Santa Maria: un miracolo italiano

Ealing, West London. In una strada lontana dal caos e la frenesia tipicamente londinese si crea una coda di persone in fila al numero 15 di St. Mary’s Road. Gli abitanti del quartiere più distratti si saranno chiesti cosa sia successo improvvisamente per attirare gente da ogni parte di Londra davanti ad una pizzeria appena aperta. Ecco, il fatto è che quella pizzeria, a poco più di due mesi dalla sua apertura, è diventata LA pizzeria. Il luogo in cui, secondo Time Out London, si può assaggiare la ‘London’s best pizza’, superando inaspettatamente in graduatoria tutti i luoghi più storici della città in cui poter mangiare una pizza degna di questo nome. Siamo andati a indagare sugli ingredienti di questo successo 100% italiano, anzi napoletano per essere precisi.

Angelo Ambrosio, cresciuto nell’ambiente musicale partenopeo con un ruolo da produttore, e Pasquale Chionchio, che ha sempre promosso l’hip-hop attraverso fanzine, jam, eventi e radio, sono amici di vecchia data. A Londra hanno fatto una lunga gavetta, lavorando come manager di ristoranti e club, bartender, commessi in negozi di dischi e di trainer, dj e promoter per i più importanti night club della capitale. Il 14 febbraio 2010 hanno aperto ufficialmente la Santa Maria Pizzeria, dando inizio alla loro carriera da imprenditori.

Abbiamo incontrato Pasquale e gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua Londra.

:: Cosa ti ha spinto a venire a vivere a Londra?

La voglia di cambiare aria e vedere se era possibile riuscire a  realizzare qualche sogno. Napoli, purtroppo, non stava (e non sta)  attraversando un momento felice, come il resto del paese d’altronde.  Così mi sono “avviato” nel 2000 e Angelo mi ha raggiunto qualche  anno dopo. Non è stato bello lasciare la nostra amata città, ma la  consapevolezza di vivere in un posto in cui non si hanno molte  opportunità, ci ha fatto armare e partire.

:: Come hai vissuto le tue prime settimane nella City?

La difficoltà ad adattarsi al clima, alla lingua, alla mentalità ed  alle abitudini (alimentari e non solo), è stata presto alleviata dal  piacere di camminare per le strade, sui ponti, lungo il Tamigi, per i  parchi, di poter andare ai concerti, eventi o mostre a cui saresti sempre  voluto andare, di comprare i dischi e le trainer che avresti sempre  voluto comprare. L’emozione di vivere in una città pazzesca come  questa non mi ha fatto rimpiangere casa.

:: Come hai conosciuto Angelo e come è nata l’idea di creare “Santa Maria”?

Siamo amici da più  di quindici anni, la musica come denominatore comune.  Negli ultimi dieci anni, abbiamo lavorato insieme, fino a poco tempo fa  abbiamo vissuto nella stessa casa e abbiamo sempre fatto centinaia di cose fianco a  fianco. Era più che logico cominciare un’avventura del genere insieme.  I nostri background lavorativi in Italia erano legati alla musica ed alla moda, qui  invece abbiamo avuto a che fare con la food industry ed era la cosa che  forse ci riusciva meglio (O forse perche era la più realizzabile ed allo stesso tempo la  più proficua?).  Era da un po’  di tempo che avevamo intenzione di creare qualcosa in questo  settore e cosa c’è meglio di una pizza? Il prodotto gastronomico più  venduto al mondo, il più universale e globale che esista, qualcosa che  rappresenta inoltre la nostra cultura e tradizione, che adoriamo e di cui  siamo veramente orgogliosi. Ovviamente la pizza doveva essere il più  napoletana possibile, che rispecchiava il sapore originale, quella che  si scioglie in bocca quando la mangi. Abbiamo poi mischiato il  concetto tradizionale di pizzeria napoletana alla coolness di una  metropoli al centro del mondo come Londra. Santa Maria trascende dai  canoni di ristorante italiano all’estero tradizionale, dal decoro, che è  rustico-moderno, alla musica, gli Isley Brothers e A Tribe Called  Quest al posto di “O’ Sole Mio” o di Gigi D’Alessio, alla maniera in cui  siamo noi, jeans e trainer invece della cravatta. Siamo a Londra nel  2010, fortunatamente ci possiamo permettere di essere noi stessi ed  essere apprezzati per questo. Qui la gente si sente a casa, si  diverte, ascolta buona musica, chiacchiera col vicino di tavolo e  mangia la pizza più buona di Londra!

:: Qual è stata la tua prima reazione quando hai visto “Santa  Maria” sulla copertina di Time Out?

Ero ad High St. Kensington, ho urlato piu del gol di Grosso al  mondiale. Credo che mi abbiano sentito anche Brixton. È stato uno dei  momenti più belli della mia vita, era un sogno che si  realizzava. Quando abbiamo aperto “Santa Maria”, speravo un giorno di ottenere  una buona recensione su Time Out. Invece ricevere il titolo di  “London’s Best Pizza” è andato oltre ogni aspettativa, soprattutto  dopo meno di tre mesi dall’apertura. Non c’era cosa migliore che ci potesse ripagare  per tutto l’amore, i sacrifici e gli sforzi profusi!

:: A Londra hai già importato l’arte della pizza napoletana. Che  cosa importeresti, invece, dello stile di vita o della società  londinese nella tua città natale?

Ci sarebbe tanto da importare (e anche da imparare) da una città come  questa. L’organizzazione, la pulizia, il rispetto delle regole basilari  del vivere comune, anzitutto. Poi la meritocrazia, la libertà  nel potersi esprimere e di essere se stessi senza sentirsi per forza  giudicati, il girare l’intera città in bicicletta senza dover usare  la macchina e sapere che non sono l’unico a farlo.

:: Che consiglio daresti a chi vuole avviare un’attività professionale a Londra?

Just do it! Le istituzioni vogliono che tu inizi un business,  significa guadagno anche per loro. La burocrazia è meno odiosa che in  Italia, il governo ti aiuta e vuole che la tua attività funzioni. A  fine anno sono loro a riscuotere le tasse, è nel loro interesse che tu  vada avanti. E poi è Londra, ti può capitare di ritrovarti gli occhi  di un’intera città addosso e di essere al centro dell’attenzione, anche  facendo solo la pizza!

:: Qual è il posto di Londra che ti fa sentire di più a casa e perché?

Santa Maria, of course! L’atmosfera la importiamo direttamente da  Napoli e la pizza è buona come a casa…altrimenti Orsini a South  Kensington dove si mangia proprio come da mammà. Se invece vogliamo  vedere le partite della nostra squadra, c’è Donna Margherita a Clapham. Quando Lavezzi, Quagliarella & Co sono in campo, sembra quasi  di respirare l’aria del San Paolo.

:: Consiglia ai lettori di NUOK un’attrazione o un quartiere di Londra al di fuori dei circuiti turistici, ma nel quale si respira  l’atmosfera autentica della città.

Brixton e il suo mercato. Vibrante, colorata e multietnica. Nell’immaginario collettivo è una zona non ancora vista benissimo, ma  non è assolutamente come le leggende raccontano. Oppure Lauriston Road  ad Hackney, zona di artisti e creativi, gente cool e tante biciclette  fixed. A proposito di biciclette, se potete, prendetene una e giratevi  i ponti di Londra, possibilmente all’alba e al tramonto. Non è proprio  il golfo col Vesuvio, ma il fascino di quelle vedute e’ altrettanto  emozionante.

Photo by Claudia Mozzillo



Commenti (2)

  1. RT @nuok: Volete aprire un’attività a Londra? Just do it! -…

  2. ANiello

    Posso avere l’indirizzo preciso della pizzeria???

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