Urban Safari

Le Giravolte, il labirinto di Lecce al profumo di spezie

Il labirinto è quel cammino privo di senso, che il viaggiatore percorre, senza l’aspettativa della fine, riponendo le mappe. L’improvvisa epifania di una città, quando la libertà di tracciare un itinerario si confonde all’impossibilità di avere piena coscienza dei propri passi. Il quartiere delle Giravolte, un intreccio di viuzze e piccole corti, avvolto nel velluto d’oro della città vecchia, è la parte di Lecce che meglio si presta a tale definizione.

Percorrendo l’elegante via Giuseppe Libertini, prima di approdare nel sicuro e maestoso abbraccio di piazza Duomo, è sufficiente lasciarsi tentare da un vicolo sulla destra per lasciarsi alle spalle la Lecce solcata dai turisti e il suo ventaglio di bar e vetrine.

Imboccando Vico Santa Venera, dopo la casa del clero, e a due passi dal convento delle Carmelitane, si srotola la fascia di abitazioni, un tempo abbandonate, che il Comune di Lecce ha deciso di restituire alla comunità, mutandole in case popolari. Così gli immigrati africani e indiani si ritrovano a vivere in palazzi storici, con terrazze barocche e balconi decorati, stretti tra i frati e le suore.

Arrivati in via Guglielmo il Malo, svoltando in via dei Salice, si arriva in piazzetta delle Giravolte. Nel silenzio della controra (così si chiama quel momento della giornata tra l’una e le tre in cui tutto tace, le persiane si ritraggono e lasciano trapelare solo l’ombra dei drappeggi), qui tutto si ritira e dalle finestre socchiuse esplodono echi di televisioni, lo scontro allegro di piatti e posate e un singolare intreccio di idiomi.

Mantenendo la destra, le strade si biforcano, si inseguono le case a corte, abitazioni affacciate sulla strada, e si diffonde un inconfondibile profumo di spezie e cous cous. Cesti in equilibrio sul capo, carretti carichi di monili e tele colorate, i senegalesi e i marocchini hanno colorato il quartiere. Ed è quasi un paradosso che oggi nelle Giravolte siano i “nuovi leccesi” a non perdere mai l’orientamento.

Perfino i santi, temendo forse di smarrirsi, si ritraggono intimoriti da questo gomitolo di strade. Mantengono un basso profilo e si scorgono solo nei nomi delle corti o sbucano veloci, affrescati ai crocicchi delle strade. Sembra, infatti, ci sia un solo modo per ritrovare la strada, una dritta che solo un leccese doc può regalarvi: alzare lo sguardo e individuare il campanile del Duomo. Seguitelo e vi ritroverete nel brulichio della città.

Perché quando vi sembrerà di aver intuito la geometria di queste strade, sbucherà un’altra viuzza e le Giravolte torneranno ad essere un intricato mosaico da decifrare. Sarà questa l’astuzia di Lecce?

La Guida della Lecce fantastica scrive: “Però le tessere indiziarie di questo mosaico virtuale lasciavano troppi spazi bianchi e le entrate al labirinto sembravano tante quante le uscite: il pericolo (o il piacere?) di restare immobili nonostante innumerevoli percorsi. Il pericolo (o, ancora, il piacere) di essere agiti e non agire. E se fosse qui il segreto di questa città invisibile, il suo messaggio?”.



Commenti (2)

  1. Non è necessario andare lontano per capire cosa mi ha portato a immergermi nel mondo dell’arte, i viaggi che ho fatto in questi anni , l’oriente che ho esperito, sono stati il punto di svolta ma non il principio, e comunque, è bene partire dalle origini per trovare cosa ha dato inizio al mio interesse. Sono nato in provincia di Lecce, città che trasmette una multiculturalità millenaria che inconsapevolmente si è “posata” in me segnando quell’interesse che ha caratterizzato la mia vita.

  2. Come in un labirinto….

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