Urban Safari

Belém e ritorno

In ogni città del mondo ci sono posti che è semplicemente impossibile evitare. Ecco, a Lisbona quel posto è Belém, e non importa che guida avete in mano perché tutte vi diranno la stessa cosa: che è “una meta imperdibile per una gita fuori città”.

Così siete saltati sul tram 15 da Praça do Comerço attraversando le colorate retrovie dei quartieri di Alcantara e Santos, avete visitato l’ultimissima dimora terrena di Vasco da Gama nel mirabolante Mosteiro dos Jeronimos, investito due euro per salire in cima al Padrao de Descobrimentos e godervi il panorama, fatto la fila per mangiarvi il pasteis di rito alla Confetaria de Belem, preso il sole nel parco e magari avete pure sgambettato fino alla Torre de Belem, rimuginando poi sul fatto che ve la sareste aspettata più grande.

Comunque sia, per fare queste cose non avete certo bisogno di Nuok. No, noi entriamo in gioco adesso. È così che, con in testa la stereotipatissima massima life is a journey, not a destination e nelle orecchie una canzone da domenica di sole invernale, di quelle tiepide in cui ci si toglie la giacca e si rimane piacevolmente in maglione, ci siamo immaginati un modo diverso per tornare in città, più al passo coi ritmi di qui. Lentamente.

Lentamente perché abbiamo scoperto quasi per caso, attraversando il sovrappasso della ferrovia e camminando verso il grande fiume, un passeggio interamente pedonale e parecchio scenografico che collega i sonnacchiosi Docas de Belèm ai decisamente più vivaci Docas de Santo Amaro e Alcantara. Neanche tre kilometri di lungofiume, mezz’ora a piedi e trovate abbastanza materiale da farla diventare una passeggiata di un’ora, anzi due, facciamo tre.

Prati palmeggianti, pescatori old school, moli scricchiolanti, un museo che già da fuori promette bene, gente che corre e gente che se la prende comoda, bar di tendenza, bar decadenti e biciclette a noleggio (2.50 euro per mezz’ora). Ma soprattutto le roboanti forme del ponte XXV de Abril, il Golden Gate de noantri, che si definiscono man mano che vi avvicinate assieme al rombo delle macchine che lo attraversano, e un fiume che profuma di mare e che, come tutti i grandi fiumi, sembra immobile.

Una menzione speciale l’abbiamo riservata al Gesù gigante sull’altra sponda del fiume, dedicato a tutti quelli che vorrebbero essere a Rio. Come dicevamo, il modo più diretto per accedere al passeggio da Belém è dal sovrappasso ferroviario e quindi dal prato lussureggiante davanti al monumentale Museu da Electricidade.

Ad onor di cronaca il museo è gratuito e ospita di continuo esposizioni, non sempre legate al mondo delle lampadine. Sfortunatamente il giorno che ci siamo passati noi era chiuso, ma tutti ne parlano un gran bene e questo basta per darci la sicurezza che ne risentirete parlare anche voi. Prima di chiudere, l’accortezza di rito: il momento migliore per arrivare sotto il ponte è verso le sei di sera. A quest’ora, infatti, oltre al tramonto da applausi partono anche gli happy hour nei magazzini riconvertiti in bar dei Docas, in realtà un unico grande bar lungo una quarantina di metri affacciato su un placido porticciolo turistico. Sceglietene uno a caso, gli aperitivi costano più o meno lo stesso e a distinguerli l’uno dall’altro c’è forse solo la scelta della fantasia dei divanetti esterni.

Dopo l’aperitivo, per tornare in città basterà camminare fino alla stazione Alcantara-mar, pochi passi più in giù, da cui un treno vi porterà a Cais do Sodre, centro città, in più o meno tre minuti.

Pronti per l’ascesa verso il Bairro Alto.

Musica: The Morning Benders – Excuses

 




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