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Let's Eat

St. John Restaurant: un’istituzione a Londra per chi ama la carne

16 aprile 2017

St. John è la quintessenza della cucina inglese. Si può dire tutto, ma i sudditi di Sua Maestà sanno come cucinare la carne e questo ristorante ne è la riprova, tanto da essere stato premiato con una stella Michelin.
Siamo andati per voi al St. John Smithfield Bar & Restaurant, il primo di quello che negli anni è poi diventato un gruppo e situato, non a caso, vicinissimo al mercato della carne di Londra, chiamato appunto Smithfield.

Il posto è diviso in due parti: una più informale costituita da bar e panetteria annessa e il ristorante vero e proprio. Al piano inferiore si servono diverse birre alla spina, vini, un menu più snello di tapas stagionali e si possono anche comprare pane fresco e vini da portare a casa, mentre al piano superiore la scelta aumenta, così come le porzioni.

Il palazzo è un ex affumicatoio del XIX secolo e presenta soffitti alti con pareti bianchissime e un ambiente luminoso con lunghi tavoli e un arredamento neutro, quasi da mensa.

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Ma non fatevi ingannare dalle apparenze, perché gli interni sono forse così discreti per lasciare spazio al fulcro di questo posto: la carne. Gli esuberanti tagli di carne e la selvaggina la fanno da padrone, quindi diciamo da subito che non è un luogo adatto a chi non ama i sapori forti o è un po’ schizzinoso con il cibo in generale.

Non fatevi spaventare da nomi roboanti sul menu, come i cuori di agnello o il cervello di maiale. Se venite qui, dovete essere aperti a provare quello che non ordinereste mai in un ristorante ordinario.

I proprietari, Fergus Henderson e Trevor Gulliver, si completano a vicenda. Il primo gestiva negli anni Novanta la cucina del celebre pub di Soho The French House ed è la mente dietro la parte culinaria del St. John, mentre il secondo è esperto di vini, amante in particolare di quelli francesi, che saranno gli unici che troverete sulla carta.

Entrambi vengono chiamati come consulenti esterni e hanno anche pubblicato dei libri di cucina e non, tra cui il più famoso è Nose to Tail Eating, in vendita anche presso il St. John Restaurant.

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Arriviamo ora alla parte più succulenta: la cena. Per cominciare abbiamo provato in quest’occasione la terrine, una terrina di carne — solitamente servita a fette — ma qui in versione decomposta e accompagnata da croccanti rapanelli. L’altro ottimo antipasto era un piatto di freschissimi scampi (langoustines) con una maionese fatta in casa a dir poco squisita.

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Il piatto forte però del St. John e motivo per il quale è anche conosciuto è il bone marrow, ossia l’equivalente inglese del nostro ossobuco, ma molto più alto. Se capitate da queste parti, è d’obbligo provarlo! Si scioglie come burro in bocca, un piatto tanto semplice quanto saporito che viene servito con delle fette tostate di pane casalingo (prodotto direttamente dalla bakery interna al ristorante), sale grosso della Normandia e un’insalata di prezzemolo fresco.

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Tra i piatti principali invece, da notare i cuori di agnello (lamb hearts) accompagnati da una deliziosa e fresca salsa alla menta, anche se forse la porzione è un po’ eccessiva, quindi consiglieremmo di dividere questo piatto con gli altri commensali. Ottime le polpette di capretto (kid faggots) servite su un letto di lenticchie e aglio selvatico.

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Un’altra portata che abbiamo trovato molto interessante è quella con le lumache: l’abbinamento singolare con la salsiccia e i ceci forma un sughetto decisamente gustoso. Siamo abituati alla versione francese molto aromatica con erbe e aglio, ma dobbiamo dire che questa variante era veramente delicata e da provare.

Come contorno invece consigliamo assolutamente le patate novelle bollite con ancora la loro buccia; un piatto semplice ma degno di nota.

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Se avete ancora un po’ di spazio o se volete dividere almeno un dolce, vi consigliamo assolutamente il bread pudding, una torta di pane morbida con uvetta, servita calda e ricoperta da una salsa al toffee con una pallina di gelato alla vaniglia per rinfrescare il palato.

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Noi abbiamo provato anche un altro dessert, più classico, ma veramente ottimo: i profiteroles. Anche questo consiglieremmo di dividerlo per non rovinarvi un pasto che comunque, di per sé, non è leggerissimo. Vengono serviti con un ripieno di gelato e una salsa al cioccolato fondente calda a parte da versare sopra a piacimento.

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Degni di nota anche i loro gustosissimi doughnut con ripieni di creme che cambiano di giorno in giorno. Si possono provare nella parte di Bakery al piano inferiore oppure si possono comprare da portare a casa. Li potete trovare tutti i giorni anche nella sede di Spitalfields, St. John Bread & Wine, o in quella all’interno del Maltby Street Market, di cui parleremo più approfonditamente un’altra volta e che risultano più economiche rispetto a questa sede di Smithfield. Quest’ultima mantiene comunque un prezzo accettabile, considerando che si tratta di un ristorante stellato. I dolci risultano cari da menu, ma si arriva a fine pasto sazi, quindi verranno probabilmente suddivisi tra i commensali.

Siamo giunti alla fine della nostra cena, contenti di aver osato e aver assaggiato piatti nuovi dal gusto tipicamente inglese. St. John sicuramente non è un posto in cui si può venire tutti i giorni a mangiare perché può risultare pesante per i tagli di carne che propone, ma vale sempre la pena tornare di tanto in tanto, per scoprire nuovi piatti stagionali inseriti nel menu e soprattutto per tornare a gustare l’incredibile bone marrow. Da provare almeno una volta!

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