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Day Trip

Santuario di Vicoforte: art climbing contro lo stress

08 maggio 2016

Vedere accostati in una sola fotografia affreschi barocchi e imbragature da arrampicata può sembrare frutto di un bizzarro collage. Scoprire di poter mettere in atto questa fusione in prima persona è una delle gioie nascoste nella provincia cuneese, e vi porteremo a darci una sbirciatina.

Santuario_Vicoforte_Magnificat_balconata

La visita al Santuario di Vicoforte, a una trentina di chilometri da Cuneo, consiste in una vera e propria scalata alla più grande cupola al mondo di forma ellittica. Raggiungere il “cupolino”, posto a 75 metri di altezza, è possibile grazie al progetto “Magnificat” realizzato dalla cooperativa monregalese Kalatà e inaugurato in occasione di Expo nel maggio 2015.

Santuario_Vicoforte_Magnificat_esterno

Il percorso di visita consente di addentrarsi negli stretti passaggi riservati agli addetti alla manutenzione, messi in sicurezza con l’uso di moderne tecnologie. In questo modo i visitatori, divisi in gruppetti da 15, possono entrare in contatto con la storia dell’arte a partire da una prospettiva molto avventurosa: quella che ti può far sbattere la testa – accuratamente protetta – contro le basse volte che si snodano attorno alle navate.

Santuario_Vicoforte_Magnificat_attrezzatura

Lo scopo del progetto è quello di dimostrare che un’opera d’arte possa fare battere il cuore, e non a caso proprio in questo santuario è stato tenuto un innovativo esperimento sugli effetti che l’arte può avere sulla salute.

Caschetti da speleologi, imbragature, una scala a pioli e un affresco immenso sembrano, infatti, in grado di abbassare i livelli dello stress presenti nel nostro organismo, e noi siamo andati a cercare di dare una nostra interpretazione all’esperimento.

Santuario_Vicoforte_Magnificat

Al termine di 266 scalini ­– in cui può capitare di riscoprirsi inaspettatamente ginnici – si arriva a osservare la grandiosità della cupola proprio dal punto di vista riservato ai tecnici della manutenzione, e allo Spirito Santo che sormonta l’affresco.

Santuario_Vicoforte_Magnificat_cupolotto

Dalle balconate esterne si può avere una vista panoramica sulla provincia di Cuneo definita “Granda”, epiteto che evoca grandi distese di campagna, colline, paesi più o meno sonnacchiosi. Posto al centro di una conca tra le colline, il santuario segnala che “granda” può anche declinarsi in “colossale”: la quinta cupola più grande al mondo, a voler essere precisi.

Il santuario sembra atterrato da un altro pianeta in mezzo a un paese di 3000 abitanti, ma il suo è stato un atterraggio lento, che a partire dalla fine del Quattrocento sembra dirigersi verso scenari ancora tutti da immaginare.

Il racconto della storia dell’edificio è parte integrante del percorso di visita. Grazie alle spiegazioni delle guide, gli affreschi riprendono la loro originaria funzione: una vera e propria scenografia, una “teologia per immagini” capace di incantare i gruppetti di visitatori.

Santuario_Vicoforte_Magnificat_dettaglio_affresco

Al di là della propria personale devozione, i 6000 metri quadrati affrescati – che ne fanno la più grande superficie al mondo dipinta con un’unica scena – trascinano lo spettatore a cercare di capire i giochi di tridimensionalità ottenuti con un sapiente uso di colori e di plance di legno. L’illusione prospettica riesce a ingannare anche chi è abituato agli schermi HD, che inizierà davvero a percepire qualche cambiamento nei propri livelli di stress.

Santuario_Vicoforte_magnificat_affresco

Sospesi a più di 60 metri d’altezza si possono esaminare da vicino i complicati sistemi tecnologici impiegati per la conservazione della cupola. Tiranti metallici collegano le estremità del gigantesco ellisse e numerini colorati segnalano crepe e fessure: una sottolineatura di quanto la quanto la manutenzione della portentosa struttura sia una sfida ingegneristica.

Santuario_Vicoforte_Magnificat_crepe

Tutti questi moderni aspetti tecnici rimandano, in realtà, alle antiche origini del santuario. Nel 1596 un cacciatore sparò su un “pilone” votivo quattrocentesco coperto dalla boscaglia e vide colare dall’affresco sbrecciato delle gocce di sangue: quel pilone è stato inglobato nella costruzione, per questo il santuario è sorto proprio su quel terreno, anche se instabile e poco adatto alle costruzioni. La devozione popolare crebbe nel tempo e, a partire da quell’episodio sovrannaturale, la storia del santuario si intrecciò con le storie – molto terrene – di Casa Savoia.

Nel Cinquecento la vicina Mondovì era, dopo Torino, la città più importante del Piemonte e il Duca Carlo Emanuele I volle creare proprio attorno a quel pilone un grandioso complesso funerario per la famiglia Savoia. I casi del destino allontanarono i regnanti dal monregalese e il mausoleo sabaudo trovò la sua collocazione nella Basilica di Superga a Torino. Dopo secoli di avversità di ogni sorta, la cupola vide la luce – anzi, iniziò a riempirsi di luce ­– nel 1732 per opera di Francesco Gallo, all’epoca giovane architetto.

Santuario_Vicoforte_Magnificat_sottotetto

Si dice che le malelingue locali abbiano sempre dato per imminente il crollo della gigantesca cupola, ma il colossale ellisse resiste alle leggi della fisica e continua a incantare i visitatori.

L’esperimento dei costruttori settecenteschi e della giovane cooperativa Kalatà è riuscito: il barocco non è mai stato così avventuroso. Uscire dicendo tra sé e sé “magnifico” è uno degli effetti collaterali del test, non c’è da preoccuparsi.

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