edimbra

Urban Safari

Cercando Harry Potter per le strade di Edimburgo

29 luglio 2017

Edimbra racchiude nel suo carattere una spiccata doppiezza: festaiola e allo stesso tempo intellettuale. È famosa nel mondo per i suoi festival ed è anche città della letteratura, titolo che l’Unesco le conferì nel 2004, per via del gran numero di scrittori nati all’ombra del castello.

C’è chi ha ambientato le proprie storie nella capitale scozzese e chi ha preso le strade caratteristiche e le ha trasportate dentro una mappa nuova, cambiandone i nomi, ma lasciando emergere il profilo inconfondibile della città, come fece J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter.

Sara ha cercato il maghetto a Londra, negli studios, noi ci siamo messi sulle sue tracce a Edimbra, per portarvi nei posti che sono stati ispirazione nella costruzione del mondo incantato di Hogwarts e dintorni, cercando nei luoghi reali quelli architettati per ambientare la storia.

Il nostro Urban Safari parte dal cimitero di Greyfriars, uno dei posti più noti della Old Town, a pochi passi da Grassmarket.

Greyfriars_ingresso_cimitero_Edimburgo

Entriamo dal cancello di fronte alla statua del cane Bobby. Si dice che la Rowling amasse passeggiare dentro i cimiteri cittadini, perché li trovava rilassanti. Tra le lapidi di Greyfriars lesse due nomi importanti per il suo romanzo: quello di Thomas Riddel, vissuto nel diciannovesimo secolo e William McGonagall, un poeta scozzese. I due uomini prestarono il nome a Lord Voldemort, l’antagonista di Harry Potter e alla severa professoressa di trasfigurazione, Minerva McGonagall.
Vicino alla tomba del poeta scozzese, oltre un cancello di ferro battuto, troviamo la George Heriot’s School, quel grande edificio con le torrette ai lati.

George_Heriot's_school_Edimburgo

La scrittrice rimase incantata dall’architettura particolare e per creare la scuola di Hogwarts ne ricalcò la fisionomia e l’organizzazione scolastica. Gli studenti della Heriot’s infatti vengono smistati in quattro case: Castle, Lauriston, Raeburn e Greyfriars. La scuola venne fondata a metà del 1600 grazie all’ingente eredità di George Heriot, orafo alla corte del re Giacomo VI, che volle garantire un’educazione ai bambini senza padre. Oggi è considerata una delle scuole più prestigiose del paese.

Usciti dal cimitero, scendiamo lungo Candlemaker Row. Appena superato il negozio di stampe, poco dopo la targa che seriosamente afferma “In questo sito, nel 1897, nulla accadde”, giratevi verso sinistra e guardate il muro dietro di voi.

Murales_Candlemaker_ row_Diagon_Alley-Edimburgo

Realtà e finzione si sovrappongono: un murales con una bambina di profilo, sollevata da una manciata di palloncini a forma di fiore porta l’attenzione sulla targa che afferma che J.K. Rowling non avrebbe potuto trovare posto migliore per ambientare i suoi libri.

Percorriamo Candlemaker Row fino in fondo, giriamo a destra in West Bow che si congiunge alla coloratissima Victoria Street.

Victoria_Street_Diagon_Alley_Edimburgo

È difficile, specchiandosi nelle sue vetrine, non pensare a Diagon Alley, la via dello shopping dei maghi.

Ai lati della strada s’innalzano file di palazzi di pietra, uno appoggiato all’altro e sotto negozi incorniciati da porte e intonaci rossi, gialli, blu, fuxia, verde acqua. Non fatevi impressionare dalla salita, perché tanto non riuscirete a camminare fino in cima senza fermavi ogni quattro passi, ammirando le vetrine, come quella di “AhaHaHa. Jokes & Novelties”, il posto giusto dove comprare scherzi e travestimenti per le feste, che ricorda “Tiri Vispi” dei fratelli Weasley.

Ahahaha_negozio_scherzi_Edimburgo

Poco più avanti, un negozio dichiara di non aver mai avuto tra i suoi clienti J.K. Rowling, mentre quello di fronte, “Museum Context”, strizza l’occhio a coloro che vorrebbero essere in Diagon Alley e approfitta per ricordare che all’interno vengono venduti articoli riguardanti la saga.

Arrivati in cima a Victoria Street svoltiamo sulla destra, sul ponte George IV e arriviamo al The Elephant House che, come recita il cartello in vetrina, (e anche lo scontrino) è “la casa natale di Harry Potter”.

The_Elephant_House_Harry_Potter_Edimburgo

Si racconta che J.K.Rowling passasse le sue giornate a scrivere, occupando un tavolo vista castello, centellinando il suo caffè americano. Entrando nel locale si notano molteplici elefantini: appesi alle pareti, poggiati sui tavoli, disegnati, stampati, sono a forma di elefante persino i biscotti di pastafrolla, insomma oltre al cartello della vetrina niente fa pensare che la Rowling sia passata di qua.
Finché non varcate la porta del bagno.

Sui muri, scritte in numerose lingue si accavallano le une sulle altre. Chi si schiera a favore o contro i personaggi del libro, chi cita passaggi, alcuni ringraziano la scrittrice, altri lasciano messaggi d’amore per i protagonisti, come fossero rockstar o persone vere. Dopotutto loro erano personaggi di carta, ma le emozioni che abbiamo provato erano reali.

Ancora non siete sazi? Allora chiudiamo questo Urban Safari con il posto dove la saga di Harry Potter finì. J.K. Rowling scrisse l’ultimo capitolo dell’ultimo libro in una suite dell’hotel The Balmoral, in fondo a Princes Street, a pochi passi dalla stazione Waverly.

The_Balmoral_hotel_Princes_Street_Edimburgo

La camera è la numero 552. Si dice che dopo aver messo l’ultimo punto nel libro, abbia segnato l’evento con un pennarello nero scrivendo su un busto di marmo “J.K. Rowling ha finito di scrivere “Harry Potter e i Doni della Morte” in questa stanza (552) l’undici gennaio 2007”. La stanza è stata ribattezzata “JK Rowling Suite”, potete soggiornare lì, anche se il costo per una notte, (intorno alle mille sterline), farebbe sbiancare persino un folletto della Gringot, la banca dei maghi.

Questo era un assaggio di Edimbra, una città che non ha bisogno di magie per farvi rimanere a bocca aperta.

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