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L’antiquariato sulle rive del fiume Qinhuai a Nanjing

08 ottobre 2016

Il mercato delle pulci è cosa sacra in Cina, soprattutto nelle città che vantano un’antica tradizione, come Pechino, per esempio. E certamente anche Nanchino, con il suo passato da capitale, non può fare eccezione, nonostante al giorno d’oggi ne siano rimasti ancora ben pochi.

Noi di Nuok, siamo andati ad esplorare per voi il più grande e famoso di questi. Esso si trova nel quartiere artistico della città che si snoda intorno al ponte di CaoChang Men (草场门), situato dietro l’Università di Arte; una zona centrale, ma leggermente defilata poiché raggiungibile attualmente solo con l’autobus (ma ancora per poco).

Al momento della redazione di questo articolo, infatti, Nanjing sta estendendo le sue linee della metropolitana, e una di queste avrà una fermata proprio davanti all’Università d’Arte (南京艺术大学).

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Le gallerie d’arte al chiuso e le bancarelle all’aperto si nascondono tra i rigogliosi alberi del parco che costeggia il fiume Qinhuai (秦淮河, uno degli affluenti del più noto Fiume Azzurro) e sotto la severa supervisione della torre della televisione. Quindi, malgrado sia poco visibile dalla strada, non c’è assolutamente modo che possiate mancarlo se passate da queste parti.

Prendete subito nota che il mercato apre la mattina alle 9:00 e chiude quando tramonta il sole, quindi se in estate può durare anche fino alle 18:00, in inverno non va oltre le 16:00.

Il nostro consiglio, anche se non siete proprio dei tipi mattinieri, è di recarvi non più tardi delle 14:00 se volete approfittare dell’apertura di tutti gli esercizi e se volete respirate appieno l’atmosfera del mercato: quando comincia a calare la luce molti stand inizieranno a rimpacchettare tutto e il mercato lentamente si svuoterà.

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Dirigetevi proprio ai piedi della torre e restate pronti: come in tutti i Paesi asiatici, i mercati sono posti un po’ faticosi per via della calca e delle continue pressioni dei venditori. Posti ottimi per allenare la pazienza e l’arte di curiosare passando inosservati, evitando così di farsi prendere di mira dai bottegai più insistenti.

Sarò però difficile non cedere alle lusinghe di qualche laoban (letteralmente “proprietario”, in questo caso del negozio): è un’esperienza decisamente curiosa intrattenersi con i simpatici negozianti che inesorabilmente si avvicineranno a voi, invitandovi a visitare la loro galleria e mostrandovi i loro tesori.

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La vostra innegabile apparenza di laowai (alla lettera, “vecchio forestiero”) li farà osare prezzi altissimi per qualsivoglia articolo, ma il loro tentativo di negoziare a tutti i costi, noncuranti della sostanziale barriera linguistica, vi regalerà comunque un sorriso.

Chi di voi mastica un po’ di cinese, potrà spingersi un po’ oltre, facendosi raccontare anche la storia di questo o quel particolare oggetto.

Anche se non siete appassionati di arte orientale, sarà impossibile non restare affascinati dai coloratissimi vasi in porcellana di ogni forma e grandezza, o dai preziosi complementi di arredo, fra tavolini, sedie o librerie, rigorosamente vendibili in coppia simmetrica, come richiede lo stile cinese classico.

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Più variopinto ed eterogeneo è il mercato all’aperto, dove, solo se siete davvero bravi a contrattare, potrete dire di aver strappato il miglior prezzo.

Se volete provare a cimentarvi nella calligrafia cinese troverete una vasta gamma di pennelli e pergamene, nonché libri che vi insegneranno tutto di questa antichissima arte.

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Per quanto riguarda invece i cimeli più classici, quali monete e litografie, oltre a timbri perfettamente intagliati a mano, avrete solo l’imbarazzo della scelta.

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E ancora: servizi da tè, ampolle, urne e vasi di ogni genere e dimensione. Ma anche testi sull’arte o polverosi libri sulla storia comunista di questo Paese. Un periodo che oggi, nel 2016, ci sembra  appartenere davvero a un tempo remoto, sebbene non siano passati neanche 40 anni.

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Quando ne avrete abbastanza di scavare tra tamburi, statuine, posaceneri e cianfrusaglie varie, potrete continuare la vostra passeggiata sul lungofiume. Procedendo lungo ShiTou Cheng Road infatti, comincia un parco molto ben mantenuto e curato che segue il percorso del fiume e una parte delle antiche cinta murarie. La passeggiata ideale soprattutto nelle belle giornate.

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Il parco non ha un orario di chiusura, quindi a voi la scelta se dedicargli una mattinata di sole oppure un romantico tramonto.

Dal momento che il mercato chiude abbastanza presto, sarete perfettamente in orario per la cena cinese, che qui va dalle 18:00 alle 20:30. E proprio davanti al mercatino delle pulci si trova l’unico ristorante autenticamente tibetano di Nanjing: il Min Zhu La Mu Tibet Restaurant (敏珠拉姆餐厅).

Si trova esattamente ai piedi della torre della TV. Per individuarlo, cercate con lo sguardo le bandierine di stoffa colorate (sono in realtà preghiere) appese tra le fronde degli alberi. Entrando al terzo piano dell’edificio che lo ospita, vi sembrerà di varcare la soglia dell’altopiano del Tibet, terra di spiritualità e contrasti allo stesso tempo.

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L’ambiente è senza alcun dubbio azzeccato, i camerieri, tutti rigorosamente in costumi tipici, non parlano inglese, ma non abbiate paura perché non parlano neanche cinese. Il menù, multilingue e provvisto di foto, con il loro potere universale, sarà sufficiente indicare che cosa desiderate mangiare e loro, di tutta risposta, sorrideranno e annuiranno.  Il servizio include balli e canti della tradizione tibetana, che accompagneranno la vostra cena ovviamente a base di agnello o yak arrosto, dal sapore speziato e deciso.

L’atmosfera senza tempo che regna in questo ristorante è un ottimo modo per concludere al meglio una colorata giornata all’insegna della storia e dell’antiquariato, lasciando soddisfatto anche il palato.

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