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Albergo Diurno Venezia: l’Art Déco nel sottosuolo di Milano

03 marzo 2017

Piazzale Oberdan appare oggi come un luogo di raccordo, incastonata tra i giardini di Palestro, gli imponenti caselli in stile neoclassico edificati in corrispondenza della porta Orientale (poi Venezia) e Corso Buenos Aires, oggi una delle principali arterie dello shopping commerciale milanese. Si trova poco distante da piazza della Repubblica, dove sorgeva la Stazione Centrale di Milano, prima che, nel 1931, ne fosse inaugurata una nuova; quella che sorge ancora oggi in Piazza Duca d’Aosta. Il piazzale, oltre a ospitare la sala della Cineteca di Milano, è disseminato di indizi che conducono a un luogo nascosto, affascinante testimonianza di una Milano che appartiene al passato: l’Albergo Diurno Venezia, il cui nome completo era Albergo diurno metropolitano Venezia.

Ingresso Diurno - Porta Venezia

Scendendo le scale che dal Piazzale conducono alla stazione della metropolitana di Porta Venezia, ci si imbatte nell’ingresso attuale dell’albergo diurno. Si trattava di un lussuoso centro di servizi per i viaggiatori, realizzato tra il 1923 e il 1926 e progettato dal famoso architetto Piero Portaluppi, che a Milano ha lavorato a numerosi progetti. Tra i tanti anche quelli per la Casa degli Atellani, Palazzo Crespi, il Planetario o Villa Necchi Campiglio. La struttura, l’unica del genere ancora fedele alla sua destinazione d’uso in città, è stata data in concessione dal Comune al FAI – Fondo per l’ambiente italiano che l’ha ripulita e riaperta per la prima volta nel 2014. Al momento l’accesso al pubblico è consentito tramite visita guidata solo pochi giorni all’anno. Nonostante sia deteriorata dal trascorrere del tempo, ha conservato l’assetto e alcuni degli arredi originali, tanto che il presidente del FAI l’ha definita una sorta di “Pompei del Novecento.” Noi di Nuok non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di andare a dare un’occhiata.

Albergo Diurno Venezia (Milano)

Partiamo dalla superficie: la presenza di questo gioiello sotterraneo, oltre che da una targa, viene tradita anche dalla pavimentazione decorata in corrispondenza della struttura sotterranea, da una pensilina in ferro battuto che sorge a ridosso della Cineteca di Milano (un tempo segnava l’ingresso secondario del Diurno) e dalle due colonne nel bel mezzo della piazza, canne fumarie imbellettate per integrarsi con gli eleganti palazzi circostanti.

Albergo Diurno Venezia - Spazio centrale (Milano)

La visita organizzata dal FAI ha avuto una durata di 20 minuti circa: una guida ci ha condotto nelle diverse sale, snocciolando aneddoti e particolari legati all’evoluzione della struttura e del quartiere. La zona è infatti mutata profondamente nel corso dei secoli: da luogo ai margini della città, dove sorgeva addirittura un lazzaretto, a quartiere popoloso, alla moda, ricco di cinema, teatri e locali negli anni ‘20 del 900. Con un po’ di fantasia e grazie all’aiuto di spiegazioni da parte della guida e foto d’epoca, ci si può immaginare cosa si provasse ad aggirarsi per l’albergo immersi nel vapore, inebriati dai profumi e coccolati dai velluti.

Atrio - Diurno Venezia (Milano)

Dopo un lungo viaggio su un treno a carbone, affaticati e neri di fuliggine, i viaggiatori potevano ristorarsi in un luogo che offriva numerosi servizi: i bagni, le terme, il barbiere, il parrucchiere e la manicure (di cui si conservano le insegne originali).

Barbieri insegna - Diurno Venezia (Milano)

Era possibile lasciare il proprio bagaglio in custodia, noleggiare un ombrello o un binocolo per godersi uno spettacolo alla Scala, c’era un servizio di fotografo, una lavanderia, teche che esponevano diversi oggetti in vendita. Insomma si trattava di un elegante “centro commerciale” ante litteram, progettato e realizzato con materiali e design all’avanguardia.

Barbiere e Manicure - Diurno Venezia (Milano)

Inaugurato in un’epoca in cui non tutti erano muniti di sanitari in casa, l’albergo era accessibile, a persone di varia estrazione sociale, grazie alla diversificazione dei servizi offerti. All’interno sono ancora presenti i bagni e le terme, con piastrelle colorate e motivi geometrici, a guardia dei quali si trova una statua di Igea, dea greca della salute e dell’igiene.

Terme - Diurno Venezia (Milano)

Il diurno è nato come struttura privata, voluta dall’imprenditore Cleopatro Cobianchi, che importò il modello dall’Inghilterra in numerose città d’Italia; aveva aperto il primo centro in assoluto  nel 1911 a Bologna. Per immergersi nell’atmosfera originale è necessario fare un esercizio di fantasia, visto che l’albergo, progressivamente abbandonato dai negozianti negli anni ‘90 e chiuso definitivamente nel 2006, è segnato dal passare del tempo: l’intonaco scrostato nulla ha a che vedere con il decoro originale, ma contribuisce anche a creare un senso di personale e intima riscoperta di questo luogo a lungo trascurato.

Diurno Venezia - Biglietto e dettaglio

A maggio del 2016 è stata firmata una convenzione tra FAI, Università degli Studi e Politecnico di Milano per istituire un gruppo di studio: le ricerche serviranno per mettere a punto un progetto di restauro e valorizzazione del bene. Nell’attesa, potete tenere d’occhio il calendario del FAI: data l’affluenza e il numero molto limitato di giorni d’apertura, per ora la visita è dietro prenotazione online obbligatoria e i posti si esauriscono in un batter d’occhio. Buona fortuna e buon viaggio nel tempo!

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