Un fenomeno pittoresco sta investendo Kyoto in questi giorni: petali rosa svolazzano per la città, cullati dal gelido vento invernale. «Sono già sbocciati i fiori di ciliegio?» si chiede qualcuno. No, per quello ci vorrà ancora un po’ . Nell’attesa, i visitatori di Kyoto stanno assistendo proprio in questi giorni ad una fioritura altrettanto meravigliosa, per quanto meno nota all’estero, ovvero quella degli alberi di ume (梅, conosciuto anche come “prunus mume”o “albicocco giapponese”).

Originario della Cina, si tratta di un albero di dimensioni ridotte della famiglia del pruno; disposto spesso come ornamento per via della bellezza dei sui fiori, i cosiddetti baika (梅花). Il loro fugace germoglìo (a cavallo fra Febbraio e Marzo) anticipa la primavera e coincide con il periodo degli esami d’ammissione per scuole ed università giapponesi. E’ un periodo dove i templi si animano di pellegrinaggi e festival, dove la preghiera agli dei si fonde alla contemplazione di questo delicato spettacolo floreale.

In rispetto della tradizione, noi di Nuok ci siamo recati al santuario scintoista Kitano Tenman-gū (北野天満宮) durante la celebrazione del Baika-sai (梅花祭, letteralmente “il Festival dei fiori di pruno”). Evento che si festeggia a Kyoto ogni 25 Febbraio, spesso omaggiato da cortei di geishe (芸者) e maiko (舞妓, ovvero “apprendista geisha”).


Situato nella parte settentrionale di Kyoto, il Kitano Tenman-gū è uno fra i centinaia di santuari Tenman-gū sparsi per tutto il Giappone. Essi sono dedicati alla figura di Sugawara Michizane (菅原 道真, 845 – 903), soprannominato Tenjin-san, oggi venerato come una divinità scintoista protettrice della poesia, della calligrafia e dello studio (ragione per cui tanti studenti affollano il Kitano Tenman-gū proprio in prossimità degli esami).
Michizane fu un personaggio controverso della storia giapponese: poeta e studioso, ricopriva un importante incarico politico presso la corte imperiale Heian di Kyoto, ma venne ingiustamente esiliato dai suoi avversari nella lontana terra di Kyushu (九州). Dopo la sua morte in esilio un certo numero di catastrofi naturali che devastarono Kyoto furono superstiziosamente attribuite al suo spirito vendicativo, così nella speranza di placarlo vennero costruiti questi templi in suo onore.

La presenza degli alberi di ume in ogni tempio Tenman-gū è strettamente collegata con la figura di Michizane. Egli sapeva che la cosa che più gli sarebbe mancata andando in esilio sarebbe stato il suo giardino di Kyoto, in particolare i colori dei fiori di ume. Proprio a loro dedicò questa breve poesia waka (和歌, letteralmente “poesia giapponese”):
Quando soffia il vento dall’oriente, 東風吹かば
lasciate che porti con sé il vostro profumo, 匂ひおこせよ
oh fiori dei pruni. 梅の花
Anche se il vostro padrone è andato, 主なしとて
non dimenticatevi della primavera. 春な忘るな
La leggenda vuole che i petali dei fiori di ume volarono fino a Kyushu per stare con Michizane durante il suo esilio.
Fra tutti i templi Tenmangu, il Kitano Tenman-gū ricopre un’importanza particolare, in quanto il padiglione principale sorge proprio in un luogo che si pensa fosse il preferito da Michizane in tutta Kyoto. Attorno al tempio fioriscono vigorosi un migliaio di alberi di ume di circa 50 varietà diverse. Durante il periodo di massima rigogliosità il giardino del Kitano Tenman-gū si trasforma in un incantevole turbine di profumi e colori, che vanno dal viola, al bianco, passando per tutte le tonalità di rosa. E’ in questo affascinante luogo che il 25 Febbraio, giorno della morte di Michizane, gli abitanti di Kyoto onorano il baika-sai attraverso l’offerta di ramoscelli di ume o di riso integrale.
La giornata celebrativa si conclude generalmente con una cerimonia del tè all’aperto (nodate, 野 点) coordinata da geishe e giovani maiko, in cui ogni anno vengono serviti tè e wagashi (和菓子, letteralmente “dolce giapponese”) a più di 3.000 visitatori.





[...] copricapi, lavoratori della seta e perfino in un massaggiatore cieco. Le fotografie di camelie e fiori di ciliegio sembrano ancora meno tangibili, con i loro colori delicati e sfumati. Non mancano neppure i [...]
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