kusenza

Day Trip

Diamante e Buonvicino: un day trip con sentimen’th’o

20 settembre 2016

Se per caso ne aveste abbastanza di sandwich striminziti, dei palazzoni, di gente il cui Buongiorno è un optional, noi di Nuok, abbiamo un’idea che fa al caso vostro. Non si tratta di una vacanza, che avete capito (?), potremmo piuttosto definirla… una “ricerca di pietre preziose” e siccome durerà una giornata, lo chiameremo: delle pietruzze, il Day Trip. Il colore, la purezza, l’originalità della forma e persino il peso specifico faranno la differenza, per qualche ora decisamente fuori dall’ordinario!

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Munitevi di cazzuola, procuratevi un piccone e fatte appello a tutto tutto il vostro sentimen’th’o —badate bene che in questi luoghi si pronuncia col th—, lasciate a casa la tecnologia superflua (spesso lo smartphone non prende) e partite! Siete pronti a seguirci in quest’avventura?

La nostra ricerca comincia piuttosto a sud, sulla costa nord occidentale della Calabria. Proprio lì, in provincia di Cosenza, dove c’è Diamante, gemma geografica incastonata tra i monti e il mar Tirreno. La macchina o il motorino sono certamente i mezzi migliori per sfrecciare in questi luoghi, ma se doveste esserne sprovvisti, niente paura: la città è facilmente raggiungibile in treno da Kusenza.

Se invece migrate dal più lontano nord, ci sono pullman diretti, in partenza da Roma Tiburtina; per una traversata che vi terrà incollati al finestrino l’intero variare del paesaggio. Una volta giunti alla meta, in quanto ricercatori di pietruzze, vi accorgerete subito dei suoi colori: alle spalle della città svetta il verdeggiante Monte La Caccia, le abbraccia un fianco, bagnandola, il torrente Corvino, che poi si butta nel suo mare di un turchese intenso. Secondo alcuni la città dovrebbe il nome ai Romani, che sostarono nei pressi della sua foce; qui, scambiando scaglie di minerali per pietre di diamanti, la chiamarono Fiume del diamante.

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Se la cornice paesaggistica è cristallina, il cuore della “pietra” è color arcobaleno e investe tutto il centro storico. Inoltratevi tra le viuzze per scoprire le circa duecento opere d’arte dipinte sui muri. Scorgerete sagome di uomini disegnati rivolgersi direttamente ai passanti, e fragili barchette di carta cercare la rotta su pareti color blu vivo. E poi faccioni che ritraggono presidenti famosi e donne intente a rimpinguare brocche d’acqua.

Fu Nani Razzetti, intellettuale del luogo, a dare il via all’iniziativa nel 1981, per quello che è diventato un vero e proprio museo a cielo aperto (non unico in Calabria!). Imboccate Corso Garibaldi e sbucate in Via Libertà, per scoprire un’altra significativa parte del Museo: un’opera a tutto tondo – molto discreta – ritrae infatti un peperoncino gigante. Emblema calabrese per eccellenza, questa spezia che incendia la bocca la troverete non solo in enormi formati di cartapesta. Grappoli di peperoncini sono infatti il principale decoro dei terrazzini della regione, per non parlare del souvenir più venduto oltre che del condimento più ricercato. Se voleste concedervi una pausa dopo cotanta esplorazione, vi consigliamo da Via Libertà di affacciarvi su Corso Vittorio Emanuele. Una volta sul Lungomare vecchio, raggiungete il civico  7 e accomodatevi ai tavolini esterni della Gelateria Cuore Matto: una rinfrescante granita al cedro con vista, è ciò che ci vuole per farvi sentirete finalmente in vacanza!

Da questo punto in poi, abbandonate piccone e cazzuola e tenete stretto il sentimen’th’o. Avete già con voi il peso specifico di un diamante, la leggerezza giusta per proseguire questo day trip pronti a mollare ogni zavorra cittadina. Preparatevi dunque, state per addentrarvi in mezzo ai monti: prossima fermata Buonvicino! Con qualche piccola sosta intermedia…

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Imboccate i tornanti in salita via via che scivola dietro il resto: il turchese scomparirà, facendosi largo il verde e il marrone, rapidi a cancellare l’orizzonte. Tranquilli, non ci sono palazzoni da queste parti, bensì casette chiare, monti dalla cima annebbiata, abitanti pronti al saluto con lo schiacciare del clacson. Curva dopo curva, vedrete comparire non lontano un agglomerato bianco, incastonato su una vallata che guarda il mare. Buonvicino, è paesello dalle tre anime racchiuse in una. A vegliarlo la figura di San Ciriaco, abate fondatore della località. Se il paese fosse una pietra preziosa sarebbe semplice e chiara (oppure molto scura). Integra e levigata, certamente piccola.

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Prima di procedere lungo le ultime curve, nel caso lo stomaco scalpitasse, vi segnaliamo un’interessante deviazione: svoltate a destra in prossimità di un ponte in pietra, quasi al chilometro sei, e cercate una fiammeggiante insegna in rosso.

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Una volta svoltato, girate subito a sinistra lì dove si apre un cancello ed entrate nel parcheggio in ghiaia. Eccovi giunti al Mulino, più che un semplice ristorante, un mondo a parte. La prima che incontrerete già dall’ingresso, è l’anima del torrente, un affluente del Corvino che scivola dalla vallata del paese sovrastante, costeggiando l’intera zona. Accomodatevi lungo il sentiero lastricato e immergetevi nell’atmosfera. Scoprirete casottini colorati rossi e blu, vasi variopinti e peperoncini di tipologie diverse sbucare tra le fronde.

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Prima di sedervi, vi verrà spontaneo un giretto d’esplorazione: tre ampie zone all’aperto compongono il ristorante, con tanto di capannelle e gazebi a proteggervi in caso di pioggia (o foglie piombate dall’alto). Un’ampia zona sdraio completa un paradiso immerso nel verde, da dove, una volta gustato il pranzo, non ve ne vorrete più andare.

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Il Mulino nasce più di trent’anni fa per opera di Ninì e la sua visionarietà. Lì dove c’era nient’altro che un terreno, un torrente e un vecchio mulino, lui immaginò un ristorante che crebbe a poco a poco. Coi cocomeri messi nel torrente perché rimanessero freschi. Oggi, al Mulino, potrete gustare un antipasto misto in tipico stile calabrese —è l’unica parte del menù che arriverà in automatico—, frittelline di cipolla dette vecchiarelle, pepi cruschi della zona (peperoni essiccati al sole e fritti), calamari di montagna (anelli di cipolla pastellati)… il tutto innaffiato da un vivace vino rosso della casa.

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Il personale (vivace come il vino) vi racconterà il menu direttamente al tavolo: ravioli fatti in casa ripieni di crema di melanzane e funghi porcini, o paccheri agli asparagi? Sappiamo che la scelta è veramente ardua, soprattutto se ci sono anche le crespelle zucca e ricotta…

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Se vi piace la carne, in questo luogo è rigorosamente cotta alla brace in un casottino, dove potrete vederla ardere sotto i vostri occhi prima di gustarla: è deliziosa! Se invece non volete lasciarvi scappare qualche prodotto tipico, vi consigliamo il pecorino con la ‘nduja, un salame piccante da spalmare.

Chiudete infine con un dolce: il nostro preferito? La mousse ai fichi.

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Una mousse di fichi secchi al cucchiaio, una vera meraviglia. Se questa non vi convincesse, la torta al cioccolato e panna del Mulino, ha una fama che la precede, ma state attenti, voci dicono possa creare dipendenza. Anche qui il cedro è frutto buono e giusto, per questo potrete chiudere definitivamente le danze con un amaro al cedro fatto in casa, o in alternativa la variante al finocchietto.

Il Mulino è aperto a pranzo e cena, da dopo Pasquetta fino a circa metà Settembre, vi consigliamo di chiamare sempre per prenotare, così che possiate riempire la pancia con vero sentimen’th’o. Un’esperienza genuina consigliatissima!

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Siete un poco appesantiti? Una passeggiata è quello che vi ci vuole! Per questo vogliamo scortarvi nell’ultima parte di questo Day Trip, quello che delle pietre rare riguarda la purezza. Seguiteci dunque, ultima tappa è il Santuario della Madonna della Neve.

Riprendete la strada tutta tornanti in direzione Buonvicino fino a imboccare l’insegna per il Santuario; non preoccupatevi se sembrerà impervia, il panorama di cui godrete ripagherà la salita. Arrivati davanti al cancello, abbandonate la macchina e proseguite a piedi, non c’è altro modo per godere al meglio della vista dal monte.

Siamo a 720 metri di quota sopra il livello del mare, eppure ciò che si vede da qui sembra il soffitto del cielo.

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Sporgetevi dalla ringhiera per trovare stagliati avanti a voi dal Golfo di Policastro alla Sicilia, ai monti La Caccia e la Regina, fino al monte Frattina, per una visuale che non vi capiterà d’incontrare tutti i giorni! Se andate con qualcuno del luogo, giocate a identificare le zone oltre le nuvole: questo posto si presta ai giochi come da bambini, al silenzio come quando ce n’è bisogno e certamente anche ai pisolini.

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Se foste amanti del trekking e delle passeggiate, sappiate che questi luoghi sono pieni di sentieri da scoprire. Esistono anche rifugi accoglienti in cui sarà un piacere sostare (qui qualche informazione).

Il Santuario della Madonna della Neve si popola di chiasso il 5 agosto, durante la sua ricorrenza. Il rito prevede un pellegrinaggio, e poi i fuochi d’artificio con tanto di banda e una festa. E la purezza si mescola alla vita, diventando un poco più santa. Circumnavigate il perimetro della chiesa, eretta in sostituzione di quella precedente, nel 1600; e poi sedetevi su una panchina. Le uniche pietre in questo luogo saranno per terra; grezze e piccine. E va bene così, qui dove tutto sembra in armonia: anche gli appennini, che lasciano intravedere il mare, da sopra un monte che ha la neve nel nome.

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Imboccate il sentiero di ritorno, ridiscendete la valle, riconquistate l’acqua. Ruzzoleranno appresso a voi pietruzze, tramutandosi in scenari. Risuoneranno i clacson di saluto i calabresi accoglienti,  e a noi verrà voglia di un’altro Day trip. Speriamo anche a voi!

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