Fondato da Francesca Sarti nel 2001, Arabeschi di latte è un collettivo di designer tutto al femminile con la passione per la convivialità. Il gruppo sperimenta nuovi concept legati al cibo. “La felicità come condizione possibile” è il concetto alla base di tutti i loro progetti che nascono dall’elaborazione di aspetti del quotidiano attraverso l’interpretazione di cambiamenti culturali, percezioni e manie collettive. Negli ultimi dieci anni Arabeschi di Latte ha compiuto un’operazione trasversale inserendosi in diversi contesti, progettando eating event, temporary bar, performance e workshop, in Italia e all’estero. Arabeschi di Latte Studio realizza, inoltre, food concept su misura per aziende, musei, associazioni, agenzie, gallerie e privati. Tra i clienti ci sono Pitti Immagine, Altaroma, Furla, John Galliano, Woolrich, San Pellegrino, Miss Sixty e molti altri.

Pastificio Lu, Tokyo 2010 credits: Enomoto Studio
Stasera c’è stata una cena speciale nella Garden Room della Barbican Art Gallery.
Dinner with Design Marketo è un evento culinario in cui sono state servite delle ricette commissionate specialmente per l’occasione e la tavola è stata imbandita con degli oggetti ideati da alcuni collaboratori di questa piattaforma online che promuove il lavoro di giovani designer. Fra questi, a tavola erano presenti due creazioni del collettivo italiano Arabeschi di Latte. In seguito alla cena, questi oggetti si potranno poi trovare all’interno dello spazio A shop in a shop, sempre al Barbican Centre.
Il lavoro di Arabeschi di Latte ci ha intrigato molto e siamo andati a conoscere meglio Francesca Sarti, la fondatrice del collettivo, facendoci raccontare da lei le origini del progetto e la filosofia che c’è dietro.

Pastificio Londra, 2010 credits: Arabeschi di Latte
:: Benvenuta su Nuok, Francesca! Cosa ti ha portato a fondare Arabeschi di Latte nel 2001? E come hai scelto il nome del collettivo?
Il collettivo è stato fondato per gioco insieme a delle amiche. Per il primo progetto avevamo comprato una balla di vestiti usati da personalizzare per un’installazione in cui si giocava a mascherarsi. Le decorazioni erano nastri, pizzi, merletti e da qui venne la parola “arabeschi”. L’arabesco è però anche un concetto filosofico e ci sembrava quindi troppo altisonante per un gioco. Ecco, allora per sdrammatizzare: “Arabeschi di Latte”.
:: Durante i vostri eventi avete fatto scoprire la sambuca ai thailandesi, insegnato ai londinesi a fare gli gnocchi, sensibilizzato i fiorentini sulla scomparsa di alcuni frutti “antichi”, come le mele rosa e le giuggiole. Qual è il fil rouge tra le decine di eventi che avete ideato in Italia e nel mondo?
Utilizzare il cibo, con la sua storia, la sua fascinazione, ma anche il suo essere oggetto necessario, per creare delle relazioni, facilitare l’incontro e la socialità ed anche riflettere su aspetti del contemporaneo attraverso momenti di piacere.

Bottiglie electrica credits: Design Marketo
:: Parlaci dei due oggetti che avete realizzato per “A shop in a shop” di Design Marketo, uno spazio di vendita di oggetti di design, che si trova all’interno del Barbican Art Centre. Come sono nati?
Le bottiglie “electrica” sono bottiglie da vino ricoperte con cavi elettrici colorati a richiamare le bottiglie intrecciate di una volta, ma con un’estetica low-fi. L’altro oggetto si chiama “à la ronde” ed è la coppa dell’amicizia tipica della Valdaosta personalizzata con pomelli colorati. La scelta di quest’oggetto è legato al tema della socialità. È pensato, infatti, proprio per creare un momento di convivialità condividendo a girare il caffè alla valdostana racchiuso nella coppa in legno. Abbiamo anche fatto un workshop lo scorso settembre, proprio per Design Marketo. Molto divertente!
Recuperare tradizioni, rivalorizzandole in nuovi contesti è un altro dei temi a noi cari!

à la ronde credits: Design Marketo
:: Il MIA Market di Roma è stato per due anni il vostro unico progetto permanente. Lo definite un fruttivendolo da salotto. Chi vi veniva a trovare in via Panisperna, cosa trovava?
Il Mia Market l’abbiamo aperto nel 2008 e l’abbiamo seguito fino a marzo 2010. Adesso non lo seguiamo più, ma posso dire che il pubblico era molto trasversale: dalle signore anziane da sempre nel quartiere, ai giovani professionisti che sono i nuovi principali abitanti del rione Monti, ma anche turisti, affezionati clienti Arabeschi. Un pubblico molto vario che si ritrovava il giovedì sera per dei cooking studio molto informali.
:: Com’è nata l’idea di creare un ricettario open source da condividere con i partecipanti ai vostri eventi? State sviluppando ulteriormente questo progetto?
Nell’ambito della ricerca sull’interazione e il coinvolgimento è venuto naturale rivedere un oggetto normalmente statico in chiave interattiva. E nel progetto “Egg open source”, realizzato a Londra nel 2009 ha funzionato molto bene ed abbiamo raccolto tantissime ricette. Per ora non abbiamo fatto altri progetti in tal senso, ma abbiamo nel cassetto l’idea di realizzarlo su scala urbana.

Il mio piatto preferito, Taste Lounge, Milano, 2009 credits: Arabeschi di Latte
:: Qual è stato il pubblico più difficile che vi è capitato? E quello che, invece, che vi ha dato maggiori soddisfazioni?
Il Giappone è il posto dove abbiamo avuto più soddisfazioni. Durante il Pastificio temporaneo realizzato a Tokyo nel 2009, il coinvolgimento è stato altissimo. Il pubblico più difficile, invece, è sicuramente quello italiano, spesso perché non riesce liberarsi dai preconcetti e le convenzioni.
:: Quali sono i luoghi comuni più ricorrenti che s’incontrano parlando di cucina italiana ad un pubblico straniero?
I luoghi comuni sono i soliti: pasta, pizza e mozzarella sempre in valigia! Ma in fondo corrispondono abbastanza alla verità. Forse sarebbe più interessante riflettere sui luoghi comuni che gli italiani hanno sul cibo all’estero, perché tante volte non sono veri e sono sintomo di un atteggiamento prevenuto e poco autocritico. Ci si dovrebbe render conto, aldilà dell’indiscussa eccellenza del prodotto italiano che alcuni settori dell’offerta ristorativa sono rimasti decisamente indietro rispetto, per esempio, a Londra. Mi riferisco soprattutto all’offerta di bar e caffè per il pranzo e per il pomeriggio, che è in tutte le città italiane decisamente limitata e scadente.

It Takes two to tango, Victoria and Albert Museum, Londra 2010 credits: Arabeschi di Latte
:: Cosa avete in serbo per il futuro di Arabeschi di Latte?
Un nuovo progetto, che si chiamerà “Underkitchen_ hidde and underground stories about food”, una piattaforma aperta per indagare, esplorare e raccontare “the darkside of the food”. Lo presenteremo durante il Salone a Milano fra pochi giorni. Consisterà in una serie di cene di mezzanotte e una pubblicazione che metterà le basi per un food magazine inusuale. Il progetto sarà parte del progetto Natura Morta di Studio Toogood e si terrà presso L’Erastudio Apartment Gallery a Brera.
:: Qual è il tuo posto preferito a Londra, quello che ti fa sentire a casa e dove trovi il tuo “daily sense of happiness”, usando l’espressione con cui descrivete il vostro lavoro?
Leila’s, a Shoreditch… senza dubbio!
:: Consiglia ai lettori di NUOK una ricetta semplice e veloce da fare con frutta o verdura di stagione.
Coste di bieta lessate e ripassate in forno con un po’ di parmigiano grattugiato sopra. Un po’ di grill ed ecco che il parmigiano farà una crosticina molto gustosa! Più semplice di così!
Servizio su Arabeschi di latte realizzato da Gestalten.tv


Lascia un commento