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Napoli secondo Luigi Maiello

08 gennaio 2017

Abbiamo ascoltato Luigi Maiello in una conferenza internazionale di Creative Storytelling alla Scuola Holden di Torino e abbiamo deciso di raggiungerlo per parlare della sua città, Napoli. Classe 1984, ha studiato marketing e comunicazione e si è laureato con una tesi sul marketing territoriale applicato a una cantina vinicola. Già, il vino, una delle sue grandi passioni. Da più di due anni lavora in Intertwine, una piattaforma per lo storytelling, ma soprattutto una grande avventura che condivide con fantastici compagni di viaggio. Ama leggere e scrivere, perché gli piacciono le storie, soprattutto quelle che parlano degli uomini. E sì, Luigi è un grande tifoso del Napoli, e di Napoli.

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Benvenuto a Nuok, Luigi! Un viaggiatore alla sua prima volta a Napoli: qual è il punto di partenza che consigli?

È un gran piacere per me parlare di Napoli, la mia città, immaginando di rivolgermi a un pubblico che non la conosce affatto. Il modo migliore di iniziare un soggiorno nella nostra città è senz’altro fare colazione con un caffè e una sfogliatella (riccia o frolla) in un bar del centro storico. Io consiglio di partire dalla Cappella SanSevero, dove potrete ammirare la statua del “Cristo velato” di Giuseppe Sanmartino, un’opera d’arte bellissima e ricca di mistero. Lo scultore Antonio Canova, guardandola, disse: “Dieci anni della mia vita pur d’essere lo scultore del Cristo Velato”. Un corpo bello, ma straziato, coperto da un velo che mostra la sofferenza, ma al tempo stesso la addolcisce. La visione di quest’opera credo sia un’esperienza unica al mondo.
Dopo sarà semplicissimo muoversi per i vicoletti del centro per visitare il complesso di Santa Chiara, il Duomo di Napoli, i presepi di San Gregorio Armeno, piazza del Gesù nuovo, con la bella chiesa del Gesù Nuovo, e tanto altro ancora.

Qual è il luogo comune più sbagliato su questa città?

Il racconto di una città grande e complessa come Napoli non può mai essere univoco, e i luoghi comuni molto spesso sono usati soprattutto per semplificare la realtà, quando non si vuole analizzare la sua complessità e totalità.
I problemi a Napoli ci sono, e nessuno li nega, ma credo che allo stesso tempo la nostra città offra tanto ai visitatori. Napoli è, prima di tutto, una città stimolante e il primo luogo comune da smentire è quello che riguarda la sua vivibilità.
Basta guardare una qualsiasi delle tantissime interviste ai turisti in giro per Napoli che si trovano sul web: entusiasti della città, spiegano quanto sia diversa da quella che viene descritta. C’è ancora tanto da migliorare e a qualcuno può risultare caotica, ma Napoli è una città da vivere e capire, non un borgo solo da visitare.

Ci sono posti di Napoli ideali per trovare storie da raccontare?

Credo che spesso la nostra immaginazione non riesca sempre ad assorbire completamente la realtà di una città o di una terra. In questo senso Napoli ti aiuta: il suo cielo spesso sereno somiglia a un foglio bianco su cui ognuno può provare a scrivere la sua storia. Ogni luogo evoca lo spirito delle persone che vi hanno abitato, e a Napoli, girando per il centro storico di Napoli, il più vasto d’Europa e dichiarato sito patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, si possono trovare facilmente tracce delle dominazioni che si sono susseguite: arabi, greci, svevi, spagnoli sono passati di qua, e si vede ancora.
E poi ci sono le storie di tutti i giorni, quelle che a volte balzano agli occhi, e che altre volte hanno bisogno di una sensibilità più attenta per essere colte. Bastano quattro chiacchiere con un venditore o la richiesta di indicazioni per essere calati in un contesto allegro, oppure in storie che sembrano ironiche, ma molte volte sono velate di malinconia, perché l’umorismo è un vestito che il napoletano indossa anche per coprire i suoi problemi. L’umorismo napoletano, quello vero, quello di Eduardo, di Totò e di Raffaele Viviani, in fondo ha sempre avuto come sfondo la tragedia del sopravvivere quotidiano.

Intertwine: come nasce e che cosa è? Qual è il tuo ruolo?

Intertwine è un social network per lo storytelling in cui ognuno può iscriversi e raccontare la sua storia, da solo o insieme agli altri. I concetti alla base sono la creatività condivisa e la collaborazione tra scrittori, lettori e talenti. La nostra community conta circa 15000 utenti, e ci rivolgiamo anche a scuole e università con progetti digital e di co-learning, e alle aziende che vogliono raccontare la propria storia e i propri valori con il corporate storytelling. Proprio in questo periodo, inoltre, lo scrittore Maurizio de Giovanni, un grande autore che spesso racconta Napoli nelle sue storie, ha lanciato una storia collaborativa inedita da scrivere insieme agli utenti della nostra piattaforma.
Intertwine nasce per merito di Gianluca Manca (CEO e amministratore delegato) che aveva l’obiettivo di creare una piattaforma in cui poter raccontare una storia scritta a più mani, realizzando una narrazione che seguisse molteplici punti di vista. Era il 2013, e i primi passi furono la partecipazione a Vulcanicamente, concorso per start up bandito dal comune di Napoli, e poi ci fu primo finanziamento di Digital Magics e l’incubazione di Rcs Nest. Quest’anno abbiamo chiuso una raccolta fondi per più di un milione di euro che ci consentirà lo sviluppo della community, della piattaforma tecnologica, e l’apertura di una nuova sede operativa in Abruzzo (oltre a quella di Napoli).
Oggi siamo in 7, ma il team è destinato a crescere ancora. Il nostro è un grande lavoro di squadra in cui io mi occupo soprattutto di contenuti, sia scrivendo articoli per le nostre rubriche e per il blog, sia curando quelli da pubblicare sui vari social networks che utilizziamo. Oltre alla parte creativa, c’è poi quella analitica, relativa ai dati del nostro sito e dei social che utilizziamo, e la cura del rapporto con i nostri utenti.

Quanto è digitale la città di Napoli da uno a dieci?

A Napoli dal punto di vista digitale do un 7. È soprattutto un voto in prospettiva, perché credo sia necessario fare una media tra i ritardi strutturali che abbiamo in Italia, soprattutto al sud, e il forte spirito d’iniziativa che contraddistingue la nostra città, con l’innovazione che spesso trovi dove non ti aspetti, come se il territorio la nascondesse in una miniera di idee e di risorse innovative di ogni tipo.
Ma se da una parte la Campania è la regione con più startup del Sud, è anche vero che, secondo Save the children, un minore su 4 in Campania non sa leggere.
Le potenzialità sono elevate, non a caso Apple ha aperto proprio a Napoli il primo Centro di sviluppo app d’Europa, e in questi mesi si è parlato anche di una scuola di formazione che Cisco vorrebbe aprire a Bagnoli in collaborazione con Città della Scienza. Confidiamo tanto in queste iniziative anche per lo sviluppo e la rinascita delle periferie, spesso trascurate.
L’impegno deve essere soprattutto quello di veicolare parte della capacità creativa e produttiva che ha dato negli anni ottimi risultati, ad esempio, nel settore artigianale, in altri prodotti, di tipo immateriale, tenendo presente che per il digitale contano soprattutto le idee e il modo in cui si realizzano e promuovono, e meno i grandi stabilimenti produttivi.

Ci sono città nel mondo che ti hanno conquistato? Se sì, dove si trovano, e come hanno fatto?

Ho amato molte città della Spagna visitate in un Interrail fatto con gli amici qualche anno fa, ma quella che mi sorprese di più fu Siviglia. Ci ritrovammo calati nell’Andalusia con i tori, le tapas, il vino, la birra, la gente allegra sempre per strada. Grandi costruzioni architettoniche come la Cattedrale di Siviglia, la Giralda, l’Alcazar, l’Archivio delle Indie, e poi i giardini molto belli e curati, i segni evidenti dappertutto della dominazione araba. Ma ciò che più mi colpì furono quelle viuzze strette (se non si è capito ho la passione per i vicoli), in cui è facile perdersi e che sfociano, come torrenti, in piccole piazzette con piastrelle colorate e piante di agrumi. Un’atmosfera unica. Se posso darvi un consiglio: noi ci siamo stati nel periodo centrale di agosto, con un caldo torrido, forse visitare la città in altri periodi è ancora più piacevole.

E infine: il tuo posto preferito dove mangiare a Napoli è…

Questa credo sia la domanda più difficile che mi abbiano mai fatto.
C’è da dire che a Napoli in molti posti riesci a mangiare bene anche spendendo poco. Nella maggior parte delle pizzerie del centro per una pizza con bibita spendi meno di 10 euro, e in molte trattorie riesci ad avere menù completi spendendone meno di 20.
Però credo di non potermi sottrarmi a una scelta, anche per rispetto dei lettori e visto che devo fare un nome, al di là delle tante e famose pizzerie, vi consiglio la trattoria Antica Capri, in via Speranzella alle spalle di via Roma e del Teatro Augusteo, zona ideale per lo shopping. Il piatto forte della casa è la pasta e fagioli alla pescatora, un piatto tipico della tradizione napoletana, che però viene servito in una versione nuova: in uno scrigno di terracotta e coperto da uno strato di pizza, l’ultima fase della cottura infatti è realizzata in un forno a legna. Un ottimo mix di tradizione, sapore e innovazione.

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