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La città di Lecce tra leggende e segreti di pietra

17 dicembre 2016

Lecce si sa, incanta turisti e sorprende viaggiatori soprattutto durante i mesi estivi, quando è più frequentata anche per la sua vicinanza da spiagge e natura da togliere il fiato. Quello che forse non sapete è che per vivere appieno e conoscere la più intima essenza della città, le giornate migliori sono quelle invernali. Il sole non picchia forte e ci s’immerge nel silenzio di chiostri, palazzi e viuzze poco conosciuti, scorgendo segreti di pietra celati ai più. Con questo urban safari vi porteremo proprio a scoprire questo lato affascinante e romantico di Lecce.

Macchina fotografica alla mano, partite dal trafficatissimo viale Gallipoli che, insieme a viale Francesco Lo Re, fa da perimetro al centro storico con numerose ville liberty d’inizio Novecento. Costeggiando il viale non sarà difficile notare Villa Indraccolo, con il suo torrione in pieno stile moresco, riccamente intarsiata con decorazioni floreali e strumenti musicali. Anche voi state sospirando? Allora abbiamo pensato la stessa cosa: sembra proprio la casa dei sogni.

villa_indraccolo_prospetto_lecce

Proseguite ancora lungo il viale fino ad arrivare all’incrocio con via Cino Giuseppe, qui svoltate a sinistra per addentrarvi nel centro storico. Appena pochi passi e sulla vostra destra si aprirà la veduta sul campanile settecentesco della Chiesa del Carmine. Questa zona è stata interessata dai lavori di restauro che hanno coinvolto tutto il Convento del Carmine, attualmente sede del Rettorato dell’Università del Salento. Gli scavi hanno portato alla luce un fossato medievale facendo apprezzare anche un tratto delle mura messapiche e delle fortificazioni cinquecentesche.

campanile_carmine_via_manifatture_tabacchi_lecce

La demolizione di un vecchio edificio ha permesso inoltre di recuperare la prospettiva originale verso il campanile dalla via Manifattura Tabacchi, che potreste percorrere per avere un altro punto di vista, dal retro, sulle ville liberty.

Scendendo lungo la strada giungerete in piazza Tancredi dove appunto si trova l’ex Convento di Santa Maria del Carmine che ospita il Rettorato. Il convento è stato eretto tra il Cinquecento e il Seicento e all’inizio dell’Ottocento è divenuto poi una caserma. Attraversate quindi l’ingresso e lasciatevi sorprendere da quanta bellezza si cela all’interno: il chiostro è davvero un tesoro nascosto.

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In origine era presente un giardino con una fontana al centro e se ponete attenzione alle lunette sul lato destro, potrete ammirare delle sequenze pittoriche ben conservate. Da qui si può anche scorgere la cupola della chiesa – davvero abbagliante nei giorni di sole – ricoperta da maioliche bianche e verdi.

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Lecce è stata spesso definita “città delle cento chiese” e proprio accanto al Rettorato trovate una delle più incantevoli, a parer nostro: la Chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo. Costruita a partire dai primi anni del Settecento su disegno di Giuseppe Cino, cui è intitolata la via che porta verso la piazza, la chiesa potrebbe passare inosservata, stretta com’è tra gli edifici. Ma appena si alzano gli occhi si rimane piacevolmente colpiti.

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La facciata, espressione di un barocco più avanzato e maturo, attrae subito per la sua simmetria, con statue e festoni disposti su tre settori mentre la pianta della chiesa riproduce la forma del piede umano. Se è aperta, approfittatene per visitarla.

Superate la chiesa procedendo su via Roberto Caracciolo e arrivati all’incrocio girate a sinistra su via Benedetto Cairoli. Ancora poco e si aprirà uno degli spazi più apprezzati dai giovani leccesi: il Convitto Palmieri.

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Punto di ritrovo serale, certe volte davvero affollato, noi vi consigliamo di vederlo con calma sia di giorno sia a tarda notte, quando le luci rendono questo luogo ancora più magico ed autorevole. È stato anche teatro del film “Mine Vaganti” di Ozpetek che, a ragione, si è perdutamente innamorato di questo posto e di questa città. Insomma dovete proprio venirci.

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Il prospetto esterno è stato riaperto nel 2016 dopo numerosi interventi per riportarlo al vecchio splendore e dal 2009 invece il Convitto è sede di parte della Biblioteca Provinciale Bernardini, il cui patrimonio librario vanta più di 120 mila documenti.

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Lo spazio interno è accogliente e siamo sicuri che renderà meno difficili i pomeriggi passati a studiare. Inoltre fare la tessera è davvero semplice e richiede non più di cinque minuti. Volete avere un motivo in più per andare in biblioteca?

convitto_palmieri_biblioteca_busto_sguardo_giochi_lecce

Eccolo qui pronto: c’è una leggenda che riguarda la sala lettura. Si narra, infatti, di un gioco di sguardi dei busti marmorei qui conservati e che convergevano in unico punto del pavimento ad indicare la cosiddetta “acchiatura”, che nel dialetto salentino significa un tesoro nascosto. Quando non vi andrà di studiare o di leggere avrete una buona scusa.

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Numerosi sono i posti lettura e tante le postazioni internet. Vi è una sala dedicata all’arte, una pensata per i bambini e un’altra in via di definizione che, probabilmente, sarà usata come sala per esposizioni. La biblioteca si appresta così a diventare ancora di più un luogo di aggregazione culturale fruibile da tutti i cittadini, in una cornice storica d’eccezione.

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Inglobata tra le colonne del Convitto e nascosta alla vista, si trova la chiesa di San Francesco della Scarpa, nota anche come “chiesa senza facciata”. Sconsacrata da tempo, potreste trovarla aperta in occasione di interessanti eventi culturali. Vi raccontiamo ancora una piccola curiosità che non molti conoscono. Il campanile della chiesa è stato utilizzato per più di quarant’anni, dal 1874, come stazione meteorologica grazie al paziente lavoro di Cosimo De Giorgi, scienziato dalle mille sfaccettature che ha contribuito notevolmente allo sviluppo della meteorologia salentina.

Se a questo punto del percorso siete stanchi, vi consigliamo di fare una pausa scegliendo tra i tanti bar e locali della via, per riscaldarvi con un tè o con buon aperitivo. Continuando adesso su via Benedetto Cairoli, guardatevi intorno e soffermatevi sulla magnifica dimora che si aprirà davanti a voi: il cinquecentesco palazzo Tamborino – Cezzi.

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Rielaborato in chiave neoclassica nell’Ottocento, ha un sontuoso cortile con archi e colonne da cui si accede al giardino, uno scrigno verde, quasi un salotto naturale che protegge diverse piante tra cui bambù, acacie, rose e alberi di arancio. Il palazzo è inoltre sede dell’associazione Rosso Pompeiano che promuove le iniziative culturali che si svolgono all’interno. Lo sapete che è stato un importante set cinematografico per diversi film? Scopriteli qui!

Se invece volete vederlo con i vostri occhi, vi segnaliamo l’irrinunciabile evento “Cortili Aperti”, che si ripete di anno in anno ( solitamente nel mese di maggio) e che richiama migliaia di turisti e semplici cittadini. Il motivo? Molte dimore storiche e palazzi, tra cui il Palazzo Tamborino-Cezzi, vengono eccezionalmente aperti, svelando al pubblico cortili, monumenti e giardini spesso inaccessibili.

Proseguite allora su via Guglielmo Paladini, superate il Caffè Letterario e girate subito a destra. Procedete su vicolo Boemondo, secondo noi uno degli angoli più caratteristici di Lecce, e continuate fino ad arrivare al Palazzo Castromediano. Costruito nel XVI secolo, oggi è un b&b immerso in pieno centro, con diverse suite arredate con stile e con gusto: da appuntare se intendete trascorrere una vacanza in Salento.

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Ancora pochi passi e troverete il Palazzo Vernazza. Location di mostre ed eventi, è stato restaurato di recente e presenta una struttura complessa su diversi piani.

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Con origini molto antiche, messapiche come hanno evidenziato gli scavi archeologici dell’Università del Salento, per noi merita assolutamente una visita anche perché la vista dalle finestre sulla sottostante piazza è davvero impagabile.

Piegate ora verso destra e appena imboccata via Palazzo dei Conti di Lecce noterete il prospetto di una delle chiese poco frequentate dai turisti ma non meno ricercata architettonicamente rispetto alle altre: la Chiesa di San Matteo.

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Costruita nella seconda metà del Seicento, ricorda nelle forme la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane a Roma. Vi è, infatti, un’alternanza tra l’ordine inferiore convesso e l’ordine superiore concavo, che rende armoniosa e movimentata la facciata.

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Anche a questa chiesa è legato un curioso aneddoto, come riporta il sito ufficiale della parrocchia. Se notate, le due colonne dell’ordine inferiore non sono uguali: quella di destra è intagliata per circa un quarto con una forma a spirale. Tale era la bellezza di questo decoro che il diavolo, invidioso, ha fatto sparire lo scalpellino che ci stava lavorando. Se volete visitare la chiesa e non siete a Lecce, vi proponiamo un tour virtuale a 360° che partendo dall’esterno vi trasporta fino alla navata e agli altari interni.

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Ultima tappa di questo percorso così ricco riguarda ancora una storia, forse più una favola romantica. Una sorta di Romeo e Giulietta dalle origini leccesi. Con la chiesa davanti, risalite verso sinistra lungo via Federico d’Aragona fino all’incrocio con Vico del Theutra. Qui voltatevi indietro e guardate verso l’alto. Notate qualcosa di strano?

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Proprio sull’angolo del palazzo c’è una figura femminile scolpita nella pietra. Si narra che in quel palazzo abitasse un ragazzo follemente innamorato della fanciulla che dimorava nella casa di fronte. I due iniziarono a conoscersi, guardandosi dalle rispettive finestre, ma i genitori di lei osteggiarono quest’amore, portando la ragazza al suicidio. Il giovane, allora, in ricordo del sentimento che provava, fece ricavare nella pietra il suo volto, per poterlo conservare per sempre.

Questo viaggio tra palazzi nobiliari, giardini riparati da sguardi indiscreti e racconti custoditi nella pietra termina qui. E perché no, potreste rivelare questi segreti alla vostra fidanzata o al vostro fidanzato, durante una tenera passeggiata tra le strade sognanti di Lecce.

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