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Day Trip

Passeggiare nel mito delle Langhe con Cesare Pavese

11 agosto 2016

Ogni anno, ammesso che il sistema solare faccia il suo dovere, arriva, implacabile e sonnacchioso, agosto. Mese di ferie, per chi può, e di pausa, per tutti. Un momento ottimale per leggere libri accantonati durante l’anno e per provare a guardare con occhi diversi ciò che ci circonda.

Noi di Nuok, ancora bloccati nel tran tran lavorativo, abbiamo deciso di unire le varie anime di agosto: pausa e lettura conditi da buon vino, pane e companatico. Per compiere questo piccolo rito estivo, ci siamo rivolti a una guida ultraterrena: lo scrittore Cesare Pavese. Meta designata: il suo paese natale, Santo Stefano Belbo, tra Langhe e Monferrato, al confine della provincia di Cuneo con quella di Asti.

Piazza_Confraternita_Scorcio_SantoStefanoBelbo

Pavese – protagonista di una stagione letteraria d’oro: quella di Calvino, Ginzburg, Vittorini e Fenoglio – fu un grande narratore (vincitore del Premio Strega per La bella estate nel 1950) e collaborò con la casa editrice Einaudi. Nel caso in cui non conosciate il Pavese scrittore, probabilmente non siete estranei al mito e all’immagine delle Langhe: le colline piemontesi sono inserite, dal 2014, nella World Heritage List dell’UNESCO.

Se il vostro rapporto coi libri è in pausa di riflessione, Cesare ha qualche parola per voi:

Sono libri, – disse lui, – leggici dentro fin che puoi. Sarai sempre un tapino se non leggi nei libri.”

Seguendo il suo consiglio, per essere meno “tapini” abbiamo deciso di provare a passeggiare dentro i suoi libri, nelle Langhe.

Fondazione_firma_Pavese_SantoStefano

Siamo stati a Santo Stefano Belbo in occasione del festival Con gli occhi di Cesare Pavese, e ci siamo tornati giusto qualche giorno dopo, stregati dalle colline. Abbiamo riscoperto alcune sue pagine e ve ne diamo qualche assaggio legato ai luoghi principali dei suoi romanzi. Ripercorriamo, con qualche citazione, la nostra passeggiata, che abbiamo inaugurato così:

“Il mio paese sono quattro baracche e un gran fango, ma lo attraversa lo stradone provinciale dove giocavo da bambino. Siccome – ripeto – sono ambizioso, volevo girare per tutto il mondo e, giunto nei siti più lontani, voltarmi e dire in presenza di tutti: “Non avete mai sentito nominare quei quattro tetti? Ebbene, io vengo di là”.

Arrivati a Santo Stefano Belbo, abbiamo fatto colazione nella piazza principale del paese, al Bar Roma, e lì tutto il programma della giornata ci è sembrato chiaro. Ad accompagnare il nostro caffè ha fatto subito capolino sulle pareti del locale lui, Cesare, e non ci ha lasciati per tutto il giorno.

Pavese_SantoStefano

Da lì ci siamo diretti nella vicina Fondazione Cesare Pavese: qui abbiamo iniziato a immergerci nel mondo dello scrittore tra le sue pipe, il volume de I dialoghi con Leucò su cui scrisse le ultime parole prima del suicidio, esemplari autografi e una collezione di ex-libris a lui dedicata.

Tesori_Fondazione_Pavese_SantoStefano

Il cortiletto della Fondazione è stato una sorpresa: un piccolo squarcio nel microcosmo pavesiano. Il bosco si intravede poco lontano, uno spicchio di luna spunta sul muro di antiche pietre e le pareti sono rivestite da pagine con funzione, simbolicamente, portante.

In Fondazione ci siamo accordati con i volontari per visitare i luoghi pavesiani del paese (5 euro per la visita guidata alla casa natale e alla casa di Nuto), segnalati da molti cartelli in giro per il paese.

Ci siamo quindi diretti, a piedi, verso la casa natale dello scrittore, arrivandoci dopo una breve camminata. Una volontaria, molto preparata, ci ha guidati all’interno dell’abitazione tra interessanti materiali d’archivio e fotografie che, di per sé, valgono la visita. Cesare bambino e ragazzo in costume: roba da groupies, lo riconosciamo.

Vittorini_Pavese_SantoStefano

Da qui abbiamo continuato a piedi verso la collina di Gaminella, resa immortale dal romanzo La luna e i falò. Una collina colossale, grande “come un pianeta”, che consente di fondere pagine di romanzi con la salita in mezzo alle vigne.

Dalla cima di questa collina si può ammirare il resto del microcosmo dei romanzi pavesiani: i crinali e i “ciglioni” di cui parla, in lontananza la cascina della Mora, la palazzina del Nido e la collina del Salto, che faranno brillare gli occhi agli appassionati.

A questo punto, dopo la passeggiata tra le vigne, ci siamo diretti per pranzo al ristorante La Stazione, proprio vicino alla storica stazione da cui i personaggi di Pavese si collegavano col mondo.

Qui abbiamo aggiunto un tassello al nostro racconto di “piemontesità” di agosto: un pranzo super tipico. Tutto il menu è lì per tentarvi, se siete in vena di concedervi vizi.

Se avete la missione di rimanere leggeri, ovvero se siete “di pasto piccolo” come potete sentir dire da queste parti, optate per un primo. Noi vi consigliamo i celebri tajarin langaroli al ragù di carne e i raviolini del plin di Langa con ripieno di vitello, conditi con burro di malga. Delizia patrimonio della piemontesità.

Rifocillati, ci siamo poi diretti verso Moncucco: la collina da cui si sovrasta Santo Stefano Belbo, protagonista della poesia I mari del Sud.

“Mio cugino ha parlato stasera. Mi ha chiesto
se salivo con lui: dalla vetta si scorge
nelle notti serene il riflesso del faro
lontano, di Torino […]”

Nel “sognetto” (localismo per “siesta”) del dopo pranzo, dalla cima di Moncucco ci si perde ad ammirare il vero e proprio mare di colline. E si ripensa alla frase pavesiana “le Langhe non si perdono”, sono un luogo mitico.

Ci siamo poi diretti alla casa di Nuto, sulla strada verso Canelli. Sempre accompagnati da una guida appassionata, ci siamo tuffati nel mondo di una bottega artigiana ferma nel tempo. Qui lavorava Pinolo Scaglione, detto “Nuto”, co-protagonista de La luna e i Falò e grande amico di Cesare. Proprio Nuto fu il collegamento tra la vita torinese di Pavese e il mondo contadino langarolo.

Tra strumenti di lavoro e odor di legno antico si riesce a intravedere una traccia di quel mondo che fu, con la sicurezza di poterlo ritovare nelle pagine di Pavese.

Dopo aver gironzolato per le viuzze di Santo Stefano, tra le quali si intravedono il bosco e antichi cascinali diroccati, abbiamo fatto un’ultima tappa al wine bar Ape. Qui abbiamo concluso la giornata con vino e stuzzichini: patate al forno, formaggi, salumi e focaccia.

Perché l’aperitivo, in collina, è un argomento serio.

Ape_SantoStefano

Ecco, al termine di questa giornata, facciamo ritorno in città con un nuovo sguardo e con nuove risposte a domande più o meno esistenziali.

Un paese ci vuole,
non fosse che per il gusto di andarsene via
.”

Anche e soprattutto, per fare ritorno.

Moncucco_SantoStefanoBelbo

Ce lo suggerisce, forte e chiaro, un ultimo sguardo a piazza della Confraternita e la vista sulla collina di Moncucco, proprio mentre saliamo in macchina.

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