
:: Benvenuto su Nuok, Gianluca. Parlaci brevemente di te…
Mi presento, sono un graphic designer freelance nato e cresciuto tra il sole, il mare di un paesino della Costiera Amalfitana dove ho avuto le mie prime esperienze creative decorando ceramica e poi lavorando tra Napoli e Salerno nella grafica e nel design di orologi da polso. Sono poi partito per la mia prima grande esperienza, Milano, per un Master in Visual Design alla SPD, e ci sono rimasto due anni lavorando per il laboratorio di comunicazione del Palazzo Reale e un’agenzia di pubblicità, la Tribe Communication. Ma sentivo che dovevo andare all’estero, avevo degli amici a Londra e sono partito con l’idea di un’esperienza di un paio di mesi. Alla fine ci sono rimasto un anno rapito da una città fantastica, che sprizza energia da ogni angolo, dove non esistono preconcetti di razza e religione e tutto sembra possa succedere in ogni momento. Una città dal clima freddo ma dalle mille possibilità per chiunque tu sia, basta solo avere tanta volontà, essere deciso e il più open-minded possibile e lo spirito meritocratico inglese prima o poi te ne renderà conto. A Londra ho iniziato a collaborare con Jorge Manes Rubio, un amico designer fondatore di Seethisway, una creative agency che spazia dal conceptual design alla fine art. Ci eravamo conosciuti al master a Milano e continuiamo a lavorare insieme.
:: Ci parli del tuo ultimo progetto chilometrozero? Di cosa si tratta?
Chilometrozero è la fine del mio anno a Londra e l’inizio di uno dei miei migliori progetti. A Salerno con i miei cugini cinque anni fa abbiamo aperto due cocktails bar, il White Rabbit e il RubaDub. Era giugno del 2010 e Paolo, il boss della famiglia mi è venuto letteralmente a prelevare a Londra, dicendo che era tempo di fare le cose in grande. Avevamo preso uno spazio con tre vetrine su strada di 200mq e se ne doveva fare un ristorante-bar. Così il nostro brain-storming è iniziato tra Notthing Hill e Bricklane cercando di capire cosa davvero era il momento di fare.

E così dopo un anno di lavori, viaggi, ricerche ed assaggi vari è nato il Chilometrozero. Un concetto di locale basato sulla stagionalità e territorialità dei prodotti usati, dallo stile metropolitano ma dal gusto campano, aperto tutti i giorni da colazione al dopo cena offrendo prodotti sempre coerenti con la nostra filosofia: tutti esclusivamente presi a meno di 100 chilometri dal nostro locale, con un menù che offre giorno per giorno quello che le stagioni della nostra regione ci danno. Questo vuol dire niente frutta tropicale, niente prodotti congelati e ricette esclusivamente campane, e se la sera finiamo la mozzarella a metà del servizio, è perché il caseificio artigianale con cui collaboriamo ha una produzione limitata e non intensiva. Inoltre usiamo le uova e l’olio che ci danno le nostre galline e i nostri ulivi nel Cilento.
:: Il posto di Londra a cui sei particolarmente legato?
Sicuramente BrickLane e tutto l’East side. Un posto secondo me fantastico. Una vera riqualificazione urbana dove le vecchie fabbriche dell’inizio del secolo hanno dato spazio ad artisti, street market e locali tra i più alternativi della città. Un posto dove la domenica pomeriggio ci si ritrova per chiudere il weekend che a Londra è raramente noioso, e se fortunati, si riesce a godere di qualche timido raggio di sole tra una pinta di Ale e l’odore di street food da ogni parte del mondo consumato sul bordo di un marciapiede. Street artists, eventi, mostre e bancarelle di giovani designer fanno da contorno ad uno dei posti più entusiasmanti della City. Sì, perché la cosa paradossale è che giusto un paio di strade più in là c’è la City con i suoi grattacieli, le banche e gli yuppies in camicia e cravatta. E questo è uno dei contrasti che mi ha affascinato di più.

:: Secondo te Londra ha aiutato e stimolato la tua creatività? Se sì, in che modo?
Londra è un concentrato urbano di una gran parte delle cose presenti al mondo. Si dice che se non trovi quello che cerchi tra i mercati di Londra allora non esiste. È facile capire che solo la quantità di facce e colori diversi che puoi trovare per strada ti apre la mente a qualsiasi cosa. Ad halloween mi ha lasciato di stucco vedere un tipo vestito perfettamente come me, ma io ero in maschera, lui vestiva così quotidianamente. Se entri da H&M e ci sono una manga-girl giapponese dai capelli viola e tre ragazze arabe in burka nero che guardano la stessa t-shirt capisci che il tuo concetto di normalità è relativo in una città di 12milioni di individui diversi.
:: Hai vissuto anche a Milano. Qual è il tuo posto preferito?
Le Colonne di San Lorenzo o Corso Sempione sono posti sempre vivi, pieni di giovani e di locali. I musei come la Triennale, il Palazzo Reale o la settimana del Salone del Mobile fanno parte di quel capitale culturale che il resto del mondo ci invidia. Professionalmente mi ha cambiato la vita, ma in termini di creatività onestamente Milano non mi ha dato poco rispetto a Londra. Certo è forse l’unica vera città europea italiana, con una mentalità da metropoli ma non a livello delle grandi capitali estere. E se poi il comune transenna il parchetto del Mom per mettere fine ad un’aggregazione spontanea di un migliaio di ragazzi che si ritrovavano lì tutti i mercoledì senza nessun motivo apparente, allora capisci che in Italia non c’è la mentalità dello spazio pubblico libero per i giovani.

:: Progetti futuri?
Sono appena arrivato a New York per studiare fotografia alla SVA, e precisamente sto scrivendo da una stanza di Brooklyn che ho trovato, prenotato e occupato ieri sera in un’ora su un sito di sharing room dal tavolino di un bar. E ho trovato una casa condivisa da una decina di ragazzi amichevoli e disponibili. Una di quelle cose che ti fanno capire qual è l’apertura mentale di una città.


[...] around the globe, such as Naples, Milan, London and New York. Currently he is based in Salerno.{via} [...]