, forse, l’area più vasta e variegata da esplorare resta quella flegrea. Ricordate che avevamo già trascorso una mattina a Pozzuoli? Adesso ci spostiamo a Bacoli, questa volta per provare La locanda del testardo.

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Siamo sempre nel pieno dell’area flegrea, quella specialissima regione a nord di Napoli in cui tutto sembra fuori dal comune: la Natura ha concesso meraviglie come vulcani, laghi e aree termali; e la Storia sembra aver accumulato proprio tra le stradine dei vari paesini una piccola collezione di reperti. Ve l’avevamo già detto: a passeggiare qui non sai mai se guardare verso il mare e incantarti difronte al panorama, oppure girarti verso la terraferma e scoprire ovunque tracce dell’antica Roma.

Bacoli è una tappa imperdibile di questa esplorazione. Il castello di Baia ospita il museo archeologico dei Campi Flegrei, vale la pena di essere visitato già solo per la terrazza. Poi c’è la Piscina Mirabilis, il vecchio acquedotto romano che, a vederlo adesso, svuotato dell’acqua, sembra una suggestiva cattedrale sotterranea. C’è poi la chicca della Casina vanvitelliana al lago Miseno, casino di caccia dei Borbone progettato da Luigi Vanvitelli, architetto della Reggia di Caserta.

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E, infine, c’è il porticciolo: con caratteristici palazzetti colorati e difronte un panorama stupendo. Ma, come vi avevamo detto, qui in area flegrea, bisogna sempre scegliere se affacciarsi a guardare il mare o girarsi a scoprire reperti archeologici. E, infatti, alle vostre spalle c’è una struttura ottagonale quasi intatta: il tempio di Venere, edificio balneare di epoca adrianea (ricordate le terme di Agnano?).

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Adesso che ci siamo fatti un giro, possiamo andare alla Locanda del testardo per la nostra cena. Superato il tempio di Venere, infatti, vedremo spuntare l’insegna nera e rossa della Locanda (di questo posto ci è piaciuto già molto il lettering). Una volta entrati, ci accoglie una festa di lucine gialle. Sembra di essere capitati in una casa privata, uno di quei palazzi in cui i vicini appendono fili di lampadine tra un angolo e l’altro dell’atrio e cenano tutti assieme all’aperto. E tra le lampadine ci divertiamo a notare piccoli dettagli spiritosi come grattugie e barattoli trasformati in lampadari.

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Il locale è diviso in tre ambienti diversi. Noi, vista la stagione, abbiamo scelto lo spazio all’aperto. Comunque, l’ambiente più particolare è sicuramente quello al centro: una vecchia cisterna in pietra. Se entrate, abbassate lo sguardo e chiedete di farvi accendere le luci: tutta la cantina è sotterranea, praticamente siete a mare. Dietro di voi, invece, c’è l’angolo bar e cruderia dove, volendo, si può cenare anche al banco. In questo caso la Locanda del testardo prevede anche menu speciali, più veloci, con vino e pesce crudo. Noi abbiamo preferito la cena completa, menu degustazione (in quanto nuoker, dobbiamo assaggiare tutto, è solo per dovere di conoscenza, sia chiaro).

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Già l’inizio della cena ci è piaciuto molto: cracker e grissini fatti a mano con semi di sesamo e papavero. Gustosissimi. Poi una rassegna di antipastini, tutti a base di pesce. Siamo a mare, no?

E siamo anche a Napoli, quindi, tra gli ingredienti abbiamo riconosciuto tantissimi dei prodotti più tipici della Campania. Siete fan di salsicce e friarielli? Qui i friarielli diventano il ripieno dei calamaretti. E fanno un gran bel lavoro.

Ricordate l’insalata di rinforzo? Quella natalizia che si ama o si odia? Qui l’abbiamo assaggiata in una versione molto più delicata: scaglie leggerissime di baccalà con pezzettini di papaccella.

Ma il nostro preferito tra gli antipasti è stata sicuramente la polpettina di baccalà. Anche qui c’è l’eco della tradizione campana, ma tutto più originale. Intanto perché la panatura è al nero di seppia, quindi, già a vederla, così nera, incuriosisce. E poi, una volta addentata, si scioglie in bocca un impasto vellutato di baccalà e patate. Impasto filante visto che c’è anche un po’ di mozzarella.

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Il menù è già super promosso con gli antipasti. Ma procediamo con il primo (sempre solo per dovere di conoscenza, sia chiaro). Spaghetti con cozze e peperoncini verdi. Anzi spaghettoni, e già questo dettaglio ci piace molto. Poi ci sono i peperoncini verdi, sempre una scelta napoletanissima. E, infine, altro dettaglio, la pasta è spolverata con tarallo grattuggiato. I taralli napoletani, per chi non fosse di qui, sono grandi, molto molto conditi (la ricetta originale prevede strutto), insaporiti con pepe (tanto pepe) e smorzati con le mandorle. Ovviamente, su questo piatto non si sente tutto il sapore del tarallo, ma quella piccola spolverata si mischia col condimento, lega meglio e rende tutto più gustoso.

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Continua la promozione a pieni voti. Ma resta da assaggiare il pesce. A noi è stato servito un involtino di bandiera su scarole e pomodorini secchi. Anche in questo caso continua la scelta di cibi tipicamente napoletani come le scarole. Molto semplice, ma buonissimo. Specie la panatura (siamo un po’ fissati con le panature) che è diventata saporitissima.

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Ovviamente, la curiosità finale è quella di assaggiare i dolci. Le opzioni sono parecchie. C’è un tiramisù in barattolo, fatto con pezzetti di frollino. Oppure una mousse di fichi e cioccolato bianco. Oppure, la nostra opzione preferita: un cannolo scomposto. Se il cannolo classico può risultare un po’ “impegnativo”, specie dopo un intero pasto, in questa versione è stato decisamente più gradevole. La ricotta (di capra) era leggera, le scaglie di cioccolato non troppe. Ma, soprattutto, abbiamo apprezzato l’idea di fare la sfoglia salata e non dolce. Era il modo perfetto per apprezzare di più la ricotta.

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Insomma, siamo venuti qui a Bacoli perché era estate, e il caldo e la voglia di mare e tutto quello che sappiamo. Ma, adesso, ci farà piacere tornare anche se dovesse coprirsi di neve tutta piazza Plebiscito.

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