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Day Trip

Santa Maria al Bagno, tra storia, cibo e panorami mozzafiato

05 febbraio 2017

Il Salento ha una lunga tradizione d’incontri e di scambi tra popoli diversi, tra Oriente e Occidente. Con questa gita fuori porta, però, vogliamo farvi conoscere una storia più recente, quasi sconosciuta, che riguarda una località di mare e un folto gruppo di ebrei scampati ai campi di sterminio e che qui trovarono riparo per un breve periodo. Vi invitiamo a scoprirla al Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno. Ma non sarà solo un day trip all’insegna della cultura: preparate allora la macchina fotografica e riscaldate le papille gustative.

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Questa piccola località di mare, frequentata da migliaia di turisti durante l’estate, è frazione del comune di Nardò. Si trova sulla costa ionica, a circa 35 km da Lecce. Potrete raggiungere Santa Maria al Bagno in auto, tramite la Statale 101 in meno di mezzora, oppure comodamente in autobus, al prezzo di 3 euro, con partenza da quattro diverse zone di Lecce con la linea 104, attiva solitamente da giugno a settembre.

Il Museo si trova su via Lungomare Lamarmora e non è difficile arrivarci anche a piedi partendo dalla piazza del centro. Nasce nel 2009, per la volontà di conservare e restituire una memoria di tolleranza e solidarietà che ha caratterizzato questi luoghi durante la Seconda Guerra Mondiale.

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Infatti, tra il 1943 e il 1947, gli Alleati istituirono qui il cosiddetto Campo 34 o Campo Santa Croce, per accogliere chi era stato liberato dai lager. I pochi abitanti di questa piccola frazione, già provati duramente dalla guerra, non esitarono a ospitare nelle loro case gli ebrei in fuga e diretti verso lo Stato d’Israele. Nacquero così una sinagoga, un kibbutz, una scuola di lingua ebraica, inglese e italiana. Per premiare questo straordinario gesto di generosità, la città di Nardò nel 2005 ha ricevuto la medaglia d’oro al Merito Civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

La testimonianza più impressionante di questo passaggio è quella che emerge da una casetta adibita a deposito, dove furono realizzati tre murales da Zivi Miller, ebreo rumeno che nei campi aveva perso la sua famiglia.

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Questi murales, recuperati dalla casa in rovina, sono ora fruibili nella sala più importante del museo. Dipinti con della vernice nera su una base di calce, sono disarmanti nella loro semplicità. Il primo rappresenta il simbolo della religione ebraica, la menorah, il candelabro a sette bracci.

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Quello centrale, che occupa il lato più ampio della sala, è forse quello più toccante: un ponte umano che va dall’Italia verso Israele. Infine, una madre con due bambini e un soldato inglese che, probabilmente, sta bloccando il passaggio. Noi siamo rimasti senza parole dinanzi all’espressività e intensità di questi dipinti.

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Potete poi continuare la visita nelle sale adiacenti. Nella prima sono esposte copie delle fotografie collezionate dall’Associazione Pro Murales Ebraici: momenti di vita in riva al mare, escursioni, ricordi di amicizie tra italiani ed ebrei che valicano qualsiasi confine di nazionalità e religione. L’ultima sala è arricchita con una mostra sul ghetto di Varsavia ed è anche spazio espositivo.

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L’ingresso è gratuito, il museo è aperto nel pomeriggio fino a marzo, mentre la mattina solo su prenotazione. In estate, grazie ad una convenzione, dovrebbe essere garantita l’apertura tutto il giorno.

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Terminata la visita, il nostro consiglio è di recarvi nella vicina piazzetta Nardò. Potrete passeggiare oppure riposarvi sulla piccola spiaggia. Portate sempre con voi il telo mare: quando si viaggia in Salento è d’obbligo. Non c’è niente di più bello, infatti, che crogiolarsi al sole. Se il vostro stomaco reclama attenzione, qui troverete diversi bar, come il Piccadilly o il Gioia, dove è irrinunciabile concedersi un aperitivo energizzante o un caffè vista mare.

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Se volete invece pranzare o è già ora di cena, allora fate un salto al ristorante di pesce La Pergola. Molto conosciuto nei dintorni, è famoso per diverse specialità di mare. Ci siamo presi la briga di assaggiare per voi le cozze all’egiziana – un’impepata leggermente piccante – e le pennette alla Corsara, uno squisito primo piatto ricco di vongole, gamberi, scampi e cozze e con un ingrediente segreto che ci ha reso dei veri addicted. Il prezzo medio per un pranzo del genere è intorno ai 20-25 euro.

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Infine, vogliamo condividere con voi un posto dal quale avrete una visuale inaspettata su questo tratto di costa. Salite a piedi o in auto dalla via Traiana, che diventa poi via Francesco Falco, fino alla sommità della collinetta che si vede dal centro, sulla destra. Sarà riconoscibile dalla presenza di una scultura a forma di croce.

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Avvicinatevi, facendo attenzione al terreno roccioso, e gustatevi il panorama: una vista spettacolare su Santa Maria, da dove scorgere Gallipoli all’orizzonte e le numerose torri costiere, come la vicina Torre di Santa Caterina, alla vostra sinistra. Il mare, da qui, fa sognare ad occhi aperti con tutte le tonalità del blu e dell’azzurro. L’ultimo suggerimento che sentiamo di darvi? Panino e birrozza in compagnia per trascorrere un magico tramonto salentino prima di ritornare a “pianterreno”.

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