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Urban Safari

Il nuovo centro storico della città di Cuneo

19 aprile 2016

Definire l’identità cuneese non è veloce come spacchettare un cuneese al rhum, ma può essere gustoso come addentare un cioccolatino. Per cimentarsi nella verifica della frase di Totò “sono un uomo di mondo, ho fatto il militare a Cuneo”, può essere utile fare due vasche, ovvero due passi, col naso all’insù in via Roma, per poi concedersi un buon dolce in uno dei suoi tanti bar, facendo attenzione a non macchiarsi.

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Via Roma è la strada più antica di Cuneo, ma, al tempo stesso, la zona che è stata innovata più radicalmente. È appena stata restituita alla città dopo lunghi anni di lavori che l’hanno profondamente trasformata, rendendola simile a una piazza oblunga. È oggi pedonale e multicolore: le facciate dei suoi palazzi sono state restaurate portando alla luce dei piccoli tesori rimasti ibernati sotto strati di intonaco per decenni, se non secoli.

Quella che era l’antica Contrada Maestra è stato il nucleo pulsante di Cuneo fin dal XIII secolo e ha contenuto lo sviluppo della città fino all’inizio del XIX secolo, quando, a seguito degli editti napoleonici, la città si arricchì di piazza Galimberti, stabilendo così una nuova direttrice di espansione in direzione opposta e contraria rispetto a via Roma. A distanza di più di un secolo la linea di tendenza sembra essersi invertita: la Contrada Maestra sta ora rivendicando il suo storico ruolo di ombelico delle attività cittadine.

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Con l’inaugurazione della rinnovata arteria cittadina, gli abitanti di Cuneo si sono riscoperti un po’ bambini: non è raro trovare passanti di tutte le età fermarsi in mezzo alla strada, colpiti da dettagli di palazzi che non avevano mai notato.

Con il susseguirsi delle sue facciate, via Roma costringe i passanti a zigzagare in un andirivieni tra i portici e il centro della strada, per non perdersi la compagnia delle diverse tonalità dei palazzi. Passata la meraviglia legata all’inaugurazione, la nuova zona pedonale si è assunta il compito di continuare a stupire i passanti. Spesso in via Roma ci si imbatte in installazioni artistiche, pensate con un occhio di riguardo per i più piccoli, mettendo d’accordo anziani e bambini, gli ospiti più assidui del suo acciottolato.

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Il modo migliore, per cuneesi e forestieri, di osservare come via Roma si snodi nella città è salire sulla Torre Civica cittadina.

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Una vetrina in stile Liberty, collocata sotto i portici, consente l’accesso alla Torre, che svetta su Cuneo dal 1240. Una volta raggiunto il belvedere, ci si ritrova minuscoli, adulti e bambini, di fronte all’imponenza dell’arco alpino che circonda la città. Da quella prospettiva, si può apprezzare come Cuneo rispecchi il suo nome con la sua stessa struttura: accorgersi quanto la città sia a forma di cuneo porta sempre con sé il pensiero che, in effetti, si vivrebbe con più leggerezza se l’Italia si chiamasse “stivale”.

La Torre Civica ha il pregio di offrire anche un altro importante punto di vista sulla città: la sua campana si ruppe il 14 dicembre 1946 suonando in onore dei caduti per la libertà nella Seconda Guerra Mondiale, e tornò a tenere il tempo della città solo nel 1968, un altro curioso caso di incroci di forma e avvenimenti importanti.

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Dopo aver lasciato la Torre Civica, si può passeggiare fino al fondo di via Roma per testare ciò che si è appena visto dall’alto. Dirigendosi verso il vertice del triangolo urbano, le arcate dei portici si abbassano sempre di più, rendendo visibile un viaggio a ritroso negli anni. Nei dintorni di piazza Torino, il punto da cui inizia via Roma, si trovano i portici più antichi, bassissimi e scuri.

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Simmetricamente, le arcate si slanciano verso l’alto in corrispondenza dell’affaccio su piazza Galimberti, dove la Cattedrale, incastonata tra i portici, bilancia le basse volte di piazza Torino con capitelli di stile neoclassico, aprendo al proseguimento dell’asse cittadino verso le zone ottocentesche e novecentesche della città.

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La storia di Cuneo come città impegnata a difendersi è spiegata perfettamente dai suoi chilometri di portici: furoni realizzati a partire dalla seconda metà del XV secolo, addossandoli ai preesistenti palazzi, per consentire le comunicazioni e i movimenti durante gli assedi della città, che furono la bellezza di sette.

I portici, sigillati con dei sacchi, diventavano delle gallerie difensive e mantengono questa, edulcorata, funzione riparando i passanti dalle intemperie nei lunghi inverni prealpini.

La tendenza cuneese a dare concretezza alla storia è stata conservata anche dai recenti interventi di riqualificazione: le nuove panchine di via Roma portano su di sé, sotto forma di scritte, i momenti più importanti della storia cittadina.

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Passeggiando in via Roma, molti dettagli cercano di fare capolino dalle facciate come libri, disposti in ordine cronologico, che si sporgano dagli scaffali di una biblioteca. All’incrocio con via Caraglio, una perpendicolare di via Roma che pullula di ristorantini, sorge Casa Miraglio-Casa Tua, capace, con la sua facciata bianca e nera, di catturare lo sguardo anche dei più distratti, insinuando il dubbio che non si tratti di una facciata del XV secolo, ma di un’installazione artistica.

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Per avere un’idea completa dell’impianto della Cuneo Vecchia, è utile svicolare in contrada Mondovì, l’antico Ghetto Ebraico da cui è partita la riqualificazione del centro storico.

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I profumi sfiziosi che provengono dai tanti locali mangerecci e le frequenti installazioni di arte contemporanea e di inattesa creatività votiva, rendono quest’angolo di centro storico una curiosa specialità, pronta da essere gustata da grandi e piccini.

Ci si rende così conto che è rimasto ben poco della presunta asetticità di una città nota, per anni, per le sue innumerevoli caserme che si riempivano di ragazzi di leva provenienti da tutta Italia. Per scoprire Cuneo servono sicuramente più visite: un cuneese al rhum tira l’altro, del resto.

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