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Let's Eat

Trita, a Milano l’hamburger è “su misura”

28 gennaio 2013

A Milano è esplosa una vera e propria hamburger mania. Sarà il ritmo frenetico della città o la voglia di concedersi uno sfizio una volta ogni tanto, sta di fatto che in città i luoghi dove mangiare l’hamburger si stanno moltiplicando. Oltre ai classici Mama Burger e Hambistro, non tanto tempo fa vi avevamo parlato di Zerodue. Sempre da quelle parti è nato Trita, un locale giovane come giovani sono i suoi ideatori che ha casa proprio nel pieno centro di XXIV Maggio, meta di passaggio tra le Colonne e i Navigli dove non esiste cosa più sacra che fare uno spuntino passando da un locale all’altro (Trita è infatti aperto tutti i giorni con orario continuato da mezzogiorno fino alle 2 di notte, tranne il lunedì quando la chiusura anticipa all’una, ma sempre in tempo per rifocillarsi dopo una serata di bagordi).


Se è vero che di hamburger noi nuoker vi abbiamo parlato più volte, Trita ha una capacità attrattiva superiore a tanti altri per non parlare, poi, del dirimpettaio McDonald’s. L’elemento distintivo passa per prima cosa dalla qualità. I quattro tipi di carne proposti sono italiani (il saporito Bufalo Campano e la più dolce Limousine Padana), irlandese (il Black Angus) e giapponese (la Wagyu, più spesso conosciuta come manzo di Kobe, pregiata a tal punto da sciogliersi in bocca) e vengono pesati e tritati al momento dai ragazzi dietro il vetro della cucina a vista.

Dalla sala, infatti è possibile seguire passo per passo la preparazione del panino, che una volta pronto verrà chiamato dai ragazzi con il nome di chi lo ha ordinato. Ma la macinazione sul momento non è l’unica particolarità. L’hamburger è “tailor made”, in italiano “sartoriale”.  Infatti, una volta scelto il tipo di carne (che verrà servita in porzioni da 200 o 250 grammi, sarà la fame a parlare per voi), il piatto sarà letteralmente costruito da voi. La personalizzazione è curata sin nel minimo dettaglio: non si può scegliere solo il pane – bianco, ai semi di sesamo o pavero e, da qualche settimana, integrale – ma anche i topping e le salse. Oltre ai canonici “complementi d’arredo”  lattuga, cetriolo, pomodoro e cipolla, ci si può sbizzarrire con funghi, avocado, jalapenos e formaggi vari e spruzzare il tutto con le salse, da quella della casa (formaggio e erba cipollina), al bbq e al curry.

Il risultato è un hamburger, come si dice da queste parti, davvero “gozzo”, grande e saporito come se ne trovano raramente. Quanto all’ambiente, lo stile è minimal, sia per il total-white spezzato da simpatici disegni alle pareti, sia per la grandezza del locale, composto da un’unica sala con due mini-vetrine sulla piazza, due banconi perimetrali e un grande tavolo centrale, dove sedersi e fare conoscenza con gli altri commensali.

Oltre all’hamburger, si possono ordinare anche le french fries lunghe e piatte nell’involucro di cartone che fa molto America e accompagnare il tutto con bibite o birra ghiacciata, Menabrea su tutte.

Proprio come le sartorie di una volta, anche Trita ha un prezzo, che di norma si aggira sulla quindicina di euro bibite incluse e senza lasciarsi prendere la mano con i vari topping. Ma una volta usciti dal locale si avrà la bella impressione di aver trasformato un pranzo da sempre etichettato come “junk food” in un pasto davvero sfizioso e di qualità.

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