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In Australia da Adelaide a Uluru lungo track leggendari

12 agosto 2017

Vi abbiamo già raccontato che viaggiare da una città australiana all’altra senza prendere aerei è una vera avventura. In particolare questa volta vogliamo portarvi a esplorare le meraviglie del Red Centre partendo da Adelaide.
Red Centre – il centro rosso – è uno dei termini utilizzati per indicare le zone più interne, remote e semidesertiche, caratterizzate dall’intenso colore rosso della terra e da sconfinati orizzonti: l’outback australiano. In questo luogo dagli incerti confini geografici troverete monoliti sacri per gli aborigeni, antichi tracciati e alcuni dei più famosi parchi naturali del paese.

 australia - red centre

Arrivare ad Alice Springs
a bordo del The Ghan

A collegare Adelaide e Alice Springs è la Stuart Highway, in onore di John McDouall Stuart, l’esploratore che nel 1862, dopo alcuni fallimentari tentativi, per primo attraversò l’Australia aprendo una via da sud a nord. Quella compiuta da Stuart fu un’impresa davvero ardua: cercare un percorso attraverso distese semidesertiche ricoperte da spinifex (un’erba non commestibile e pungente), sotto il sole rovente, con riserve d’acqua limitate.
Oggi l’esperienza di chi sceglie di arrivare a Alice Springs lungo questa strada è ben diversa, si tratta di guidare su asfaltato lungo 1500 lunghissimi chilometri di sconfinata desolazione: gli unici pericoli sono la noia e i lunghi treni stradali, autocarri con più rimorchi che sfrecciano spostando l’aria e sollevando un turbinio di polvere rossa. Un’alternativa è quella di salire a bordo del The Ghan, un treno a lunga percorrenza gestito dalla Great Southern Rail, che in un giorno e una notte vi porterà dalla costa al centro del paese.

the ghan

 Il nome è un’abbreviazione da The Afghan Express, il soprannome dato alle carovane di cammelli afghani, che percorrevano i tracciati prima dell’avvento della ferrovia. La linea è stata costruita a partire dal 1878, ma fino al 1929 l’ultima parte del viaggio per Alice Springs veniva ancora percorsa su cammelli, infine nel 2004 è stata resa operativa anche l’ultima tratta che da Alice Springs conduce a Darwin, denominata Top End. È un itinerario in treno leggendario, immancabile per gli amanti dei viaggi su rotaie di lunga percorrenza.
Si parte dalla verde città di Adelaide a mezzogiorno e si arriva ad Alice Springs ventiquattro ore dopo, una sola tappa nella sperduta località di Marla. La scelta è tra due classi con cuccette, la spartana gold e la lussuosissima platinum service, e una classe – red service – con posti a sedere, più adatta ai backpackers. Ogni classe ha i suoi vagoni notte, un vagone ristorante e un altro dove ritrovarsi con gli altri viaggiatori per un drink, chiacchierare, leggere o anche solo perdersi a guardare fuori dal finestrino.

a bordo del the ghan_southaustralia

Pronti? In carrozza, si parte! Lasciato l’Adelaide Parklands Terminal si attraversa la parte nord della città, il river Torrens, i sobborghi e infine Port Augusta noto come crossroads of Australia; dopo si attraversa ancora qualche abitato dove in primavera è possibile vedere anche qualche pianta di jacaranda in fiore (l’albero che a novembre decora coi suoi fiori viola le città australiane, tanto da essere diventata una delle icone di Sydney anche se non è nativo australiano), ma procedendo si incontrano solo minuscole stazioni ferroviarie e si possono ammirare attorno interminabili distese di terra rossa coperta da piccoli arbusti verdi e gialli: ci stiamo addentrando nel cuore di questo straordinario continente. Continuate a prestare attenzione all’orizzonte, a pomeriggio inoltrato alla vostra destra potrete vedere in lontananza Flinders Ranges National Park, imponenti monti caratterizzati da aspre gole e creste, coperti da distese di fiori selvatici.

treno_the ghan_southaustralia

Ad ammirare il panorama fuori dal finestrino il tempo scorre veloce ed è già ora di andare a cena nella carrozza ristorante per gustare i prodotti tipici del South Australia. Mentre scende la sera si attraversano le cittadine di Tarcoola, Manguri (vicino a Coober Pedy, città mineraria sotterranea famosa per gli opali), lo steccato di Dog Fence costruito per tenere lontano i dingo, l’evocativo Painted Desert e tratti di territori aborigeni. Anche guardare dal treno il tramonto è una meravigliosa esperienza: le ombre dei vagoni che corrono veloci, il sole che scende e poi nessuna luce attorno, si ha davvero l’idea di quanto sia vasto questo paese.

alba_the ghan

Al mattino, prima dell’alba il treno fa la sua unica sosta nella sperduta località di Marla: qui si scende per fare colazione accanto al falò aspettando il sorgere del sole nel deserto, all’orizzonte solo terra rossa e radi cespugli. È uno dei momenti più emozionanti del viaggio.
Bisogna però proseguire, quindi tutti in carrozza. Dopo 180 chilometri si entra nel Northern Territory e dopo aver attraversato Kulgera, il fiume di sabbia Finke e cercato con gli occhi il monolite di Uluru all’orizzonte, si giunge alla stazione di Alice Springs: siamo arrivati a destinazione. Si scende dal treno dispiaciuti di non proseguire verso Darwin e le aree tropicali, ma qui inizia l’avventura nel Red Centre.

australia_the ghan_marla

Alice Springs: punto di partenza
per esplorare il Red Centre

Nata come stazione telegrafica di frontiera lungo l’Overland Telegraph Line, Alice Springs è oggi un moderno centro frequentato da viaggiatori che qui si fermano prima di esplorare i vicini parchi di Uluru-Kata Tjuta e Kings Canyon: è sconcertante arrivare nella parte più interna dell’Australia per poi ritrovarsi in una città moderna con centri commerciali e negozi di marchi internazionali, con chilometri di nulla attorno. Il nome “Alice springs” deriva da Alice, la moglie del direttore dei telegrafi di Adelaide, e dalla sorgente che ancora qui sgorga; in origine indicava solamente la stazione del telegrafo, mentre la città aveva il nome di Stuart, l’esploratore, ma successivamente Alice Springs prese ad indicare l’intero complesso.

alice springs_ anzac hill

Tante le attrattive vicino alla città: la vecchia stazione del telegrafo attiva fino agli anni ’30, la sede del servizio sanitario d’emergenza Royal Flying Doctor Service, la School of the Air dove è possibile assistere a una delle lezioni trasmesse ai bambini che vivono in fattorie solitarie situate lungo un territorio di più di un milione di chilometri nel centro del continente. Qui inoltre potrete anche entrare in contatto con la cultura aborigena: vi è una mostra permanente presso il Museum of Central Australia, è possibile fare tour per incontrare la popolazione e non mancano le gallerie d’arte aborigena contemporanea. Uno dei nostri posti preferiti è però Anzac Hill, una collina ai limiti della città sulla quale si trova un monumento dedicato alle vittime di guerra: da qui si gode del panorama su tutta la città, i Ranges e lo sconfinato orizzonte.

alice springs_arte aborigena

Ma la ragione per cui tanti viaggiatori si spingono fino a qui è che Alice Springs è il naturale punto di partenza per i parchi del centro Australia. Ci sono diversi modi per andare alla scoperta del Red Centre, il più avventuroso è sicuramente quello di noleggiare un fuoristrada e percorrere antichi tracciati in autonomia verso Kings Canyon e la famosissima Uluru. L’itinerario che vogliamo proporvi prevede di visitare Tjorita – West MacDonnell Ranges National Park, percorrere la sterrata Mereenie Loop Road per arrivare a Kings Canyon e poi spingersi fino a Uluru-Kata Tjuta National Park attraverso l’asfaltata Luritja Road. Questo circuito è il più corto e suggestivo, in alternativa però è possibile arrivare alle medesime attrazioni percorrendo molti più chilometri su strade asfaltate e maggiormente battute.

mac donnell ranges_alice springs

Mereene Loop: da Alice Springs a Kings Canyon
attraverso territori aborigeni

La nostra prima tappa sono i West MacDonnell Ranges, montagne nel deserto caratterizzate da gole, piscine naturali, cave di ocra, reperti aborigeni. Se amate i trekking impegnativi potete dedicare ai Ranges una quindicina di giorni e percorrere il Laparinta Trail, un percorso di 230 km suddiviso in dodici tappe lungo il crinale dei monti, in alternativa potete guidare lungo la Namatjira Drive e fare alcune soste durante il percorso. Tanti sono i punti di interesse, in particolare vi consigliamo di fermarvi a Standley Chasm per ammirare le sue ripide pareti di roccia rossa, a Ellery Creek Big Hole, una grande piscina naturale dove potrete fare un tuffo rinfrescante o riposarvi all’ombra, e a Ormiston Gorge, una gola spettacolare che potrete esplorare seguendo percorsi di mezz’ora (Ghost Gum Lookout) o di tre ore (Pound Walk). Infine fermatevi per un’ultima sosta e per fare il pieno di benzina al Glen Helen Resort: per i prossimi 200 chilometri non incontrerete alcuna stazione di servizio.

ormiston gorge_australia

Dopo Glen Helen la strada asfaltata prosegue ancora per una cinquantina di chilometri, poi inizia il tracciato chiamato Mereenie Loop, la scorciatoia per arrivare a Kings Canyon. Si tratta di un track di terra rossa battuta ma sconnessa lungo più di 150 chilometri, che attraversa territori aborigeni, ragione per cui per percorrerla è necessario acquistare un pass di accesso (lo si può comprare all’ufficio turistico di Alice Springs). Guidare lungo tracciati come questo con un fuoristrada non è difficile, l’importante è premunirsi per eventuali disavventure: cartine della zona, riserve di acqua, cibo, avvisare del vostro itinerario e, per chi vuole essere davvero previdente, scorte di benzine e un telefono satellitare. Infatti non saranno molti gli incontri che farete lungo la strada (a noi è capitato di incrociare solo un altro fuoristrada e, inaspettatamente, un corridore), in compenso, ad aumentare un certo senso di desolazione, vedrete ai margini del tracciato pneumatici bruciati, cerchioni e tante macchine non off-road abbandonate.

mereniee loop_alice springs_australia

L’orizzonte è solo terra rossa e piccoli arbusti, un paesaggio sconfinato e di una incredibile bellezza. In questi territori assolati, desertici, senza alberi sotto la cui ombra riposarsi, senza apparentemente acqua gli aborigeni hanno saputo sopravvivere prima della colonizzazione del continente per migliaia di anni grazie ad una profonda connessione con la terra, un patrimonio di conoscenze che si sta perdendo.

australia_red centre

La destinazione è il Watarrka National Park, abitato dalla popolazione dei Luritja fin dall’antichità, il nome del parco deriva dal termine aborigeno che indica l’acacia ligulata, bush tipico di questa zona. La maggiore attrattiva del parco è Kings Canyon, spettacolare gola di ripide pareti rocciose formatasi in milioni di anni di erosione, al cui interno si trova anche una foresta di palme che costituisce un importante rifugio per le piante e gli animali della zona. Per esplorare il canyon è possibile percorrere la breve Kings Creek Walk nel letto del torrente all’ombra di eucalipti e felci, oppure la più impegnativa (6 km, 3-4 ore di cammino) Kings Canyon Rim Walk, lungo il bordo del canyon con continui affacci sulle gole e vista del territorio circostante, da questo sentiero è inoltre possibile scendere nel canyon fino al Garden of Eden, una piscina naturale permanente, e alle cupole rocciose di Lost City.
Non solo molte le sistemazioni per dormire in zona: la più vicina al parco è il Kings Canyon Resort, l’alternativa, a distanza di 40 chilometri, è Kings Creek Station; entrambe offrono però diverse possibilità di alloggio.

kings canyon

Uluru – Kata Tjuta National Park:
il luogo dei racconti del dreamtime

Quando avrete voglia di proseguire nell’esplorazione del Red Centre l’asfaltata Luritja Road vi porterà a Uluru-Kata Tjuta National Park. Per sostare qui l’unica possibilità sono le diverse strutture dell’Ayers Rock Resort a Yulara: un grande resort, con un’unica strada, qualche piazza con negozi e diverse tipologie di alloggio, da campeggi a hotel di lusso. Vicino c’è anche un piccolo aeroporto.

australia_red centre_verso yulara

Uluru (chiamato anche con il nome non aborigeno di Ayers Rock) è il grande monolito di arenaria inserito nei siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO che tutti conoscono, il sito più fotografato e noto dell’Australia, eppure nulla può preparare al momento in cui lo si vede da vicino. Non solo è maestoso (circonferenza di circa dieci chilometri e altezza di 348 metri), ma tale grandiosità è enfatizzata dal fatto che attorno a lui non vi è nulla, solo piatta terra rossa; inoltre nessuna fotografia è in grado di rendere appieno il variare del suo colore a seconda del punto in cui ci si trova e del momento della giornata (dall’ocra al rosso, al marrone, al viola), le sue curve, il suo continuo cambiare a ogni svolta del sentiero che lo circonda; infine a renderlo unico è il valore che gli aborigeni Anangu (le popolazioni Yankunytjatjara e Pitjantjatjara)  gli attribuiscono.

australia _ uluru

Il primo non aborigeno ad avvistare il monolito fu l’esploratore Ernest Giles nel 1872, ma fu però William Christie Gosse a battezzare prima di Giles la roccia in onore del governatore dell’Australia Meridionale: da qui il nome di Ayers Rock. Per le popolazioni aborigene di queste terre, legittimi proprietari e custodi del luogo, il nome è invece Uluru. Nel 1985 il governo australiano l’ha restituita ufficialmente agli aborigeni, ridandogli il nome originario e firmando con loro un patto di co-gestione del territorio della durata di 99 anni. Uluru è oggi all’interno di un parco naturale, aperto tutti i giorni da mezz’ora prima dell’alba fino al tramonto, e la gestione unitaria da parte degli aborigeni e dei ranger dell’associazione nazionale “National Parks and Wildlife” consente di visitare il sito tramite forme di turismo il più possibile rispettose della cultura aborigena e delle sue tradizioni.

uluru_australia

Prima di arrivare a Uluru si incontra il centro culturale, dove è possibile entrare in contatto con le comunità locali e le loro tradizioni e iniziare a scoprire perché tale luogo è così importante per le popolazioni Anangu. Lasciato il centro, per arrivare alla roccia potete percorrere a piedi Liru Walk, per un progressivo avvicinamento, oppure riprendere la macchina e lasciarla nei parcheggi più vicini, da cui partono molteplici i sentieri per scoprire Uluru: Base Walk è il circuito di 10 chilometri che in 3-4 ore vi farà esplorare l’intera roccia, in alternativa vi sono le più brevi Mala Walk, Lungkata Walk e Kuniya Walk. Per una condizione posta nel momento in cui il governo australiano ha restituito alle popolazioni Yankunytjatjara e Pitjantjatjara i titoli di proprietà di Uluru, è possibile anche scalare la roccia, tuttavia i proprietari tradizionali chiedono ai visitatori di non salire, perché la salita è pericolosa e si tratta di un luogo sacro.

uluru np_australia

È possibile percorrere i sentieri in solitaria affidandosi ai molteplici cartelli esplicativi posti sulla strada oppure effettuare la visita con una guida aborigena o un ranger del parco. Qualunque tipo di visita sceglierete non potrete che restare affascinati, perché la roccia cambia continuamente e dietro ogni curva o insenatura vi aspetta qualcosa di diverso: esempi di arte rupestre, anfratti, piscine naturali, grotte… e per ogni luogo c’è una storia legata al Dreamtime. Gli Anangu credono infatti che questo paesaggio sia stato creato dai loro antenati durante il Tempo del Sogno, ovvero l’epoca antecedente alla formazione del mondo, da allora essi continuano a tramandare il flusso di racconti riguardanti il Dreamtime e a proteggere questa terra sacra. Per questo in molte zone troverete cartelli che vietano di accedere o di fotografare determinate parti del monolito: si tratta di zone di grande importanza spirituale per le popolazioni Anangu.

uluru np

Oltre alla scoperta della roccia da vicino, una delle esperienze più emozionanti è quella di ammirare il sole che sorge o tramonta su Uluru. Diversi sono i punti di osservazione, parcheggiate l’auto, ritagliatevi un vostro spazio tra gli altri visitatori e lasciatevi ammaliare dal continuo variare dei colori della roccia e del cielo. Vi trovate davvero in un luogo che sa affascinare lo spettatore in modo unico.

uluru

Molto meno famoso ma non meno bello è il gruppo di 36 rocce a cupola noto come Kata Tjuta, una parola della lingua Pitjantjatjara che significa “molte teste”. Queste rocce, la più alta delle quali si innalza di 546 metri (ben 200 più di Uluru, anche se non lo direste), formano vallate e gole attraverso le quali si può camminare seguendo i sentieri tracciati. L’itinerario più bello è quello della Valley of the Winds, un circuito di oltre 7 chilometri che porta a due belvedere, Karu e Karingana. I venti soffiano forte, come avvisa il nome della valle, e camminando tra le pareti rocciose vi sentirete davvero piccoli e non potrete fare altro che ammirare con meraviglia queste straordinarie formazioni naturali.

uluru-kata tjuta np

L’esplorazione dell’interno del continente richiederebbe molto più tempo, tante sono le meraviglie naturali da vedere, le particolarità da conoscere, le storie da sentir narrare; come continua a ripetere lo scrittore di viaggio Bill Bryson nel suo libro “Down Under”, l’Australia è davvero un posto interessante.

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