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Urban Safari

Oltre le mura di Lecce: da Porta San Biagio al Museo Provinciale

11 novembre 2016

Subito dopo i bagordi dell’estate, tra una frittura di pesce in riva al mare e giornate intere spese su una delle innumerevoli e incantevoli spiagge salentine, arriva il momento per concedersi un po’ di tempo per sé stessi. L’autunno è una stagione meravigliosa anche a Lecce: le giornate di sole non mancano mai e se siete fortunati, potreste addirittura trovarvi a girare per la città a maniche corte.

Con questo urban safari vi accompagneremo al limite esterno della vecchia città proprio fuori le mura sul lato orientale, tra Porta San Biagio, ville liberty e il Museo Provinciale di Lecce. Una zona poco frequentata forse rispetto a Viale dell’Università, ma che dovreste considerare nelle vostre scorribande urbane.

Se avete avuto a che fare con i salentini, sapete già che i punti principali per darsi appuntamento sono la centralissima Piazza Sant’Oronzo e le due porte su Viale dell’Università: Porta Rudiae e Porta Napoli. Quello che forse non sapete è che le porte cittadine erano quattro e che per sorprendere i vostri amici potreste proporre un rendez-vous a Porta San Biagio, da dove inizia il nostro tour.

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Porta San Biagio, in viale Francesco Lo Re, nasce nel 1774 per sostituire il precedente accesso al nucleo urbano, voluto da Carlo V, che aveva previsto nel Cinquecento un rafforzamento delle mura urbiche e degli accessi per proteggere la città dagli attacchi esterni, in particolare a seguito delle invasioni turche. La quarta porta – Porta San Martino – demolita nell’Ottocento e di cui non resta più nessuna traccia, si apriva verso il lato nord della città, conducendo verso la vicina marina di San Cataldo.

Date uno sguardo d’insieme alla composizione architettonica con le colonne doriche e lo stemma della famiglia dei Borboni affiancato dai due identici stemmi civici, su cui svetta alta la figura di San Biagio, protettore della città insieme a Sant’Oronzo.

Oggi la Porta permette di entrare nel centro storico da via dei Perroni, soprannominata dagli studenti “via dei pub”, dove avrete davvero l’imbarazzo della scelta per tutta una serie di locali, ristoranti e pizzerie che qui si trovano.

Dopo diversi anni di degrado e abbandono, la zona antistante alla Porta è da poco tempo oggetto di rigenerazione urbana, con il rifacimento del basolato e la trasformazione di Piazza d’Italia e del Monumento dei Caduti. Questi luoghi erano molto frequentati tra fine Ottocento e metà del Novecento dai leccesi che passeggiavano da Porta San Biagio fino alla Torre del Parco, come testimoniano la serie di vecchie fotografie che trovate in questo articolo di LecceSette.

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Lasciatevi  alle spalle Porta San Biagio, attraversate il viale e dopo pochi passi potrete osservare da vicino il Monumento ai Caduti insieme alla Casa del Mutilato, inaugurati nel 1928, per commemorare i caduti della Prima Guerra Mondiale. In questo periodo troverete l’area chiusa per i lavori di valorizzazione di cui vi parlavamo.

Se volete concedervi un momento di pausa prima di riprendere questo urban safari, ritornate verso la Porta e accomodatevi pure al Bar Astoria, dove potrete gustare davvero un ottimo caffè seduti tranquillamente nell’accogliente giardino. In posizione strategica e dall’aria un po’ francese, quest’oasi di pace vi farà dimenticare quel tanto che basta il caos cittadino, permettendovi di apprezzare al meglio la piazzetta nella sua nuova veste.

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Con il pieno di caffeina e di zuccheri, appena usciti dal bar, dirigetevi a destra e iniziate a percorrere tutto il viale Francesco Lo Re. Rivolgete subito la vostra attenzione alle ville sulla destra. Con un pizzico di sana invidia, così com’è stato per noi, resterete intontiti e incantati davanti alla bellezza dei palazzi che si stagliano verso il cielo. E non saprete più davvero se siete in Salento, in Sicilia o Medio Oriente.

Dimore non troppo antiche, sorte a cavallo tra Ottocento e Novecento, in cui lo stile liberty si mescola mirabilmente a quello moresco e alla malleabilità della pietra leccese e del tufo, regalando puro stupore.

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La prima villa che incontrate è Villa Bray (ex Villa Martini), del 1887-1888. Lasciatevi ammaliare dalle bande tinte di rosso e di giallo scolorite dal tempo e dagli archi con chiari rimandi arabeggianti. A guardare bene nella parte superiore scoverete delle iscrizioni in arabo che, grazie al libro “Lecce illustrata” di Aduino Sabato, abbiamo scoperto recitare “Non c’è altro dio all’infuori di Allah”.

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Della seconda villa, di cui non conosciamo il nome, colpiscono i balconi e il terrazzo, così finemente intagliati da sembrare un lavoro di pizzi e merletti fatti dalle nonne. Il tutto incastonato in giardini curatissimi, quasi a proteggere tanta magnificenza dagli sguardi dei passanti.

Proseguite ancora lungo il viale fino al termine e voltate a destra su viale Gallipoli. Ancora pochi passi e sulla vostra destra si aprirà l’accesso al Museo Provinciale Sigismondo Castromediano. Vi ricordiamo che l’ingresso è gratuito, quindi non esitate ed entrate pure.

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Istituito nel 1868, è il più antico museo della Puglia, voluto fortemente dal duca Sigismondo Castromediano, patriota, archeologo e letterato italiano. Inizialmente allestito nelle sale dell’ex convento dei Celestini, dal 1979 il museo è collocato nella sede dell’ex Collegio Argento, dove si trova anche la Biblioteca Provinciale Nicola Bernardini.

È importante una premessa per i visitatori: tutti gli oggetti raccolti sono presentati seguendo un preciso criterio, che rispetta un ordine di “arrivo” nel museo e poi cronologico. Si permette così al visitatore di apprezzare come le varie sezioni si sono costituite nel tempo, secondo un principio espositivo tipico dell’Ottocento, che privilegiava il valore artistico del bene.

Iniziate il percorso salendo per la rampa che porta al secondo piano dove sono presenti le collezioni antiche del museo, quelle sulla Preistoria nel Salento.

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Qui potrete soffermarvi sui pannelli informativi per leggere, ad esempio, che le prime tracce di uomini in questi territori risalgono al Paleolitico medio. Oppure potrete letteralmente perdervi nell’osservare i numerosi reperti: imperdibili le famose Veneri di Parabita, due statuette scolpite in osso di cavallo, risalenti a circa dodicimila anni fa. Queste preistoriche opere d’arte d’inestimabile valore rappresentano delle donne in gravidanza con le mani poste sul ventre, presumibilmente simbolo di fertilità.

Continuando nel percorso proposto viaggerete nel Salento attraverso le varie fasi della Preistoria, accompagnati da riproduzioni, manufatti e ceramiche. Vi sposterete da siti di importante valore storico come la Grotta del Cavallo a Porto Selvaggio o la Grotta dei Cervi di Porto Badisco, ad Otranto.

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Giunti nel grande salone circolare, illuminato da un ampio pozzo di luce, rimarrete abbagliati dall’immensità delle collezioni, testimonianze della ritualità funeraria del Salento, con vari oggetti di corredo e ornamento provenienti dalle tante grotte disseminate sul territorio, come la Grotta dei Cappuccini di Galatone o la Grotta Trinità di Ruffano.

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Ancora numerosi vasi attici a figure nere e rosse, reperti come piatti e statue provenienti da altri siti archeologici pugliesi come Canosa, Ruvo ed Egnazia.

Se non soffrite di vertigini, affacciatevi dalla grande apertura per ammirare il plastico del Salento: planerete con gli occhi su tutti i paesi della provincia e sui più importanti siti di valore storico-artistico. Prendete appunti, vi serviranno per le prossime destinazioni.

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Lasciate pure il secondo piano e approdate a quello inferiore, dove potrete proseguire il percorso passando per la sala dedicata ai Messapi, importante e antica popolazione illirica che si stabilì nel Salento tra il X e l’VIII secolo a.C., di cui sono rimaste numerose tracce, come produzioni artigianali e iscrizioni su pietra nella loro difficile lingua. Continuate poi con la sezione romana, con statue provenienti dal Teatro Romano, fino al Medioevo.

Dato il ridotto numero del personale a causa del cambio di gestione dalla Provincia alla Regione, potreste trovare alcune sale del museo chiuse. Non vi preoccupate, chiedete pure a chi è presente di farvi strada se avete curiosità nell’approfondire il percorso.

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Di sicuro non potete perdervi il terzo piano, dove è allestita la Pinacoteca intitolata ad Antonio Cassiano, storico dell’arte e direttore della struttura dal 1994 al 2012. Una sezione è dedicata all’Età Barocca, con dipinti napoletani e di pittori locali di notevole fama, come il Coppola o il Verrio. L’altra riguarda l’Ottocento e il Novecento, con opere di artisti come Ciardo, Barbieri, Martinez o Calò. A nostro avviso è la ciliegina sulla torta per terminare la visita felici e soddisfatti.

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E se non è ancora abbastanza, appena usciti, raccogliete gli ultimi raggi di sole e una bella boccata d’aria, ripercorrendo le mete che vi siete appuntati. Allora perché non programmare proprio una gita fuori porta verso uno dei tanti siti scoperti qui al museo?

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