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La collezione erotica del museo archeologico di Napoli

12 febbraio 2015

Avete già scelto cosa fare a san Valentino? Escludiamo le passeggiate sul lungomare. Escludiamo le terrazze panoramiche. Escludiamo pure i vicoletti pittoreschi. Quest’anno noi di Napule abbiamo scelto di visitare il Gabinetto segreto del museo archeologico che, crediamo, metterà d’accordo tutti: se siete dei romanticoni verrete presi dal lirismo di certe opere, se siete dei dissacratori troverete cose con cui divertirvi assai.

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Il Gabinetto venne allestito nel 1819 su richiesta di Francesco I. Serviva un posto in cui custodire tutti gli “infami monumenti della gentilesca licenza”. In realtà, identificare con precisione cosa è esposto qui e quale sia stato il criterio di scelta è piuttosto difficile.

La collezione, infatti, ha una lunga storia di divieti e permessi, chiusure e aperture. Seguirne l’evoluzione significa un po’ seguire la storia del comune pudore. Ci sono stati, per esempio, periodi in cui veniva chiuso alla vista del pubblico qualsiasi nudo (pare addirittura con finestre murate). E, per il solo fatto di essere nude, sono state proibite anche le visite a opere importantissime come la Danae di Tiziano e la Venere Callipigia (entrambe adesso spostate in altre collezioni).

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In altri periodi, invece, la scelta di consentire o vietare l’accesso prese addirittura dei risvolti politici. Non è un caso che Garibaldi, appena arrivato a Napoli come neo-dittatore, impose l’esposizione di tutte le opere “per farle osservare giornalmente al pubblico”. Una scelta fatta chiaramente per sancire l’arrivo di una politica più liberale.

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In realtà, anche nei periodi di maggiore rigore, la collezione non smise mai di essere visitata. Anzi, i divieti ebbero l’effetto di intensificare l’interesse per le opere. Tant’è che le venti richieste di accesso del 1822 divennero ben trecento nel 1824. E fino agli anni Sessanta del Novecento era consuetudine il commercio di permessi falsi forniti sottobanco dai custodi. È per questo, quindi, che la visita inizia proprio con i permessi speciali (concessi solo a visitatori maschi “di matura età e di conosciuta morale”).

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Fortunatamente dal 1999 il Gabinetto segreto è accessibile ai visitatori come tutte le altre sezioni del museo. Quindi, non vi resta che decidere, una volta varcato il cancello, quale percorso seguire. Se siete dei romanticoni, vi consigliamo di cominciare dalla sezione delle opere mitologiche: un corridoio tutto costellato da satiri, menadi, pan e ninfe. E tutta una rassegna di storie mitologiche: Leda e il cigno, Apollo e Dafne, Venere e Marte, ripercorrerle sarà come rileggere un’intera collana di libri d’amore.

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L’elemento mitologico ritorna anche nella sezione successiva, quella del giardino. La riconoscete perché cambiano le decorazioni alle pareti. Tra tutte le opere esposte in questa parte del Gabinetto quella più prestigiosa è sicuramente Pan e la capra. Il soggetto non è unico nella collezione, ci sono tante altre pitture murarie che lo riproducono. Ma questa particolare scultura, in questa particolare composizione, rappresentò una novità per l’archeologia del Settecento. E, infatti, furono tantissimi gli studiosi che chiesero di poterla vedere. Ma quasi tutti, persino Winkelmann, si videro negare il permesso di visita. Addirittura, per volere del re Carlo III, l’opera non fu custodita nel Gabinetto, ma in un armadio nella stanza del restauratore Giuseppe Canart. Indipendentemente dall’interesse storico, è ipotizzabile che la fama del Pan fosse dovuta anche (forse soprattutto) all’aspetto tanto suggestivo quanto inquietante, “lascivissima, ma bella”, secondo Luigi Vanvitelli.

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Abbiamo detto che questo giro pre-san Valentino sarebbe stato apprezzato anche dagli spiriti più dissacranti. Superata la sezione dei giardini, infatti, arriverete alle pitture degli ambienti di piacere: opere di alta qualità (verosimilmente prese da lussuosi appartamenti privati), oppure pitture più modeste (quelle dei lupanari). Su queste ultime ci si può divertire a leggere le scritte: i soprannomi delle prostitute, i ringraziamenti di un cliente, le richieste di dolcezza.

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Da questa parte della collezione può iniziare un discorso diverso. Infatti, a parte la dicotomia romantici/dissacratori con cui abbiamo scherzato, la visita al Gabinetto segreto permette di conoscere meglio la sensibilità della Roma antica. Per esempio, dalle posizioni in cui sono raffigurate le donne dei lupanari, gli storici possono studiare la condizione femminile dell’epoca (che si ipotizza essere molto più emancipata di quanto ci si aspetterebbe).

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Non solo. Proseguendo la visita, si passa alle teche con gingilli, sonagli e utensili. Tutti accomunati dal fatto di ritrarre soggetti erotici, e tutti con valore apotropaico: la sessualità, in quanto generazione della vita, era segno di abbondanza, niente a che fare con la sfera amorosa. E, quindi, non stupisce che oggetti di questo tipo fossero inseriti nella vita quotidiana: le coppe, per esempio, erano destinate ai banchetti; i gingilli venivano messi al collo delle donne e dei fanciulli (un po’ come gli attuali corni); e i “tintinnabula”, satiri dalle complicatissime anatomie falliche, erano addirittura utilizzati per tutelare il benessere dei bambini.

Nella collezione del Gabinetto segreto non c’è solo materiale preso da Pompei, ma anche etrusco e greco: coppe attiche con scene amorose, per esempio, oppure ex voto a forma di genitali. Una curiosità: il termine “osceno” deriva dal latino “obscus/oscus” con cui i Romani chiamavano gli Osci, popolazione campana che aveva fama di licenziosità.

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La visita si conclude con le insegne affisse sulle botteghe. Anche qui ritorna il tema erotico come segno di abbondanza e buona fortuna. La più famosa delle insegne è un altorilievo a forma fallica con scritto “hic habitat felicitas”, “qui abita la felicità”. Nei “Promenades” Stendhal scrive “Ci si immagina una donna onesta che abitava Pompei e che leggeva tutti i giorni questa scritta, passando per strada?”. Noi quello che succedeva alle donne di Pompei non lo sappiamo. Ma di sicuro la visita al Gabinetto segreto si conclude con un sorriso.

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